Natale del Signore – Messa della Notte

Prima lettura

Is 9:2-7

1 Primamente fu meno afflitta la terra di Zàbulon, e la terra di Nephthali, e dipoi fu gravemente percossa la via al mare, la Galilea delle nazioni di là dal Giordano. 2 Il popolo, che camminava tralle tenebre, vide una gran luce: la luce si levò per quegli, che abitavano nella oscura region di morte.

Ver. 1-2. Primamente fu meno afflitta la terra di Zabulon, ec. S. Girolamo riferisce, che gli Ebrei, i quali aveano abbracciata la fede di Cristo, in tal guisa esponevano questo luogo. Prima furono soggiogate, e menate in ischiavitudine le due tribù di Zabulon e di Nephthali, e dipoi la Galilea fu lasciata deserta, e le altre tribù, che abitavano oltre il Giordano nella Samaria, andarono schiave: quindi quel paese, di cui il popolo fu prima condotto a servire a’ Babilonesi, questo paese ingombrato dalle tenebre dell’errore, fu il primo a vedere la luce grande della dottrina e de’ miracoli di Cristo, e da questo paese si propagò a tutte le genti la semenza dell’Evangelio. Questa sposizione ottimamente si adatta all’applicazione fatta da s. Matteo di questa medesima profezia, Matt. IV. 13. In que’ paesi predicò lungamente Cristo, e indi scelse i suoi Apostoli, com’è notissimo dall’Evangelio. Ma per finir di illustrare la lettera di questi due versetti notisi come il Profeta dice, che primieramente saranno affllitte, saccheggiate, e menate via le due tribù di Zabulon e di Nephthali, ma elle saranno trattate meno male, che i paesi, che conducono al mare, ovvero, che son sulla costa del mare di Tiberiade, e la Galilea delle nazioni. Verso il mare di Tiberiade abitavano le tribù di Ruben, di Gad, e mezza la tribù di Manasse, e la Galilea delle genti era anch’essa di là dal Giordano.

3 Tu hai innalzata la nazione, ma non hai accresciuta la letizia. Si allegreranno dinanzi a te come quegli, che si rallegrano della messe, come esultano i vincitori fatti padroni della preda, allorché dividon le spoglie.

Ver. 3. Tu hai innalzata la nazione, ma non hai accresciuta la letizia. Nelle Scritture la voce molto è usata per la voce grande, e moltiplicare per magnificare Cosi abbiamo tradotto hai innalzata, dove la nostra Volgata dice letteralmente, hai moltiplicata. Tu, o Signore, hai grandemente innalzata la nazione e il paese de’ Galilei colla tua predicazione, co’ tuoi miracoli, e particolarmente col trarne i tuoi Apostoli, ma non grande a proporzione è stata la consolazione e il frutto de’ tuoi benefizi; perocchè molto maggiore sarà il numero di que’, che non crederanno, che de’ fedeli; e lo stesso avverrà riguardo al popolo di Giuda. Quindi le doglianze di Cristo: guai a te, o Bethsaida, perchè se in Tiro e in Sidone fossero stati fatti i miracoli, che sono stati fatti presso di te, avrebbon fatta penitenza nella cenere e nel cilizio, Matth. XI. 21.
Si allegreranno dinanzi a te ec. Ma la letizia degli uomini convertiti alla tua fede, o Cristo, sarà stragrande; e sarà paragonabile a quella del contadino quando vede assicurata la sua copiosa raccolta; e come rallegrasi un esercito vincitore quando dopo la vittoria si spartisce la preda.

4 Imperocché il giogo oneroso di lui, e la verga infesta a’ suoi omeri, e il bastone del suo esattore tu gli superasti, come nella giornata di Madian.

