Quarta Domenica di Avvento (Anno A)

Prima lettura

Is 7:10-14

In quei giorni:

10 E di nuovo parlò il Signore ad Achaz, dicendo: 11 Domanda a tua posta al Signore Dio tuo un segno dal profondo dell’inferno, o lassù nell’eccelso.

Ver. 11. Domanda a tua posta…. un segno. Chiedi una prova della verità di quello che io da parte del Signore ti annunzio. Vuoi tu che la terra si apra sino all’inferno, ovvero che lassù nell’alto succeda qualche prodigio simile a quello che operò Giosuè arrestando il sole? Dio vuol convincere in tutti i modi questo re incredulo ed empio.

12 E Achaz rispose: Nol chiederò, e non tenterò il Signore.

Ver. 12. Nol chiederò, e non tenterò il Signore. Se questa risposta fosse proceduta da umiltà, il Profeta non sarebbesi adirato contro di Achaz. Parlò egli adunque con ipocrisia, e ricusò di vedere un miracolo, per non essere costretto a lasciare la sua empietà, per cui a Dio rendevasi odioso e agli uomini, come dice a lui il profeta.

13 E disse: Udite adunque, casa di Davidde: E egli adunque poco per voi il far torto agli uomini, che fate torto anche al mio Dio?

Ver. 13. Fate torto anche al mio Dio? Non solo siete cattivi e ingiusti contro degli uomini, ma ancor contro Dio, offendendolo direttamente colla vostra diffidenza ed in credulità.

14 Per questo il Signore darà egli stesso a voi un segno: Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo, e il nome di lui sarà detto Emmanuel.

Ver. 14. Per questo il Signore darà ec. Voi volete quasi combattere con Dio colla vostra empietà, e con tutto questo mentre voi diffidate di sua bontà e di sua possanza, e non credete ch’ei sia per liberarvi da Rasin e da Phacee com’ei vi promette, egli darà a voi un segno il più grande, il più inaudito, che immaginare si possa, anzi un segno, cui nissun uomo saprebbe immaginare giammai. Questo discorso del profeta è molto simile a quello, che leggesi nel cap. XXVIII. 15. 16.: Avete detto: Noi abbiam contrattato colla morte, e abbiam fatta una convenzione coll’inferno: quando venga il flagello, come torrente, non arriverà sopra di noi, perchè ci siamo affidati alla menzogna, e la menzogna ci protegge. Per questo dice il Signore Dio: Ecco, che io pongo ne’ fondamenti di Sion una pietra eletta, angolare, preziosa ec.
Ecco, che una vergine concepirà, e partorirà un figliuolo. I re di Siria e d’Israele hanno risoluto di distruggere il popol di Giuda, e di sperdere la casa di David, e di stabilire nel paese uno straniero. Non sarà così, dice Dio: la casa di Davidde sussisterà sino a tanto che di essa nasca il Messia, secondo quello che Dio stesso pro mise a Davidde; e dalla conservazione di questa famiglia si arguirà la conservazione eziandio del popolo di Giuda. Udite adunque, principi increduli, voi che vi pensate, che Dio non possa o non voglia trarvi fuora del pericolo grande, che a voi sovrasta; udite quello che Dio farà: Ecco che una vergine (e questa della famiglia di Davidde) concepirà e partorirà un figliuolo. In vano i Rabbini moderni cercano di oscurare almeno, se potessero, questa bella profezia, citata già, ed applicata a Cristo da s. Matteo II. 23. La voce Ebrea tradotta nel latino col la parola virgo fu intesa nel senso medesimo dai LXX Interpreti, che pur erano Ebrei, ed ancora dal Caldeo, e non mai in altro senso, fuori che di giovinetta vergine, si trova usata nelle Scritture, come notò s. Girolamo; e qual segno o prodigio sarebbe egli per la casa di David il parto di una giovine, ma non vergine, quale vorrebbon gli Ebrei che fosse quella, di cui si parla? Ma a far conoscere anche meglio la ignorante impudenza di questi nostri nemici non è da tacere, che questa promessa del profeta applicar vogliono al figliuolo di Achaz, ad Ezechia, il quale Ezechia era già nato prima che il padre salisse al trono; ovvero a qualche altro figliuolo di Achaz, di cui non possono a noi dar novella.
E il nome di lui sarà detto Emmanuel. Secondo la pretta significazione della frase Ebrea si può tradurre semplicissimamente: Egli sarà Emmanuel: Egli sarà Dio con noi. Egli sarà e in se stesso e per noi quale il dinota questo nome, che a lui si competerà; questo vuol dire, che il figliuolo della vergine egli è il Verbo, Dio fatto carne, che abiterà tragli uomini, come si dice Joan. I.



