Domenica dell’Incarnazione – Sesta Domenica di Avvento (Ambrosiano A)

Lettura

Is 62:10-12

In quei giorni, Isaia disse:

10 Uscite, uscite fuor delle porte, preparate la via al popolo, agevolate il cammino, toglietene i sassi, e alzate a’ popoli il segnale.

Ver. 10. Uscite, uscite fuor delle porte, preparate la via … Alzate ai popoli il segnale. È una bella esortazione agli Apostoli e a’ discepoli di Cristo, che partendosi da Gerusalemme vadano a preparare le strade alle genti, che verranno alla chiesa, e colla efficacia della parola e col potere dei miracoli tolgan di mezzo tutto quello, che può ritenere i popoli dall’entrare nella via del Vangelo; sopra tutto è loro ordinato di alzare il segno della Croce, di predicare Gesù crocifisso, il quale alzato sulla sua croce tirerà a se tutti gli uomini.

11 Ecco, che il Signore ha fatto udir questa voce fino alle estremità della terra; dite alla figliuola di Sion: Ecco, che viene il tuo Salvatore? ecco, che egli ha seco la sua ricompensa, e il premio dell’opera sua ha egli dinanzi a se. 12 E saran chiamati: Il popolo santo, i redenti del Signore. E tu sarai chiamata: Città di concorso, e non derelitta.

Ver. 11-12. Ecco, che il Signore ha fatto udir questa voce …. dite ec. Il Profeta vede gli Apostoli, che essendo andati a predicare Gesù crocifisso alle genti, hanno fatto gloriosa pesca ed acquisto di un gran numero di anime, onde a nome di Dio soggiunge; dite alla prima chiesa adunata in Sionne: Ecco, che il tuo Cristo ritorna trionfante, convertite le genti, vinte colla possanza di sua parola e della sua Croce: ed egli ha seco il premio di sue fatiche e de’ suoi patimenti, e il frutto dell’opera intrapresa da lui; egli ha seco immense schiere di uomini soggettati alla fede, i quali teco si uniscono a formare la chiesa grande, e saran detti popolo santo, popolo di acquisto e di redenti dal tuo Salvatore; e tu sarai città non derelitta, come la Sinagoga, ma città di concorso, città amata e alla quale tutti brameranno di essere ascritti. Quello, che noi leggeremo nel capo seguente dimostra, se io mal non m’appongo, che tale è il senso di questi due ultimi versetti.

Is 63:1-3

1 Chi è questi, che viene da Edom, e di Bosra colla veste tinta di rosso? questi bello a vedersi nel suo paludamento, nella cui andatura spicca la sua molta possanza? Io sono, che parlo giustizia, e sono il protettore, che dà salute.

Ver. 1. Chi è questi, che viene di Edom e di Bosra colla veste tinta di rosso? ec. Figura (come si vide nel capo precedente) figura il profeta Cristo trionfante, il quale circondato da turba immensa di Gentili conquistati alla fede si avvicina a Sionne, li cui cittadini presi da gran meraviglia domandano: chi è questi, che viene da Edom? chi è questo trionfatore, che conduce a Sionne gl’Idumei e quel di Bosra, e tutto il Gentilesimo? Notisi in primo luogo, che Edom, cioè l’Idumea e Bosra, città dell’Idumea (ovvero de’ Moabiti, Hieron.), significano in questo luogo tutte le genti aliene dal vero Dio e nemiche del suo popolo, come lo furon sempre gl’Idumei. Notisi in secondo luogo, che il mistero della vocazione delle genti da principio fu ignoto e non ben conosciuto dagli stessi primi fedeli, che erano tutti Giudei. Credevano questi o che i Gentili non potessero essere ricevuti nella Chiesa di Cristo, o che non vi dovessero essere ricevuti, se non dopo essersi soggettati alle cerimonie della legge di Mosè. Abbiamo avuto occasione di parlare di ciò più volte sì ne gli Atti cap. X. 12. ec., e sì ancora sopra le lettere di Paolo, e specialmente sopra la lettera a’ Galati. In terzo luogo notisi ancora, che vari padri spiegano questo luogo del trionfo di Cristo, che sale al cielo, onde in vece dei cittadini di Sionne, suppongono, che gli Angeli sono quelli che interrogano: chi è questi, che viene ec., a’ quali Cristo risponde: onde questo dialogo è simile a quello, che leggesi Psal. XXIII. 9. ec. Vedi s. Agostino serm. 178. de temp. Ognun vede però, che questo senso non è diverso sostanzialmente dal primo.
Colla veste tinta di rosso? Vale a dire aspersa di sangue. E allude anco al significato di Bosra, che vuol dire vendemmia, come vedremo.
Io sono, che parlo giustizia, ec. Vale a dire, io sono il Messia, giudice giusto, che ho pronunziata giusta sentenza a favore degli uomini, e contro i loro nemici, il demonio ed il peccato, e sono il protettore di tutto il genere umano per dargli salute.