Ver. 4. Il giogo oneroso di lui, e la verga ec. La voce eius del Latino si riferisce al popolo del versetto 2., ovvero alla nazione del versetto precedente. Sarà grande la letizia de’ nuovi credenti, perchè da te, o Cristo, si vedran liberati da pesantissimo giogo, dalla verga crudele, onde erano percossi e abbattuti, e dal bastone del comando di un esattore spietato; e la tua vittoria sarà simile a quella, che riportò Gedeone nella famosa giornata contro de’ Madianiti. Così è descritta dal nostro Profeta sotto la immagine di dura schiavitù temporale, la spirituale servitù degli uomini sotto il giogo del diavolo e del peccato: servitù, nella quale giacevano miseramente oppressi prima della venuta del celeste loro liberatore. Paragona la vittoria di Cristo a quella di Gedeone, perchè questi fu insigne figura del medesimo Cristo, e siccome Gedeone distrusse l’altare di Baal, e tagliò il boschetto consacrato allo stesso Baal, e alzò un altare al vero Dio; così Cristo distrusse la idolatria regnante nel mondo, ed edificò la Chiesa, in cui il vero Dio si onora. Vedi Jud. VI.

5 Perocché ogni violenta depredazione (sarà) con tumulto: e le vesti intrise di sangue saranno arse, fatte cibo del fuoco.

Ver. 5. Perocchè ogni violenta depredazione (sarà) con tumulto. Allude sempre alla vittoria di Gedeone sopra i Madianiti, a cui paragona la vittoria di Cristo sopra l’inferno e sopra il mondo; e insieme rappella il nome di celere predatore dato già al Messia cap. VIII. 3. Siccome adunque Gedeone non acquistò le spoglie di Madian se non con mettere in gran tumulto e scompiglio il campo dei Madianiti; così quando il Messia rapirà al demonio la preda degli uomini, si solleverà fiero tumulto e sconvolgimento nell’inferno e nel mondo, che sarà tutto sossopra. Gli Ebrei dicevano a Paolo, che la religione di Cristo avea in ogni luogo contraddittori, Atti XXVIII. 22. Ma ciò dovea pur essere, ed era stato predetto e dal nostro Profeta, e da Cristo, il quale disse, che era venuto a portare non la pace, ma sì la spada, perchè era venuto a separare l’uomo dal padre suo ec. Matth. X. 34. 3. ec.
E le vesti intrise di sangue saranno arse, fatte cibo del fuoco. E come le vesti de’ soldati nemici intrise di sangue si fanno dal vincitore abbruciare nel fuoco insieme co’ loro cadaveri, così Cristo manderà ad ardere nel fuoco dell’inferno e i demoni, e i persecutori del suo nuovo popolo, i quali hanno sparso il sangue de’ santi, e ne portano il segno nelle vesti loro asperse di sangue.

6 Conciossiachè un pargoletto è nato a noi, e il figlio è dato a noi, ed ha sopra gli omeri suoi il principato, ed ei si chiamerà per nome l’Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe di pace.