Salmo Responsoriale

Sl 23:7,10,1-6

[R:] 7c Alzate, o prìncipi, le vostre porte, e alzatevi voi, porte dell’eternità; ed entrerà [in Signore:] il Re della gloria. 10b Chi è questo Re della gloria? il Signore degli eserciti egli è il Re della gloria.

Ver. 7. Alzate, a principi le vostre parte, e alzatevi voi. ec. Tutti i Padri e tutta la Chiesa vider qui in ogni tempo una magnificentissima profezia e descrizione dell’ascensione di Cristo al cielo. Questa descrizione e in dialogo, in cui parlano parte gli Angeli, che accompagnano Cristo, parte quelli, che sono nel cielo. Avendo detto di sopra il profeta chi sien quelli, che saran fatti degni di salire al monte santo di Dio, per animare e accendere il cuore de’ fedeli pone loro dinanzi agli occhi il termine delle loro speranze, dipingendo loro la gloria del loro capo, dell’autore di lor salute, che prende (anche a nome di essi) possesso della sua eredità, di quella eredità, dico, di cui sono ancor essi chiamati a parte: perocchè se i figliuoli anche eredi, eredi di Dio, coeredi di Gesù Cristo, Rom. 8. Dicono adunque gli Angeli: alzate, o principi, le vostre parte: figurando nel cielo una specie di porte, che si aprano coll’alzarsi. Così veggiamo le cataratta del cielo. Gen. VII. II. Queste porte son dette porte dell’eternità cioè porte eterne, come se dicesse porte chiuse fin dall’eternità, perchè prima di Cristo non furono aperte giammai, i giusti stessi non andando in cielo, ma nel seno di Abramo, perché non era per anco aperta la via al santo de’ santi, Hebr. IX. 8. Il Re della gloria egli e Cristo, che è anche chiamato il Cristo della gloria, perché egli non solamente la Re glorioso, ma da anche agli altri la gloria.

Ver. 10. Il Signore degli eserciti ec. Cristo Signore degli Angeli e dei giusti, i quali lo laudano e l’obbediscono e militano sotto di lui.

1 Salmo di Davidde. Del Signore ell’è la terra, e tutto quello, che la riempie; il mondo, e tutti i suoi abitatori.

Ver. 1. Pel primo giorno della settimana. Ovvero: pel primo giorno dopo il sabato: l’una e l’altra frase significa quel giorno, che noi chiamiamo Domenica. Vuolsi adunque significare con questo titolo, che questo salmo era da cantarsi in quel giorno, perchè in esso si parla di Cristo risorto nel giorno di Domenica, il quale ancora dopo quaranta giorni salì al cielo.
Del Signore ell’è la terra, ec. Vuol significare, che non il solo Israele, ma tutte le genti appartengono al dominio di Dio, onde Eutimio: a Cristo risuscitato appartiene tutta quanto la terra, la quale pell’avanti era sotto il potere de’ Demoni. Si parla adunque della terra in vece de’ popoli, e delle nazioni, che abitano la terra. E gli stessi titoli, pe’ quali di dominio del Signore è la terra, provano, che al dominio stesso sono soggetti tutti gli uomini. La terra fu creata da Dio, ed egli fu, che alza la superficie di lei al di sopra dell’acque, e la fece uscire quasi dal sen dell’abisso, Psal. XXXIX. 2. Nelle quali cose spicca la onnipotenza di Dio, il quale in tal guisa librò questa macchina, che ha potuto sussistere da tanti secoli, senza esser sommersa nell’acque, ne restare ammollita e ridotta in fango dall’umido elemento, che la circonda e la rode per ogni lato. Vedi il Grisostomo.

