Natale del Signore – Messa della Vigilia (Ambrosiano)

I Lettura

Gen 15:1-7

In quei giorni:

1 Passate che furono queste cose, il Signore parlò in visione ad Abramo, dicendo: Non temere, o Abramo: io sono il tuo protettore, e tua ricompensa grande oltremodo.

Ver. 1. E tua ricompensa grande oltremodo. Dio solleva lo spirito di Abramo a faticare e combattere per un premio infinitamente più grande, che le vittorie e le ricchezze del mondo, lo stesso sarà tua mercede, dice Dio ad Abramo: ecco la sola mercede degna di me, e dell’amore, ch’io ho per te.

2 E Abramo disse: Signore Dio, che mi darai tu? io me n’andrò senza figliuoli: e il figliuolo del mio maestro di casa, questo Eliezer di Damasco.

Ver. 2. Signore Dio, che mi darai tu? io me n’andrò ec. Fra tutte le maniere di esporre le prime parole della risposta di Abramo, questa mi sembra la più vera: Signore Dio, bene sta, che voi vi degnate d’essere mia mercede: imperocchè di tutte le cose del mondo, che darete voi a me, che possa essermi di consolazione? mentre quel figliuolo ch’io aspettava; quel figliuolo unico oggetto di mie brame; quel figliuolo in cui debbono esser benedetto tutte le genti, io nol vedo, e temo, che per mia colpa io ne sia privo, e che senz’esso io mi morrò, e omai averò per crede non un figliuolo naturale, ma un adottivo, il figliuolo del mio maestro di casa, Damasceno di patria. Il discorso d’Abramo e rotto, come ognuno vede e patetico.

3 E soggiunse Abramo: Ma a me tu non hai dato figliuolo: ed ecco che questo schiavo nato in mia casa sarà mio erede. 4 E tosto il Signore gli parlò, e disse: Questi non sarà tuo erede; ma quello che da’ lombi tuoi uscirà, lui avrai tuo erede. 5 E lo condusse fuora, e gli disse: Mira il cielo, e conta, se puoi, le stelle. E così (dissegli) sarà la tua discendenza.

Ver. 5. Conta, se puoi, le stelle. Veramente di queste il numero non può aversi con tutte le diligenze usate dagli astronomi, scoprendosene nel cielo mediante le ripetute osservazioni, sempre delle nuove, le quali per la sterminata distanza da noi scompariscono quasi, benché sien di fatto grandissime. Or alle stelle è paragonata la discendenza di Abramo, non tanto la discendenza carnale, quanto la spirituale, di quei figliuoli cioè, dei quali sta scritto, che splenderanno come stelle per interminabili eternità, Dan. XV.

6 Abramo credette a Dio, e fugli imputato a giustizia.

Ver. 6. Abramo credette a Dio, e fugli imputata la giustizia. Abramo padre di nostra fede, come lo chiama l’Apostolo, credette a Dio, e per questa fede non solo fu fatto giusto; ma ottenne eziandio di crescere nella giustizia: imperocchè vuolsi osservare, che quelle parole Abramo credette, e fugli imputato, ec. si applicano non solo a questa particolare circostanza, per cui sono state scritte, ma a tutte le precedenti azioni di Abramo, cominciando dalla prima chiamata di Dio in Ur de’ Caldei: ma sono state posta qui da Mosè, perché in questa occasione spiccò maravigliosamente la fede del gran Patriarca. Abramo adunque giustificato già perla sua fede, per la fede divenne ancora più giusto e così egli fu padre della fede e modello di giustificazione. Sopra queste parole vedi l’Apostolo Rom. VI. Gal. III e S. Giacomo cap. II. 23., e quello che abbiamo detto in questi luoghi.

7 E il Signore gli disse: Io sono il Signore che ti trassi da Ur de’ Chaldei, per dare a te questo paese, e perché tu lo possegga.