Ver. 6. Conciossiachè un pargoletto è nato a noi, ec. Ecco il celere predatore, il quale fin dalla sua nascita comincerà a vincere e a predare. Egli è pargoletto di età, di statura, di semplicità, d’innocenza, ma egli è uomo perfetto, anzi gigante, per valore e fortezza. Dicendo il Profeta, che questo pargoletto è nato a noi, secondo un antico Interprete dimostra la temporal natività di lui dal seno di Maria: dicendo poi, che questo figlio è dato a noi, la divinità ed eternità viene ad accennare di questo stesso pargoletto, il quale dal Padre fu dato a noi per quell’amore, che il Padre ebbe verso di noi, come dice s. Giovanni, I. Jo. IV. 9.
Ed ha sopra gli omeri suoi il principato. Egli nascerà principe, e Signore, e Re del cielo e della terra. I grandi portavano in antico sulle loro spalle i distintivi della loro dignità: e i Padri generalmente hanno in queste parole ravvisato il mistero di Cristo portante sopra le sue spalle la Croce come segno del suo principato. Ed ei si chiamerà per nome l’Ammirabile. In Cristo dice l’Apostolo sono ascosi tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio. Egli è mirabile nella sua Concezione e nella sua nascita di madre vergine, egli è mirabile nella sua vita, mirabile nella dottrina, e ne’ miracoli, e nella passione, e nella morte, e nella risurrezione. Egli è mirabile in sè, mirabile ne’ santi suoi, ne’ quali colla sua grazia egli opera cose grandi e mirabili.
Il Consigliere. Alcuni Padri spiegano questo titolo dato a Cristo, come ad esecutore sapientissimo e fedelissimo del consiglio di Dio riguardo alla redenzione del genere umano, e riguardo alla vocazione delle genti, e al rigettamento degli Ebrei. Egli oltre a ciò insegnò agli uomini i misteri di Dio e le vie di salute, e gl’illuminò colla sua verità; e colla sua grazia fa, che amino, e vogliano il bene, e lo facciano. Dio. Questo pargoletto fatto di donna, nato sotto la legge (Gal. IV. 4.) egli è insieme Dio, perchè figliuolo del Padre, consustanziale al Padre . onde agli angeli tutti è ordinato, che nella stessa umiliazione, a cui per amore di noi discese, lo adorino. Vedi Ps. 96. 7., Hebr. I. 6.
Il Forte. La fortezza di questo pargoletto si dimostrò nel sopportare tante fatiche, e difficoltà, e contraddizioni, e i tormenti, e la morte crudele di Croce, e nel distruggere il regno del diavolo, e del peccato con mezzi, che sembravan sì deboli. Quindi così sovente Cristo è chiamato virtù di Dio, cioè fortezza e potenza di Dio.
Padre del secolo futuro.Il secolo futuro, o sia il mondo futuro (Rom. V. 14.) egli è quel secolo, e quel mondo predetto in tutte le Scritture, che dovea principiare alla prima venuta di Cristo, e finisce alla seconda. Viene a dunque con ciò significata quella nuova generazione di uomini, che sono nuove creature in Cristo generati da lui mediante la parola di verità, Jacob. I. 18., e generati per la eternità; perocchè siccome dal terreno Adamo siam generati per vivere nel tempo; così dal nuovo celeste Adamo siam rigenerati per vivere eternamente; Adamo ci generò per la terra, ci genera Cristo pel cielo. Quindi taluno tradusse: Padre della eternità, cioè della vita eterna, la quale egli co’ suoi patimenti, e colla sua morte a noi meritò.
Principe di pace. Carattere specialissimo di questo Re, il quale portò al mondo la pace, il quale rompendo la parete intermedia, le nimicizie tra Dio e l’uomo, tralla terra e il cielo, riconciliò la creatura col suo Creatore (Vedi Ephes. II. 18., Rom. v. 10.); il quale a’ suoi figliuoli lasciò quasi per loro patrimonio la sua pace, Jo. XIV. 27., il quale finalmente è autore, e principio di quella pace di Dio, che ogni sentimento sorpassa, la quale regna nei cuori, e nelle coscienze de’ suoi veri figliuoli. Vedi Philip. IV. 7.

7 L’impero di lui sarà amplificato, e la pace non avrà fine: ei sederà sul trono di David, e avrà il regno di lui, per assodarlo, e corroborarlo rendendo ragione, e facendo giustizia da ora in poi, e sino in sempiterno. Lo zelo del Signor degli eserciti farà tal cosa.

Ver. 7. L’impero di lui sarà amplificato. Un altro Profeta avea già detto, che il suo dominio sarebbe stato da un mare all’altro, e dal fiume sino agli ultimi confini del mondo, Ps. 71.
E la pace non avrà fine. La pace spirituale, procurata agli uomini da Cristo, durerà e sarà stabile come è stabile ed eterno il regno di lui. Questa pace non è esente dalle afflizioni, e dalle tentazioni, colle quali prova Dio la fede de’ giusti, ma ne’ combattimenti medesimi ella si conferma, e si assoda mediante colui, che dà al giusto la vittoria per Gesù Cristo, come dice l’Apostolo.
Sederà sul trono di David, e avrà il regno di lui per assodarlo, ec. Davidde, e il regno temporale di Davidde furon figura del Cristo, e del regno spirituale del Cristo, il quale secondo la carne fu figliuolo di Davidde. Allo stesso Davidde poi fu promesso da Dio, che questo suo figliuolo regnerebbe sopra lo spirituale Israele, che è la Chiesa non più ristretta ad un solo popolo, ma composta di tutte le genti date in retaggio dal Padre al Messia. Ps. II
Lo zelo del Signore degli eserciti farà tal cosa. Conclude il Profeta tutto quello che ha detto del suo e nostro Emmanuele con questo bello epifonema, come se dicesse. Tanto è grande l’amore di Dio verso degli uomini, tanto è grande lo zelo, che egli ha del loro bene e della loro salute, che darà ad essi per loro re questo figliuolo diletto.



