Ordinazione di Sant’Ambrogio (Ambrosiano)

Lettura

Sir 50:1

1b Simone figliuolo di Onia [Ecco il] sommo sacerdote, mentre visse rifondò la casa, e a’ suoi tempi fu ristoratore del tempio.

Ver. 1. Simone figliuolo di Onia, sommo sacerdote, ec. Si trovano nella storia del popolo Ebreo due Simoni, che hanno il padre di nome Onia, e ambedue sommi sacerdoti, e rammentati dallo storico Giuseppe Antiq. XII. 2., XII. 4. Del secondo si parla anche nel primo libro de’ Maccabei II. I. La più probabile opinione sembra esser quella di molti antichi e moderni, che del secondo credono farsi in questo luogo l’elogio. Egli tenne lungamente e gloriosamente il pontificato, e si oppose a Tolomeo Filopatore, che volea entrare nel santuario, come si racconta nel primo libro de’ Maccabei. Di lui adunque si dice, che rifondò la casa, cioè il Tempio, e lo ristorò nel tempo del suo sacerdozio, che fu di venti anni.

Sir 44:16-17,20,22,25-26

16a Henoch fu caro a Dio, e fu trasportato nel paradiso per predicare alle genti la penitenza.

Ver. 16. Fu trasportato nel paradiso ec. Vedi quello, che si è detto Gen. v. 24. Apocal. XI. 3.

17 Noè fu trovato perfettamente giunto, e nel tempo dell’ira strumento di riconciliazione. 20bc Abramo il grande padre di molte genti, a cui nissuno fu simile in gloria, il quale conservò la legge dell’Altissimo, che strinse con lui alleanza.

Ver. 20. Padre di molte genti. Ciò significa il nome di Abraham. Da lui vennero anche gl’Ismaeliti divisi in dodici tribù ec. Vedi Gen. XXVII. 5.

22a Per questo Iddio giurò di dargli gloria nella sua stirpe, ch’ei sarebbesi moltiplicato come la polvere della terra. 24 E allo stesso modo si diportò con Isacco per amore di Abramo suo padre. 25 A lui diede il Signore la benedizione di tutte le genti, e il suo patto confermò sul [suo] capo di Giacobbe.

Ver. 24-25. E allo stesso modo si diportò con Isacco ec. Le promesse fatte ad Abramo le ripetè Dio a favor d’Isacco, a cui diede la benedizione di tutte le genti, promettendo gli, che da lui nascerebbe il Cristo, nel quale sarebbono benedette le stesse genti. Vedi Gen. XXVI. 2.3. 4. 5. 6.
E il suo patto confermò sul capo di Giacobbe. A esclusione di Esaù, Giacobbe fu dichiarato erede delle promesse, Gen. XXVIII. 13.

26a Lo riconobbe colle sue benedizioni, e a lui diede l’eredità, dividendola parte per parte alle dodici tribù.

Ver. 26. Lo riconobbe colle sue benedizioni. Dio, che amò Giacobbe, lo distinse colle sue benedizioni, riconoscendolo per vero erede di Abramo, ed erede ancora delle promesse, e a lui diede in retaggio la terra promessa, che dovean possedere i suoi discendenti, e a lui assegnò questa terra dividendola in parti convenienti alle dodici tribù discese dai dodici figliuoli di questo gran patriarca.

Sir 45:3,14,8,9,19-20

3a Lo glorificò nel cospetto dei re, e gli diede i comandamenti da portare al suo popolo, e gli fece veder la sua gloria.

Ver. 3. Nel cospetto dei re. Dinanzi a Faraone, e dinanzi ad Agag re di Amalec, Og re di Basan e Sehon re degli Amorrei, vinti da lui e spogliati de’ loro regni.
E gli diede i comandamenti ec. Sul Sina dove gli diede le tavole della legge, e gli fe’ vedere di passaggio la sua gloria, Exod. XXXI. I. 12.

14a Una corona di oro sopra la sua mitra, dove era scolpito il sigillo di santità ornamento di onorificenza, di insigne lavoro, che rapiva gli occhi colla sua bellezza.

Ver. 14. Una corona di oro sopra la sua mitra, ec. Questa mitra era una benda, che cingeva la testa del pontefice, dalla quale pendeva sulla fronte di esso una lamina d’oro (detta qui corona), nella quale era scritto, la santità del Signore, come si è veduto Exod. XXVIII. 16. Dice perciò, che questa lamina portava impresso, o scolpito, il sigillo di santità.

8ab E con lui fermò un patto eterno, e a lui diede il sacerdozio della nazione, e lo fece beato, e glorioso:

Ver. 8. Con lui fermò un patto eterno. Tutta la tribù di Levi essendo consacrata al Signore, della tribù stessa Dio elesse Aronne e lo sublimò con dare a lui il sacerdozio e il pontificato della nazione Ebrea ordinando con patto im mutabile, che nella famiglia di Aronne stesse sempre questa grandissima dignità.

