Prima Domenica di Avvento (Tridentina)

Introito

Sl 24:1-3

1 In finem, Psalmus David. Ad te Domine levavi animam meam: 1 Salmo di Davidde. A Te, o Signore, innalzai l’anima mia:

Ver. 1. A te, o Signore, innalzai l’anima mia. Questo è uno di que’ salmi, de’ quali ciascun versetto nella lettera iniziale segue l’ordine delle lettere dell’Alfabeto, Aleph. Beth ec. Di questi ne sono altri sei, cioè il 33. 36. 110. 111. 118. 145. Gli Ebrei dicono, che in tal guisa si componevan que’ cantici, l’argomento de’ quali era di maggiore importanza.
Innalzai l’anima mia. Per orare; quindi l’orazione si dice essere una elevazione della mente in Dio.

2 Deus meus in te confido, non erubescam: 2 Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire.

Ver. 2. Dio mio, in te confido, ec. Quando io confidai in me, e nelle mie forze, dovetti temere di tutto, e più volte dovetti vergognarmi di mia presunzione, ma confidando in te solo non avrò mai da arrossire della mia speranza.
Non abbia io da arrossire. Non permettere, o Dio, che io resti deluso nella mia espettazione.

3 Neque irrideant me inimici mei: etenim universi, qui sustinent te [expectant], non confundentur. 3 Né mi derìdano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi.

Ver. 3. Non rimarranno confusi. Perocchè otterranno quello che sperano, mentre tu non rigetterai la loro orazione.

Sl 24:4

4b Confundantur omnes iniqua agentes supervacue. Vias tuas Domine demonstra mihi: et semitas tuas edoce me. 4b Siano confusi tutti coloro, che invano commettono l’iniquità. Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri.

Ver. 4. Sieno confusi ec. Parla qui il profeta non desiderando, ma profetando la confusione degli empi, di quelli che invano, cioè senza ragione, anzi contro ogni ragione, e con sommo loro danno commetton l’iniquità.
Mostrami le tue vie, ec. Fammi conoscere praticamente, o Signore, i tuoi precetti, fa’, che io batta costantemente la tua via, la via stretta, che mena alla vita, la qual via è trovata da pochi.

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Sl 24:1-3

1 Ad te levavi animam meam: 2 Deus meus in te confido, non erubescam: 3 Neque irrideant me inimici mei: etenim universi, qui te [expectant], non confundentur. 1 A Te innalzai l’anima mia: 2 Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire. 3 Né mi derìdano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi.



Prima lettura

Rom 13:11-14

Fratres: (Fratelli:)

11 Et hoc scientes tempus: quia hora est iam nos de somno surgere. Nunc enim propior est nostra salus, quam cum credidimus. 11 E ciò (fate) avendo riflesso al tempo: perché è già ora, che ci svegliamo dal sonno. Imperocché più vicina è adesso la nostra salute, che quando credemmo.

Ver. 11. E ciò (fate) avendo riflesso al tempo: perché e già ora, ec. Quello che si è detto dell’obbligo di rendere, e praticare mai sempre la carità, viene ancora più a proposito riguardo alla condizione del tempo, in cui siamo, conciossiachè è ora, che ci svegliamo dal sonno, vale a dire dalla torpidezza, e dalla negligenza, mentre al termine della nostra corsa ci avanziamo, mentre la salute, che Cristo ci ha meritata, è molto più a noi vicina adesso, che allora quando abbracciammo la fede. Maggiore adunque dee essere e la nostra vigilanza, e l’ardore della carità.

12 Nox praecessit, dies autem appropinquavit. Abiiciamus ergo opera tenebrarum, et induamur arma lucis. 12 La notte è avvanzata, e il di si avvicina. Gettiam via adunque le opere delle tenebre, e rivestiamoci delle armi della luce.