2 Imperocché egli la fondò superiore ai mari, e al di sopra de’ fiumi la collocò.
3 Chi salirà al monte del Signore, o chi starà nel suo santuario?

Ver. 3. Chi salirà al monte del Signore, ec. Gli Ebrei spiegan queste parole del Monte Moria e del luogo, dove stava l’arca; ma tutta la serie del ragionamento porta, che s’intendano del cielo, dove Dio risiede, e manifesta la sua gloria. Tutti gli uomini appartengono a Dio, e tutti egli ha chiamati alla cognizione della verità e ad esser membri della Chiesa di Cristo. Ma quelli, che a tal sorte son pervenuti, arriveranno forse ancor tutti ad aver luogo nel santo monte di Sion, nella Gerusalemme, che e lassù ne’ cieli? E se non tutti vi giungeranno, chi saran quelli, che avran parte a sorte si bella?

4ab Colui, che ha pure le mani, e il cuore mondo, e non ha ricevuta in vano l’anima sua, e non ha fatto giuramento al suo prossimo per ingannarlo.

Ver. 4. Colui che ha pure le mani. Colui, che fa il bene; Perocchè le mani strumenti delle azioni sono poste per le azioni medesime. Onde innocente di mani e colui, che non fa opere se non buone. E il cuore mondo da ogni pravo affetto.
E non ha ricevuto invano l’anima sua. Ho serbato la stessa frase Ebrea, perchè nell’esporre il significato di essa sono molto discordi e i Padri e gli Interpreti. Piacemi la interpretazione di s. Agostino e di Teodoreto, i quali dicono, che riceve invano l’anima sua, chi di lei si serve per l’acquisto di cose vane, caduche e di nessun valore, avendola ricevuta per impiegarla a conseguire i veri beni, i beni eterni.

5 Questi avrà benedizione dal Signore, e misericordia da Dio suo Salvatore.

Ver. 5. Questi avrà benedizione dal Signore. La benedizione eterna: venite benedetti dal Padre mio a ricevere il regno ec. È misericordia. Chiamasi misericordia la ricompensa, che Dio dà ai giusti, perché (come dice l’Apostolo) Grazia di Dio è la vita eterna. Rom. VI. 23.: Perocchè coronando i loro meriti, i suoi stessi doni corona. Vedi Teodoreto e s. Agostino.

6 Tale è la stirpe di coloro, che lo cercano, di coloro, che cercano la faccia del Dio di Giacobbe.

Ver. 6. Tale è la stirpe ec. Quelli, che otterranno benedizione e misericordia da Dio, saran que’ figliuoli rigenerati in Cristo, i quali cercheranno Dio, cercheranno la faccia del Dio di Giacobbe, onde saranno il vero spirituale Israele. Cercar Dio, cercare la faccia di Dio, frase usata più volte dal nostro profeta, significa cercar di piacer a Dio in tutto le cose, servirlo in ispirito di amore con ardente brama di giungere a vederlo, e possederlo; che tale è il carattere de’ veri fedeli, che han ricevuto lo spirito di adozione in figliuoli. Vedi Rom. VIII. 15. 16. 17.



Seconda lettura

Rom 1:1-7

1 Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato Apostolo, segregato pel Vangelo di Dio,

Ver. 1. Paolo. Intorno a questo nome vedi Atti XIII. 9.
Servo di Gesù Cristo. Con questa espressione vuole l’Apostolo dichiarare, come egli è tutto di Gesù Cristo; per lui evangelizza, per lui si affatica nella salute de’ prossimi; per lui vive, consagrato a lui per una servitù di amore, e di dilezione, della ale si gloriava sì fattamente, che spesso si fa onore di questo titolo di servo di Gesù Cristo.
Chiamato Apostolo. Può anche tradursi per vocazione Apostolo: vale a dire, condotto al ministero Apostolico per una particolare chiamata di Dio (vedi Atti XIII.), non dalla ambizione, o dal desiderio di gloria umana. E alludesi ai famosi principi delle tribù, i quali con simil nome di chiamati si rammemorano, Num. I. 16., secondo il testo originale. Or questi eran figure degli Apostoli di Gesù Cristo.
Segregato pel Vangelo.Queste parole hanno manifesta relazione a quelle degli Atti, cap. XIII. 2., dove lo Spirito santo ordinò, che si segregassero Saulo, e Barnaba, per mandargli a predicare alle genti il Vangelo.