9b E gli messe a’ fianchi cingolo di gloria, e lo abbigliò di vestimenti gloriosi, e lo onorò di maestosi ornamenti,

Ver. 9. E gli messe a’ fianchi cingolo di gloria, ec. Viene a parlare de’ principali ornamenti, dei quali era decorato il sommo Sacerdote, i quali egli solo portava, e non li portava, se non quando era nel tempio. Parla in primo luogo del cingolo, che era ricchissimo. Vedi Exod. XXVIII. 4.

19bd Fu eterno come i giorni del cielo il patto fermato con lui, e colla sua stirpe, che esercitasser le funzioni sacerdotali, e cantasser le laudi (di Dio); e benedicessero nel nome di lui il popol suo.

Ver. 19. Fu eterno come i giorni del cielo ec. Il patto del sacerdozio stabilito da Dio con Aronne e colla sua stirpe, non in altro senso fu patto di durata eterna come i giorni del cielo, se non in quanto il sacerdozio d’Aronne era figura del sacerdozio di Cristo, sacerdozio veramente sempiterno come lo chiama l’Apostolo Hebr. VII. 24.

20ab Lo elesse (Dio) tra tutti i viventi ad offerire i sagrifizi, e gli incensi di odor soave per farlo ricordare del popolo, e renderlo a lui placato:



Salmo

[R:] [Sei stato fedele, Signore, con il tuo servo.]

Sl 88:2-4,21-22,25,36-38

2 Le misericordie del Signore canterò io eternamente. A tutte le generazioni annunzierò colla mia bocca la tua verità.

Ver. 2. La tua verità. Predicherò o Signore, la tua fedeltà nell’adempire le tue promesse.

3a Imperocché tu dicesti, che la misericordia sarebbe stabilita per sempre ne’cieli, e che sopra di essi poserebbe la tua verità.

Ver. 3. Imperocché tu dicesti, che la misericordia ec. Tu promettesti al tuo popolo una misericordia tanto stabile e costante, come sono i cieli: promettesti, che la tua fedeltà nell’eseguire quello, che hai promesso avrebbe per fondamento un immutabile fermezza de’ cieli, e siccome questi son sempre gli stessi, così la tua verità non sarebbe a cangiamento soggetta.

4 Io ho fermata alleanza co’ miei eletti; ho giurato a Davidde mio servo:

Ver. 4. Io ho fermata alleanza ec. S’intende ripetuto: tu dicesti. Io stabilì alleanza con Davidde, e col seme di lui eletto da me; e a Davidde mio servo feci questa giurata promessa; io darò stabilità e durazione eterna alla tua stirpe. Questa promessa si trova, 3. Reg. VII. 12 ed ella ha il suo adempimento in Cristo figliuolo di Davidde secondo la carne, e Re in eterno, e non de’ soli Ebrei, ma di tutte le genti. Vedi il detto luogo dei libro de’ Re, e psal. CXXXI. II. 12. Il regno di Cristo e il trono di Cristo ella è la Chiesa.

21 Ho trovato Davidde mio servo: lo ho unto coll’olio mio santo;

Ver. 21. L’ho unto coll’olio mio santo. Allude all’olio, con cui si ungevano particolarmente i sommi sacerdoti. vedi Exod. XXX. 23. 24. Davidde fu unto replicatamente da Samuele: ma con altro olio, olio veramente divino, fu unto Cristo: perocchè egli fu unto di Spirito santo, e di virtù Act. X. 38. Vedi anche psal. XLIV.9.

22 Imperocché la mano mia lo assisterà, e farallo forte il mio braccio.
25 E con lui sarà la mia verità, e la mia misericordia: e nel nome mio crescerà egli in potenza.

Ver. 25. E con lui sarà la mia ferita e in mia misericordia. Egli avrà seco la mia misericordia e la mia verità; egli sarà fonte e canale di mia misericordia, e di mia verità a pro di tutti gli uomini: per amore di lui il guarderò con occhio di bontà e di amore, e spanderò sopra di loro l’abbondanza delle grazie celesti secondo le mie promesse.

36 Una volta per sempre giurai per la mia santità: non mancherò di parola a Davidde:

Ver. 36. Per la mia santità. Ovvero pel santo nome mio, sopra questo giuramento di Dio vedi Hebr. VI. 13.

37 il seme di lui durerà eternamente.
38 E il trono di lui sarà in eterno dinanzi a me, come il sole, e come la luna piena, e come il testimone fedele nel cielo.

Ver. 38. E il trono di lui ec. Il trono di Cristo sarà non solamente eterno, ma splendido e luminoso come il sole, e come in luna nel suo pieno, e come l’iride posto da Dio in cielo quasi segno e testimone fedele della benevolenza e carità di Dio verso degli uomini. Vedi Gen. IX. 9. 13.