II Lettura

1 Sam 1:7-17

In quei giorni:

7c E così faceva tutti gli anni, allorché tornava la stagione di andare al tempio del Signore: e così la tribolava, ed ella [Anna] piangeva, e non prendeva cibo. 8 Ma Elcana suo marito le disse: Anna perchè piangi tu? e perchè non mangi? e perchè si affanna il cuor tuo? non son’io qualche cosa di meglio per te, che dieci figliuoli? 9 E Anna si alzò dopo aver mangiato, e bevuto in Silo. E sedendo Heli sommo sacerdote sulla sua sedia davanti alla porta del tempio del Signore,

Ver. 9. Salendo Heli ec. Heli stava a sedere alla porta dell’atrio del Tabernacolo, e Anna andò a mettersi presso alla stessa porta per fare orazione. Il Tabernacolo e chiamato tempio anche nel versetto 7., perché il luogo, dove Dio si onora, è come il palazzo, il tempio, la reggia di Dio.

10 Anna col cuore amareggiato andò a pregare il Signore, spargendo gran copia di lacrime,

Ver. 10. Andò a pregare ec. Era il dopo pranzo (dice il Crisostomo), il qual tempo dagli altri si da alla ricreazione, ma Anna lo da all’orazione. Ed è degno della imitazione de’ Cristiani il fare di questa donna, la quale nella grande sua afflizione non cerca conforto, o svagamento e sollievo dagli uomini, ma da Dio e dall’orazione.

11 E fece voto, e disse: Signor degli eserciti, se tu volgerai l’occhio a mirar l’afflizione della tua serva, e ti ricorderai di me, e non lascerai dimenticata la tua serva, e darai alla tua schiava un figlio maschio, io l’offerirò al Signore per tutti i giorni della sua vita, e il rasoio non passerà sulla testa di lui.

Ver. 11. Fece voto, e disse, ec. Ella avea tutti i motivi di credere, che il marito, uomo religioso, e che l’amava, non si sarebbe opposto alla promessa, che facea al Signore.
L’offerirò al Signore per tutti i giorni della sua vita. il suo figliuolo dovea come Levita, servire il tabernacolo a’ tempi del suo turno, da’ venticinque, o da’ trent’anni fino a cinquanta. Vedi Num. IV. 2., VIII. es. Anna promette di darlo al tabernacolo, perché lo serva da primi anni della vita sino alla morte, e di più, che ella lo farà Nazareo perpetuo. I LXX, oltre quelle parole il rasoio non passerà sopra alla sua testa, hanno ancora queste: Ei non berà vino, né liquor, che possa inebriare, colle quali cose è indicata la consacrazione de’ Nazarei.

12 E avvenne, che, pregando ella, e ripregando dinanzi al Signore, Heli la stava osservando. 13 Or Anna parlava in cuor suo: e si movevano solamente le sue labbra, ma non si sentiva niente la voce. Credette perciò Heli, che ella fosse briaca: 14 E le disse: Sino a quando durerà la tua ebbrezza? Digerisci un po’ il vino, di cui se’ zeppa. 15 Rispose Anna: Non è cosi, signor mio: perocché io sono una donna troppo infelice, e non ho bevuto nè vino, nè altra cosa, che possa inebriare, ma stava spandendo l’anima mia nel cospetto del Signore.

Ver. 15. Stava spandendo l’anima mia. Cioè a dire i desiderii, i voti, le suppliche dettate da un cuore sommamente bramoso di ottenere quello che a Dio domanda.

16 Non pensare, che la tua serva sia quasi una delle figlie di Belial: perocché la grandezza del dolore, e dell’afflizione mia mi ha fatto parlare sino adesso.

Ver. 16. Quasi una delle figlie di Belial. Vedi Jud. XXX. 22.

