Quarta Domenica di Avvento (Tridentina)

Introito

Is 45:8

8ab Rorate caeli desuper, et nubes pluant iustum: aperiatur terra, et germinet salvatorem: et iustitia oriatur simul: ego Dominus creavi eum. 8ab Mandate o cieli di sopra la vostra rugiada, e le nubi piovano il giusto: si apra la terra, e germini il Salvatore, e nasca insieme la giustizia. Io il Signore lo ho creato.

Ver. 8. Mandate, o cieli, di sopra la vostra rugiada, ec. Il Profeta profetando intorno a Ciro, che dovea esser figura di Cristo in qualità di liberatore degli Ebrei dalla cattività di Babilonia, il Profeta, dico, in tal congiuntura trasportato da estro divino, vola repentinamente con tutti i desideri del suo cuore a quell’altro migliore e più desiderato liberatore, che è il fine e il termine di tutte le sue profezie, chiedendo a’ cieli, che mandino di lassù la loro rugiada, ec. Nelle quali parole, come osservò s. Agostino, l’incarnazione del verbo è sì chiaramente indicata, che non v’ha bisogno d’interpretazione. Cristo, secondo la umana natura fu germe del cielo, perchè conceputo di Spirito santo, di rugiada celeste: fu germe della terra, perchè fatto di donna, come dice l’Apostolo, formato nel seno della Vergine, e nato di lei. Il senso adunque di queste parole egli è: scenda lo Spirito santo sopra la Vergine, e feconda la renda, affinchè ella partorisca il Giusto ed il Salvatore. Così le ricchezze del cielo diverranno ricchezze della terra, e la terra e il cielo verranno a formare un solo campo ed un solo germe, la verità è nata dalla terra, e la giustizia mirò dal Cielo, Ps. LXXXIV. 2. E a questo luogo e all’altro del Salmo LXXI. 6 nascerà ne’ giorni di lui la giustizia, allude Isaia, anzi le ripete dicendo: E’ nasca insieme la giustizia. La terra da Adamo in poi non avea prodotto quasi se non triboli e spine: venga il Cristo, e germini la giustizia nella terra, e ne nascano i giusti, gli Apostoli, i martiri, i confessori, le vergini ec.
Io il Signore l’ho creato. A’ sospiri ancor più, che alle parole del Profeta risponde Dio, che quel Salvatore, cui egli si ardentemente domanda, egli lo darà e lo creerà a suo tempo. Il passato è qui posto in vece del futuro, e serve a dimostrare la certezza infallibile delle divine promesse, le quali subito, che Dio le ha fatte, si considerano quasi come già adempiute perchè lo saranno nel tempo determinato.

Sl 18:2

2 Caeli enarrant gloriam Dei, et opera manuum eius annunciat firmamentum. 2 I Cielli narrano la gloria di Dio, e le opere delle mani di lui annunzia il firmamento.

Ver. 2. I cieli narrano la gloria di Dio. I cieli dimostrano all’uomo la grandezza, la sapienza, la possanza di Dio. I cieli adunque (come dice il profeta) hanno il loro linguaggio, linguaggio intelligibile a qualunque creatura, che abbia senso e ragione. Il bell’ordine, che regna nei movimenti de’ corpi celesti, la loro immensa grandezza, la lor lucentezza; tutto questo ci pone sotto degli occhi la maestà del Signore. E le opere delle mani di lui annunzia il firmamento. La parola firmamento secondo alcuni può significare in questo luogo gli stessi cieli; ma più verisimil mi sembra, che di sopra per nome di cieli abbia inteso i corpi celesti, e per nome di firmamento, il vastissimo e mirabilissimo padiglione, dentro di cui si fanno i movimenti de’ medesimi corpi. Nel senso allegorico i cieli sono gli Apostoli, il sole egli è Cristo, il tabernacolo di Dio è la Chiesa, la legge è il Vangelo. Vedi Rom. X. 18.

