Prima Domenica di Avvento (Anno A)

Prima lettura

Is 2:1-5

1 E cose vedute da Isaia, figliuolo di Amos, riguardo a Gerusalemme, e da Giuda. 2 E sarà negli ultimi giorni fondato il monte della casa del Signore sopra la cima di tutti i monti, e si alzerà sopra le colline, e correranno a lui tutte le genti.

Ver. 2. Negli ultimi giorni. Ne’ giorni della venuta del Messia; il qual tempo si chiama ultimo, perchè Cristo è il fine della legge e de’ Profeti, e il tempo della legge di Cristo è ancora ultimo, perchè altra legge non verrà do po di questa, la quale durerà sino alla fine del mondo.
Il monte della casa del Signore ec. La Chiesa di Cristo è descritta sovente sotto la figura di altissimo monte pel l’altissima sua origine, che è dal cielo, e per la sua sublimissima dignità; e perchè ella è e debbe essere a tutti visibile, e la dottrina di lei ogni altra sapienza sorpassa, così questo monte santo si alzerà sopra la cima di tutti gli altri monti. E a questo monte a guisa di fiumi correranno tutte le genti, correranno non secondo la naturale direzione, ma per effetto della grazia di Cristo, la quale trarrà all’alto i cuori degli uomini: correranno a questo monte di sapienza, a questa casa del Signore, tutti i popoli con quell’impeto, con cui da’ monti nelle basse valli corrono i fiumi. Così dimostrasi la celerità, con cui si propagò l’Evangelio, e l’ingrandimento della Chiesa prodigiosamente dilatata fin dai tempi degli Apostoli, come si vede dagli Atti e dalle lettere di Paolo. Alcuni per questo monte intendono Cristo capo della casa del Signore, lo che non varia il senso.

3 E popoli molti verranno, e diranno: Venite, andiamo, e salghiamo al monte del Signore, e alla casa del Dio di Giacobbe; ed ei ci insegnerà le sue vie, e le vie di lui batteremo: perocché da Sionne verrà la legge, e da Gerusalemme la parola del Signore.

Ver. 3. Alla casa del Dio di Giacobbe, ec. Alla casa del vero Dio adorato da Giacobbe. Andiamo a Bethel alla casa di Dio veduto da Giacobbe, e questo Dio c’insegnerà egli stesso le sue vie: egli stesso pel Figliuol suo fatto uomo c’illuminerà; perocchè la nuova legge vivificante verrà da Sionne, e la parola del Signore da Gerusalemme si spargerà per tutte le parti del mondo. Cristo predicò solamente nella Giudea, e gli Apostoli ricevuto lo Spirito santo, dalla Giudea, e da Gerusalemme andarono a istruire tutte le genti secondo il comandamento di Cristo, Matt. XXVIII.

4 Ed ei sarà giudice delle genti, e convincerà popoli molti: e delle spade loro ne faran vomeri, e falci delle lor lance: non alzerà la spada popolo contro popolo, né si eserciteranno più a combattere.

Ver. 4. Sarà giudice delle genti. Sarà Re dominatore di tutte le genti date a lui in retaggio dal Padre suo. Ps. II.8., e altrove.
E convincerà popoli molti. Facendo loro conoscere gli errori ne’ quali viveano riguardo alla religione ed a’ costumi; onde deposta l’antica ferocia le genti stesse mansuefatte dall’Evangelio deporranno le discordie e ameranno la pace. Viene qui ad accennare, come la legge di Cristo avrà per proprio carattere il mutuo amore; e di questa concordia fu segno ed argomento la pace, che in tutto il mondo godevasi quando nacque Gesù Cristo, come notò s. Girolamo. Così se tutti i Cristiani seguitassero i precetti dell’Evangelio non si farebbe luogo tra loro a nissuna guerra anche giusta, la quale ha per oggetto non di far danno ad alcuno, ma di ripetere il suo, e di avere quello che è giusto.

