Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo (Anno C)

Prima lettura

2 Sam 5:1-3

In quei giorni:

1 Or tutte le tribù d’Israele si presentarono a David in Hebron, e dissero: Noi siamo tue ossa, e tua carne. 2 Ed anche ne’ passati tempi, quando avevamo Saul per nostro re, tu conducevi e riconducevi Israele: e il Signore ha detto a te: Tu sarai pastore del popolo mio d’Israele, e tu sarai condottiere d’Israele. 3 E anche i seniori d’Israele andarono al re in Hebron, e il re David fece alleanza con essi in Hebron dinanzi al Signore, e unsero David in re d’Israele.

Ver. 3. Fece alleanza con cui. Egli giurò di osservare in tutto le leggi del Signore, Deut. XVII. 14., ec., e quelli giurarono a lui obbedienza. Vedi I. Paral. XII. 26 e 27, 28.



Salmo Responsoriale

Sl 121:1,1-2,4-5

[R:] 1b noi anderemo [con gioia] alla casa del Signore.

1 Cantico dei gradi. Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore.

Ver. 1. Noi anderemo alla casa del Signore. Si sa che tutti i Giudei si presentavano tre volte l’anno al tabernacolo del Signore. Queste parole, adunque sono dal profeta messe in bocca di un Giudeo, che è tutto lieto, perché è invitato a presentarsi alla casa di Dio: ma gli Ebrei stessi la casa e la Gerusalemme di questo salmo dicono essere non la terrena, ma la celeste Gerusalemme. Ella è quella, che s. Giovanni nell’Apocalisse vide scendere dal cielo cap. XXI.2. Si esprime adunque in questo versetto l’amore de’ giusti verso la casa del Signore, che è qui in terra, la qual casa è la chiesa, e l’amore e il desiderio del cielo, dove Dio risiede, e d’inesplicabil felicità ricolma i suoi servi.

2 I nostri piedi si son posati negli atri tuoi, o Gerusalemme.

Ver. 2. I nostri piedi si son posati ec. È usato il passato pel futuro: I nostri piedi si poseranno ec. Così vers. 4. salirono in vece di saliranno ec.

4 Perocché là salirono le tribù, le tribù del Signore, al testimonio di Israele, a lodare il nome del Signore.

Ver. 4. Perocchè là salirono le tribù, le tribù del Signore, ec. La repetizione della voce tribù indica la moltitudine di queste tribù. Così Gen.XIV.10. dove la nostra Volgata dice: molti pozzi di bitume, l’Ebreo dice pozzi, pozzi pieni di bitume. Vedi parimente me LXXXVII 6. E notisi, che non dice il profeta le molte tribù d’Israele, ma molte tribù del Signore. Queste tribù adunque sono i popoli dei Gentilesimo chiamati alla fede, chiamati ad essere membri e cittadini della santa città di Dio; sono quelli, i quali dicono in Isaia II. Venite, ascendiamo al monte del Signore, e alla casa del Dio di Giacobbe, e c’insegnerà le sue vie, e cammineremo le sue strade: perocchè da Sionne uscirà la legge, e la parola del Signore da Gerusalemme. Queste tribù saliranno al testimonio, cioè al tabernacolo d’Israele, come in Isaia è detto, che saliranno alla casa di Giacobbe, perché abbracceranno la fede del Dio di Giacobbe, e del Cristo, e saranno il vero spirituale Israele, il quale darà laude al nome del Signore rendendogli grazie della salute concedutagli misericordiosamente per Gesù Cristo. E detto qui testimonium quello, che in moltissimi luoghi e chiamato tabernaculum testimonii.

5 Perocché ivi furon collocati i troni per giudicare, i troni sopra la casa di Davidde.

Ver. 5. Ivi furon collocati i troni per giudicare, ec. Nella terrena Gerusalemme due erano le potestà, che rendevan giudizio, la cattedra di Mosè, e il trono regale. Questa due potestà si riuniron in Cristo, che è nostro Re, ed e nostro Pontefice. Per questo dice il profeta, che nella mistica Gerusalemme vi saranno i troni per giudicare, i quali troni giudicheranno la casa, o sia la famiglia di Davidde, vale a dire, il popolo di Cristo, il quale è della stirpe reale di David secondo la carne. S. Agostino espone: I troni della famiglia di Cristo. La famiglia di Davidde era la famiglia regnante; ma dicendosi, che il trono del nuovo Re figliuolo di Davidde avra dominio sopra la casa di David, viene a dimostrarsi, come questo Re è superiore a Davidde; onde questi pure lo chiamo suo Signore, psal. CIX. I., perché egli è insieme e figliuolo di Davidde, e figliuolo di Dio, e con piacere ricordasi il trono di lui, che è trono di grazia come dice l’Apostolo. Heb. IV. 16.



