Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Prima lettura

Gen 3:9-15,20

Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero:

9 E il Signore Dio [lo] chiamò Adamo, e dissegli: Dove sei tu?

Ver. 9. Dove sei tu? È lo stesso, come se dicesse: Adamo, per qual motivo tu fuggi da me? Credi tu di poterti nascondere agli occhi miei? Infelice se lo senti il peso enorme de’ mali che ti sei tirato addosso, credi tu di poter trovare consolazione e conforto coll’andare sempre più lungi da me?

10 E quegli rispose: Ho udito la tua voce nel paradiso: ed ho avuto ribrezzo, perché era ignudo, e mi sono ascoso.

Ver. 10. Perché era ignudo, ec. Dio colla sua chiamata avea voluto dar motivo ad Adamo di confessargli il suo gran fallo; Adamo però torce altrove il discorso, e adduce per ragione di non essersi presentato subito la vergogna, che avea della sua nudità, come se ed egli non fosse stato ugualmente nudo ne’ dì precedenti, o vi fosse riparo per nascondersi in alcun modo agli occhi di Dio. E esempio del primo uom peccatore è imitato pur troppo da’ suoi figliuoli, i quali nissuna cosa temono tanto, come la vista e la confessione della verità, da cui sono condannati; onde cercano per ogni parte senso e pretesti per nascondere e diminuire i proprii peccati.

11 A cui disse Dio: Ma e chi ti fece conoscere, che eri ignudo, se non l’aver tu mangiato del frutto, del quale io aveva a te comandato di non mangiare?

Ver. 11. E chi ti fece conoscere, che eri ignudo, ec. Queste parole evidentemente dimostrano, come la concupiscenza è effetto del peccato, e come dalla cupidità, procede il disordine della immaginazione e de’ sensi. Dio dice ad Adamo: Se tu non sei più quello di prima, se il tuo stato è oggi diverso, come apparisce dal vedere, che quello, che già non ti dava alcuna noia, ti fa oggi vergogna; e donde tal mutazione? Avresti tu perduto la veste dell’innocenza e della giustizia con disobbedire al mio comandamento?

12 E Adamo disse: La donna datami da te per compagna, mi ha dato del frutto, e l’ho io mangiato.

Ver. 12. La donna datami da te per compagna, ec. Finalmente Adamo confessa il suo peccato; ma lo confesso da reo, non da penitente: rigetta la colpa sulla consorte, e quasi sul medesimo Dio, che gliela diè per compagna; come se l’affetto, ch’egli doveva a lei, render giammai potesse scusabile in alcun modo una si orribile ingiustizia, e disobbedienza contro al Creatore.

13 E il Signore Dio disse alla donna: Perché facesti tal cosa? Ed ella rispose: Il serpente mi ha sedotta, ed io ho mangiato.

Ver. 13. Il serpente m’ha sedotto. La pazienza di Dio nell’ascoltare le false e frivole scuse di Adamo, danno animo alla donna di tentare almeno di rendere men grave il suo reato, allegando la sua ignoranza e la sua semplicità, per cui non potè ella immaginarsi, che tralle creature di Dio dimoranti nel paradiso, vi fosse chi con tanta perfidia si adoperasse per ingannarla e tradirla. Ma chi può menar buona una tal difesa? Andava egli ascoltato il serpente piuttosto che Dio?

14 E il Signore Dio disse al serpente: Perché tu hai fatto questo, maledetto tu tra tutti gli animali, e le bestie della terra: tu camminerai sul tuo ventre e mangerai terra per tutt’i giorni di tua vita.