Epistola

Eph 3:2-11

Fratelli:

2 Se pur siete stati informati del ministero della grazia di Dio, che fa a me conceduto per voi:

Ver. 2. Se pur siete stati informati del ministero ec. Chiama qui al suo solito ministero della grazia di Dio l’apostolato, come conferitogli per pura grazia del Signore, ed era celebre in tutta la Chiesa la vocazione di Paolo all’apostolato de’ Gentili, onde non poteva ciò essere ignoto agli Efesini, tra’ quali egli avea predicato. Questo modo di dire, se pur siete stati informati, è usato da lui non per segno di dubitazione, ma di costante credenza.

3 Conciossiacbé per rivelazione fu a me notificato questo mistero, conforme ho scritto brevemente di sopra: 4 Dal che potete in leggendo conoscere la scienza, che io ho del mistero di Cristo: 5 Il quale non fu conosciuto nell’altre età da’ figliuoli degli uomini nella maniera, che ora è stato rivelato ai santi Apostoli di lui, e a’ profeti dallo Spirito,

Ver. 3-5. Per rivelazione fu a me notificato questo mistero, conforme ec. Intende per questo mistero la sua missione tralle genti per annunziare ad esse il Vangelo, e la riunione de’ due popoli per mezzo dello stesso Vangelo, della quale ha parlato ne’ due capitoli precedenti, e dice di averne parlato loro non come avrebbe richiesto la grandezza di tal mistero, ma brevemente, e tanto solamente da far conoscere ad essi la scienza, che era stata a lui data dello stesso mistero per divina rivelazione. Questo mistero aggiunge non essere stato mai conosciuto nelle precedenti eta dagli uomini con quella chiarezza, con la quale fu manifestato dallo Spirito del Signore agli Apostoli, ed ai profeti della legge evangelica. Imperocchè quantunque ed agli antichi patriarchi, ed ai profeti non fosse ascosa la futura vocazione dei Gentili, contuttociò la cognizione, che quelli ne ebbero, fu molto scarsa, e limitata in comparazione di quella, che meritamente fu data a’ ministri del Vangelo, per mezzo de’ quali dovea ridursi la stessa vocazione ad effetto. Veggasi il cap. X. degli Atti, ed anche cap. XV. I.

6 Che le genti sono coeredi, e dello stesso corpo, e consorti della promessa di lui in Cristo Gesù mediante il vangelo:

Ver. 6. Che le genti sono coeredi, e dello stesso corpo, e con sorti della promessa di lui in Cristo Gesù ec. Che i Gentili rimanendo nella loro libertà senza divenire prima proseliti, siano coeredi degli stessi Giudei, chiamati come questi alla vita celeste, e siano com’essi membra dello stesso corpo, di cui Cristo è il capo, e siano, non men che quelli, fatti partecipi delle promesse fatte ad Abramo, fatti partecipi dello Spirito di promissione santo per Cristo Gesù mediante il Vangelo dalle stesse genti abbracciato. Questo mistero riempiè di stupore tutta la nuova Chiesa di Gerusalemme, allora quando per bocca di Pietro le fu manifestato, come Dio con ispeciale rivelazione, e con evidentissimi segni avea dimostrato, essere stata per Cristo aperta anche ai Gentili la via della penitenza per giugnere alla salute. Vedi Atti XI. 18.

7 Del quale son io stato fatto ministro per dono della grazia di Dio, la quale è stata conferita a me secondo l’efficacia, della potenza di lui.

Ver. 7. Del quale son’io stato fatto ministro per dono della grazia di Dio…. conferita a me ec. Di questo Vangelo son io stato fatto ministro per liberale gratuito dono di Dio, da cui è stata comunicata a me la virtù, e la potestà de’ miracoli in confermazione dello stesso Vangelo.

8 A me menomissimo di tutti i santi o stata data questa grazia di evangelizzare tralle genti le incomprensibili ricchezze di Cristo,

Ver. 8. A me menomissimo di tutti i santi ec. Non dice solamente degli Apostoli, ma di tutti i santi, vale a dire di tutti i fedeli. La umiltà, con cui sente egli, e parla mai sempre della propria persona, è uguale alla elevazione de’ suoi sentimenti intorno alla sublimità del ministero affidatogli da Cristo. Così egli è uno di coloro, de’ quali sta scritto in Isaia LX.22. Il minimo diventerà mille, e il pargoletto crescerà in popolo fortissimo: e così si avverò la parola del Signore: sii tu principe di cinque, o di dieci città: imperocchè di quante città, e di quanti popoli di venne pastore, e capo quest’uomo, che chiama se stesso il meno missimo tra tutti i Cristiani?