2 Ma, e perchè rossa è la tua roba, e le tue vesti quasi di chi preme le uve nello strettoio?

Ver. 2. Ma, e perchè … le tue vesti ec. Ma, e perchè sono rosse le vesti tue e di color di sangue, come se tu avessi in Bosra premute le uve per trarne il vino? Perocchè al Salvatore degli uomini la mansuetudine e la clemenza par che convenga, e il candore delle vesti, non le vesti intrise di sangue.

3a Io da me solo ho premuto il torchio, e delle genti nissuno è con me. Io gli ho spremuti nel mio furore, e nell’ira mia gli ho conculcati, e il sangue loro è schizzato sulla mia roba, ed ho macchiate tutte le mie vestimenta.

Ver. 3. Io da me solo ho premuto il torchio, ec. La vendemmia e il torchio da premere il vino significano nelle Scritture, uccisione e strage, a cui quelli, che son condannati, sono premuti come le uve nello strettoio. Vedi Jerem. Thren. I. 15. Risponde adunque Cristo, che la grande segnalatissima, immortale vittoria, l’ha egli riportata da se solo, senza che uomo nato a lui desse aiuto, ed ha oppressi i nemici in quella guisa, che nel torchio si premono le uve, onde meraviglia non è se le sue vesti sieno asperse tutte e macchiate di sangue. E con tutta questa figura non altro vuole egli dire, se non che ha combattuto ed ha vinto e distrutti i nemici, e della sua vittoria porta i segnali, da’ quali debbe essere riconosciuto per vincitore e conquistatore, e Re glorioso. A questo luogo alludeva s. Giovanni, quando disse di lui: era vestito di una veste tinta di sangue, e il suo nome si chiama Verbo di Dio, Apocal. XIX. 13. Questo è uno di que’ passi delle Scritture che indusser gli Ebrei carnali a figurarsi il loro Messia come un conquistatore di regni e domator di popoli. Non era però tanto difficile paragonando Scrittura con l’scrittura il conoscere, che tutte queste immagini non significano altro, che una vittoria grande e piena e perfetta de’ veri nemici degli uomini, e perciò vittoria spirituale, e tutta differente da quel, ch’ei s’immaginavano: conciossiachè e l’ufficio del Messia descritto tanto chiaramente dal nostro Profeta, e il suo carattere di mansuetudine e di dolcezza, e i patimenti e gli strazi e la morte, che dovea soffrire lo stesso Messia, come si è veduto qui innanzi, dimostravano evidentemente, che in altro modo dovea il Cristo combattere e vincere i nemici, e soggettare a se i popoli della terra. Ma l’Ebreo superbo, piuttosto che non avere un Messia a suo modo, che a lui rendesse soggette le nazioni, arrivò a inventarne due, uno glorioso di tutta la gloria vana del secolo, e l’altro umile, paziente e ridotto ad estrema abbiezione secondo il ritratto delineato già da’ profeti. Alcuni padri oltre il senso che abbiam dato, per questo torchio intendono la passione stessa del Salvatore: perocchè nello stesso torchio, in cui fu premuto il Cristo e vi diede tutto il sangue, fu premuto ancora da Cristo stesso il demonio; onde effetto del sangue di lui fu la sua vittoria, e colla sua morte uccise e la morte stessa e il nemico, e le piaghe ch’ei ricevette portò nel cielo come augusti segni della stessa vittoria: Premè il torchio egli solo (dice s. Gregorio) perchè colla sua potenza vinse la passione, a cui si soggettò, e da morte risuscitò con gloria, Hom. 31. in Ezech.