Salmo Responsoriale

Lc 2:11

[R:] 11 Perché è nato oggi a voi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David.

Ver. 11. [cf. Vangelo]

Sl 95:1-3,11-13

1 Cantico dello stesso Davidde. Cantate al Signore un nuovo cantico: terra tutta canta il Signore.

Ver. 1. Quando la casa si edificava dopo la cattività. Nel libro de’ Paralipomeni XVI. 23. trovasi questo salmo unito col salmo CIV. Con qualche piccola varietà, come essendo stato composto da Davidde pel trasporto dell’arca dalla casa di Obededom al tabernacolo di Sion. Il titolo si crede posto per accennare con esso la fondazione della Chiesa di Gesù Cristo, e la vocazione de’ gentili. August. Euseb. Theodor. Athan. Si crede ancora, che il salmo fosse cantato alla dedicazione del secondo tempio.
Cantate al Signore un nuovo cantico: ec. Parla il Profeta a tutto la terra e agli abitatori di essa, e con questo invito generale dimostra, come la terra stessa rigettato il culto degl’idoli adorerà il Signore, e con grande affetto celebrerà il benefizio della sua Redenzione operata da Cristo. Un nuovo cantico: può intendersi nuovo relativamente al vecchio cantico di Mosè nella liberazione della schiavitù dell’Egitto, liberazione che era figura di un’altra assai più pregevole: ovvero può intendersi la voce nuovo in significazione di prestantissimo, nobilissmo cantico, cantico degno, e proporzionato all’ineffabil grandezza del benefizio fatto da Dio agli uomini nel mandare il suo proprio unico Figlio a redimerli. È stato osservato come tre volte ne’ due primi versetti è ripetuto cantate al Signore, lo che Eutimio dice esser fatto per adombrare la Trinità delle Persone divine in una sola essenza.

2 Cantate il Signore, e benedite il nome di lui, annunziate ogni giorno la salute recata da lui.
3 Annunziate la gloria di lui tralle genti, e le sue meraviglie a tutti i popoli.

Ver. 3. Annunziate la gloria di lui ec. Si predice la vocazione di tutto le genti per mezzo di predicatori Giudei quali furon gli Apostoli, e i primi discepoli di Gesù Cristo. Per la gloria del Signore può intendersi la Risurrezione gloriosa dei Salvatore, per le meraviglie dello stesso Signore possono intendersi i miracoli da lui tutti nella sua vita mortale, e tutto quello, che ei fece per fondare e illustrar la sua chiesa dopo la sua Ascensione al cielo, mandando lo Spirito santo, e comunicando i doni di lui e agli Apostoli e a tutti i credenti.

11 Rallegrimi i cieli, ed esulti la terra: il mare sia in movimento con tutte le cose ond’egli è ripieno: tripudieranno le campagne, e tutto quello, che in esse si trova.
12 Allora esulteranno tutti gli alberi delle selve dinanzi al Signore, perché è venuto, perché venuto egli è a governare la terra.

Ver. 11-12. Rallegrinsi i cieli, ed esulti la terra ec. Invita tutte le creature, il cielo, la terra, il mare, le campagne, le piante a rallegrarsi per la venuta di Cristo nel suo regno, perché egli viene a governare il mondo con gran giustizia e con infinito vantaggio di tutto il genere umano. Alcuni osservano, che forse sono qui introdotti specificatamente gli alberi delle selve e boscaglie a far festa della venuta di Cristo, perché i boschi particolarmente erano pell’avanti consacrati all’intame culto de’ falsi dei.

13 Governerà la terra con equità; governerà i popoli secondo la sua verità.

Ver. 13. Secondo la sua verità. Secondo la vera e santa sua legge: ovvero secondo le sue fedeli promesse.