2 Il qual (Vangelo) aveva egli anticipatamente promesso per mezzo de’ suoi profeti nelle sante scritture,

Ver. 2. Il qual (Vangelo) aveva egli ec. Quasi volesse dire: questo Vangelo, alla predicazione di cui son io stato chiamato, non è una novità, come forse taluno si pensa. Egli era stato promesso, e profetizzato da Dio in tutte le Scritture, e da tutti i profeti de’ secoli precedenti, anzi tutte le Scritture, e i profeti, e la legge non ad altro furono destinati, che a condurre gli uomini a Cristo, e al Vangelo: imperocchè, come dice lo stesso Apostolo, fine della legge è Cristo.

3 Risguardante il Figliuol suo (fatto a lui del seme di Davidde secondo la carne,

Ver. 3. Risguardante il Figliuol suo. Quello che segue dopo queste parole fino alle ultime del versetto 4., le ho chiuse in parentesi per chiarezza maggiore. In queste egli dice, che il Vangelo ha per materia, e argomento il Figliuolo di Dio; il quale (dice s. Ilario de Trin.) è vero, e proprio Figliuolo di origine, non di adozione, in realtà, e non di nome, per nascita, non per creazione.
Fatto a lui del seme di Davidde secondo la carne. Il qual Figliuolo fu nella generazione temporale fatto a lui (cioè a Dio), o sia per gloria di lui, del seme di David secondo la carne, cioè a dire secondo l’umana natura. Ha voluto l’Apostolo piuttosto dire fatto, che nato, perchè propriamente nato si dice quello, che secondo l’ordine naturale vien prodotto, come il frutto dall’albero; fatto dicesi quello, che dalla volontà di un libero agente producesi non secondo l’ordine naturale. Cristo procede dalla Vergine parte secondo l’ordine naturale, perchè fu conceputo, e prese carne nel seno di lei, e fu portato nove mesi nel virginale suo chiostro; ma essendo stato conceputo senza opera di uomo, per questo riguardo non dicesi nato, ma fatto. Così Eva nelle Scritture dicesi fatta di Adamo, non da lui nata; Isacco poi nato di Abramo, e non fatto di Abramo. Vuolsi ancora osservare, come l’Apostolo per rilevare la dignità reale di Cristo volle dirlo fatto del seme di David piuttosto, che del seme di Abramo. Finalmente riflettasi, come in queste poche parole: Il Figliuol suo fatto a lui del seme di David secondo la carne, dà a vedere l’Apostolo, come questo Figliuolo è distinto dal Padre, e ha due nature; di vina l’una, umana l’altra, ed è una sola persona, e un sol figliuolo.

4 Predestinato Figliuolo di Dio per (propria) virtù secondo lo spirito di santificazione per la risurrezione da morte) Gesù Cristo Signor nostro:

Ver. 4. Predestinato Figliuolo di Dio per propria virtù. Celebra qui nuovamente la grandezza di Cristo particolarmente secondo la carne; e per intelligenza di queste parole è da osservarsi, che essendo in Cristo due nature, la divina, e l’umana, di lui perciò possono dirsi alcune cose secondo la divina, altre secondo l’umana natura: Io, e il Padre siamo una sol cosa, conviene al Verbo incarnato secondo la natura divina; Cristo è morto, conviene allo stesso Verbo secondo l’esser di uomo. Nella stessa guisa si dice adesso, che lo stesso Cristo in quanto uomo fu predestinato dal Padre ad essere Figliuolo di Dio; cioè a dire, che la natura umana fu predestinata ad essere unita alla natura divina del Figliuol di Dio in una stessa persona, come si direbbe, che un uomo fu predestinato ad essere unito a Dio per la grazia, e per l’unione di adozione, la qual unione è effetto del Battesimo. Vedi Aug. Tr. 105. in Joan. in fin. E affinchè nissuno credesse, che Figliuolo di Dio fosse Cristo solamente per adozione, aggiugne quelle parole per virtù, ovvero per propria virtù, volendo dire, che egli fu predestinato ad essere tal Figliuolo, che avesse egual virtù, e potenza, anzi la stessa virtù, e potenza del Padre. A questo sentimento di Paolo hanno relazione quelle parole dell’Apocalisse: E degno l’agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza, e la divinità, e la gloria, ec. Apocal. v. 12.
E in questo discorso dell’Apostolo si osservi, come egli spiegando il mistero della Incarnaziona scende dal Figliuolo di Dio alla carne, e da questa per mezzo della predestinazione sale nuovamente al Figliuolo di Dio, affinchè si venisse a intendere, come nè la gloria della divinità tolse di mezzo l’infermità della carne, nè questa diminuì in Cristo la maestà dell’esser divino. In vece di predestinato credono alcuni, che il Greco possa tradursi, dichiarato, dimostrato: ma in primo luogo i Padri Latini leggono tutti come la nostra Volgata, e anche alcuni de’ Padri Greci; in secondo luogo non abbiamo esempi per provare, che in questo secondo significato sia usata la voce Greca nelle Scritture. Contuttociò il Grisostomo, e altri interpreti Greci la hanno presa in questo secondo senso, ed ella vorrà dire, che Cristo è stato dichiarato, dimostrato Figliuolo di Dio per la virtù, o sia potestà de’ miracoli fatti in prova di sua divinità.
Secondo lo spirito di santificazione, per la risurrezione da morte. Che Gesù Cristo sia Figliuolo naturale di Dio apparisce, primo dallo Spirito santificante diffuso da lui ne’cuori de’ fedeli; secondo dalla risurrezione da morte, la qual risurrezione è portata frequentemente nelle Scritture, come evidentissima prova della divinità di Gesù Cristo; e può anche ciò intendersi della risurrezione degli uomini, i quali udiranno la voce del Figliuolo di Dio nell’ultimo giorno, e al comando di lui usciranno da’ sepolcri; e finalmente può parimente spiegarsi della risurrezione spirituale dalla morte del peccato, come insegna s. Tommaso.

5 Per cui ricevuto abbiamo la grazia e l’Apostolato presso tutte le genti affinchè alla fede nel nome di lui ubbidiscano,

Ver. 5. Per cui ricevuto abbiamo la grazia, e l’Apostolato ec. Col nome di grazia intendesi il benefizio divino della rigenerazione, benefizio comune a tutti i fedeli; l’Apostolato poi è un dono speciale conferito da Cristo ad alcuni ministri eletti, ordinato però al ben comune, e generale, cioè a farsi, che tutte le genti (non i soli Ebrei, o alcune determinate nazioni) obbediscano alla fede, vale a dire alla dottrina della fede, Nel nome di lui. Ubbidiscano alla fede per autorità dello stesso Cristo. Imperocchè nella stessa guisa che Cristo venne nel nome del Padre, cioè per autorità del Padre, così gli Apostoli sono mandati da Cristo, rivestiti della autorità compartita ad essi dal Salvatore, come a suoi ambasciadori, e ministri.

6 Tra le quali siete anche voi chiamati di Gesù Cristo:

Ver. 6. Tra le quali siete anche voi chiamati di Gesù Cristo. Tra queste nazioni avete luogo anche voi, o Romani, i quali se vi gloriate del fastoso titolo di signori del mondo, molto più dovete gloriarvi del nome di servi, discepoli, e figliuoli di Gesù Cristo, a tanto onore chiamati nello stesso modo, che gli altri popoli, per gratuita misericordia divina. La Volgata non ha potuto con la voce chiamati esprimere la forza della voce Greca, che a quella corrisponde, e nello stesso caso siamo noi, ma con essa dinota l’Apostolo il dono della elezione di Dio, e l’invito divino, per cui egli i chiamati riceve, e tiene per suoi, un nuovo dominio acquistando sopra di essi per tal chiamata. Veggasi Isaia, XLVIII. 12., e Marc. XIII. 27., dove la stessa voce si adopera, e ha la stessa enfasi, come anche nel versetto seguente, e in altri luoghi di queste Epistole.