Salmo

[R:] [Rallègrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.]

Sl 71:3-4,6-7,17-19

3 Ricevano i monti la pace pel popolo, e i colli ricevano la giustizia.

Ver. 3. Ricevano i monti la pace…, e i colli ricevano la giustizia. La pace e la giustizia inondino la terra in tal guisa, che non solo le pianure, ma i monti, e i colli ne sieno ricoperti. Con questa nobil figura simboleggia gli effetti della venuta di Cristo, il quale è nostra pace e nostra giustizia. Per lui abbiamo la pace e la riconciliazione con Dio, come dice l’Apostolo, e per lui il dono della giustizia. E questa pace e questa giustizia è un bene non ristretto a un piccol numero di persone, ma generale per tutti gli uomini che ad esso vorranno aver parte.

4 Ei renderà giustizia ai poveri del popolo, e salverà i figliuoli de’ poveri, e umilierà il calunniatore.

Ver. 4. Ei renderà giustizia ai poveri del popolo, ec. I poveri e i figliuoli dei poveri, vale a dire i semplici, gli umili, i mansueti saranno difesi e salvati da lui, e liberati dall’oppressione del superbo nemico, del calunniatore, vale a dire, del demonio. Cristo è quello, che ha distrutto l’impero del diavolo, e ci ha posti in libertà vincendo il forte armato, e togliendo a lui le sue spoglie: Cioè gli uomini, dei quali egli avea usurpato il dominio. Luc. XI. 21. In vece di calunniatore l’Ebreo ha: oppressore, ma forse trattandosi di giudizio i LXX usarono una voce più adattata, e che vale lo stesso, perché il calunniatore opprime nei giudizi i poveri colle calunnie.

6 Egli scenderà come pioggia sul vello di lana, e come acqua, che cade a stille sopra la terra.

Ver. 6. Egli scenderà come pioggia sul vello di lana. Allude al vello di Gedeone, Judic. VI. 37. 38. Egli scenderà dal cielo nel sen della Vergine in maniera oltre modo arcana e segreta, e senza che uomo se ne accorga, come cadde la dolce rugiada a bagnare il vello di Gedeone, e come una mite benigna piova a stille e stille inzuppa la terra. Questo Salvatore, che scese nel sen della Vergine senza mutazione dello stato suo verginale, aspergerà colla grazia e il vello, per cui son significati i Giudei, e la terra per cui son indicati i Gentili. Così i Padri.

7a Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, e abbondanza di pace, fino a tanto che non sia più la luna.

Ver. 7. Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, ec. Ovvero come ha l’Ebreo: fiorirà ne’giorni ec. E l’abbondanza di pace. Gli Angeli nella nascita di Cristo annunziarono questa pace, la pace non del mondo, ma di Dio quella pace, che ogni sentimento sorpassa. Luc. II. 14. E questa pace suppone la riconciliazione degli uomini con Dio, suppone, che gli uomini saranno in virtù del sacrifizio di Cristo, rivestiti di quella giustizia, per cui possano piacere a Dio, di quella giustizia, che viene dal medesimo Dio, giustizia della fede. Della vera pace, che Cristo dovea portare sopra la terra fu simbolo la pace universale, che godea tutto il Romano Impero nella nascita di Cristo. Ma la spirituale pace di Cristo a differenza della terrena pace sarà pace durevole, e sussisterà nel suo principio fino che sia al mondo la luna, cioè sino alla fine de’ secoli, perché la riconciliazione degli uomini con Dio ha per fondamento i meriti di questo Salvatore divino, che sono infiniti a benefizio e riconciliazione di tutti i peccatori, e di più questa giustizia e questa pace sarà nella Chiesa, finché durerà la Chiesa stessa.

