Natale del Signore – Messa della Vigilia (Tridentina)

Introito

cf. Exod 16:6-7

6b Dixeruntque Moyses et Aaron ad omnes filios Israel: Vespere [Hodie] scietis quod [quia veniet] Dominus eduxerit vos de terra Aegypti [et salvabit nos]: 6b E Mosè ed Aronne dissero a tutti i figliuoli d’Israele: Questa sera [Oggi] voi conoscerete, che [verrà] il Signore è quegli che vi ha tratti dalla terra d’Egitto [e ci salverà]:
7a et mane videbitis gloriam Domini [eius]: audivit enim murmur vestrum contra Dominum: nos vero quid sumus, quia mussitastis contra nos? 7a E domattina vedrete la [sua] possanza del Signore: imperocché egli ha udito le vostre querele contro di lui. Quanto a noi, che è quel, che noi siamo, onde abbiate a mormorare contro di noi?

Ver. 6-7. Quella sera poi conoscerete ec. Questa sera Dio vi darà delle carni, domani vi darà del pane; onde argomenterete e quello, che possa il Signore, e ch’egli è, che vi ha tratti dall’Egitto.

Sl 23:1

1 Prima sabbati, Psalmus David. Domini est terra, et plenitudo eius: orbis terrarum, et universi, qui habitant in eo. 1 Salmo di Davidde. Del Signore ell’è la terra, e tutto quello, che la riempie; il mondo, e tutti i suoi abitatori.

Ver. 1. Pel primo giorno della settimana. Ovvero: pel primo giorno dopo il sabato: l’una e l’altra frase significa quel giorno, che noi chiamiamo Domenica. Vuolsi adunque significare con questo titolo, che questo salmo era da cantarsi in quel giorno, perchè in esso si parla di Cristo risorto nel giorno di Domenica, il quale ancora dopo quaranta giorni salì al cielo.
Del Signore ell’è la terra, ec. Vuol significare, che non il solo Israele, ma tutte le genti appartengono al dominio di Dio, onde Eutimio: a Cristo risuscitato appartiene tutta quanto la terra, la quale pell’avanti era sotto il potere de’ Demoni. Si parla adunque della terra in vece de’ popoli, e delle nazioni, che abitano la terra. E gli stessi titoli, pe’ quali di dominio del Signore è la terra, provano, che al dominio stesso sono soggetti tutti gli uomini. La terra fu creata da Dio, ed egli fu, che alza la superficie di lei al di sopra dell’acque, e la fece uscire quasi dal sen dell’abisso, Psal. XXXIX. 2. Nelle quali cose spicca la onnipotenza di Dio, il quale in tal guisa librò questa macchina, che ha potuto sussistere da tanti secoli, senza esser sommersa nell’acque, ne restare ammollita e ridotta in fango dall’umido elemento, che la circonda e la rode per ogni lato. Vedi il Grisostomo.

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Exod 16:6-7

6b [Hodie] scietis [quia veniet] Dominus [et salvabit nos]:
7a et mane videbitis gloriam [eius]:
6b [Oggi] voi conoscerete, che [verrà] il Signore [e ci salverà]: 7a E domattina vedrete la [sua] possanza.



Prima lettura

Rom 1:1-6

1 Paulus, servus Iesu Christi, vocatus Apostolus, segregatus in Evangelium Dei, 1 Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato Apostolo, segregato pel Vangelo di Dio,

Ver. 1. Paolo. Intorno a questo nome vedi Atti XIII. 9.
Servo di Gesù Cristo. Con questa espressione vuole l’Apostolo dichiarare, come egli è tutto di Gesù Cristo; per lui evangelizza,per lui si affatica nella salute de’ prossimi; per lui vive, consagrato a lui per una servitù di amore, e di dilezione, della ale si gloriava sì fattamente, che spesso si fa onore di questo titolo di servo di Gesù Cristo.
Chiamato Apostolo. Può anche tradursi per vocazione Apostolo: vale a dire, condotto al ministero Apostolico per una particolare chiamata di Dio (vedi Atti XIII.), non dalla ambizione, o dal desiderio di gloria umana. E alludesi ai famosi principi delle tribù, i quali con simil nome di chiamati si rammemorano, Num. I. 16.,secondo il testo originale. Or questi eran figure degli Apostoli di Gesù Cristo.
Segregato pel Vangelo.Queste parole hanno manifesta relazione a quelle degli Atti, cap. XIII. 2., dove lo Spirito santo ordinò, che si segregassero Saulo, e Barnaba, per mandargli a predicare alle genti il Vangelo.