Ver. 14. E il Signore Dio disse al serpente: perché tu ec. Il Demonio era tuttavia in quel serpente, che gli avea servito di organo e di strumento a ordire le sue trame: quindi la maledizione di Dio è concepita in tali termini, che, quantunque ella cada e si avveri anche in un certo modo nel serpente materiale, va però più specialmente a ferire il serpente invisibile.
Maledetto sei tu tra tutti gli animali, ec. Di tutti gli animali nissuno è avuto in orrore dall’uomo, come il serpente, di qualunque specie egli sia: quindi per antica maniera di proverbio si disse: odiare una persona più che un serpente. Ma più ancora d’ogni serpente sarà odioso all’uomo lo spirito maligno, il cui studio continuo si è di andare attorno in cerca dell’anime per divorarle.
Camminarai sul tuo ventre, e mangerai ec. Ciò dimostra la vil condizione del serpente, il quale strasciuandosi perpetuamente sopra la terra di sordido e immondo cibo si pesca. Ma più letteralmente, per cosi dire, lo spirito di malizia è avvilito e depresso dopo aver meritata la maledizione di Dio. Egli volle innalzarsi, e porre il suo trono sopra le stelle; ma la sua superbia fu umiliata e depressa sino all’inferno: egli cercò per invidia del ben dell’uomo di corrompere l’opera di Dio, e di rendere l’uomo imitatore della sua disobbedienza per averlo compagno ancor nella dannazione; ma Dio dice al serpente, che un tale ardimento sarà punito coll’ignominia e coll’obbrobrio, a cui sarà ridotto lo stesso spirito. Egli benché di natura si nobile ed elevata, sembrerà divenuto la stessa corruzione e la stessa impurità: onde altro nome quasi più non avrà, che quello di spirito immondo; perché i suoi consigli, le sue suggestioni non avran per oggetto, se non i più sordidi e vili piaceri, ed egli non si compiacerà e non avrà per amici, se non coloro, i quali seguendo i suoi dettami s’immergeranno nella terra e nel fango. Questa espressione mangiar la polvere, come serpenti, si trova nelle Scritture. Vedi Mich. VII 17.

15 Porrò inimicizia tra te, e la donna, e tra il seme tuo, e il seme di lei. Ella schiaccerà la tua testa, e tu tenderai insidie al calcagno di lei.

Ver. 15. Ella Schiaccerà la tua testa, e tu ec. L’Ebreo in vece di Ella legge Egli. Ovvero Esso, riferendolo al seme; e la comune lezione de’ LXX è simile all’Ebrea, benchè qualche edizione siavi, in cui si trovi la lezione della vulgata. Alcuni Padri Latini lessero, come l’Ebreo, ma generalmente tutti i MSS. e i PP. concordano colla volgata, la quale dà un ottimo senso, e che può combinar benissimo coll’Ebreo, come diremo.
Dio parlando sempre all’uno e all’altro serpente, dice nel primo senso, che antipatia e nimistà perpetua averà la donna e i figliuoli di lei col serpente; che la donna stessa e la sua posterità schiaccerà quando che sia a lui la testa, ed egli valendosi di sua astuzia cercherà di arrivare a mordere di nascosto il calcagno di lei. Cosi va la cosa tra il serpente materiale e la donna e i figli di lei, dopo che per quello, che avvenne nel paradiso ebbe fine la pace, che l’uomo avea con il serpente e con tutti gli animali. Ma in un altro senso infinitamente più sublime e importante per noi, ed avuto in mira principalmente dallo Spirito Santo allo spirituale serpente, al Demonio sono dirette queste parole, e a lui esaltante per la vittoria riportata sopra dell’uomo è annunziata da Dio la vittoria, che riporterà di lui una donna, la quale per mezzo del figliuolo, che darà alla luce, schiaccerà del superbo la testa. Questa donna e Maria, come il seme di lei è Cristo, il Verbo di Dio fatto carne nel seno di questa Vergine. L’opposizione di questa Vergine e del figliuolo di lei collo spirito immondo e superbo, e co’ figliuoli di lui, cioè cogli empi, non può esser più grande. Siccome da una donna ebbe principio la rovina dell’uman genere, e il regno di Satana; cosi da questa Vergine avrà principio la riparazione degli uomini, e la distruzione del peccato, per cui trionfava il Demonio. Ecco la prima evidente promessa fatta da Dio agli uomini del Messia, cioè di un Salvatore, il quale verrà a liberarli dalla schiavitù del peccato e del Demonio, a riconciliarli con Dio, e a meritare per essi la salute e la vita eterna. Ed è cosa degna di molta considerazioni, come nell’atto stesso, che Dio fa giudizio dell’uomo prevaricatore, vien pubblicata da lui a consolazione dell’uomo e della sua discendenza, questa grandiosa promessa di un nuovo Adamo, che dee venire a riparare con redenzione copiosa i danni recatici colla sua disobbedienza dal primo Adamo, onde si avveri quel dell’Apostolo, che: Se pel delitto di un solo molti perirono, molto più la grazia e la liberalità di Dio è stata ridondante in molti mercè di un uomo, cioè di Gesù Cristo. Da questo punto adunque fino alla fine de’ secoli Gesù Cristo fu sempre e sarà l’unico oggetto di speranza per l’uomo; onde nella fede di lui venturo ebbero salute quanti della salute fecero acquisto prima ch’egli nascesse e patisse, come nella fede di lui, morto pe’ peccati nostri e risuscitato per nostra giustificazione ottengono, ed otterranno salute tutti gli eletti.
E tu tenderai insidie al calcagno di lei. L’Ebreo: e tu spezzerai ovvero morderai il calcagno di lei. Ove queste parole intendansi della Vergine, significheranno i tentativi, che farà il Demonio, benché inutilmente, per abbattere la fede di lei e per vincerla, come avea vinto la prima donna. Ma riportandolo al seme della donna, cioè a Cristo, elleno hanno un senso di molto maggior importanza: imperocchè verranno a spiegare, per qual mezzo il figliuol della Vergine schiaccerà la testa al Demonio; questo mezzo sarà totalmente nuovo, ed inaudito. Il figliuolo della donna combatterà col Demonio non colla sua possanza, ma nella infermità della carne. Il calcagno significa l’umanità di Cristo; il Demonio per mezzo de’ suoi ministri metterà a morte il Cristo, e la morte di lui sarà la salute dell’uomo e la sconfitta del Diavolo.