Seconda lettura

Col 1:12-20

Fratelli:

12 Grazie rendendo a Dio [rendiamo al] Padre, il quale ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce: 13 Il quale ci ha tratti dalla podestà, delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figliuolo dell’amor suo,

Ver. 12-13. Ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce: ec. Si è degnato di ammetterci ad aver parte all’eredità destinata ai santi, ai veri Israeliti nel regno di Dio, che è regno di luce, cioè di gloria immortale. 1. Tim. VI. 16. A questa eredità siamo stati chiamati per mezzo del Vangelo, e siamo stati chiamati mentre eravamo sotto la potestà delle tenebre, cioè del demonio principe delle tenebre, dalle quali Dio misericordiosamente ci trasse per trasportarci nella Chiesa, che è il regno del suo diletto Figliuolo. Vedi Apocal. v. 10.

14 In cui abbiamo la redenzione mediante il sangue di lui, la remissione de’ peccati:

Ver. 14. In cui abbiamo la redenzione ec. Ecco in qual modo fummo noi trasportati dal regno delle tenebre al regno di Cristo. Cristo fatto uomo per noi, offerendosi in sacrificio per nostro riscatto ci liberò dalla servitù del demonio col sangue suo, col quale a noi meritò la remissione de’ peccati, e la riconciliazione con Dio.

15 Il quale è immagine dell’invisibile Dio, primogenito di tutte le creature:

Ver. 15. Il quale è immagine dell’invisibile Dio. Cristo è immagine del Padre per la comune essenza, che egli ha col padre nell’eterna generazione. Egli è perciò immagine somigliantissima, perchè è perfettamente, ed essenzialmente simile al Padre nella natura, nella potenza, nella sapienza, ed è coeterno al Padre, consustanziale al Padre, e in tutto uguale al Padre. Lo stesso dicesi 2. Cor. IV. 4., 1. Tim. III. 16. Hebr. I. 3.
Primogenito di tutte le creature. Generato prima di tutte le creature, cioè a dire, ab eterno. E con gran mistero ha voluto l’Apostolo unitamente all’eternità del Verbo far menzione delle creature, affine d’indicare, come lo stesso verbo era stato nel tempo principio efficiente di tutte le cose create. Vedi Hebr. I. 2. 6.

16 Imperocché per lui sono state fatte tutte le cose ne’ cieli, e in terra, le visibili, e le invisibili, sia i troni, sia le dominazioni, sia i principati, sia le potestà: tutto per lui, e a riflesso di lui fu creato:

Ver. 16. Per lui sono state fatte tutte le cose ec. Espone l’Apostolo quello, che aveva accennato nel verso precedente, che il verbo è principio efficiente di tutte le creature, le quali per lui furon fatte, e le celesti, e le terrestri, e i corpi visibili, e gli spiriti invisibili, e tutti gli ordini angelici, tutto fu creato per lui, come causa efficiente, e tutto a riflesso di lui, vale a dire per lui, come causa finale, affinchè di tutte le cose fosse egli Signore.

17 Ed egli è avanti a tutte le cose, e le cose tutte per lui sussistono.

Ver. 17. Egli è avanti a tutte le cose, e le cose tutte per lui sussistono. Egli precede tutte le cose in dignità, e in origine, perchè è eterno, ed è Dio; e tutte le cose a lui debbono la loro sussistenza, e conservazione. Nuova evidente prova della divinità del Verbo, perchè non è men propria di Dio la conservazione, che la creazione delle cose.

18 Ed egli è capo del corpo della Chiesa, ed egli è il principio, il primo a rinascere dalla morte: ond’egli abbia in ogni cosa il primato:

Ver. 18. Capo del corpo della Chiesa. Capo di tutta la Chiesa, che è il corpo di lui, Ephes. I. 22
Il principio. Principio di tutte le cose, come si è detto, ma particolarmente principio della sua Chiesa, e principio di rigenerazione, e, come dice altrove Paolo, della nuova creazione, secondo la quale riceviamo da lui il nuovo essere, e la nuova vita, ch’egli comunica ai membri del suo mistico corpo colla sua grazia.
Il primo a rinascere dalla morte. Considera Paolo la risurrezione, come una nuova natività. Dice adunque, che Cristo è il primo trai risuscitati. Il primo, perchè di tutti maggiore; il primo, perchè tra tutti egli solo per sua propria potenza risuscitò: il primo, perchè la risurrezione di lui è causa e modello della risurrezione degli altri uomini.
Ond’egli abbia in ogni cosa ec. Onde in tutte le cose abbia egli sempre il primato, e quanto ai doni della grazia, de’ quali egli è il principio, e quanto ai doni della gloria, perchè egli è il primogenito, l’erede, il Signore.