2 quod ante promiserat per Prophetas suos in Scripturis sanctis 2 Il qual (Vangelo) aveva egli anticipatamente promesso per mezzo de’ suoi profeti nelle sante scritture,

Ver. 2. Il qual (Vangelo) aveva egli ec. Quasi volesse dire: questo Vangelo, alla predicazione di cui son io stato chiamato, non è una novità, come forse taluno si pensa. Egli era stato promesso, e profetizzato da Dio in tutte le Scritture, e da tutti i profeti de’ secoli precedenti, anzi tutte le Scritture, e i profeti, e la legge non ad altro furono destinati, che a condurre gli uomini a Cristo, e al Vangelo: imperocchè, come dice lo stesso Apostolo, fine della legge è Cristo.

3 de Filio suo, qui factus est ei ex semine David secundum carnem, 3 Risguardante il Figliuol suo (fatto a lui del seme di Davidde secondo la carne,

Ver. 3. Risguardante il Figliuol suo. Quello che segue dopo queste parole fino alle ultime del versetto 4., le ho chiuse in parentesi per chiarezza maggiore. In queste egli dice, che il Vangelo ha per materia, e argomento il Figliuolo di Dio; il quale (dice s. Ilario de Trin.) è vero, e proprio Figliuolo di origine, non di adozione, in realtà, e non di nome, per nascita, non per creazione.
Fatto a lui del seme di Davidde secondo la carne. Il qual Figliuolo fu nella generazione temporale fatto a lui (cioè a Dio), o sia per gloria di lui, del seme di David secondo la carne, cioè a dire secondo l’umana natura. Ha voluto l’Apostolo piuttosto dire fatto, che nato, perchè propriamente nato si dice quello, che secondo l’ordine naturale vien prodotto, come il frutto dall’albero; fatto dicesi quello, che dalla volontà di un libero agente producesi non secondo l’ordine naturale. Cristo procede dalla Vergine parte secondo l’ordine naturale, perchè fu conceputo, e prese carne nel seno di lei, e fu portato nove mesi nel virginale suo chiostro; ma essendo stato conceputo senza opera di uomo, per questo riguardo non dicesi nato, ma fatto. Così Eva nelle Scritture dicesi fatta di Adamo, non da lui nata; Isacco poi nato di Abramo, e non fatto di Abramo. Vuolsi ancora osservare, come l’Apostolo per rilevare la dignità reale di Cristo volle dirlo fatto del seme di David piuttosto, che del seme di Abramo. Finalmente riflettasi, come in queste poche parole: Il Figliuol suo fatto a lui del seme di David secondo la carne, dà a vedere l’Apostolo, come questo Figliuolo è distinto dal Padre, e ha due nature; di vina l’una, umana l’altra, ed è una sola persona, e un sol figliuolo.

4 qui praedestinatus est Filius Dei in virtute secundum spiritum sanctificationis ex resurrectione mortuorum Iesu Christi Domini nostri: 4 Predestinato Figliuolo di Dio per (propria) virtù secondo lo spirito di santificazione per la risurrezione da morte) Gesù Cristo Signor nostro:

Ver. 4. Predestinato Figliuolo di Dio per propria virtù. Celebra qui nuovamente la grandezza di Cristo particolarmente secondo la carne; e per intelligenza di queste parole è da osservarsi, che essendo in Cristo due nature, la divina, e l’umana, di lui perciò possono dirsi alcune cose secondo la divina, altre secondo l’umana natura: Io, e il Padre siamo una sol cosa, conviene al Verbo incarnato secondo la natura divina; Cristo è morto, conviene allo stesso Verbo secondo l’esser di uomo. Nella stessa guisa si dice adesso, che lo stesso Cristo in quanto uomo fu predestinato dal Padre ad essere Figliuolo di Dio; cioè a dire, che la natura umana fu predestinata ad essere unita alla natura divina del Figliuol di Dio in una stessa persona, come si direbbe, che un uomo fu predestinato ad essere unito a Dio per la grazia, e per l’unione di adozione, la qual unione è effetto del Battesimo. Vedi Aug. Tr. 105. in Joan. in fin. E affinchè nissuno credesse, che Figliuolo di Dio fosse Cristo solamente per adozione, aggiugne quelle parole per virtù, ovvero per propria virtù, volendo dire, che egli fu predestinato ad essere tal Figliuolo, che avesse egual virtù, e potenza, anzi la stessa virtù, e potenza del Padre. A questo sentimento di Paolo hanno relazione quelle parole dell’Apocalisse: E degno l’agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza, e la divinità, e la gloria, ec. Apocal. v. 12.
E in questo discorso dell’Apostolo si osservi, come egli spiegando il mistero della Incarnaziona scende dal Figliuolo di Dio alla carne, e da questa per mezzo della predestinazione sale nuovamente al Figliuolo di Dio, affinchè si venisse a intendere, come nè la gloria della divinità tolse di mezzo l’infermità della carne, nè questa diminuì in Cristo la maestà dell’esser divino. In vece di predestinato credono alcuni, che il Greco possa tradursi, dichiarato, dimostrato: ma in primo luogo i Padri Latini leggono tutti come la nostra Volgata, e anche alcuni de’ Padri Greci; in secondo luogo non abbiamo esempi per provare, che in questo secondo significato sia usata la voce Greca nelle Scritture. Contuttociò il Grisostomo, e altri interpreti Greci la hanno presa in questo secondo senso, ed ella vorrà dire, che Cristo è stato dichiarato, dimostrato Figliuolo di Dio per la virtù, o sia potestà de’ miracoli fatti in prova di sua divinità.
Secondo lo spirito di santificazione, per la risurrezione da morte. Che Gesù Cristo sia Figliuolo naturale di Dio apparisce, primo dallo Spirito santificante diffuso da lui ne’cuori de’ fedeli; secondo dalla risurrezione da morte, la qual risurrezione è portata frequentemente nelle Scritture, come evidentissima prova della divinità di Gesù Cristo; e può anche ciò intendersi della risurrezione degli uomini, i quali udiranno la voce del Figliuolo di Dio nell’ultimo giorno, e al comando di lui usciranno da’ sepolcri; e finalmente può parimente spiegarsi della risurrezione spirituale dalla morte del peccato, come insegna s. Tommaso.

5 per quem accepimus gratiam, et Apostolatum ad obediendum fidei in omnibus Gentibus pro nomine eius, 5 Per cui ricevuto abbiamo la grazia e l’Apostolato presso tutte le genti affinchè alla fede nel nome di lui ubbidiscano,

Ver. 5. Per cui ricevuto abbiamo la grazia, e l’Apostolato ec. Col nome di grazia intendesi il benefizio divino della rigenerazione, benefizio comune a tutti i fedeli; l’Apostolato poi è un dono speciale conferito da Cristo ad alcuni ministri eletti, ordinato però al ben comune, e generale, cioè a farsi, che tutte le genti (non i soli Ebrei, o alcune determinate nazioni) obbediscano alla fede, vale a dire alla dottrina della fede, Nel nome di lui. Ubbidiscano alla fede per autorità dello stesso Cristo. Imperocchè nella stessa guisa che Cristo venne nel nome del Padre, cioè per autorità del Padre, così gli Apostoli sono mandati da Cristo, rivestiti della autorità compartita ad essi dal Salvatore, come a suoi ambasciadori, e ministri.

6 in quibus estis et vos vocati Iesu Christi [Domini nostri]: 6 Tra le quali siete anche voi chiamati di Gesù Cristo [nostro Signore]:

Ver. 6. Tra le quali siete anche voi chiamati di Gesù Cristo. Tra queste nazioni avete luogo anche voi, o Romani, i quali se vi gloriate del fastoso titolo di signori del mondo, molto più dovete gloriarvi del nome di servi, discepoli, e figliuoli di Gesù Cristo, a tanto onore chiamati nello stesso modo, che gli altri popoli, per gratuita misericordia divina. La Volgata non ha potuto con la voce chiamati esprimere la forza della voce Greca, che a quella corrisponde, e nello stesso caso siamo noi, ma con essa dinota l’Apostolo il dono della elezione di Dio, e l’invito divino, per cui egli i chiamati riceve, e tiene per suoi, un nuovo dominio acquistando sopra di essi per tal chiamata. Veggasi Isaia, XLVIII. 12., e Marc. XIII. 27., dove la stessa voce si adopera, e ha la stessa enfasi, come anche nel versetto seguente, e in altri luoghi di queste Epistole.