9 E di disvelare a tutti, quale sia la dispensazione del mistero ascoso da secoli in Dio, che ha create tutte le cose:

Ver. 9. E di disvelare a tutti, quale sia la dispensazione del mistero ec. E a me è stato dato di far conoscere a tutti gli uomini, come Dio abbia voluto in questo tempo adempiere quel mistero ascoso per tutti i secoli addietro nella mente del medesimo Dio, il quale creò tutte le cose, ed ora le restaura, e siccome tutte le creò per mezzo del suo Figliuolo, così per lo stesso Figliuolo suo Gesù Cristo adesso le rinnovella.

10 Onde adesso per mezzo della Chiesa sia conosciuta dai principati, e dalle potestà ne’ cieli la moltiforme sapienza di Dio,

Ver. 10. Onde adesso per mezzo della Chiesa sia conosciuta dai principati, ec. Quanto grande onore si è per la Chiesa cristiana, che nella formazione di lei, e in tutto quello, che Dio fece, e fa per essa, abbiano i più sublimi beati spiriti discoperto nuovi tesori della infinita sapienza di Dio?

11 Secondo la determinazione eterna, che egli ne fece in Cristo Gesù Signor nostro:

Ver. 11. Secondo la determinazione eterna, che egli ne fece in Cristo Gesù. Tutto ciò che Dio ha fatto o ne’ secoli precedenti per preparare le vie a Cristo, o nel tempo presente per la edificazione del corpo mistico del medesimo Cristo, tutto, dice l’Apostolo, era stato determinato in Dio ab eterno per quella sapienza, per cui tutte queste cose sono state adempite, vale a dire per Gesù Cristo Signor nostro.



Vangelo

Giov 9:40

In quel tempo, il Signore Gesù disse ad alcuni farisei che erano con lui:

40 E lo udirono alcuni de’ Farisei, che eran con lui, e gli dissero: Siamo forse ciechi anche noi?

Ver. 40. Siamo forse ciechi anche noi? Avevan costoro benissimo inteso, di qual sorta di cecità volesse Cristo parlare; ma non credono possibile, che egli abbia ardire di riporre anch’essi nel numero di tali ciechi.

Giov 10:11-16

11 Io sono il buon Pastore. Il buon pastore da la vita per le sue pecorelle.

Ver. 11. Io sono il buon Pastore. Il vero Pastore, quel Pastore per eccellenza, del quale hanno tante volte parlato i profeti: Pastore, che non sono solamente guardiano, e custode delle pecorelle, ma Signore di esse.

12 Il mercenario poi, e quei, che non è pastore, di cui proprie non sono le pecorelle, vede venire il lupo, e lascia le pecorelle, e fugge: e il lupo rapisce, e disperge le pecorelle.

Ver. 12. Il mercenario. Colui, che le pecore non sue governa solo per amor del guadagno, non per l’affetto, che ad esse porti, o al padrone.

13 Il mercenario fugge, perché è mercenario, e non gli cale delle pecorelle. 14 Io sono il buon Pastore: e conosco le mie, e le mie conoscono me.

Ver. 14. Conosco le mie. Dovunque siansi, in qualunque parte vadano errando senza segno esteriore alcuno, che dalle altre, che mie non sono, le distingua, io pur le conosco tutte, e tutte presenti sono al mio cuore, e all’amor mio. Sopra di che vuolsi osservare, che in tutto questo ragionamento Cristo si trasporta in ispirito alla futura sua Chiesa composta della Gentilità, e del Giudaismo riunito in un sol gregge, e sotto un solo pastore.
E le mie conoscono me. Sanno l’amore, che ho per esse, e vicendevolmente mi amano, come loro Pastore, e Salvatore.

15 Come il Padre conosce me, e io conosco il Padre: e do la mia vita pero le mie pecorelle.

Ver. 15. Come il Padre conosce me, e io ec. Non solamente in questo luogo, ma anche altrove più volte paragona Cristo l’unione di amore, che è tra lui, e le sue pecorelle, o sia le anime fedeli, a quella stessa unione, che è tra lui, e il celeste suo Padre. Vedi Joan. VI. 56,57., e XVII. 23. E sebbene non uguaglianza, ma solamente similitudine vuol intendersi delle due unioni, nulladimeno quanto è glorioso per l’uomo un tal paragone!

16 E ho dell’altre pecorelle, le quali, non sono di questa greggia: anche queste fa d’uopo, che io raguni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo gregge, e un solo pastore.

Ver. 16. E ho dell’altre pecorelle. Viene a spiegare più chiaramente, che la sua greggia doveva essere composta non di soli Ebrei, ma ancor di Gentili, pei quali ancora dovea dar la sua vita.
E sarà un solo gregge, e un solo pastore. Come io sono il solo, e unico vero Pastore, così rotto il muro di divisione farassi de’ due popoli, Ebreo e Gentile, un solo gregge, una sola Chiesa.