5 Casa di Giacobbe venite, e camminiamo nella luce del Signore;

Ver. 5. Casa di Giacobbe venite, ec. Si rivolge alla sua stessa nazione il Profeta, e la invita, e l’esorta ad abbracciare il lume della fede: posteri di Giacobbe fedele venite, ascoltate il vostro Messia, non cedete nell’obbedienza e nell’amore verso di lui alle genti.



Salmo Responsoriale

Sl 121:1,1-2,4-9

[R:] 1b noi anderemo [con gioia] alla casa del Signore.

1 Cantico dei gradi. Mi son rallegrato di quel, che è stato a me detto: noi anderemo alla casa del Signore.

Ver. 1. Noi anderemo alla casa del Signore. Si sa che tutti i Giudei si presentavano tre volte l’anno al tabernacolo del Signore. Queste parole, adunque sono dal profeta messe in bocca di un Giudeo, che è tutto lieto, perché è invitato a presentarsi alla casa di Dio: ma gli Ebrei stessi la casa e la Gerusalemme di questo salmo dicono essere non la terrena, ma la celeste Gerusalemme. Ella è quella, che s. Giovanni nell’Apocalisse vide scendere dal cielo cap. XXI.2. Si esprime adunque in questo versetto l’amore de’ giusti verso la casa del Signore, che è qui in terra, la qual casa è la chiesa, e l’amore e il desiderio del cielo, dove Dio risiede, e d’inesplicabil felicità ricolma i suoi servi.

2 I nostri piedi si son posati negli atri tuoi, o Gerusalemme.

Ver. 2. I nostri piedi si son posati ec. È usato il passato pel futuro: I nostri piedi si poseranno ec. Così vers. 4. salirono in vece di saliranno ec.

3 Gerusalemme, che si edifica come una città, a cui per la concordia si ha parte.

Ver. 3. Gerusalemme, che si edifica ec. La mistica Gerusalemme si edifica e si edificherà fino alla consumazione de’ secoli, e ad essa si ha parte (si divien cittadino di essa) per mezzo della concordia dei sentimenti e della dottrina. Ad essa appartiene chiunque ad essa è unito per mezzo della comune fede, e co’ vincoli della Cristiana carità. Imperocchè quelli, che discordano dal ceto de’ santi, e si separano dal corpo della Chiesa non hanno parte a questa santa città, dice s. Ilario. Ella non è una città ristretta dentro certo spazio di luogo, ma si estende a tutte le parti della terra, dove ella ha per tutto de’ cittadini, i quali la riconoscon per madre, e godon de’ suoi beni e de’ privilegi singolari, ond’ella e stata arricchita da Dio. Si loda adunque in questo versetto la chiesa per la perfetta unione di dottrina e di affetto, che regna tra’ membri di lei.

4 Perocché là salirono le tribù, le tribù del Signore, al testimonio di Israele, a lodare il nome del Signore.

Ver. 4. Perocchè là salirono le tribù, le tribù del Signore, ec. La repetizione della voce tribù indica la moltitudine di queste tribù. Così Gen.XIV.10. dove la nostra Volgata dice: molti pozzi di bitume, l’Ebreo dice pozzi, pozzi pieni di bitume. Vedi parimente me LXXXVII 6. E notisi, che non dice il profeta le molte tribù d’Israele, ma molte tribù del Signore. Queste tribù adunque sono i popoli dei Gentilesimo chiamati alla fede, chiamati ad essere membri e cittadini della santa città di Dio; sono quelli, i quali dicono in Isaia II. Venite, ascendiamo al monte del Signore, e alla casa del Dio di Giacobbe, e c’insegnerà le sue vie, e cammineremo le sue strade: perocchè da Sionne uscirà la legge, e la parola del Signore da Gerusalemme. Queste tribù saliranno al testimonio, cioè al tabernacolo d’Israele, come in Isaia è detto, che saliranno alla casa di Giacobbe, perché abbracceranno la fede del Dio di Giacobbe, e del Cristo, e saranno il vero spirituale Israele, il quale darà laude al nome del Signore rendendogli grazie della salute concedutagli misericordiosamente per Gesù Cristo. E detto qui testimonium quello, che in moltissimi luoghi e chiamato tabernaculum testimonii.

