Quarta Domenica di Avvento (Ambrosiano A)

Lettura

Is 40:1-11

1 Consolatevi, consolatevi, popol mio, dice il Dio vostro.

Ver. 1. Consolatevi, consolatevi, popol mio, ec. Il Profeta avea predetto chiaramente la futura cattività del popolo Ebreo a Babilonia, la qual predizione era argomento di gran dolore: ma adesso il Signore per bocca dello stesso Profeta dice, che si consoli lo stesso popolo, perchè dalla sua cattività egli lo trarrà fuori e lo ritornerà nell’antica sua sede: ma questa liberazione è poca cosa in comparazione di un’altra molto maggiore, inestimabil felicità, la considerazione della quale occupa tutto lo spirito di Isaia, e questa si è la venuta del Cristo a liberare il popolo de’ credenti dalla durissima tirannia del demonio, e meritare ad essi la libertà e l’adozione di figliuoli di Dio. A questa tendono, e in questa si concentrano tutti i pensieri e le espressioni del nostro Profeta. I LXX lessero: consolate il mio popolo, e così lessero i Padri Greci; ma il senso è lo stesso.

2 Parlate al cuor di Gerusalemme, e racconsolatela; perocché è finita l’afflizione di lei, e la sua iniquità, e perdonata: ella ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati.

Ver. 2. Parlate al cuor di Gerusalemme, e racconsolatela; ec. Voi Apostoli del Signore, voi sacerdoti, parlate con dolcezza e amore all’afflitta Gerusalemme, e siate voi suoi consolatori.
Perocchè è finita l’afflizione di lei, ec. I suoi mali son terminati, perchè le sono state rimesse le sue iniquità. Parla delle varie e molte tribolazioni, colle quali Dio afflisse la Chiesa Giudaica in pena de’ peccati del popolo, il quale ora da’ Filistei, ora dagli Assiri e da’ Caldei, e finalmente da’ Greci e da’ Romani fu trattato crudelmente. Dio promette, che la nuova Gerusalemme liberata dalla sua iniquità per Cristo sarà libera, primo, dalla schiavitù del demonio e del peccato, e da’ mali, che la stessa schiavitù accompagnano; in secondo luogo i figliuoli della stessa Gerusalemme saranno liberi anche dalla schiavitù temporale in quanto ella è pena del peccato; talmente che, se i Giudei convertiti a Cristo continuarono ad essere soggetti a’ Romani, e i servi Cristiani a’ padroni, che gli aveano comperati, questa servitù divenne per essi esercizio di pazienza, e argomento di merito, e principio di vera libertà e di gloria eterna nel cielo.
Ella ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio ec. Il doppio, o sia doppia pena, vuol dire grande e grave pena. Parla Dio delle afflizioni di Gerusalemme come parlerebbe un buon padre del gastigo dato a un figliuolo, che ha peccato: perocchè questo padre intenerito dalle lacrime, e anche più da’ segni delle battiture, ch’ei vede nel figliuolo, rimprovera a se stesso di averlo punito troppo severamente, quantunque rispetto al peccato di lui sia stata mite la pena. Nella stessa guisa dice Dio, che Gerusalemme ha sofferto troppo grandi pene e gastighi per tutti i peccati commessi da lei, e per questo egli già ha detto, che i suoi mali e le sue afflizioni saranno finite. Gerusalemme ha peccato, e io l’ho punita; ma all’amore, che io ho per essa, sembrano già troppo gravi e troppo lunghi i mali, che ella soffre, benchè inferiori a quelli, che ella ha meritati: per questo io la libererò e la consolerò.

3 Voce di uno, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddirizzate nella solitudine i sentieri del nostro Dio.