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Is 45:8

8ab Rorate caeli desuper, et nubes pluant iustum: aperiatur terra, et germinet salvatorem. 8ab Mandate o cieli di sopra la vostra rugiada, e le nubi piovano il giusto: si apra la terra, e germini il Salvatore,



Prima lettura

1 Cor 4:1-5

Fratres: (Fratelli:)

1 Sic nos existimet homo ut ministros Christi: et dispensatores mysteriorum Dei. 1 Così noi consideri ognuno come ministri di Cristo, e dispensatori de’ misteri di Dio.

Ver. 1. Noi consideri ognuno, come ministri di Cristo, ec. Avendo di sopra rimproverato a’ Corinti, che oltre modo si gloriassero de’ loro maestri, viene adesso a dire quel che sia in sostanza il ministero apostolico, affinchè e niuno di coloro, che a tal uffizio sono chiamati, si arroghi più di quello, che se gli conviene, e ne abbiano gli altri una giusta stima. Dice pertanto: quello, che di noi dee credere ogni uomo, si è, che noi siamo servi, ed economi del padre di famiglia, che è Cristo, e eletti da lui per dispensare i suoi doni ai membri della stessa famiglia. Questi doni sono i misteri, e la dottrina del Vangelo, ed i sagramenti della Chiesa. Non è certamente di poco pregio una tale autorità, mentre ella ci costituisce in certa guisa mediatori tra Cristo, e i fedeli: con tutto ciò ognun sa, che e gli economi, e i dispensieri non han padronanza, o dominio delle cose, che amministrano; imperocchè queste son del padrone, e al padrone debbon essi render conto della loro amministrazione.

2 Hic iam quaeritur inter dispensatores ut fidelis quis inveniatur. 2 Del resto poi ne’ dispensatori ricercasi, che sian trovati fedeli.

Ver. 2. Ne’ dispensatori ricercasi, che sian trovati fedeli. Tutte le doti, che in un ministro di Cristo si ricercano, restringer si possono alla fedeltà, per cui non ad altro egli sia inteso nell’esercizio del suo ministero, che a procurare la gloria di Dio, e lo spirituale vantaggio delle membra di Cristo. In questo sta la sua gloria, e per questo vien celebrato alla mente Mosè. Hebr. III. 5.

3 Mihi autem pro minimo est ut a vobis iudicer, aut ab humano die: sed neque meipsum iudico. 3 A me poi pochissimo importa di essere giudicato da voi, o in giudizio umano: anzi nemmeno io fo giudizio di me medesimo.
4 Nihil enim mihi conscius sum: sed non in hoc iustificatus sum: qui autem iudicat me, Dominus est. 4 Imperocché non sono a me consapevole di cosa alcuna: ma non per questo sono giustificato: e chi mi giudica, è il Signore.

Ver. 3-4. A me poi pochissimo importa ec. Di questa fedeltà, cosi essenziale al ministero ecclesiastico non è giudice l’uomo, ma Dio, e perciò io non mi metto in pena di quel che si giudichi intorno a me o presso di voi, o Corinti, od in qualunque altro tribunale, che umano sia; anzi quantunque a nissuna persona possa esser l’uomo più cognito, che a se stesso, non ardirei io però di portar sentenza sopra di me, sopra le opere mie, sopra le mie stesse intenzioni. Imperocchè quantunque di alcuna cosa non mi riprenda la mia coscienza, non per questo io ho una infallibile certezza di esser giusto, molte cose potendo esservi alla mia ignoranza nascose, per le quali non giusto, ma peccatore mi riconosca colui, che dice: Pravo è il cuore degli uomini, pravo, e imperscrutabile: chi potrà giudicarne? Io signore, che le interiora disamino, e sono scrutatore de’ cuori: Hierem. XVII. Al giudizio adunque di lui io rimetto me stesso, e lui aspetto, che intorno alla mia fedeltà pronunzi la sua sentenza.