20 E Adamo pose alla sua moglie il nome di Eva, perché ella era per esser la madre di tutti i viventi.

Ver. 20. Il nome d’Eva. Hevah in ebreo è lo stesso, che vita. Un antico padre notò, che Adamo nell’imporre questo nome alla moglie ebbe in vista quella donna, e quel seme di lei, da cui dovea essere schiacciato il capo al serpente, e renduta agli uomini la vita spirituale perduta per la disobbedienza d’Eva. Quella donna figliuola di Eva divenendo madre d’un figliuolo, il quale darà la vita a quelli, ch’ebbero la morte da Eva, quella donna meriterà con giustizia il nome di madre de’ viventi, Epiph. Haer. 78.



Salmo Responsoriale

Sl 97:1,1-4

[R:] 1a Cantate al Signore un cantico nuovo, perché mirabili cose egli ha fatto.

1 Salmo dello stesso Davidde. Cantate al Signore un cantico nuovo, perché mirabili cose egli ha fatto. La destra di lui, e il suo braccio santo si operarono la salute.

Ver. 1. La destra di lui e il suo braccio ec. Cristo per propria virtù si salvo dalla morte e risuscitò; per virtù della sua destra e del suo braccio santo salvò ancora gli uomini, vinta la morte, superato il demonio e l’inferno.

2 Il Signore ha manifestata la sua salute: ha rivelata la sua giustizia agli occhi delle nazioni.

Ver. 2. Il Signore ha manifestata la sua salute. Qui pel Signore intendesi Dio Padre, che fece in molte maniere conoscere agli uomini la sua salute, o sia Salvatore, che egli mandò agli uomini.
Ha rivelata la sua giustizia ec. Anche alle genti, che noi conoscevano ha fatto conoscere la sua giustizia, quella giustizia, di cui egli riveste l’uomo allorché giustifica l’empio; la qual giustizia è rivelata e manifestata per lo Vangelo di Cristo. Vedi Rom, I. 17. III. 2

3 Si è ricordato della sua misericordia, e della sua verità a favor della casa di Israele. Gli ultimi confini della terra hanno tutti veduto la salute del nostro Dio.

Ver. 3. Si è ricordato della sua misericordia e della sua verità ec. Si è ricordato delle promesse, che egli nella sua misericordia avea fatte a Israele, e si è ricordato di adempirne secondo la sua fedeltà. Egli avea promesso a Israele il Messia, ed ha mandato questo Messia. Fece allusione a questo luogo la Vergine nel suo cantico. Luc. 1, 54, 55.
La salute del nostro Dio. Tutta la terra e stata chiamata a parte della salute operata da Dio per Gesù Cristo.