5 Perocché ivi furon collocati i troni per giudicare, i troni sopra la casa di Davidde.

Ver. 5. Ivi furon collocati i troni per giudicare, ec. Nella terrena Gerusalemme due erano le potestà, che rendevan giudizio, la cattedra di Mosè, e il trono regale. Questa due potestà si riuniron in Cristo, che è nostro Re, ed e nostro Pontefice. Per questo dice il profeta, che nella mistica Gerusalemme vi saranno i troni per giudicare, i quali troni giudicheranno la casa, o sia la famiglia di Davidde, vale a dire, il popolo di Cristo, il quale è della stirpe reale di David secondo la carne. S. Agostino espone: I troni della famiglia di Cristo. La famiglia di Davidde era la famiglia regnante; ma dicendosi, che il trono del nuovo Re figliuolo di Davidde avra dominio sopra la casa di David, viene a dimostrarsi, come questo Re è superiore a Davidde; onde questi pure lo chiamo suo Signore, psal. CIX. I., perché egli è insieme e figliuolo di Davidde, e figliuolo di Dio, e con piacere ricordasi il trono di lui, che è trono di grazia come dice l’Apostolo. Heb. IV. 16.

6 Domandate voi quelle cose, che sono utili alla pace di Gerusalemme: e (dite): Siano nell’abbondanza color, che ti amano.

Ver. 6. Domandate voi quelle cose, ec. Il profeta descritti i pregi della spirituale Gerusalemme si rivolge a’ giusti, e dice loro, che Dio preghino, perché aduni e feliciti la nuova santa città, e le dia la tranquillità e la pace. Si è già detto altre volte che col nome di Pace sovente è intesa ogni sorta di prosperità e di bene. E (dite): sieno nell’abbondanza ec. Suggerisce il profeta l’orazione da farsi a Dio, perchè dei suoi celesti doni arricchisca tutti quelli, che a questa città santa appartengono, a l’amano come suoi veri e buoni figliuoli.

7 Sia la pace nella tua moltitudine: e nelle tue torri sia l’abbondanza.

Ver. 7. Sia la pace nella tua moltitudine: ec. in molti luoghi di questi salmi la voce virtus, e posta per esercito, e per moltitudine di gente. Il tuo popolo viva nella pace di Dio, in quella pace, che ogni sentimento sorpassa, come dice l’Apostolo. E l’abbondanza regni nelle torri, che ti servono di difesa. Così domanda, che la Chiesa sia ben munita e custodita contro i nemici invisibili e visibili.

8 Per amore de’ miei fratelli, e de’ miei propinqui ho io domandata la pace per te.

Ver. 8. Per amore de’ miei fratelli, ec. Io pure (dice il profeta) a te, o Gerusalemme, o città santa di Dio, a te desidero la pace e ogni prosperità, perchè i tuoi cittadini sono tutti miei fratelli in Cristo, e della stessa famiglia di lui, e meco congiunti per la comune fede e pei vincoli della carità di Cristo.

9 Per amor della casa del Signore Dio nostro ho desiderato il tuo bene.

Ver. 9. Per amor della casa ec. Perché in te ha sua abitazione e suo tempio il Signore Dio nostro, per questo io ho desiderato e desidero, che tu sii sempre felice e benedetta da lui con ogni maniera di benedizione. Tutto questo salmo insegna a’ Cristiani la venerazione e l’amore verso la chiesa, e l’obbligazione di pregare per essa per la sua dilatazione e per la sua felicità in tutte le parti della terra.



Seconda lettura

Rom 13:11-14

Fratelli:

11 E ciò (fate) avendo riflesso al tempo: perché è già ora, che ci svegliamo dal sonno. Imperocché più vicina è adesso la nostra salute, che quando credemmo.