19 Conciossiachè fu beneplacito (del Padre), che in lui abitasse ogni pienezza:

Ver. 19. Conciossiachè fu beneplacito (del Padre) che in lui abitasse ogni pienezza. Fu volontà di Dio, che nell’uomo assunto dal Verbo in unità di persona, risedesse perpetuamente, e inseparabilmente la pienezza della divinità, e con essa la pienezza di tutti i doni.

20 E che per lui fosser riconciliate seco tutte le cose, rappacificando, mediante il sangue della croce di lui, e le cose della terra, e le cose del cielo.

Ver. 20. E che per lui fosser riconciliate seco tutte le cose, rappacificando, ec. E fu ancor volontà di Dio, che per lui, e non per mezzo di alcun Angelo (come dicevano i Simoniani) fosse operata la riconciliazione di tutte le cose con Dio, togliendo per mezzo del sangue sparso da Gesù Cristo sulla croce, le nimicizie, che erano tral cielo e la terra, tra Dio e l’uomo, tra l’uomo e gli Angeli. Ephes. 1. 10. Aug. Enchirid. cap. 61. 62.



Vangelo

Lc 23:35-43

In quel tempo:

35b E il popolo se ne stava ad osservare, e con esso i caporioni lo sbeffavano [Gesù,] dicendo: Ha salvato altri, salvi se stesso, se egli è il Cristo di Dio eletto. 36 Insultavanlo anche i soldati, i quali si accostavano a lui, e offerivangli dell’aceto, 37 Dicendo: Se tu se’ il re de’ Giudei, salva te stesso. 38 Era anche stata posta sopra di lui un’iscrizione in Greco, e Latino, ed Ebraico: questi è il Re de’ Giudei. 39 E uno de’ ladroni pendenti lo bestemmiava, dicendo: Se tu se’ il Cristo, salva te stesso, e noi. 40 E l’altro rispondeva sgridandolo, e dicendo: Nemmen tu temi Iddio, trovandoti nello stesso supplizio?

Ver. 40. E l’altro rispondeva sgridandolo… Nemmen tu temi ec. Vale a dire, che non temano Dio i principi de’ sacerdoti, che sono in prosperità, e per ciò insultino ai patimenti, e alle ignominie del Giusto, non dee recare gran maraviglia; ma che tu ancora confitto come lui a una croce abbi ardire di disprezzar Dio medesimo, disprezzando il Giusto perseguitato, ciò non era da aspettarsi.

41 E quanto a noi certo che con giustizia: perché riceviamo quel, che era dovuto alle nostre azioni: ma questi nulla ha fatto di male. 42 E diceva a Gesù: Signore, ricordati di me, giunto che tu sia nel tuo regno.

Ver. 41-42. E’ quanto a noi certo che con giustizia. Questo uomo confessa umilmente d’aver peccato, si riconosce meritevole della pena, a cui fu condannato; si volge a Gesù con isperanza di ottener pietà, riconoscendo, e confessando, che egli è Dio padrone del paradiso. E quanto straordinaria è la fede di lui, che in mezzo agli orrori del suo supplizio crede in uno, che mira confitto a un patibolo simile al suo! Ella è immagine, e figura di quella subitanea vocazione, colla quale nei primi dì della Chiesa un grandissimo numero di Gentili fu tratto a Cristo. Ed è degno di molta osservazione, che quello che dagli Ebrei era stato inventato per maggior vergogna, e obbrobrio di Cristo, il farlo cioè morire tra due malfattori, dalla sapienza divina è convertito in una pubblica, magnifica testimonianza della innocenza, e della divinità del Salvatore. S. Cipriano, e s. Agostino contarono nel numero dei martiri il buon ladrone, battezzato, com’ei dicono, nel suo proprio sangue.

43 E Gesù gli disse: In verità ti dico, che oggi sarai meco nel paradiso.