Ver. 12. La notte è avanzata, e il dì si avvicina. La notte di questo secolo piena di tenebre, di ignoranza e di errore sta già sul finire per noi, e si approssima il giorno, giorno desiderevole e lieto, in cui otterremo la salute, e la gloria, che aspettiamo. Rigettiamo adunque con aborrimento e orrore lungi da noi le opere delle tenebre, cioè i peccati, e rivestiamoci delle lucide armi della Cristiana milizia, con le quali armi possiamo difenderci contro i nostri nemici, i quali se in ogni tempo si aggirano intorno a noi per divorarci, molto più lo faranno, allorchè veggono, che poco tempo lor resta.

13 Sicut in die honeste ambulemus: non in comessationibus, et ebrietatibus, non in cubilibus, et impudicitiis, non in contentione, et aemulatione: 13 Camminiamo con onestà, come essendo giorno: non nelle crapule, e nelle ubbriachezze, non nelle morbidezze, e nelle disonestà, non nella discordia, e nella invidia:

Ver. 13. Camminiamo con onestà, come essendo giorno: ec. L’avvicinamento stesso del nostro giorno ci avverte di far si, che riguardo a Dio, e alla salute sia la nostra maniera di vivere di onestà adorna, e di virtù, talmente che il chiarore del giorno nulla discuopra in noi, onde abbiamo da vergognarci.

14a sed induamini Dominum Iesum Christum, et carnis curam ne feceritis in desideriis. 14a Ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo, e non abbiate cura della carne nelle sue concupiscenze.

Ver. 14. Ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo. Rigettate le opere delle tenebre, rivestitevi di Gesù Cristo, delle sue virtù, del suo Spirito, della sua grazia.
E non abbiate cura della carne nelle sue concupiscenze. Vuol dire l’Apostolo: io non vi proibisco di aver cura assolutamente della carne anche in quanto una tal cura moderata è necessaria al sostentamento della vita; vi dico bensì di guardarvi dall’averne cura per secondare gli sregolati suoi appetiti: imperocchè in questo senso è verissimo, che nulla dobbiamo alla carne, nè dee camminare secondo la carne chi è stato chiamato a camminare, e vivere secondo lo spirito.



Graduale

Sl 24:3-4

3b Neque irrideant me inimici mei: etenim universi, qui sustinent te [expectant], non confundentur[, Domine]. 3b Né mi derìdano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi[, Signore].
[V:] 4b Confundantur omnes iniqua agentes supervacue. Vias tuas Domine demonstra [notas fac] mihi: et semitas tuas edoce me. [Alleluia, alleluia.] [V:] 4b Siano confusi tutti coloro, che invano commettono l’iniquità. Mostrami le tue vie, o Signore, e insegnami i tuoi sentieri. [Alleluia, alleluia.]

Ver. 3-4. [cf. Introito]

Sl 84:8

[V:] 8 Ostende nobis Domine misericordiam tuam: et salutare tuum da nobis. [Alleluia.] [V:] 8 Fa vedere a noi, o Signore, la tua misericordia, e da a noi la tua salute. [Alleluia.]

Ver. 8. E da’ a noi la tua salute. Quella salute, che viene da te: ovvero da’ a noi il nostro Salvatore.



Vangelo

Lc 21:25-33

In illo tempore, dixit Iesus discipulis suis: (In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:)

25 Et erunt signa in sole, et luna, et stellis, et in terris pressura Gentium prae confusione sonitus maris, et fluctuum: 25 E saran prodigi nel sole, nella luna, e nelle stelle, e pel mondo le nazioni in costernazione per lo sbigottimento (causato) dal fiotto del mare, e dell’onde:

Ver. 25. E saran prodigi nel sole, nella luna, e nelle stelle, ec. Dalla descrizione dell’eccidio di Gerusalemme passa alla descrizione della fine del mondo. Vedi Matth. XXIV. 29.