17b Sia benedetto pei secoli il di lui nome: il nome di lui fu prima che fosse il sole. E in lui riceverai benedizione tutte le tribù della terra: le genti tutte lo glorificheranno.

Ver. 17. Il nome di lui fu prima ec. Egli chiamasi Dio, ed era prima che fosse il sole, il quale per lui fu fatto come tutte le altre cose create.
Tutte le tribù della terra. Vedi Gen. XXII. 18. Il Caldeo: pel merito di lui tutti i popoli saran benedetti.

18 Benedetto il Signore Dio d’Israele: egli solo fa cose ammirabili:
19ab E benedetto il nome della maestà di lui in eterno: e la terra tutta sarà ripiena della sua maestà: così sia, cosi sia.

Ver. 19. E la terra tutta sarà ripiena ec. Tutta la terra sarà ripiena dei prodigii di possanza, di sapienza, di carità, i quali egli opererà per Cristo Gesù a salute delle nazioni, e a gloria del nome suo: così sia: così sia.



Epistola

Filip 4:4-9

Fratelli:

4 State allegri sempre nel Signore: Io dico per la seconda volta e state allegri.

Ver. 4. State allegri sempre nel Signore: ec. Ripete con grande affetto la stessa cosa detta già cap. III. I., perchè in grandi travagli si trovavano que’ cristiani.

5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino.

Ver. 5. La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. Diportatevi con tutta moderazione, e dolcezza verso di tutti gli uomini anche Gentili, anche nemici della fede; il Signore, che è rimuneratore de’ buoni, sta per venire: non sarà lungo il tempo di soffrire, la ricompensa e vicina, ed ella è eterna.

6 Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa siano manifestate a Dio le vostre richieste per mezzo dell’orazione, e delle suppliche unite al rendimento di grazie.

Ver. 6. Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa ec. Non vi prendete soverchia pena ed affanno per qualunque cosa, che vi accada, lo che sarebbe indizio di animo, che diffida della provvidenza divina, e delle promesse del Signore; ma in qualsisia negozio scabroso e difficile, all’orazione ricorrete, e in essa a Dio esponete i vostri desideri, e le vostre petizioni accompagnate dal rendi mento di grazie. All’orazione di domanda va unita sempre secondo l’Apostolo l’orazione di ringraziamento, quella pe’ benefizi futuri, questa per i passati. Vedi I. Cor. XIV. 16., Ephes. V. 4.

7 E la pace di Dio, la quale ogni intendimento sormonta, sia a guardia de’ vostri cuori, e delle vostre menti in Cristo Gesù.

Ver. 7. E la pace di Dio, la quale ogni intendimento sormonta, ec. La pace di Dio ella è la tranquillità della coscienza nascente dalla viva speranza in Dio, cui siamo stati riconciliati per Cristo; e una tal pace è un bene incomprensibile ad uomo mortale. Questa, dice Paolo, sia a guardia de’ vostri cuori, perchè non si allontanino giammai dal bene, e sia a guardia delle vostre menti, perchè non abbandonino giammai il vero mediante la grazia di Gesù Cristo.

8 Del rimanente, o fratelli, tutto quello, che è vero, tutto quello, che è puro, tutto quello, che è giusto, tatto quello, che è santo, tutto quello, che rende amabili, tutto quello, che fa buon nome, se qualche virtù, se qualche lode di disciplina, a queste cose pensate. 9 Le quali e apparaste, e riceveste, e udiste, e vedeste in me, queste mettete in pratica: e il Dio della pace sarà con voi.