Graduale

cf. Exod 16:6-7

6b [Hodie] scietis [quia veniet] Dominus [et salvabit nos]:
7a et mane videbitis gloriam [eius]:
6b [Oggi] voi conoscerete, che [verrà] il Signore [e ci salverà]: 7a E domattina vedrete la [sua] possanza.

Ver. 6-7. [cf. Introito]

Sl 79:2-3

[V:] 2 Qui regis Israel, intende: qui deducis velut ovem Ioseph. Qui sedes super cherubim, manifestare [appare] [V:] 2 Ascoltaci tu, pastor d’Israele, tu che conduci Giuseppe, come una pecorella. Tu, che se’ assiso sopra i Cherubini, fatti vedere
3a coram Ephraim, Beniamin, et Manasse. Excita potentiam tuam, et veni, ut salvos facias nos. 3a dinanzi ad Efraim, a Beniamin, e a Manasse. Sveglia la tua potenza, e vieni a salvarci.

Ver. 2-3. Pastor d’Israele. Tu, che quel buon pastore governi soavemente e con amore il popolo d’Israele. Questo pastore egli è Cristo, a cui questo titolo singolarmente conviene, e a lui fu dato sovente dai profeti, ed egli se lo applicò nel Vangelo Jo. X. Che conduci Giuseppe, ec. Giuseppe come sostituito a Ruben nella primogenitura da il nome a tutta la gran famiglia de’ discendenti di Giacobbe, onde col nome di lui è qui indicata tutta la nazione Ebrei.
Tu, che se’ assiso sopra i Cherubini. Tu, che nel cielo hai per tuo trono quegli Angeli primari, che chiamansi Cherubini: vale o dire hai nel cielo per tuoi servi i più distinti e nobili spiriti beati, a’ quali se’ infinitamente superiore di dignità e di gloria.
Fatti vedere dinanzi ad Ephraim, ec. Manifesta te stesso a tutto il tuo popolo, a tutta la tua Chiesa. Per queste tre tribù e certamente dinotata tutta la sinagoga, o chiesa Giudaica come figura della Chiesa Cristiana. E molto propriamente nomina queste tre tribù, perché pregava Dio di far vedere la sua faccia benigna e propizia alla Chiesa: conciossiachè quando pel deserto camminava la moltitudine d’Israele verso la terra di Chanaan, queste tribù andavano, e stavano immediatamente dietro all’arca e al propiziatorio; onde e l’arca stessa e’l propiziatorio (sul quale Dio risedeva) aveano sempre in faccia. Vedi Num. II. 18. Così viene a dire: scendi, e fatti vedere sul propiziatorio a vista di Ephraim, di Beniamin e di Manasse.


Vangelo

Mt 1:18-21

18 Christi autem generatio sic erat: Cum esset desponsata mater eius [Iesu] Maria Ioseph, antequam convenirent, inventa est in utero habens de Spiritu sancto. 18 La nascita di Gesù Cristo fu in questo modo. Essendo stata la madre di lui [Gesù] Maria sposata a Giuseppe, si scoperse gravida di Spirito santo, prima che stessero insieme.

Ver. 18. Si scoperse gravida di Spirito santo. Si manifestò agli occhi altrui la sua gravidanza, avendo ella concepito di Spirito santo senza opera d’uomo. La concezione del Verbo, benchè comune alle tre divine persone, è attribuita particolarmente allo Spirito santo; perchè siccome al Padre la potenza, la sapienza al Figliuolo, così allo Spirito santo si attribuiscono le opere di carità e di santità; tralle quali la massima fu l’incarnazione del Verbo di Dio.
Prima che stessero insieme. Sopra questa maniera di parlare veggasi s. Girolamo adv. Helv., dove evidentemente dimostra, che il dire, che una cosa non fu fatta per l’avanti, non porta, che sia stata fatta in appresso. Se io dico ( dice questo s. Dottore), che questo, o quell’eretico non farà penitenza prima di morire, non voglio io perciò indicare, ch’ei sia per far penitenza dopo la morte.