4 Canti con giubilo laude a Dio tutta quanta la terra: cantate, ed esultate al suono de’ musicali strumenti.



Seconda lettura

Eph 1:3-6,11-12

3 Benedetto Dio, e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale del cielo in Cristo,

Ver. 3. Benedetto Dio, e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, ec. Comincia dalle laudi di Dio, come fa anche I. Cor. I. 3. Egli, dice l’Apostolo, ci ha benedetti con ogni maniera di benedizione (ovvero con piena, e perfetta benedizione) non temporale, e terrena, come quella promessa nel vecchio testamento; ma spirituale, e del cielo, perchè in cielo siamo stati benedetti da lui in Cristo, il quale ivi fu in suo, e in nostro nome benedetto da Dio, onde noi come incorporati a Cristo, e membri di lui nostro capo, per mezzo di lui, e per lui come cagion d’ogni nostro bene abbiamo ricevuto la benedizione del Padre suo, che è pur nostro Padre.

4 Siccome in lui ci elesse prima della fondazione del mondo, affinchè fossimo santi, ed immacolati nel cospetto di lui per carità.

Ver. 4. Siccome in lui ci elesse prima della fondazione del mondo, ec. E che Dio ci abbia così benedetti non è stato od a caso, e senza fermo consiglio, nè per alcun merito, o prerogativa, che avessimo noi sopra degli altri uomini; imperocchè mentre Dio adesso ci benedice, altro non fa egli, ché dare a noi ora nel tempo i benefizi, e le grazie, le quali avea determinato fino ab eterno di darci; conciossiachè egli con una liberalissima elezione (la quale di tutte le benedizioni per noi fu sorgente, ed origine) eletti ci aveva per effetto di sua carità ad essere santi, mediante la remissione de’ peccati, ed il rinnovellamento dell’uomo interiore, e immacolati, cioè senza macchia di colpa per l’esatta osservanza de’ comandamenti divini; santità, e purezza non esteriore solamente, o apparente, ma vera, e interiore, che tale è negli occhi di Dio, che tutto vede.

5 Il quale ci predestinò all’adozione de’ figliuoli per Gesù Cristo a gloria sua secondo il beneplacito della sua volontà,

Ver. 5. Il quale ci predestinò all’adozione del figliuoli per Gesù Cristo ec. E per effetto della medesima carità Iddio secondo il beneplacito della sua volontà ci predestinò ad essere figliuoli suoi adottivi per mezzo di Gesù Cristo di venuto nostro fratello, e nostro mediatore, e ciò a gloria del medesimo Cristo.
Quelle parole secondo il beneplacito della sua volontà, indicano, come osserva s. Tommaso, la causa efficiente della predestinazione, che è la sola buona volontà di Dio verso di noi.

6 Onde si celebri la gloria della grazia di lui, mediante la quale ci ha renduti accetti nel diletto suo Figlio.

Ver. 6. Onde si celebri la gloria della grazia di lui, mediante la quale ec. Porta qui l’Apostolo la causa finale della predestinazione, la quale si è, che conoscasi, quanto Iddio sia da lodarsi, e glorificarsi per ragione di un benefizio sì grande, per cui gratitudine infinita dobbiamo alla grazia di lui, mediante la quale senza alcun merito precedente, anzi essendone affatto indegni, siamo divenuti cari, ed accetti a lui nel diletto suo Figlio; onde siccome nel vecchio testamento dichiarò Dio più volte, che il bene, che faceva al popolo Ebreo, gliel faceva a riguardo di Abramo, di Giacobbe, e degli altri santi; così adesso con molto maggiore verità si dica, che l’amore, che Dio ha per Cristo, è stato la causa, per cui sono beneficati da Dio coloro, che credono in Cristo; imperocchè Cristo è quegli, che ha a noi meritato l’amore del Padre suo, l’adozione, e la grazia.