17 Allora Heli le disse: Va in pace, e il Dio d’lsraele ti conceda l’effetto della petizione, che hai fatto a lui.



III Lettura

Is 7:10-16

In quei giorni:

10 E di nuovo parlò il Signore ad Achaz, dicendo: 11 Domanda a tua posta al Signore Dio tuo un segno dal profondo dell’inferno, o lassù nell’eccelso.

Ver. 11. Domanda a tua posta…. un segno. Chiedi una prova della verità di quello che io da parte del Signore ti annunzio. Vuoi tu che la terra si apra sino all’inferno, ovvero che lassù nell’alto succeda qualche prodigio simile a quello che operò Giosuè arrestando il sole? Dio vuol convincere in tutti i modi questo re incredulo ed empio.

12 E Achaz rispose: Nol chiederò, e non tenterò il Signore.

Ver. 12. Nol chiederò, e non tenterò il Signore. Se questa risposta fosse proceduta da umiltà, il Profeta non sarebbesi adirato contro di Achaz. Parlò egli adunque con ipocrisia, e ricusò di vedere un miracolo, per non essere costretto a lasciare la sua empietà, per cui a Dio rendevasi odioso e agli uomini, come dice a lui il profeta.

13 E disse: Udite adunque, casa di Davidde: E egli adunque poco per voi il far torto agli uomini, che fate torto anche al mio Dio?

Ver. 13. Fate torto anche al mio Dio? Non solo siete cattivi e ingiusti contro degli uomini, ma ancor contro Dio, offendendolo direttamente colla vostra diffidenza ed in credulità.

14 Per questo il Signore darà egli stesso a voi un segno: Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo, e il nome di lui sarà detto Emmanuel.

Ver. 14. Per questo il Signore darà ec. Voi volete quasi combattere con Dio colla vostra empietà, e con tutto questo mentre voi diffidate di sua bontà e di sua possanza, e non credete ch’ei sia per liberarvi da Rasin e da Phacee com’ei vi promette, egli darà a voi un segno il più grande, il più inaudito, che immaginare si possa, anzi un segno, cui nissun uomo saprebbe immaginare giammai. Questo discorso del profeta è molto simile a quello, che leggesi nel cap. XXVIII. 15. 16.: Avete detto: Noi abbiam contrattato colla morte, e abbiam fatta una convenzione coll’inferno: quando venga il flagello, come torrente, non arriverà sopra di noi, perchè ci siamo affidati alla menzogna, e la menzogna ci protegge. Per questo dice il Signore Dio: Ecco, che io pongo ne’ fondamenti di Sion una pietra eletta, angolare, preziosa ec.
Ecco, che una vergine concepirà, e partorirà un figliuolo. I re di Siria e d’Israele hanno risoluto di distruggere il popol di Giuda, e di sperdere la casa di David, e di stabilire nel paese uno straniero. Non sarà così, dice Dio: la casa di Davidde sussisterà sino a tanto che di essa nasca il Messia, secondo quello che Dio stesso pro mise a Davidde; e dalla conservazione di questa famiglia si arguirà la conservazione eziandio del popolo di Giuda. Udite adunque, principi increduli, voi che vi pensate, che Dio non possa o non voglia trarvi fuora del pericolo grande, che a voi sovrasta; udite quello che Dio farà: Ecco che una vergine (e questa della famiglia di Davidde) concepirà e partorirà un figliuolo. In vano i Rabbini moderni cercano di oscurare almeno, se potessero, questa bella profezia, citata già, ed applicata a Cristo da s. Matteo II. 23. La voce Ebrea tradotta nel latino col la parola virgo fu intesa nel senso medesimo dai LXX Interpreti, che pur erano Ebrei, ed ancora dal Caldeo, e non mai in altro senso, fuori che di giovinetta vergine, si trova usata nelle Scritture, come notò s. Girolamo; e qual segno o prodigio sarebbe egli per la casa di David il parto di una giovine, ma non vergine, quale vorrebbon gli Ebrei che fosse quella, di cui si parla? Ma a far conoscere anche meglio la ignorante impudenza di questi nostri nemici non è da tacere, che questa promessa del profeta applicar vogliono al figliuolo di Achaz, ad Ezechia, il quale Ezechia era già nato prima che il padre salisse al trono; ovvero a qualche altro figliuolo di Achaz, di cui non possono a noi dar novella.
E il nome di lui sarà detto Emmanuel. Secondo la pretta significazione della frase Ebrea si può tradurre semplicissimamente: Egli sarà Emmanuel: Egli sarà Dio con noi. Egli sarà e in se stesso e per noi quale il dinota questo nome, che a lui si competerà; questo vuol dire, che il figliuolo della vergine egli è il Verbo, Dio fatto carne, che abiterà tragli uomini, come si dice Joan. I.