Ver. 3. Voce di uno, che grida nel deserto: ec. Io odo la voce di chi alle nazioni intima ad alta voce: Preparate la strada al popolo del Signore, che torna da Babilonia a Gerusalemme secondo l’ordine dato da Ciro. Tale è quel senso letterale, che serve di velo ad un altro senso inteso e voluto primariamente dallo Spirito del Signore: perocchè noi sappiamo, che qui si parla del precursore di Cristo, il quale nel deserto preparò le vie al Salvatore invitando tutti i Giudei a penitenza. Il Profeta adunque espone qui il motivo, che egli ha di esortare Gerusalemme e il popolo Ebreo a consolarsi. Consolatevi, consolatevi, popol mio; perocchè io già odo la voce del precursore del Messia, il quale v’invita a prepararvi e disporvi a vedere la fine delle vostre miserie nella remissione di tutti i vostri peccati. Questo gran bene sarà conceduto a voi da Cristo, la cui venuta è annunziata da Giovanni. Tutti quattro gli Evangelisti e tutta la Chiesa hanno già da gran tempo fissata la intelligenza di questo luogo; e lo stesso Giovanni a sè lo applicò quando avrebbe forse potuto farsi credere non precursore del Verbo e del Messia, ma l’istesso Verbo e il Messia. Matth. III. 3. Luc. III. 4.
Preparate la via del Signore, ec. Viene il Cristo, il vostro Salvatore e il vostro Re; preparate a questo Signore la strada, togliendone gl’impedimenti e tutto quello che può offendere gli occhi di lui; togliete di mezzo gli errori, i vizi, i peccati, e preparatevi diligentemente a ricevere ne’ vostri cuori la fede e la grazia, ch’ei viene a recarvi: tutto questo è compreso in quelle poche parole del Precursore: fate penitenza, perocchè il regno de’ cieli è vicino, Matth. III.
Raddirizzate nella solitudine i sentieri del nostro Dio. Giovanni predicava alle turbe, che andavano nel deserto a trovarlo: egli adunque dice loro: in questa solitudine, nella quale voi potete meglio attendere alla parola di Dio e alla vostra salute, in questa solitudine cominciate a prendere nuovi sentimenti e nuovo spirito per preparare la via al Cristo, che è nostro Dio.

4 Ogni valle sarà colmata, e ogni monte, e ogni colle sarà abbassato, e l’estrade storte diventeranno diritte, e piane le malagevoli;

Ver. 4. Ogni valle sarà colmata, ec. Togliete dagli animi vostri tutto quello, che è storto, ineguale, troppo alto o troppo dimesso, finalmente tutto quello, che non è secondo i principi della retta ragione illuminata dalla fede.

5 Perocché manifesterassi la gloria del Signore, e vedran tutti gli uomini insieme quello, che la bocca del Signore ha annunziato.

Ver. 5. Manifesterassi la gloria del Signore, ec. Il Verbo fatto carne, che riconcilierà gli uomini col celeste suo Padre, istruirà gli stessi uomini, opererà a benefizio di essi molti miracoli. Egli è qui detto gloria del Signore con molto miglior ragione di quel che fu detta gloria del Signore quella nube, nel mezzo di cui lampeggiava la viva fiamma, e si udiva la voce di Dio, Exod. XIX. 9. 16. Questo Verbo adunque, gloria del Padre Dio, e Dio egli stesso, apparirà e si vedrà sopra la terra, e annunzierà il Vangelo, e la via del cielo dimostrerà a tutti gli uomini, i quali vedranno tutti quanti l’adempimento pieno e perfetto di tutte le cose predette da Dio stesso per mezzo de’ suoi profeti.

6 Voce di uno, che dice: Grida. Ed io dissi: Che è quello, che io ho da gridare? Tutta carne è erba, e tutta la gloria di lei è come il fiore de’ campi. 7 Si secca l’erba, e cade il fiore ogni volta che il fiato del Signore lo investe. Veramente un’erba è il popolo: 8 Si secca l’erba, e cade il fiore: ma la parola del Signor nostro sta in eterno.