11 In lui, nel quale eziandio fummo noi chiamati a sorte, predestinati giusta il decreto di lui, che opera il tutto secondo il consiglio della sua volontà: 12 Affinchè siamo argomento di lode alla gloria di lui noi, che abbiamo i primi sperato in Cristo:

Ver. 11-12. In lui, nel quale eziandio fummo noi chiamati a sorte, ec. Unisce l’Apostolo questo versetto col precedente con una studiata repetizione, affine di maggiormente imprimer negli animi dei fedeli la grandezza de’ benefizi, che abbiam ricevuto per Cristo. Di sopra ha generalmente parlato de’ Cristiani; in questi due versetti parla degli Ebrei chiamati i primi alla grazia del Vangelo, e chiamati a sorte, con la qual parola vuole escluso ogni merito, ogni industria, e qualità personale, come dice s. Agostino, e allo stesso fine aggiunge predestinati giusta il decreto di lui, il quale le cose tutte e nell’ordine della natura, e in quel della grazia ordina, e dispone non meno liberamente, che con sapienza e giustizia infinita. Ed è da notare, che l’Apostolo chiama consiglio della volontà di Dio il decreto divino, non perchè Dio abbia bisogno di far consulte, e ricerche alla maniera degli uomini, ma per significare, come in quello, che Dio per sua volontà liberamente determina, è insieme infinita sapienza, e certezza. Questa predestinazione, e vocazione degli Ebrei, dice l’Apostolo che ebbe per causa finale, che Dio glorificato fosse per la conversione de’ medesimi Ebrei, i quali avendo prima de’ Gentili sperato in Cristo, doveano portare per tutto il mondo la parola di Dio, e comunicare alle genti la grazia del Vangelo.



Vangelo

Lc 1:26-38

In quel tempo:

26b Ma il sesto mese fu mandato l’Angelo Gabriele da Dio a una città della Galilea, chiamata Nazaret,

Ver. 26. Il sesto mese. Dal tempo, che Elisabetta avea concepito.

27 A una vergine sposata ad un uomo della casa di Davidde, nomato Giuseppe, e la Vergine si chiamava Maria.

Ver. 27. A una vergine sposata ad un uomo ec. Si accenna già imminente l’adempimento e della celebre profezia d’Isaia: Ecco che la vergine concepirà, ec., e delle promesse fatte a Davidde di far nascere della sua stirpe un figliuolo, il regno di cui sarebbe eterno. Quelle parole della casa di Davidde, anche secondo la costruzione gramaticale, possono riferirsi ad ambedue gli sposi, a Giuseppe, e a Maria. Questa Vergine ha uno sposo eletto da Dio per salvare l’onore di lei, per essere testimone della sua purità, e custode della madre, e del figlio, e perchè dalla genealogia dello Sposo quella ancora di Maria venisse a conoscersi.

28 Ed entrato l’Angelo da lei, disse: Dio ti salvi, piena di grazia: il Signore è teco: Benedetta tu fra le donne.

Ver. 28. Dio ti salvi. Osservano gl’Interpreti, che la maniera di saluto usata dall’Angelo con Maria è tutta nuova, e non mai usata per l’avanti nelle Scritture; segno della somma riverenza, con la quale lo stesso Angelo si presenta a questa Vergine sì per le altissime virtù, che in lei ammirava, e sì ancora considerandola come futura madre del suo Re, e Signore.
Piena di grazia. Vale a dire (secondo la forza della parola Greca) arricchita della pienezza di tutti i doni di grazia, pe’ quali se’ renduta gratissima, e accettissima a Dio: onde soggiunge: il Signore è teco; le quali parole spiegano le precedenti; conciossiachè per questo ella è piena di grazia, perchè il Signore abita in lei come in suo tempio santo, ed eletto, e de’ beni suoi la ricolma.
Benedetta tu ec. Benedetta con ogni maniera di benedizione da Dio sopra tutte le donne di tutte l’età. In questo discorso dell’Angelo hanno osservato molti Padri un tacito confronto tra Eva, e Maria, tra’ quali s. Agostino serm. 15. de temp. Il Demonio parlando per bocca del serpente con Eva si servi delle orecchie della donna per recare al mondo la morte: Dio per mezzo dell’Angelo parlò a Maria, e portò la vita a tutti i secoli.

29 Le quali cose avendo ella udite, si turbò alle sue parole; e andava pensando, che sorta di saluto fosse questo.

Ver. 29. Si turbo alle sue parole; e andava pensando, ec. Si turbò per effetto di verecondia all’ingresso dell’Angelo in forma umana. Si turbò molto più per la sua grande umiltà all’udirsi da lui salutare con titoli sì nuovi, de’ quali credevasi indegna. Il suo turbamento però siccome era giusto, e ragionevole, così fu ancor moderato, e con uguale prudenza: nè ammise leggermente i detti dell’Angelo, nè contradisse con durezza, correggendo col suo esempio e la leggerezza di Eva, e la incredulità di Zaccaria; onde è detto, che stava considerando, e pensando dentro di sè a quello, che aveva udito.