5 Itaque nolite ante tempus iudicare, quoadusque veniat Dominus: qui et illuminabit abscondita tenebrarum, et manifestabit consilia cordium: et tunc laus erit unicuique a Deo. 5 Per la qual cosa non vogliate giudicare prima del tempo, fin tanto che venga il Signore: il quale rischiarerà i nascondigli delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori: e allora ciascheduno avrà lode da Dio.

Ver. 5. Non vogliate giudicare prima del tempo, ec. Non prevenite adunque il giudizio di Dio, per non giudicar temerariamente: aspettate, che venga il Signore, e colla divina sua luce i cupi nascondigli delle umane coscienze rischiari, e il bene e il male di ogni uomo renda palese, e in faccia al mondo tutto disveli le intenzioni, i fini, i disegni, che ciascuno ebbe nell’operare anche il bene; e allora chi sarà degno di lode, la lode avrà non da giudice umano, ma si da Dio, e perciò sarà lode vera, lode giusta. Lascia l’Apostolo, che intendasi, che all’istesso modo giusto biasimo avrà, chi di biasimo e di condannazione sarà degno.



Graduale

Sl 144:18,21

18 Prope est Dominus omnibus invocantibus eum: omnibus invocantibus [qui invocant] eum in veritate. 18 Il Signore sta dappresso a tutti coloro, che l’invocano: a tutti coloro, che l’invocano con cuor verace.
[V:] 21 Laudationem [Laudem] Domini loquetur os meum: et benedicat omnis caro nomini sancto [nomen sanctum] eius[. Alleluia, alleluia.] in saeculum, et in saeculum saeculi. [V:] 21 La mia bocca parlerà delle laudi del Signore: e ogni carne benedica il santo nome di lui[. Alleluia, alleluia.] pel secol d’adesso, e pe’ secoli de’ secoli.

Ver. 21. E ogni carne benedica il santo nome ec. Tutti gli uomini benedicano il nome santo di Dio per tutti i secoli.

[V:] [Veni, Domine, et noli tardare: relaxa facinora plebis tuae Israel.] [Alleluia.] [V:] [Vieni, Signore, e non tardare: perdona le colpe del popolo tuo Israele.] [Alleluia.]



Vangelo

Lc 3:1-6

1 Anno autem quintodecimo imperii Tiberii Caesaris, procurante Pontio Pilato Iudaeam, tetrarcha autem Galiaeae Herode, Philippo autem fratre eius tetrarcha Ituraeae, et Trachonitidis regionis, et Lysania Abilinae tetrarcha, 1 Ma l’anno quintodecimo dell’impero di Tiberio Cesare, essendo proccuratore della Giudea Ponzio Pilato, e tetrarca della Galilea Erode, e Filippo suo fratello tetrarca dell’Iturea, e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene,

Ver. 1. L’anno quintodecimo ec. S. Luca avea segnata la nascita di Gesù Cristo coll’impero di Erode; ma quando Giovanni cominciò a predicare, morto già Erode, la Giudea era divenuta provincia Romana, e aggiunta alla Siria, e dal preside della Siria dipendeva il procuratore, che governava la stessa Giudea a nome di Cesare. Questo avvenne dopo che Archelao figliuolo di Erode il grande (il quale col titolo di tetrarca avea regnato nella Giudea ) fu dall’imperatore Augusto rilegato a Vienna nelle Gallie. Nota perciò diligentemente l’Evangelista e gli anni del regno di Tiberio, e i diversi principi, che dominavano ne’paesi smembrati della Giudea. Erode, e Filippo erano figliuoli di Erode il grande. Lisania era signore di un piccol tratto di paese, che prendeva il nome da una città, che dicevasi Abila, e, per differenziarla dall’altre, Abila di Lisania; e aveva avuto tal nome da un altro Lisania (forse padre, o avolo di quello nominato qui da s. Luca), di cui fa menzione Giuseppe Hebr. antiq. XIV. 23.