Ver. 6-8. Voce di uno, che dice: ec. Il Profeta ode uno, che al cuore gli parla e gli ordina di alzar la voce e di gridare, che tutti gli uomini sono erba, e tutta la gloria di tutti gli uomini è un fiore del campo; e come la tenera erbetta e il fiore del prato al calor del sole appassisce e si secca, così e gli uomini e la lor gloria a un soffio dello spirito di Dio spariscono e tornano nel nulla; ma la parola del Signore è stabile in eterno. Insegna il Profeta agli uomini in qual modo debbano preparare la via al Signore: pensi l’uomo, che egli è carne, che la carne è un’erba fragile, e la gloria della carne è fior del prato: questo pensiero fonda l’anima nella umiltà, ne reprime e ne toglie i vizi, e v’innesta le virtù: perocchè l’umiltà fa strada alla grazia. Dice adunque il Profeta: l’uomo è carne; ma se egli, conosciuta la sua viltà e miseria, da tal cognizione ne trarrà un vero spirito di umiltà, Dio, la cui veracità non può mancare giammai, adempierà sopra di lui le sue promesse, manderà a lui il Salvatore, il quale lo farà ricco e grande e felice col metterlo a parte di tutti i suoi beni. Ma un altro fine ancora si ha nell’invitare gli uomini a ricordarsi come la carne è erba, e questo fine si è di far intendere agli uomini fino a qual segno si umilierà e si annienterà il Verbo del Padre prendendo la carne stessa dell’uom peccatore, benchè scevra di peccato; donde ancora ne viene, che essi comprendano come alla grazia di Cristo e alla gloria eterna pervenir non possono se non per dono di Dio, e per l’unione di fede e di amore col loro Salvatore. Vedi s. Girolamo e Teodoreto.

9 Sopra un alto monte ascendi tu, che evangelizzi Sionne: alza vigorosa la voce tua, o tu, che evangelizzi Gerusalemme: grida forte, non temere. Dì alle città di Giuda: Ecco il Dio vostro; 10 Ecco che il Signore Dio verrà con possanza, e il braccio di lui dominerà: ecco che egli ha seco la sua mercede, ed ha davanti a se l’opra sua.

Ver. 9-10. Sopra un alto monte ec. È un’esortazione agli Apostoli e a tutti i predicatori dell’Evangelio, che da luogo elevato, per essere intesi da molti, con voce alta e sonora, senza timori, senza riguardi terreni, con tutta la loro forza annunzino a Sionne, a Gerusalemme e alle città della Giudea la venuta del Signore loro Dio, del Signore, che viene con gran possanza, onde il braccio di lui acquisterà a lui il dominio di tutte le genti: perocchè in Cristo non solo la divinità, ma anche la carne unita al verbo ha possanza eterna per redimere gli uomini e debellare tutti i loro nemici.
Ecco che egli ha seco la sua mercede. Egli ha seco onde ricompensare e quelli, che annunzieranno la sua parola, e tutti quelli, che l’abbracceranno con fede e amore; perocchè egli non solo comunicherà ad essi i doni spirituali, de’ quali egli è pieno senza misura, ma sarà egli stesso l’amplissima eterna loro mercede.
Ed ha davanti a se l’opra sua. E voi potrete fidarvi dello zelo, col quale egli opererà la vostra salute; perocchè questa grand’opera ingiuntagli dal Padre suo l’avrà continuamente davanti agli occhi, e ad essa sarà sempre inteso per tutto il tempo di sua vita mortale, onde egli vicino a dar la sua vita per la redenzione dell’uomo potrà dire al Padre suo: Ho compiuta l’opra, che tu mi desti da fare, Jo. XVII. 74.

11 Egli come pastore pascerà il suo gregge: egli colla sua fortezza raccoglierà gli agnelli, e li solleverà al suo seno, porterà egli stesso le pecorelle, che sono piene.