7 A tutti que’ che sono in Roma, diletti di Dio, chiamati santi: grazia a voi, e pace da Dio padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

Ver. 7. Diletti di Dio. Ecco la prima origine della grazia, la dilezione di Dio; imperocchè l’amore di Dio verso la creatura da alcun bene che sia in essa non nasce (come nell’amore degli uomini addiviene), ma questa stessa dilezione di tutto il bene della creatura è sorgente; dappoichè in Dio voler bene è lo stesso, che far del bene, la volontà di Dio essendo delle cose tutte cagione.
Chiamati Santi. Fatti per mezzo della interior vocazione santi, santificati per mezzo della grazia, e dei sagramenti di grazia.
Grazia a voi, e pace. La grazia è il primo, e massimo di tutti i doni di Dio, e col nome di pace si intende nelle Scritture il complesso di tutti i beni, e particolarmente de’ beni spirituali.
Da Dio Padre nostro. Da lui, che è nostro Dio, ed è divenuto nostro Padre, mentre ci ha adottati in figliuoli per Gesù Cristo.
E dal Signore Gesù Cristo. Così sempre più dimostra, che, e il Padre, e il Figliuolo, hanno eguale la potenza, e la divinità.



Vangelo

Mt 1:18-24

18 La nascita di Gesù Cristo fu in questo modo. Essendo stata la madre di lui Maria sposata a Giuseppe, si scoperse gravida di Spirito santo, prima che stessero insieme.

Ver. 18. Si scoperse gravida di Spirito santo. Si manifestò agli occhi altrui la sua gravidanza, avendo ella concepito di Spirito santo senza opera d’uomo. La concezione del Verbo, benchè comune alle tre divine persone, è attribuita particolarmente allo Spirito santo; perchè siccome al Padre la potenza, la sapienza al Figliuolo, così allo Spirito santo si attribuiscono le opere di carità e di santità; tralle quali la massima fu l’incarnazione del Verbo di Dio.
Prima che stessero insieme. Sopra questa maniera di parlare veggasi s. Girolamo adv. Helv., dove evidentemente dimostra, che il dire, che una cosa non fu fatta per l’avanti, non porta, che sia stata fatta in appresso. Se io dico ( dice questo s. Dottore), che questo, o quell’eretico non farà penitenza prima di morire, non voglio io perciò indicare, ch’ei sia per far penitenza dopo la morte.

19 Or Giuseppe marito di lei, essendo uomo giusto, e non volendo esporla all’infamia, prese consiglio di segretamente rimandarla. 20 Ma, mentre egli stava in questo pensiero, un Angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuolo di Davidde, non temere di prendere Maria tua consorte: imperocché ciò, che in essa è stato conceputo, è dallo Spirito santo.

Ver. 20. Ma mentre egli stava in questo pensiero, ec. Viene a dire, nel mentre ch’egli andava dentro di sè pensando, in qual modo potesse senza infamia della sua sposa trovar modo di allontanarsene.

21 Ella partorirà un figliuolo, cui tu porrai nome Gesù; imperocché ei sarà, che libererà il suo popolo da’ suoi peccati.

Ver. 21. Ella partorirà un figliuolo. Certamente accenna qui l’Angelo a Giuseppe la celebre profezia riferita nel vers. 23, e affermando egli con sicurezza, che il parto di Maria sarà un figliuol maschio, e che a questo figliuolo è stato già posto il nome nel cielo, viene a render sicuro Giuseppe, che la sua sposa è appunto quella vergine fortunata predetta da Isaia.

22 Tutto questo segui, affinchè si adempisse, quanto era stato detto dal Signore per mezzo del Profeta, che dice: 23 Ecco che la Vergine sarà gravida: e partorirà un figliuolo, e lo chiameranno per nome Emanuele: che interpretato significa Dio con noi.

Ver. 23. Che interpretato significa Dio con noi. Significa Dio (o sia il Verbo di Dio) incarnato, e abitante, e conversante tra gli uomini.

24 Risvegliatosi adunque Giuseppe dal sonno, fece come ordinato gli avea l’Angelo del Signore, e prese con seco la sua consorte.