19 Ioseph autem vir eius cum esset iustus, et nollet eam traducere: voluit occulte dimittere eam. 19 Or Giuseppe marito di lei, essendo uomo giusto, e non volendo esporla all’infamia, prese consiglio di segretamente rimandarla.
20 Haec autem eo cogitante, ecce Angelus Domini apparuit in somnis ei, dicens: Ioseph fili David, noli timere accipere Mariam coniugem tuam: quod enim in ea natum est, de Spiritu sancto est. 20 Ma, mentre egli stava in questo pensiero, un Angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuolo di Davidde, non temere di prendere Maria tua consorte: imperocché ciò, che in essa è stato conceputo, è dallo Spirito santo.

Ver. 20. Ma mentre egli stava in questo pensiero, ec. Viene a dire, nel mentre ch’egli andava dentro di sè pensando, in qual modo potesse senza infamia della sua sposa trovar modo di allontanarsene.

21 pariet autem filium: et vocabis nomen eius IESUM: ipse enim salvum faciet populum suum a peccatis eorum. 21 Ella partorirà un figliuolo, cui tu porrai nome Gesù; imperocché ei sarà, che libererà il suo popolo da’ suoi peccati.

Ver. 21. Ella partorirà un figliuolo. Certamente accenna qui l’Angelo a Giuseppe la celebre profezia riferita nel vers. 23, e affermando egli con sicurezza, che il parto di Maria sarà un figliuol maschio, e che a questo figliuolo è stato già posto il nome nel cielo, viene a render sicuro Giuseppe, che la sua sposa è appunto quella vergine fortunata predetta da Isaia.



Offertorio

Sl 23:7

7 Attollite [Tollite] portas principes vestras, et elevamini portae aeternales: et introibit rex gloriae. 7 Alzate, o prìncipi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell’eternità; ed entrerà il Re della gloria.

Ver. 7. Alzate, a principi le vostre parte, e alzatevi voi. ec. Tutti i Padri e tutta la Chiesa vider qui in ogni tempo una magnificentissima profezia e descrizione dell’ascensione di Cristo al cielo. Questa descrizione e in dialogo, in cui parlano parte gli Angeli, che accompagnano Cristo, parte quelli, che sono nel cielo. Avendo detto di sopra il profeta chi sien quelli, che saran fatti degni di salire al monte santo di Dio, per animare e accendere il cuore de’ fedeli pone loro dinanzi agli occhi il termine delle loro speranze, dipingendo loro la gloria del loro capo, dell’autore di lor salute, che prende (anche a nome di essi) possesso della sua eredità, di quella eredità, dico, di cui sono ancor essi chiamati a parte: perocchè se i figliuoli anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Gesù Cristo, Rom. 8. Dicono adunque gli Angeli: alzate, o principi, le vostre parte: figurando nel cielo una specie di porte, che si aprano coll’alzarsi. Così veggiamo le cataratta del cielo. Gen. VII. II. Queste porte son dette porte dell’eternità cioè porte eterne, come se dicesse porte chiuse fin dall’eternità, perchè prima di Cristo non furono aperte giammai, i giusti stessi non andando in cielo, ma nel seno di Abramo, perché non era per anco aperta la via al santo de’ santi, Hebr. IX. 8. Il Re della gloria egli e Cristo, che è anche chiamato il Cristo della gloria, perché egli non solamente la Re glorioso, ma da anche agli altri la gloria.



Comunione

Is 40:5

5 Et revelabitur gloria Domini, et videbit omnis caro pariter quod os Domini locutum est [salutare Dei nostri]. 5 Perocché manifesterassi la gloria del Signore, e vedran tutti gli uomini insieme quello, che la bocca del Signore ha annunziato [la salute del nostro Dio].

Ver. 5. Manifesterassi la gloria del Signore, ec. Il Verbo fatto carne, che riconcilierà gli uomini col celeste suo Padre, istruirà gli stessi uomini, opererà a benefizio di essi molti miracoli. Egli è qui detto gloria del Signore con molto miglior ragione di quel che fu detta gloria del Signore quella nube, nel mezzo di cui lampeggiava la viva fiamma, e si udiva la voce di Dio, Exod. XIX. 9. 16. Questo Verbo adunque, gloria del Padre Dio, e Dio egli stesso, apparirà e si vedrà sopra la terra, e annunzierà il Vangelo, e la via del cielo dimostrerà a tutti gli uomini, i quali vedranno tutti quanti l’adempimento pieno e perfetto di tutte le cose predette da Dio stesso per mezzo de’ suoi profeti.