Ver. 8-9. Tutto quello che è vero, ec. Vero in questo luogo significa schietto, sincero, senza ipocrisia. Raccomanda in questo versetto tutti i doveri della vita cristiana, la semplicità lontana da ogni finzione e menzogna; la purità nelle parole, ne’ portamenti, e nelle azioni; la giustizia, che rende agli altri quel che a ciascuno è dovuto: la santità, che tutto l’uomo consagra a Dio, e al suo servizio; tutte quelle cose, per le quali l’uomo si rende amabile al prossimo; tutte quelle, per le quali si acquista buon nome; l’esercizio di tutte le virtù secondo i tempi, e le circostanze; finalmente una disciplina, e un contegno, che sia non solo irreprensibile, ma degno di lode. Queste cose vuole egli, che abbiano continuamente nell’anino, le quali egli avea loro insegnate, e quasi poste nelle mani, e delle quali aveva dato ad essi l’esempio, esempio veduto da essi co’ propri occhi, quando e gli era presente, e udito, quando egli era lontano da loro; queste vuole che pratichino, affinchè abbiano con seco il Dio della pace.



Vangelo

Lc 1:26-38

In quel tempo:

26b Ma il sesto mese fu mandato l’Angelo Gabriele da Dio a una città della Galilea, chiamata Nazaret,

Ver. 26. Il sesto mese. Dal tempo, che Elisabetta avea concepito.

27 A una vergine sposata ad un uomo della casa di Davidde, nomato Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria.

Ver. 27. A una vergine sposata ad un uomo ec. Si accenna già imminente l’adempimento e della celebre profezia d’Isaia: Ecco che la vergine concepirà, ec., e delle promesse fatte a Davidde di far nascere della sua stirpe un figliuolo, il regno di cui sarebbe eterno. Quelle parole della casa di Davidde, anche secondo la costruzione gramaticale, possono riferirsi ad ambedue gli sposi, a Giuseppe, e a Maria. Questa Vergine ha uno sposo eletto da Dio per salvare l’onore di lei, per essere testimone della sua purità, e custode della madre, e del figlio, e perchè dalla genealogia dello Sposo quella ancora di Maria venisse a conoscersi.

28 Ed entrato l’Angelo da lei, disse: Dio ti salvi, piena di grazia: il Signore è teco: Benedetta tu fra le donne.

Ver. 28. Dio ti salvi. Osservano gl’Interpreti, che la maniera di saluto usata dall’Angelo con Maria è tutta nuova, e non mai usata per l’avanti nelle Scritture; segno della somma riverenza, con la quale lo stesso Angelo si presenta a questa Vergine sì per le altissime virtù, che in lei ammirava, e sì ancora considerandola come futura madre del suo Re, e Signore.
Piena di grazia. Vale a dire (secondo la forza della parola Greca) arricchita della pienezza di tutti i doni di grazia, pe’ quali se’ renduta gratissima, e accettissima a Dio: onde soggiunge: il Signore è teco; le quali parole spiegano le precedenti; conciossiachè per questo ella è piena di grazia, perchè il Signore abita in lei come in suo tempio santo, ed eletto, e de’ beni suoi la ricolma.
Benedetta tu ec. Benedetta con ogni maniera di benedizione da Dio sopra tutte le donne di tutte l’età. In questo discorso dell’Angelo hanno osservato molti Padri un tacito confronto tra Eva, e Maria, tra’ quali s. Agostino serm. 15. de temp. Il Demonio parlando per bocca del serpente con Eva si servi delle orecchie della donna per recare al mondo la morte: Dio per mezzo dell’Angelo parlò a Maria, e portò la vita a tutti i secoli.

29 Le quali cose avendo ella udite, si turbò alle sue parole; e andava pensando, che sorta di saluto fosse questo.

Ver. 29. Si turbo alle sue parole; e andava pensando, ec. Si turbò per effetto di verecondia all’ingresso dell’Angelo in forma umana. Si turbò molto più per la sua grande umiltà all’udirsi da lui salutare con titoli sì nuovi, de’ quali credevasi indegna. Il suo turbamento però siccome era giusto, e ragionevole, così fu ancor moderato, e con uguale prudenza: nè ammise leggermente i detti dell’Angelo, nè contradisse con durezza, correggendo col suo esempio e la leggerezza di Eva, e la incredulità di Zaccaria; onde è detto, che stava considerando, e pensando dentro di sè a quello, che aveva udito.