Ver. 11. Egli come pastore pascerà ec. Gesù Cristo amò grandemente questa similitudine del pastore, onde più volte la ripete, perchè ella spiega la natura e la condizione del dominio, che egli vuole avere sopra degli uomini: egli sarà loro Re, ma Re pastore, e qual pastore con grande affetto e benignità e sollecitudine governerà e pascerà il suo gregge, e s’inchinerà a tutti i bisogni del medesimo gregge. Il Profeta descrive qui tutto quello, che sa e può fare un amoroso pastore per le sue pecorelle: ma egli non ha potuto andar tanto avanti in questa descrizione, quanto coll’eccessiva sua carità andò questo nostro divino Pasto re, il quale e diede la vita per le sue pecorelle, e le pasce delle stesse sue carni sante, e col divino suo sangue le abbevera, affinchè abbiano vita, e vita più compiuta e perfetta, affinchè sieno una stessa cosa con lui, come egli una stessa cosa è col Padre, Jo. X. 10. XVII. 22.



Salmo

[R:] [Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.]

Sl 71:2,7-8,17

[R:] 2 Da, o Dio, la potestà di giudicare al re, e l’amministrazione di tua giustizia al figliuolo del re: Affinchè egli giudichi con giustizia il tuo popolo, e i tuoi poveri in equità.

Ver. 2. Da’, o Dio, la potestà di giudicare ec. È una preghiera del Profeta, ovver della Chiesa a Dio, affinchè mandi il Messia a governare la terra involta in immensi mali e disordini per la universale corruzione dei costumi, e per la regnante idolatria; e siccome l’amministrazione della giustizia è la principale delle funzioni dei re; così il regno di Cristo con esse descrive. Da’ o Dio il tuo trono sopra la terra a quel tuo Figliuolo, il quale sarà re di tutti gli uomini, ed è Figliuolo di un altro re Secondo la carne, cioè di Davidde. L’espressioni stesse del Profeta son ripetute riguardo a Cristo ne’ profeti, e nello stesso Vangelo: io susciterò a Davidde un germe giusto, e regnerà come re, e sarà sapiente, e renderà ragione, e farà giustizia sopra la terra: Jerem. XXIII. 5. Il padre diede al Figliuolo la potestà di far giudizio, Joan. v. 22. ec.
E i tuoi poveri ec. Questo è un epiteto dei giusti, come si è veduto molte volte. Del rimanente questo secondo versetto espone il primo.

7 Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, e abbondanza di pace, fino a tanto che non sia più la luna.

Ver. 7. Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, ec. Ovvero come ha l’Ebreo: fiorirà ne’giorni ec. E l’abbondanza di pace. Gli Angeli nella nascita di Cristo annunziarono questa pace, la pace non del mondo, ma di Dio quella pace, che ogni sentimento sorpassa. Luc. II. 14. E questa pace suppone la riconciliazione degli uomini con Dio, suppone, che gli uomini saranno in virtù del sacrifizio di Cristo, rivestiti di quella giustizia, per cui possano piacere a Dio, di quella giustizia, che viene dal medesimo Dio, giustizia della fede. Della vera pace, che Cristo dovea portare sopra la terra fu simbolo la pace universale, che godea tutto il Romano Impero nella nascita di Cristo. Ma la spirituale pace di Cristo a differenza della terrena pace sarà pace durevole, e sussisterà nel suo principio fino che sia al mondo la luna, cioè sino alla fine de’ secoli, perché la riconciliazione degli uomini con Dio ha per fondamento i meriti di questo Salvatore divino, che sono infiniti a benefizio e riconciliazione di tutti i peccatori, e di più questa giustizia e questa pace sarà nella Chiesa, finché durerà la Chiesa stessa.

8 Ed ei signoreggerà da un mare sino all’altro mare, e dal fiume sino alle estremità del mondo.

Ver. 8. Da un mare sino all’altro mare, e dal fiume ec. Il regno di Cristo si stenderà per tutto quanta la terra dal mar d’Oriente fino al mare di Occidente, e la gloria e il dominio del Salvatore passera i termini del regno Davidico, che avea per suo confine da oriente il fiume, cioè l’Eufrate.

17 Sia benedetto pei secoli il di lui nome: il nome di lui fu prima che fosse il sole. E in lui riceverai benedizione tutte le tribù della terra: le genti tutte lo glorificheranno.