Ver. 11. E ciò (fate) avendo riflesso al tempo: perché e già ora, ec. Quello che si è detto dell’obbligo di rendere, e praticare mai sempre la carità, viene ancora più a proposito riguardo alla condizione del tempo, in cui siamo, conciossiachè è ora, che ci svegliamo dal sonno, vale a dire dalla torpidezza, e dalla negligenza, mentre al termine della nostra corsa ci avanziamo, mentre la salute, che Cristo ci ha meritata, è molto più a noi vicina adesso, che allora quando abbracciammo la fede. Maggiore adunque dee essere e la nostra vigilanza, e l’ardore della carità.

12 La notte è avvanzata, e il di si avvicina. Gettiam via adunque le opere delle tenebre, e rivestiamoci delle armi della luce.

Ver. 12. La notte è avanzata, e il dì si avvicina. La notte di questo secolo piena di tenebre, di ignoranza e di errore sta già sul finire per noi, e si approssima il giorno, giorno desiderevole e lieto, in cui otterremo la salute, e la gloria, che aspettiamo. Rigettiamo adunque con aborrimento e orrore lungi da noi le opere delle tenebre, cioè i peccati, e rivestiamoci delle lucide armi della Cristiana milizia, con le quali armi possiamo difenderci contro i nostri nemici, i quali se in ogni tempo si aggirano intorno a noi per divorarci, molto più lo faranno, allorchè veggono, che poco tempo lor resta.

13 Camminiamo con onestà, come essendo giorno: non nelle crapule, e nelle ubbriachezze, non nelle morbidezze, e nelle disonestà, non nella discordia, e nella invidia:

Ver. 13. Camminiamo con onestà, come essendo giorno: ec. L’avvicinamento stesso del nostro giorno ci avverte di far si, che riguardo a Dio, e alla salute sia la nostra maniera di vivere di onestà adorna, e di virtù, talmente che il chiarore del giorno nulla discuopra in noi, onde abbiamo da vergognarci.

14 Ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne nelle sue concupiscenze.

Ver. 14. Ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo. Rigettate le opere delle tenebre, rivestitevi di Gesù Cristo, delle sue virtù, del suo Spirito, della sua grazia.
E non abbiate cura della carne nelle sue concupiscenze. Vuol dire l’Apostolo: io non vi proibisco di aver cura assolutamente della carne anche in quanto una tal cura moderata è necessaria al sostentamento della vita; vi dico bensì di guardarvi dall’averne cura persecondare gli sregolati suoi appetiti: imperocchè in questo senso è verissimo, che nulla dobbiamo alla carne, nè dee camminare secondo la carne chi è stato chiamato a camminare, e vivere secondo lo spirito.



Vangelo

Mt 24:37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

37 E come (fu) a’ tempi di Noè; cosi sarà ancora al venire del Figliuolo dell’uomo. 38 Imperocché siccome ne’ giorni avanti al diluvio gli uomini se ne stavano mangiando, e bevendo, sposando, e dando a marito le donne sino a quel giorno, che Noè entrò nell’arca: 39 E non si detter pensiero, sintanto che venne il diluvio, e uccise tutti; cosi sarà alla venuta del Figliuolo dell’uomo. 40 Allora due si troveranno in un campo: uno sarà preso, e l’altro abbandonato. 41 Due donne saranno a macinare al mulino: una sarà presa, e l’altra abbandonata.

Ver. 40-41. Allora due si troveranno ec. Della stessa condizione di uomini, uno sarà come Lot sottratto al pericolo, l’altro nel pericolo perirà. L’uno sarà salvato, e sollevato fino al cielo, l’altro abbandonato alla meritata riprovazione.

42 Vegliate adunque, perché non sapete, a che ora sia per venire il Signor vostro. 43 Sappiate però, che, se il padre di famiglia sapesse, a che ora sia per venire il ladro, vogherebbe certamente, e non lascerebbe, che fosse sforzata la sua casa. 44 Per questo anche voi state preparati, perché il Figliuolo dell’uomo verrà in quell’ora, che non pensate.