2 sub principibus sacerdotum Anna, et Caipha: factum est verbum Domini super Ioannem, Zachariae filium, in deserto. 2 Sotto i pontefici Anna, e Caifa, il Signore parlò a Giovanni, figliuolo di Zaccarìa nel deserto:

Ver. 2. Sotto i pontefici Anna, ec. Uno solo, ed a vita, era il sommo pontefice presso gli Ebrei; e Caifa era allora in quella dignità: ma Anna suocero di Caifa, benchè già deposto dal pontificato, riteneva di consenso del genero molta autorità, ed era anch’egli considerato, e nominato pontefice. Fino da’ tempi di Erode detto il grande frequentissime furono le mutazioni e deposizioni de’ sommi pontefici, non essendo più in rispetto le leggi, ma dandosi quella dignità a capriccio del principe, e non di rado a chi più offeriva; abuso continuato anche ne’ tempi susseguenti sino alla rovina di Gerusalemme.

3 Et venit in omnem regionem Iordanis, praedicans baptismum poenitentiae in remissionem peccatorum, 3 Ed egli andò per tutto il paese intorno al Giordano, predicando il battesimo di penitenza per la remissione de’ peccati:
4 sicut scriptum est in Libro sermonum Isaiae prophetae: Vox clamantis in deserto: Parate viam Domini: rectas facite semitas eius: 4 Conforme sta scritto nel libro dei sermoni d’Isaia profeta: Voce di uno, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore: raddirizzate i suoi sentieri:
5 omnis vallis implebitur: et omnis mons, et collis humiliabitur: et erunt prava in directa: et aspera in vias planas: 5 Tutte le valli si riempiranno, e tutti i monti, le colline si abbasseranno: e i luoghi tortuosi si raddirizzeranno, e i malagevoli si appianeranno:

Ver. 5. Tutte le valli si riempiranno, ec. Gli Ebrei si servono del futuro in vece dell’imperativo.
Tutte le valli si riempiano, ec. Ed è presa la metafora da quello, che far si suole quando un gran principe va in qualche città, che e si accomodano, e si adornano le strade, e i luoghi bassi si colmano. Ode adunque Isaia la voce del banditore, il quale a tutti gli uomini intima di preparare le strade per la venuta del Signore mandato dal Padre a liberare il suo popolo da durissima servitù; e questo banditore era Giovanni Batista. Il senso della profezia è questo, che si tolgano gli impedimenti che possono ritardare l’ingresso al Salvatore ne’ cuori degli uomini, la superbia, l’ingiustizia, ec.

6 et videbit omnis caro salutare Dei. 6 E vedranno tutti gli uomini la salute di Dio.

Ver. 6. E vedranno tutti gli uomini ec. Non solamente il Giudeo, ma ogni uomo di qualunque nazione vedrà, conoscerà per la fede la salute di Dio, vale a dire il Salvatore mandato da Dio per tutti.



Offertorio

Lc 1:28,42

28b Et ingressus Angelus ad eam dixit: Ave[, Maria,] gratia plena: Dominus tecum: Benedicta tu in mulieribus. 28b Ed entrato l’Angelo da lei, disse: Dio ti salvi, [Maria,] piena di grazia: il Signore è teco: Benedetta tu fra le donne.