30 E l’Angelo le disse: Non temere, Maria, imperocché hai trovato grazia dinanzi a Dio.

Ver. 30. Non temere, Maria: imperocchè ec. L’Angelo conforta la Vergine chiamandola pel suo nome, e rendendo le ragione di quello, che le aveva detto, hai trovato grazia. Non temere illusione; nè inganno; è effetto del favore, con cui Dio ti riguarda, la grandezza a cui sei sollevata.

31 Ecco che concepirai, e partorirà un figlio, e gli porrai nome Gesù.

Ver. 31. Ecco che concepirai, ec. È manifesto, che l’Angelo allude, e quasi ripete la predizione d’Isaia. Fa adunque sapere a Maria, che ella è quella Vergine fortunata, in cui avverar debbesi quello che Isaia annunziò come nuovo inaudito miracolo alla casa di Davidde. Gli porrai nome Gesù: il figliuol della Vergine chiamato in Isaia col nome d’Emanuele si dice qui, che avrà nome Gesù, interpretando l’Angelo il senso del primo nome: imperocchè Emanuele significa Dio con noi: Gesù significa Colui, che è salvator nostro; onde e l’uno e l’altro nome dice lo stesso. Questo nome di Gesù lo ebbero due uomini illustri nella storia del popolo di Dio, dei quali il primo introdusse Israele nella terra di Canaan; il secondo lo ricondusse da Babilonia nella medesima terra; e l’uno e l’altro furono figura di Cristo.

32 Questi sarà grande, e sarà chiamato figliuolo dell’Altissimo: e a lui darà il Signore Iddio la sede di Davidde suo padre: e regnerà sopra la casa di Giacobbe in eterno.

Ver. 32. Sarà grande. Grande assolutamente. Imperocchè se così è chiamato anche Giovanni (vers. 15.) egli è (dice s. Ambrogio) grande come un uomo grande; ma il figliuol della Vergine è grande, come il Dio grande. Imperocchè ei sarà chiamato figliuolo dell’Altissimo, vale a dire, ei sarà figliuolo unigenito consustanziale del Padre. Così quegli che sopra l’Angelo chiamò figliuol della Vergine è qui chiamato figliuol di Dio; con la qual cosa dimostrasi la doppia natura di lui in una istessa persona contro dei Nestoriani. A lui darà il Signore Iddio la sede di Davidde. Specifica ancor più l’Angelo la sua promessa, e dice a Maria, che questo figliuolo egli è quel Messia, quel re aspettato da tanto tempo, e desiderato da tutto Israele, quel figliuolo di Davidde secondo la carne, il quale ereditar dovea il trono dello stesso Davidde secondo le predizioni de’ profeti. Or ciò è detto, non perchè il figliuol della Vergine dovesse avere un regno temporale, come Davidde, nè ch’ei dovesse regnar solamente sopra del popolo una volta soggetto a Davidde; ma perchè e Davidde, e il regno di lui eran figura del Cristo, e dello spirituale regno del Cristo: per la qual cosa col nome di Davidde è chiamato lo stesso Cristo nelle Scritture, Jer. X. 9. Ezech. XXXIV. 23. 24., Oseae, I. 5. E la casa di Giacobbe, sopra la quale regnerà il Messia non è la discendenza carnale di Giacobbe, ma lo spirituale Israele, la Chiesa cristiana composta di Ebrei, e di Gentili riuniti nella fede del medesimo Salvatore. Vedi Rom. XI. 24., Efes. II. 5., Apocal. VII. 4. Questo regno è eterno, e non ha fine giammai. Nuovo carattere del regno di Cristo, per cui da tutti i regni della terra, e da tutti gl’imperi distinguesi, come era stato già tante volte predetto nelle Scritture, Isai. IX. 7. Dan. VII. 14. Ps. 145. 14. Mich. IV. 7., ec.