Ver. 17. Il nome di lui fu prima ec. Egli chiamasi Dio, ed era prima che fosse il sole, il quale per lui fu fatto come tutte le altre cose create.
Tutte le tribù della terra. Vedi Gen. XXII. 18. Il Caldeo: pel merito di lui tutti i popoli saran benedetti.



Epistola

Heb 10:5-9

Fratelli:

5 Per la qual cosa [Cristo,] entrando nel mondo, dice: non hai voluto ostia, né oblazione: ma a me hai formato un corpo: 6 Non sono a te piaciuti gli olocausti per lo peccato.

Ver. 5-6. Per la qual cosa entrando nel mondo, dice: ec. Essendo adunque impossibile, che Dio si riconciliasse con gli uomini mediante i sagrifizi legali, per questo appunto, allorchè la Scrittura ci rappresenta il Figliuolo di Dio fatto uomo, vegnente ad abitare tra gli uomini, ce lo rappresenta dicente a Dio queste parole: non hai voluto ostia ec. Sappiamo adunque con infallibil certezza, che nel salmo XXXIX., da cui sono prese queste parole, Cristo è quegli, che parla piuttosto, che Davidde, a cui certamente convenir non può in alcun modo la promessa, che fa colui, che qui favella, di fare tutto quello che inutilmente cercavasi di ottenere col sangue di tante vittime. Cristo adunque al primo suo entrare nel mondo dice al celeste suo Padre: tu, o Padre, non hai amato nè le ostie, nè le oblazioni, nè gli olocausti. Si rammemorano qui quattro maniere di sacrifizi. Il sagrifizio di cose inanimate, come del pane, e dell’incenso, dicevasi oblazione; quello di cose animate o si offeriva per placare l’ira di Dio, e allora chiamavasi olocausto, o per la espiazione del peccato, e chiamavasi sagrifizio pel peccato; eravi finalmente il sagrifizio di ringraziamento, detto ancora il sagrifizio de’ pacifici. Dice adunque Cristo al Padre, ch’egli ben sa, come non è gradito a lui nissuno di tali sagrifizi, vale a dire, che questi non furono mai accetti a Dio per loro stessi, ma solo per due ragioni; la prima, e più importante si è, perchè questi erano figura di Cristo stesso, e del suo sagrifizio, il quale fu talmente accetto al Signore, che per ragione di questo solo ordinò quelli dell’antica legge, e con gradimento ancora gli ricevette, quando furono animati dalla fede della passione del suo divin Figliuolo in essi significata; in secondo luogo furono ordinati da Dio i sagrifizi medesimi a rattenere il popolo, perchè non si lasciasse trasportare al culto degli idoli. Per la qual cosa notò s. Tommaso, che nella prima parte, dirò così, della legge, e tra i precetti costituenti il decalogo non si fa parola di sagrifizi, e solamente dopo il fatto del vitel d’oro istituiti furono gli speciali riti degli olocausti, e degli altri sacrifizi; onde in Geremia cap. vin. 22. dice il Signore: Non parlai a’ padri vostri, e non feci loro comando di sorta intorno agli olocausti, e alle vittime in quel giorno, in cui li trassi dalla terra d’Egitto. Ma a me hai formato un corpo. Così sta in oggi nella versione dei LXX., benchè a’ tempi di s. Girolamo in vece di corpo si leggesse le orecchie, come ha l’Ebreo, e come legge la nostra volgata versione de’ salmi. L’Ebreo allude al costume di forare le orecchie agli schiavi, i quali arrivato l’anno sabbatico rinunziassero al privilegio della legge, in virtù del quale erano posti in libertà. Ambedue le lezioni vanno al medesimo senso. Secondo i LXX dice Cristo: tu, o Padre, mi hai rivestito di un corpo formato da te medesimo, per cui io atto fossi ad essere immolato in luogo di tutte le vittime precedenti per la tua gloria, e per salute degli uomini. Secondo l’Ebreo: tu mi hai forate le orecchie in argomento della costante, e perfetta mia ubbidienza, ubbidienza che io osserverò fino alla morte, e morte di croce.