15 Ei mangerà butirro, e miele, affinchè sappia rigettare il cattivo, ed eleggere il buono.

Ver. 15. Ei mangerà butirro, e miele ec. Questo divino fanciullo sarà vero uomo, e come vero uomo sarà nudrito con burro e miele, come si nudriscono nella Giudea i bambini fino all’età in cui cominciano a discernere il ben dal male. Quelle parole: affinchè (ovvero fin che) sappia rigettare il cattivo, ed eleggere il buono, queste parole, come notò s. Girolamo, riguardo all’Emmanuele significano com’egli involto tuttora in fasce, e nudrito con burro e miele, ha il giudizio del bene e del male: onde da questo stesso intendiamo, che l’infanzia del corpo umano fu senza pregiudizio della sua sapienza divina.

16 Imperocché prima, che il fanciullo sappia rigettare quel, che è cattivo, ed eleggere il buono, lasceranno la terra, che tu hai in orrore, i due suoi re.

Ver. 16. Imperocchè prima, che il fanciullo ec. I Padri, ed anche alcuni Interpreti Cattolici intendono queste parole dello stesso vero Emmanuele figliuolo della Vergine, in questo senso: E affinchè tu, o Achaz, e tu, o Giuda, non dubiti del segno, che io ti ho predetto, sappi, che questo stesso Figliuol della Vergine, prima di compier l’infanzia, anzi prima di nascere, anzi in questo tempo di adesso, egli stesso, che è il Dio forte, il Dio con noi, ti libererà dal potere di que’ due re tuoi nemici, i quali lasceranno la terra, che ti tiene in tanto timore, la Samaria e la Siria, che saran desolate dall’esercito Assiro. Molti altri Interpreti Cattolici, a’ quali è paruto men conveniente secondo la lettera, che queste parole si riferiscano al vero Emmanuele, il quale non dovea nascere se non circa sette secoli dopo la profezia, suppongono, che qui si parli di un altro figliuolo, ma d’Isaia, il quale sia però sempre figura dell’Emmanuele Figliuolo della Vergine; e siccome nel vers. 3. si vide che Dio ordinò al Profeta, che nell’andare a trovar Achaz conducesse seco il figlio Sear Jasub, e di più nel capo seguente vers. 18 dice il Profeta, che i figliuoli dati a lui da Dio erano segno, e portento ad Israele, quindi alcuni credono, che il Profeta accenni questo figliuolo, che egli avea seco; ma siccome questo è credibile, che non fosse allora affatto bambino, altri perciò vogliono, che s’intenda il figliuolo che nascerà dalla profetessa (secondo essi, moglie d’Isaia) come si racconta nel capo seguente, il qual figliuolo prima che arrivi all’età di saper distinguere il buono dal cattivo, promette Dio, che Achaz sarà liberato dal terrore de’due regi, come avvenne due anni in circa do po questa profezia, quando Theglathphalasar uccise Rasin, prese Damasco, e trasportò quel popolo nel paese di Kir (v. Reg. XVI.), e menò via le tribù di Ruben, Gad, Manasse e Nephthali, e Phacee fu ucciso da Osea, che gli succedette nel regno, IV. Reg. XV. 29.; 1. Paral. v. 26.; e l’adempimento di questa profezia dovea servire a confermazione della profezia precedente, vale a dire della nascita del Messia da madre vergine. Questa seconda sposizione fu già indicata dal Grisostomo, e seguitata da s. Tommaso, e da un gran numero di moderni, onde non dovevamo tacerla; e non lasceremo ancora di accennare a suo luogo quello, che secondo tal distinzione di personaggi si riferisca al figliuolo di Isaia, figura dell’Emmanuele figliuolo della Vergine.