26 arescentibus hominibus prae timore, et expectatione, quae supervenient universo orbi: nam virtutes caelorum movebuntur: 26 Consumandosi gli uomini per la paura, e per l’espettazione di quanto sarà per accadere a tutto l’universo: imperocché le virtù de’ cieli saranno scommosse.
27 et tunc videbunt filium hominis venientem in nube cum potestate magna, et maiestate. 27 E allora vedranno il Figliuolo dell’uomo venire sopra una nuvola con potestà grande, e maestà.
28 His autem fieri incipientibus, respicite, et levate capita vestra: quoniam appropinquat redemptio vestra. 28 Quando poi queste cose principieranno ad effettuarsi, mirate in su, e alzate le vostre teste; perché la redenzione vostra è vicina.

Ver. 28. Mirate in su, ec. La seconda venuta di Cristo terribile pe’ nemici, sarà di consolazione somma per tutti gli eletti.

29 Et dixit illis similitudinem: Videte ficulneam, et omnes arbores: 29 E disse loro una similitudine: Osservate il fico, e tutte le piante:
30 cum producunt iam ex se fructum, scitis quoniam prope est aestas. 30 Quando queste hanno già buttato, sapete, che la state è vicina;
31 Ita et vos cum videritis haec fieri, scitote quoniam prope est regnum Dei. 31 Così pure voi quando vedrete tali cose succedere, sappiate, che il regno di Dio è vicino.

Ver. 31. Il regno di Dio è vicino. Il regno di Dio in questo luogo significa quello stesso, che sopra chiama la redenzione degli eletti, vale a dire la perfezione, e la glorificazione di tutto il mistico corpo di Cristo.

32 Amen dico vobis, quia non praeteribit generatio haec, donec omnia fiant. 32 In verità vi dico, che non passerà questa generazione, fino a tanto che tutto si adempia.

Ver. 32. Non passerà questa generazione, fino a tanto ec. La parola generazione si prende in questo luogo per una delle età del mondo, per quella età, che è dalla prima venuta di Cristo fino alla seconda: questa età fu chiamata da Giovanni l’ultima ora, e da Paolo la fine de’ secoli. Prima che finisca questa età, che era fin d’allora cominciata, e nella quale mediante la predicazion del Vangelo dovea seguire nel mondo un mirabile cangiamento di cose; prima che questa età finisca, dice Cristo, che tutte ad una ad una si adempiranno le cose da lui predette si riguardo al gastigo degli Ebrei, e sì ancora riguardo agli avvenimenti, che precederanno il suo ritorno dal cielo a giudicare i vivi, e i morti.

33 Caelum, et terra transibunt: verba autem mea non transibunt. 33 Il cielo, e la terra passeranno: ma le mie parole non passeranno.



Offertorio

Sl 24:1-3

1 Ad te levavi animam meam: 2 Deus meus in te confido, non erubescam: 3 Neque irrideant me inimici mei: etenim universi, qui te [expectant], non confundentur. 1 A Te innalzai l’anima mia: 2 Dio mio, in te confido, non abbia io da arrossire. 3 Né mi derìdano i miei nemici; imperocché tutti coloro, che ti aspettano non rimarranno confusi.

Ver. 1-3. [cf. Introito]



Comunione

Sl 84:13

13 Etenim Dominus dabit benignitatem: et terra nostra dabit fructum suum. 13 Perocché darà il Signore la sua benignità, e la nostra terra produrrà il suo frutto.

Ver. 13. Darà il Signore la sua benignità. Il Signore darà a noi la sua grazia, i suoi doni; e la nostra terra si sterile e arida pell’avanti darà frutti copiosi di buone opere, produrrà il frutto, per cui è stata rinnovata e ristorata da Cristo; perocchè gli abitatori della terra a questo fine furon creati e a questo fine rigenerati, vale a dire perché conoscano Dio, e conosciutolo, lo amino, e amandolo, lo servano, e dopo averlo servito, di lui si godano in cielo. In queste parole è dimostrata la necessità della grazia a Cristo per le buone opere, grazia, che precede ogni merito.