7 Allora io dissi: ecco ch’io vengo nella testata del libro è stato scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà.

Ver. 7. Allora io dissi: ecco, ch’io vengo nella testata del libro ec. Per questo dissi io: se adunque tu non ti plachi, o Padre, pe’ sagrifizi, e pel sangue degli animali, ecco, ch’io vengo per fare, o Dio, la tua volontà, vale a dire per offerirti il mio corpo in sagrifizio, come di me sta scritto nella testata del libro , ovvero, come porta l’Ebreo, nel volume del libro, vale a dire, nel Pentateuco, il quale per antichissima consuetudine è detto il libro per eccellenza dagli Ebrei. Or la ubbidienza del Figliuolo di Dio è figurata in molti tipi del Pentateuco, e principalmente nel sagrifizio d’Isacco, e Gesù Cristo ci ha detto egli medesimo, che di lui ha scritto Mosè.

8 Avendo detto di sopra: le ostie, le obblazioni, e gli olocausti pel peccato non gli hai voluti, né sono a te piaciuti, le quali cose secondo la legge si offeriscono: 9a Allora dissi: ecco, che io vengo per fare, o Dio, la tua volontà: toglie il primo, per istabilire il secondo.

Ver. 8-9. Avendo detto di sopra: le ostie ec. Ecco il ragionamento dell’Apostolo: Cristo disse primieramente, che a Dio non piacevano le ostie, le oblazioni, e gli olocausti, che nella legge prescrivonsi; dipoi disse, che veniva egli stesso a compiere la volontà dello stesso Padre; toglie adunque Cristo la prima specie di sagrifizi, e stabilisce quell’unico, che a tutti questi succede. Sono adunque aboliti i primi, sì perchè non piacciono a Dio, e sì ancora perchè non si fa luogo al sagrifizio di Cristo, se quelli non tolgonsi. Ed è ben giusto, che quelli spariscano, quando un sagrifizio sì eccelso, e a Dio cosi accetto, e in tutti i tempi predetto, e in tutti i sagrifizi precedenti figurato, e profetizzato viene a introdursi.



Vangelo

Mt 21:1-9

In quel tempo:

1 E avvicinandosi a Gerusalemme, arrivati che furono a Betfage al monte Oliveto, allora [il Signore] Gesù mandò due discepoli,

Ver. 1. Betfage. Borgo vicino a Gerusalemme alle falde dell’Oliveto, secondo Eusebio, e s. Girolamo.

2 Dicendo loro: Andate nel castello, che vi sta dirimpetto, e subito troverete legata un’asina, e con essa il suo asinino: scioglietela, e conducetemela. 3 E se alcuno vi dirà qualche cosa, dite, che il Signore ne ha bisogno: e subito ve li rimetterà.

Ver. 3. Dite, che il Signore ne ha bisogno. Questo fatto contiene mirabili prove della sapienza, e potenza di Cristo, cui nulla è nascosto, e il quale, come Signore di tutto, volge a suo talento con soavità insieme, e con forza i cuori degli uomini.

4 Or tutto questo segui affinchè si adempisse quanto era stato detto dal Profeta, che disse: 5 Dite alla figliuola di Sion: Ecco, che il tuo re viene a te mansueto, cavalcando un’asina, ed un asinello puledro di un’asina da giogo.