30 E l’Angelo le disse: Non temere, Maria, imperocché hai trovato grazia dinanzi a Dio.

Ver. 30. Non temere, Maria: imperocchè ec. L’Angelo conforta la Vergine chiamandola pel suo nome, e rendendo le ragione di quello, che le aveva detto, hai trovato grazia. Non temere illusione,. nè inganno; è effetto del favore, con cui Dio ti riguarda, la grandezza a cui sei sollevata.

31 Ecco che concepirai, e partorirà un figlio, e gli porrai nome Gesù.

Ver. 31. Ecco che concepirai, ec. È manifesto, che l’Angelo allude, e quasi ripete la predizione d’Isaia. Fa adunque sapere a Maria, che ella è quella Vergine fortunata, in cui avverar debbesi quello che Isaia annunziò come nuovo inaudito miracolo alla casa di Davidde. Gli porrai nome Gesù: il figliuol della Vergine chiamato in Isaia col nome d’Emanuele si dice qui, che avrà nome Gesù, interpretando l’Angelo il senso del primo nome: imperocchè Emanuele significa Dio con noi: Gesù significa Colui, che è salvator nostro; onde e l’uno e l’altro nome dice lo stesso. Questo nome di Gesù lo ebbero due uomini illustri nella storia del popolo di Dio, dei quali il primo introdusse Israele nella terra di Canaan; il secondo lo ricondusse da Babilonia nella medesima terra; e l’uno e l’altro furono figura di Cristo.

32 Questi sarà grande, e sarà chiamato figliuolo dell’Altissimo: e a lui darà il Signore Iddio la sede di Davidde suo padre: e regnerà sopra la casa di Giacobbe in eterno.

Ver. 32. Sarà grande. Grande assolutamente. Imperocchè se così è chiamato anche Giovanni (vers. 15.) egli è (dice s. Ambrogio) grande come un uomo grande; ma il figliuol della Vergine è grande, come il Dio grande. Imperocchè ei sarà chiamato figliuolo dell’Altissimo, vale a dire, ei sarà figliuolo unigenito consustanziale del Padre. Così quegli che sopra l’Angelo chiamò figliuol della Vergine è qui chiamato figliuol di Dio; con la qual cosa dimostrasi la doppia natura di lui in una istessa persona contro dei Nestoriani. A lui darà il Signore Iddio la sede di Davidde. Specifica ancor più l’Angelo la sua promessa, e dice a Maria, che questo figliuolo egli è quel Messia, quel re aspettato da tanto tempo, e desiderato da tutto Israele, quel figliuolo di Davidde secondo la carne, il quale ereditar dovea il trono dello stesso Davidde secondo le predizioni de’ profeti. Or ciò è detto, non perchè il figliuol della Vergine dovesse avere un regno temporale, come Davidde, nè ch’ei dovesse regnar solamente sopra del popolo una volta soggetto a Davidde; ma perchè e Davidde, e il regno di lui eran figura del Cristo, e dello spirituale regno del Cristo: per la qual cosa col nome di Davidde è chiamato lo stesso Cristo nelle Scritture, Jer. X. 9. Ezech. XXXIV. 23. 24., Oseae, I. 5. E la casa di Giacobbe, sopra la quale regnerà il Messia non è la discendenza carnale di Giacobbe, ma lo spirituale Israele, la Chiesa cristiana composta di Ebrei, e di Gentili riuniti nella fede del medesimo Salvatore. Vedi Rom. XI. 24., Efes. II. 5., Apocal. VII. 4. Questo regno è eterno, e non ha fine giammai. Nuovo carattere del regno di Cristo, per cui da tutti i regni della terra, e da tutti gl’imperi distinguesi, come era stato già tante volte predetto nelle Scritture, Isai. IX. 7. Dan. VII. 14. Ps. 145. 14. Mich. IV. 7., ec.