Seconda lettura

Tito 2:11-14

Carissimo:

11 Imperocché apparve la grazia di Dio salvatore nostro a tutti gli uomini, 12 Insegnando a noi, che rinnegata l’empietà, e i desideri del secolo, con temperanza, con giustizia, e con pietà viviamo in questo secolo,

Ver. 11-12. Apparve la grazia di Dio salvatore ec. Stringe vivamente tutti i cristiani ad abbracciare la pietà, e santità della vita con la considerazione della somma gratuita bontà dimostrata da Dio a tutti gli uomini pel Vangelo. A questa bontà, e misericordia debbe corrispondere nei seguaci dello stesso Vangelo una somma purezza e perfezione di costumi.
Prima della venuta di Gesù Cristo tutti gli uomini erano sotto la vendetta, e sotto la dannazione; ma nel Verbo di Dio fatto carne risplendè, e rifulse agli occhi di tutti gli uomini la salvatrice grazia di Dio, per cui siamo ammaestrati ad abbandonare la dominante empietà, e le passioni mondane, ed a vivere con temperanza riguardo a noi, frenando e mortificando i desideri dell’uomo vecchio; con giustizia riguardo al prossimo, con pietà riguardo a Dio, amandolo e servendolo con ispirito di figliuoli. Così in tre sole parole ci da l’Apostolo un ammirabile compendio di tutti i doveri della vita cristiana.

13 In espettazione di quella beata speranza, e di quella apparizione della gloria del grande Dio, e salvatore nostro Gesù Cristo:

Ver. 13. In espettazione di quella beata speranza. Speranza si pone qui, come in altri luoghi, per la cosa sperata. Abbiamo altrove notato, come in questa espettazione costituisce l’Apostolo il principale carattere dell’uomo Cristiano.
E di quella apparizione della gloria del grande Dio e salvatore ec. Testimonianza illustre della divinità di Gesù Cristo osservata da tutti i Padri e greci, e latini; onde quegli Interpreti, i quali benchè cattolici, e rettamente pensanti intorno all’esser di Cristo, con tutto ciò credono, che quelle parole del grande Dio abbiano a riferirsi a Dio Padre, e si allontanano contro le regole della Chiesa dal comune consentimento dei Padri, in cui quello della Chiesa è racchiuso, e lo fanno senza ragione veruna; imperocchè si può facilmente dimostrare, che e la frase greca, e la serie del discorso, e la parola apparizione, o sia venuta (come ha la Volgata ) non permettono, che ad altri si riferiscano quelle parole, fuori che a Gesù Cristo.

14 Il quale diede se stesso per noi, affine di riscattarci da ogni iniquità, e per purificarsi un popolo accettevole, zelatore delle buone opere.

Ver. 14. Affine di riscattarci da ogni iniquità. Con prezzo tale volle Gesù Cristo e liberarci dalla schiavitù del peccato, sotto del quale eravamo venduti, e formarsi un popolo tutto santo, accettevole per la fede, e per la carità, di cui tutti i membri gareggiassero nello studio ed amore delle buone opere. Questo è tutto quello, che volle acquistarsi Gesù Cristo in contraccambio de’ patimenti, delle umiliazioni, e della morte sofferta per noi. E non v’ha dubbio, che un tale acquisto è degno di un tal Redentore, e dimostra la eccessiva carità di lui verso degli uomini, il solo bene de’ quali venne a procurare con tali mezzi.



Vangelo

Lc 2:1-14

In quel tempo:

1 Di quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto, che si facesse il censo di tutto il mondo.

Ver. 1. Che si facesse il censo ec. Di questo censo si conservavano gli atti negli archivi di Roma ai tempi di s. Giustino, e di Tertulliano, donde fo ragione, che niuna Chiesa meglio della Romana potè sapere il dì della nascita di Gesù Cristo: per la qual cosa la tradizione Romana, per la quale fino dai primi secoli trovasi fissato il natale di Cristo ai 25 di dicembre, è da preferirsi alle diverse opinioni delle altre Chiese, le quali una volta discordavano in questo punto da Roma. Il fine di questo censo era di conoscere il numero degli abitanti, e lo stato, e i capitali di ciascuna provincia dell’impero Romano: il quale essendo allora esteso per una gran parte del mondo conosciuto, dicesi perciò, che questo censo abbracciava tutto il mondo con iperbole assai comune anche negli scrittori profani.