Ver. 5. Alla figliuola di Sion. A Gerusalemme: così la figliuola di Tiro, la figliuola di Babilonia sono Tiro, e Babilonia. Sopra il monte di Sion, il quale cingeva Gerusalemme da settentrione, era la fortezza, che fu presa da Davidde, 2. Reg. v. 7.; e siccome molti edifizi vi aveva fatti Davidde, fu perciò chiamata la città di David.
Il tuo re viene a te mansueto, cavalcando ec. Che in questa profezia si parli del Cristo, si vede chiaramente da tutto il discorso del Profeta; e i dottori Ebrei sì antichi, come moderni la riferiscono al Messia. Or chi non resterà altamente commosso in vedendo, come tanti avvenimenti della vita del Salvatore sono stati tanto tempo prima non adombrati, ma a parte a parte descritti, e minutamente designati dai santi profeti? Quanto dolce consolazione per un cuor fedele è il riflettere, come l’un testamento all’altro conduce, il vecchio al nuovo; e come la parola del Signore è fatta in tante guise non sol credibile, ma evidente!
Un’asina, ed un asinello. Gesù montò sopra l’asinello, come si legge in tre Evangelisti; ma si dice qui, che cavalcò l’asina, e l’asinello per la stessa maniera di dire, per cui in altro luogo si legge, che i ladroni lo bestemmiavano, benchè uno solo lo bestemmiasse. Ed era poi necessario non solamente al perfetto adempimento delle profezie, ma anche per ragion del mistero, che e l’asina, e l’asinello fossero impiegati al servigio di Cristo in tale occasione, e che quanto al portar Gesù Cristo, l’asinello fosse all’asina preferito; imperocchè i Padri hanno ravvisato in questi due animali due popoli, l’Ebreo, e il Gentile. Non sarebbe stata mirabil cosa, che il Messia avesse soggettato al Vangelo il popolo Ebreo avvezzo già al giogo della legge, depositario delle Scritture, e delle profezie, e testimone de’ miracoli del Messia: ma gran miracolo dovea essere nel cospetto degli uomini, e degli angeli, che questo nuovo Re in sì umile forma venendo, al suo impero sottoponesse i Gentili, alieni (come dice l’Apostolo) dalla conversazione d’Israele, nissuna parte aventi al testamento, e alle promesse, e che eran senza Dio in questo mondo. Or questo mistero grande fu adombrato nell’asinello non ancora domato.

6 I discepoli andarono, e fecero, come aveva lor comandato Gesù: 7 E menarono l’asina e l’asinello, e misero sopra di essi le loro vestimento, e lo fecero montar sopra. 8 E moltissimi delle turbe disteser le loro vesti per la strada; altri poi tagliavano rami dagli alberi, e li gettavano per la strada: 9 E le turbe, che precedevano, e quelle, che andavangli dietro, gridavan dicendo: Osanna al Figliuolo di David: benedetto colui, che viene nel nome del Signore: Osanna nel più alto de’ cieli.

Ver. 9. Osanna. Voce di preghiera, che significa Salvaci, ed era ripetuta sovente dal popolo nella festa dei tabernacoli; per la qual festa significavasi Dio abitante tra gli uomini: al che alludendo s. Giovanni cap. 1. 14. dice: Il verbo si fe’ carne, e si fe’ un tabernacolo (così il Greco) tra di noi. Non senza alto consiglio la providenza divina, la quale volle, che in questo giorno fosse riconosciuto, e acclamato Gesù, come quel Salvatore lungamente aspettato, e invocato, dispose, che il popolo con sì fatta acclamazione lo salutasse, e figliuolo di Davidde il chiamasse, e lo accompagnasse co’ rami in mano, i quali facevano parte anch’essi delle cerimonie usate nella festa de’ tabernacoli. Or ognun sa, che era allora imminente la Pasqua, dalla quale erano assai distanti i tabernacoli, che si celebrano in settembre. Notisi ancora, che la voce Osanna, e le parole, che seguono, benedetto colui, che viene nel nome del Signore, sono prese dal Salmo 117. vers. 25. 26., il qual Salmo appartiene al Messia, e de’ misteri di lui è pieno; ed essendo letto di continuo nella Sinagoga, e notissimo al popolo, colle parole perciò dello stesso Salmo vollero le turbe riconoscere Gesù per vero Messia, movendo Dio i cuori di quella gente a rendere a lui questa pubblica solenne testimonianza. Osanna nel più alto de’ cieli. Si alzino le nostre voci di preghiera, e di laude sino al sommo cielo.