IV Lettura

Giudici 13:2-9

In quei giorni:

2 Or eravi un uomo di Saraa, e della stirpe di Dan, per nome Manue, che avea la moglie sterile. 3 E apparve a lei l’Angelo del Signore, e le disse: Tu sei sterile, e senza figliuoli, ma concepirai, e partorirai un figliuolo: 4 Guardati adunque dal bere vino, o sicera, e non mangiar niente d’immondo: 5 Perocché tu concepirai, e partorirai un figliuolo, la testa del quale non sarà tocca dal rasoio, perocché egli sarà Nazareo di Dio fin dalla sua infanzia, e dal sen della madre: e comincerà a liberare Israele dalle mani de’ Filistei.

Ver. 5. Egli sarà Nazareo di Dio. Egli sarà consacrato a Dio fin dal momento, in cui sarà concepito. Per questo è ordinato alla madre, che per tutto il tempo della gravidanza e pel tempo, in cui lo allatterà, si guardi dal vino, da ogni specie di liquore, e dal mangiare cosa veruna, che sia immonda secondo la legge.
Egli comincerà ec. La perfetta liberazione da’ Filistei fu sotto Samuele e Saulle.

6 Ed ella andata a trovar suo marito, gli disse: È venuto a me un uomo di Dio, che avea il volto di un Angelo, e terribile fuor di modo. E avendogli io domandato chi egli si fosse, e donde venisse, o qual fosse il suo nome, non ha voluto dirmelo: 7 Ma mi ha risposto: Ecco che tu concepirai, e partorirai un figliuolo: guardati dal bere vino, o sicera, e non mangiar niente d’immondo: perocché il bambino sarà Nazareo di Dio fin dalla sua infanzia, e dal seno di sua madre fino al dì della sua morte. 8 Manue pertanto pregó il Signore, e disse: Ti prego, o Signore, che l’uomo di Dio mandato da te torni di nuovo, e ci avvisi quello che dobbiam fare del bambino che nascerà. 9a E il Signore esaudì la preghiera di Manue, e l’Angelo di Dio apparve di nuovo alla moglie di lui, che stava nel campo: ma il suo marito Manue non era con lei. Ed ella veduto l’Angelo,



Epistola

Ebrei 10:37-39

Fratelli:

37 Imperocché ancora un tantino, e quegli, che dee venire, verrà, e non tarderà.

Ver. 37. Ancora un tantino, ec. Non anderà gran tempo, e verrà, e non tarderà colui, che dee venire a rendere la mercede alla pazienza, e alla fede de’ suoi servi. Queste parole, come quelle del versetto seguente, sono prese quasi interamente dal profeta Abacuc, II. 3. Alcuni pensano, che possa qui l’Apostolo predire la imminente vendetta della ingrata Gerusalemme persecutrice di Cristo, e de’ cristiani, la qual vendetta avvenne sette, o otto anni dopo scritta questa lettera.