33 E il suo regno non avrà fine. 34 E Maria disse all’Angelo: la qual modo avverrà questo, mentre io non conosco uomo?

Ver. 34. In qual modo avverrà questo, mentre ec. La vergine non dubitò, che quello, che le prediceva l’Angelo, dovesse aver suo effetto; ma come prudente fe’ ricerca del modo, onde dovesse effettuarsi; il qual modo non vedeva ella, quale potesse essere, atteso il voto di verginità fatto da lei prima che fosse sposata da Giuseppe, e custodito di consenso del suo sposo medesimo. Di questo voto fatto da Maria sono una prova queste parole: perocchè se per l’ordinario fine della prole fosse ella stata data a Giuseppe, non avrebbe dovuto sembrarle cosa nuova, e difficile a credere l’annunzio di un figliuolo, come noto il Nisseno. Fu ella adunque, cosi portando l’uso della nazione, sposata a un uomo, il quale non era per torre, ma per custodire quello, che ella avea consacrato con voto, dice s. Agost. De s. virgin. cap. 4.

35 E l’Angelo le rispose, e disse: Lo Spirito santo scenderà sopra di te, la virtù dell’Altissimo ti adombrerà. E per questo ancora quello, che nasce rà di te Santo, sarà chiamato figliuolo di Dio.

Ver. 35. Lo Spirito santo scenderà sopra di te, e la virtù dell’Altissimo ec. Eutimio, e altri, per quella parola virtù dell’Altissimo intendono lo stesso spirito santo (come nel cap. XXIV, 49.) per una maniera di ripetizione assai frequente nelle Scritture, e con gran ragione lo Spirito santo è qui detto virtù dell’Altissimo, o sia virtù di Dio perchè di un’opera si trattava, nella quale la potenza divina massimamente dovea risplendere. Alla interrogazione di Maria, la quale avea ricercato come potesse ella, salva la sua verginità, esser madre, risponde l’Angelo, che scenderà in lei lo Spirito santo, e che questo divino, efficacissimo spirito la coprirà della sua ombra; e opera di lui sarà la concezione miracolosa, immacolata, e divina del Cristo.
E per questo ancora quello, che nascerà di te Santo, ec. La voce Santo è presa qui in sostantivo per la santità assoluta, e perfetta, che al solo Dio appartiene, Bern. Conc. Gen. Francof. Can. I., ec. A differenza adunque di tutti i figliuoli degli uomini, che sono concepiti in peccato, e nascono peccatori, santo è il figliuolo della Vergine, perchè è Dio, e sarà chiamato figliuolo di Dio, quale egli è per natura.

36 Ed ecco che Elisabetta tua parente ha concepito anch’essa un figliuolo nella sua vecchiezza: ed è nel sesto mese quella, che diceasi sterile:

Ver. 36. Ed ecco, che Elisabetta ec. Non per togliere qual che ombra di diffidenza (che non era nella Vergine), ma a maggiormente confermar la fede di lei, le fa sapere l’Angelo il miracoloso concepimento di una donna già sterile, e di età avanzata, e sua parente. Questo miracolo veramente è minore, che quello di una vergine, che di vien madre; ma questo stesso indicava, quanto il figliuol di Maria fosse più grande, che il figliuolo di Elisabetta: così, anche nella sua concezione, Giovanni rende testimonianza a Gesù Cristo, provandosi dall’Angelo il concepimento futuro del Verbo con quello già avvenuto, e gin manifesto di Giovanni. Notisi, che Elisabetta potè essere della tribù di Levi, e della stirpe di Aronne da canto del padre, e della tribù di Giuda, e della famiglia di Davidde per parte della madre.

37 Imperocché nulla sarà impossibile a Dio. 38 E Maria disse: Ecco l’ancella del Signore, facciasi di me secondo la tua parola. E l’Angelo si parti da lei.

Ver. 38. Ecco l’ancella. Questa è quell’altissima, e umilissima obbedienza della Vergine, obbedienza tanto celebrata dai Padri, e contrapposta alla disobbedienza della prima donna. L’Angelo le aveva detto in qual modo dovesse ella esser madre; ma questo sorpassava infinitamente i limiti dell’umana ragione. Ella però non disputò, non esitò; ma credette. Dopo questa risposta di umil consentimento, e di ardentissimo desiderio, il Verbo di Dio s’incarnò in lei di Spirito santo, e si fece uomo.