33 E il suo regno non avrà fine. 34 E Maria disse all’Angelo: la qual modo avverrà questo, mentre io non conosco uomo?

Ver. 34. In qual modo avverrà questo, mentre ec. La vergine non dubitò, che quello, che le prediceva l’Angelo, dovesse aver suo effetto; ma come prudente fe’ ricerca del modo, onde dovesse effettuarsi; il qual modo non vedeva ella, quale potesse essere, atteso il voto di verginità fatto da lei prima che fosse sposata da Giuseppe, e custodito di consenso del suo sposo medesimo. Di questo voto fatto da Maria sono una prova queste parole: perocchè se per l’ordinario fine della prole fosse ella stata data a Giuseppe, non avrebbe dovuto sembrarle cosa nuova, e difficile a credere l’annunzio di un figliuolo, come noto il Nisseno. Fu ella adunque, cosi portando l’uso della nazione, sposata a un uomo, il quale non era per torre, ma per custodire quello, che ella avea consacrato con voto, dice s. Agost. De s. virgin. cap. 4.

35 E l’Angelo le rispose, e disse: Lo Spirito santo scenderà sopra di te, la virtù dell’Altissimo ti adombrerà. E per questo ancora quello, che nascerà di te Santo, sarà chiamato figliuolo di Dio.

Ver. 35. Lo Spirito santo scenderà sopra di te, e la virtù dell’Altissimo ec. Eutimio, e altri, per quella parola virtù dell’Altissimo intendono lo stesso spirito santo (come nel cap. XXIV, 49.) per una maniera di ripetizione assai frequente nelle Scritture, e con gran ragione lo Spirito santo è qui detto virtù dell’Altissimo, o sia virtù di Dio perchè di un’opera si trattava, nella quale la potenza divina massimamente dovea risplendere. Alla interrogazione di Maria, la quale avea ricercato come potesse ella, salva la sua verginità, esser madre, risponde l’Angelo, che scenderà in lei lo Spirito santo, e che questo divino, efficacissimo spirito la coprirà della sua ombra; e opera di lui sarà la concezione miracolosa, immacolata, e divina del Cristo.
E per questo ancora quello, che nascerà di te Santo, ec. La voce Santo è presa qui in sostantivo per la santità assoluta, e perfetta, che al solo Dio appartiene, Bern. Conc. Gen. Francof. Can. I., ec. A differenza adunque di tutti i figliuoli degli uomini, che sono concepiti in peccato, e nascono peccatori, santo è il figliuolo della Vergine, perchè è Dio, e sarà chiamato figliuolo di Dio, quale egli è per natura.

36 Ed ecco che Elisabetta tua parente ha concepito anch’essa un figliuolo nella sua vecchiezza: ed è nel sesto mese quella, che diceasi sterile:

Ver. 36. Ed ecco, che Elisabetta ec. Non per togliere qual che ombra di diffidenza (che non era nella Vergine), ma a maggiormente confermar la fede di lei, le fa sapere l’Angelo il miracoloso concepimento di una donna già sterile, e di età avanzata, e sua parente. Questo miracolo veramente è minore, che quello di una vergine, che di vien madre; ma questo stesso indicava, quanto il figliuol di Maria fosse più grande, che il figliuolo di Elisabetta: così, anche nella sua concezione, Giovanni rende testimonianza a Gesù Cristo, provandosi dall’Angelo il concepimento futuro del Verbo con quello già avvenuto, e gin manifesto di Giovanni. Notisi, che Elisabetta potè essere della tribù di Levi, e della stirpe di Aronne da canto del padre, e della tribù di Giuda, e della famiglia di Davidde per parte della madre.

37 Imperocché nulla sarà impossibile a Dio. 38ab E Maria disse: Ecco l’ancella del Signore, facciasi di me secondo la tua parola. E l’Angelo si parti da lei.

Ver. 38. Ecco l’ancella. Questa è quell’altissima, e umilissima obbedienza della Vergine, obbedienza tanto celebrata dai Padri, e contrapposta alla disobbedienza della prima donna. L’Angelo le aveva detto in qual modo dovesse ella esser madre; ma questo sorpassava infinitamente i limiti dell’umana ragione. Ella però non disputò, non esitò; ma credette. Dopo questa risposta di umil consentimento, e di ardentissimo desiderio, il Verbo di Dio s’incarnò in lei di Spirito santo, e si fece uomo.