38 Ma il mio giusto vive di fede: che se si ritirerà indietro, non sarà accetto all’anima mia.

Ver. 38. Ma il mio giusto vive di fede: ec. Parlando agli Ebrei versati moltissimo nelle Scritture, porta le parole di Abacuc senza nominare l’autore: egli ha cangiato l’ordine del testo, il quale egli cita al suo solito secondo la lezione dei LXX. Il mio giusto (dice Dio) cioè colui, che tale è divenuto mediante la mia grazia, nelle tribolazioni della vita presente si sosterrà, e viverà per mezzo della fede nelle mie promesse. Che se per impazienza, o per piccolezza d’animo si ritirerà dalle adunanze della chiesa, dalla professione del cristianesimo, io nol rimirerò più con compiacenza, ma con orrore, e disprezzo.

39 Ma noi non siamo da tirarci indietro per perderci, ma fedeli per far acquisto dell’anima.

Ver. 39. Ma noi non siamo da tirarci indietro ec. Ma noi credenti non siamo capaci di ritirarci dall’ubbidienza, che abbiam professata al Vangelo per precipitarci nella perdizione; ma siamo fedeli a Dio per porre in sicuro l’anima nostra, e per salvarci dalla morte e spirituale, ed eterna.



Vangelo

Mt 1:18-25

18 La nascita di [del Signore] Gesù Cristo fu in questo modo. Essendo stata la madre di lui Maria sposata a Giuseppe, si scoperse gravida di Spirito santo, prima che stessero insieme.

Ver. 18. Si scoperse gravida di Spirito santo. Si manifestò agli occhi altrui la sua gravidanza, avendo ella concepito di Spirito santo senza opera d’uomo. La concezione del Verbo, benchè comune alle tre divine persone, è attribuita particolarmente allo Spirito santo; perchè siccome al Padre la potenza, la sapienza al Figliuolo, così allo Spirito santo si attribuiscono le opere di carità e di santità; tralle quali la massima fu l’incarnazione del Verbo di Dio.
Prima che stessero insieme. Sopra questa maniera di parlare veggasi s. Girolamo adv. Helv., dove evidentemente dimostra, che il dire, che una cosa non fu fatta per l’avanti, non porta, che sia stata fatta in appresso. Se io dico ( dice questo s. Dottore), che questo, o quell’eretico non farà penitenza prima di morire, non voglio io perciò indicare, ch’ei sia per far penitenza dopo la morte.

19 Or Giuseppe marito di lei, essendo uomo giusto, e non volendo esporla all’infamia, prese consiglio di segretamente rimandarla. 20 Ma, mentre egli stava in questo pensiero, un Angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuolo di Davidde, non temere di prendere Maria tua consorte: imperocché ciò, che in essa è stato conceputo, è dallo Spirito santo.

Ver. 20. Ma mentre egli stava in questo pensiero, ec. Viene a dire, nel mentre ch’egli andava dentro di sè pensando, in qual modo potesse senza infamia della sua sposa trovar modo di allontanarsene.

21 Ella partorirà un figliuolo, cui tu porrai nome Gesù; imperocché ei sarà, che libererà il suo popolo da’ suoi peccati.

Ver. 21. Ella partorirà un figliuolo. Certamente accenna qui l’Angelo a Giuseppe la celebre profezia riferita nel vers. 23, e affermando egli con sicurezza, che il parto di Maria sarà un figliuol maschio, e che a questo figliuolo è stato già posto il nome nel cielo, viene a render sicuro Giuseppe, che la sua sposa è appunto quella vergine fortunata predetta da Isaia.

22 Tutto questo segui, affinchè si adempisse, quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta, che dice: 23 Ecco che la Vergine sarà gravida: e partorirà un figliuolo, e lo chiameranno per nome Emanuele: che interpretato significa Dio con noi.

Ver. 23. Che interpretato significa Dio con noi. Significa Dio (o sia il Verbo di Dio) incarnato, e abitante, e conversante tra gli uomini.

24 Risvegliatosi adunque Giuseppe dal sonno, fece come ordinato gli avea l’Angelo del Signore, e prese con seco la sua consorte. 25 Ed egli non la conosceva, sino aquando partorì il suo figliuolo primogenito, e chiamollo per nome Gesù.