2 Questo primo censo fu fatto da Cirino preside della Siria.

Ver. 2. Questo primo censo fu fatto da Cirino ec. Notisi in primo luogo, che Cirino pronunziato alla maniera de’ Greci è Quirino alla Latina, e che questo preside, o sia prefetto della Siria egli è Publio Sulpizio Quirino mentovato da Giuseppe, da Svetonio, da Tacito, e da altri. In secondo luogo, dove nella nostra Volgata si legge comunemente, che il censo fu fatto da Cirino preside della Siria, il Greco porta, che fu fatto il censo (intendi nella Siria, sotto il qual nome comprendevasi la Giudea) essendo Cirino preside della Siria. In terzo luogo, che la maniera più plausibile di conciliare con s. Luca quegli scrittori, i quali danno in questo tempo preside alla Siria non Cirino, ma Senzio Saturnino, ella è di dire, che a Cirino fu data da Augusto la speciale incumbenza di far questo censo nella Siria, come a persona ben informata delle cose dell’Oriente, perchè egli aveva guerreggiato nella Cilicia vicina alla Siria: imperocchè la voce Greca tradotta per preside significa qualunque specie di giurisdizione anche straordinaria. In quarto luogo, questo censo dicesi il primo, perchè non mai per l’avanti erasi fatta tal cosa nella Giudea, dopo che era stata soggiogata dai Romani. Nel tempo di questo censo, essendo il mondo in piena pace, volle nascere Gesù Cristo, si perchè con tale occasione la Vergine partita da Nazarette si trasferisse a Betlemme, dove, secondo la celebre profezia di Michea, dovea nascere il Cristo, e si conoscesse, che ed ella, e il figlio erano della stirpe di David; e si affinchè descritto egli pure nella generale descrizione di tutti gli uomini e vero uomo si dimostrasse, e, soggettandosi con essi all’impero di un terreno monarca, colla sua umiliazione da una più funesta schiavitù li togliesse.

3 E andavano tutti a dare il nome ciascheduno alla sua città.

Ver. 3. Ciascheduno alla sua città. A quella città, da cui avea avuta origine ciascuna famiglia. Cosi Betlemme era patria d’Isai padre di Davidde, e ivi era nato Davidde, il quale alla medesima dette il nome; e perciò s. Giuseppe, e la Vergine andarono a Betlemme. Questa maniera di fare il censo era comodissima nella Giudea, dove era tanto diligentemente osservata la distinzione non solo delle tribù, ma anche delle famiglie; e in questo modo era stato fatto ne’ precedenti tempi il censo di questo popolo. Vedi Giuseppe Antiq. VII. I4. I Reg. XV. 20. Dando in tal guisa tutti gli Ebrei il loro nome, e professando soggezione all’imperatore di Roma venivano a confessare solennemente di aver perduto e regno e libertà; la qual cosa dovea rendergli attenti alla venuta del Messia.

4 E andò anche Giuseppe da Nazaret città della Galilea alla città di David, chiamata Betlem nella Giudea, per essere egli della casa, e famiglia di David, 5 A dare il nome insieme con Maria sposata a lui in consorte, la quale era incinta. 6 E avvenne, che, mentre quivi si trovavano, giunse per lei il tempo di partorire. 7 E partorì il figlio suo primogenito, e lo fasciò, e lo pose a giacere in una mangiatoia; perché non erari luogo per essi nell’albergo.

Ver. 7. In una mangiatoia. Che questa mangiatoia fosse in una spelonca, ci viene attestato generalmente dagli antichi Padri, Giustin. Orig. Euseb. Atanas. Ilar., ec.

8 Ed eranvi nella stessa regione de pastori, che vegliavano, e facean di notte la ronda attorno al lor gregge.

Ver. 8. Ed eranvi nella stessa regione de’ pastori, ec. Ai pastori (quali erano i patriarchi, e massimamente Abramo, e lo stesso Davidde) era stato promesso Cristo. Ai pastori, prima, che a ogni altro, si fa egli conoscere appena nato, eleggendo Dio, come dice l’Apostolo, le ignobili cose del mondo, e le spregevoli, affinchè nissuna carne si dia vanto dinanzi a lui, I. Cor. I. 28. 29. Questi pastori non solamente furon eletti a vedere, e adorare i primi il nato Salvatore, ma ebber la gloria di annunziarlo anche ad altri, vers. 18. Egli essendo il principe de’ pastori, quel pastore per eccellenza, di cui tante cose erano state scritte particolarmente in Ezechiello, cap. 34.; quel pastore venuto a cercare la pecorella perduta, e a dare la propria vita per la salute del gregge, è immediatamente rivelato ai pastori, ne’ quali risplendeva un’immagine della sua carità, e una figura del pacifico spirituale regno, che ei dovea esercitare sopra le anime.

9 Quand’ecco sopraggiunse vicino a essi l’Angelo del Signore, e uno splendore divino gli abbarbagliò, e furono presi da gran timore.

Ver. 9. E uno splendore divino gli abbarbagliò. Un antico Interprete osserva, che in tutto il vecchio testamento non mai si legge, che gli Angeli apparissero ammantati di simil luce; perchè questa era una distinzione propria, e conveniente a questo tempo, in cui era nato colui, che è luce ai cuori retti, Ps. CXI.

10 E l’Angelo disse loro: Non temete: imperocché eccomi a recare a voi la nuova di una grande allegrezza, che avrà tutto il popolo: 11 Perché è nato oggi a voi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David.

Ver. 11. Un Salvatore, che è ec. Con questo nome di Salvatore, era stato promesso, e annunziato più volte il Messia, Isai. XIX. 20. Zachar. IX. 9.

12 Ed eccovene il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce, giacente in una mangiatoia.

Ver. 12. Ed eccovene il segnale: ec. È credibile, che l’Angelo accennasse ai pastori anche il preciso luogo, dove Cristo era nato; ma avendolo s. Luca descritto di sopra, non lo ha ripetuto in questo luogo. Ma quanto è ammirabile il contrasto, che Dio ha voluto che fosse tralle umiliazioni del Verbo fatto uomo, e i miracoli di grandezza tutta divina, che in mezzo alle stesse umiliazioni risplendono! Nasce egli di madre povera, ma vergine; nasce in una stalla, è posto in una mangiatoia, ma tutto riempie all’intorno di luce celeste; è annunziato dall’Angelo ai pastori ma ha al suo servizio la celeste milizia, la quale lo riconosce, e lo predica per suo Dio e Signore. Questo contrasto di oscurità e di luce si osserva costantemente nei misteri del Salvatore, affinchè mani festa si renda ugualmente la volontaria bassezza, a cui discese per amor nostro, e la sovrana maestà del Verbo di Dio, splendor della gloria, e figura della sostanza del Padre.

13 E subitamente si unì coll’Angelo una schiera della celestiale milizia, che lodava Dio, dicendo: 14 Gloria a Dio nel più alto de’ cieli, e pace in terra agli uomini di buon volere.

Ver. 14. Gloria a Dio ec. In Isaia cap. XLIV. 23. XLIX. 13. erano invitati i cieli, cioè i cittadini celesti, a dar gloria a Dio per questa stessa opera della possanza, sapienza, e bontà di lui; e ciò eglino fanno adesso con queste parole, le quali sono da tanti secoli nella bocca della Chiesa il principio di quel mirabile cantico, col quale ella benedice, e ringrazia il Signore nella celebrazione de’ di vini misteri.
Pace in terra. Col nome di pace intendesi nelle Scritture ogni sorta di bene: or dice l’Apostolo, che tutti i beni diede a noi Iddio, allorchè ci diede il suo Unigenito divenuto nostro fratello. Particolarmente però s’intende qui col nome di pace la riconciliazione nostra con Dio, della qual pace il mediatore fu Cristo.
Agli uomini del buon volere. Che questa lezione della Volgata sia da preferirsi alla odierna lezione Greca, sembra certissimo dalla maniera, onde è riportato questo luogo da molti antichi Padri e Greci, e Latini. Dove noi leggiamo del buon volere, il Greco ha una parola, la quale in altri luoghi si spiega dal nostro interprete Latino colla voce beneplacito, e a Dio solo suol riferirsi, e significa il buon volere di Dio verso degli uomini. Dice adunque pace in terra agli uomini del buon volere, pe’ quali cioè ha il Signore buona, e propensa volontà; e con ciò s’intende i predestinati, i quali soli fanno acquisto della pace por tata da Cristo a tutti gli uomini. Vedi s. Iren. l. 3. II. E come notò il Maldonato, s’insegna qui, che non pel merito degli uomini, ma per la sola misericordia, e liberalità di Dio è stabilita questa pace.