Ver. 28. Dio ti salvi. Osservano gl’Interpreti, che la maniera di saluto usata dall’Angelo con Maria è tutta nuova, e non mai usata per l’avanti nelle Scritture; segno della somma riverenza, con la quale lo stesso Angelo si presenta a questa Vergine sì per le altissime virtù, che in lei ammirava, e sì ancora considerandola come futura madre del suo Re, e Signore.
Piena di grazia. Vale a dire (secondo la forza della parola Greca) arricchita della pienezza di tutti i doni di grazia, pe’ quali se’ renduta gratissima, e accettissima a Dio: onde soggiunge: il Signore è teco; le quali parole spiegano le precedenti; conciossiachè per questo ella è piena di grazia, perchè il Signore abita in lei come in suo tempio santo, ed eletto, e de’ beni suoi la ricolma.
Benedetta tu ec. Benedetta con ogni maniera di benedizione da Dio sopra tutte le donne di tutte l’età. In questo discorso dell’Angelo hanno osservato molti Padri un tacito confronto tra Eva, e Maria, tra’ quali s. Agostino serm. 15. de temp. Il Demonio parlando per bocca del serpente con Eva si servi delle orecchie della donna per recare al mondo la morte: Dio per mezzo dell’Angelo parlò a Maria, e portò la vita a tutti i secoli.

41 Et factum est, ut audivit salutationem Mariae Elisabeth, exultavit infans in utero eius: et repleta est Spiritu sancto Elisabeth: 41 E avvenne, che appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino saltellò nel suo seno: ed Elisabetta fu ripiena di Spirito santo:
42c et exclamavit voce magna, et dixit: Benedicta tu inter mulieres, et benedictus fructus ventris tui. 42c Ed esclamò ad alta voce, e disse: Benedetta tu tra le donne, e benedetto il frutto del tuo ventre.

Ver. 41-42. Appena Elisabetta udì ec. Dimostrasi l’efficacia del saluto della Vergine. A questo saluto fu santificato il bambino nel seno di Elisabetta; riconobbe il suo Salvatore, ed esultò per movimento dello Spirito santo. Esultò per eccesso di giubbilo (dice s. Agost. ep. 57.); la qual cosa certamente nissuno crederà, che potesse succedere, se non per operazione dello Spirito santo; e finalmente al saluto di Maria fu ripiena di Spirito santo anche Elisabetta: dal quale Spirito furono a lei dettate le parole profetiche, che ella pronunziò intorno a Maria, e a Cristo. Imperocchè, quasi udito avesse quel che l’Angelo avea detto alla Vergine, colle stesse parole di lui comincia le sue congratulazioni, evidentemente mostrando, che dal medesimo Dio erano a lei ispirate, a nome del quale erano state dette dall’Angelo.
E benedetto il frutto del tuo ventre. Parole di grandissimo senso. Il figliuol di Maria è benedetto assolutamente senza limitazione, o re strizione di sorta. Egli è quel desso, di cui sta scritto: Benedetto colui, che viene nel nome del Signore, Ps. 117. Egli è colui, nel quale avranno benedizione tutte le genti secondo la promessa di Dio ad Abramo, Gen. XII. Il figliuol di Maria, essendo il solo benedetto senza limitazione, egli è Dio. Il figliuol di Maria, essendo frutto del ventre di lei, egli è della stessa natura, di cui è la Vergine, della stessa natura dell’uomo; egli è Dio vero, e uomo vero.



Comunione

Is 7:14

14 Propter hoc dabit Dominus ipse vobis signum. Ecce virgo concipiet, et pariet filium, et vocabitur nomen eius Emmanuel. 14 Per questo il Signore darà egli stesso a voi un segno: Ecco, che una Vergine concepirà, e partorirà un figliuolo, e il nome di lui sarà detto Emmanuel.

Ver. 14. Per questo il Signore darà ec. Voi volete quasi combattere con Dio colla vostra empietà, e con tutto questo mentre voi diffidate di sua bontà e di sua possanza, e non credete ch’ei sia per liberarvi da Rasin e da Phacee com’ei vi promette, egli darà a voi un segno il più grande, il più inaudito, che immaginare si possa, anzi un segno, cui nissun uomo saprebbe immaginare giammai. Questo discorso del profeta è molto simile a quello, che leggesi nel cap. XXVIII. 15. 16.: Avete detto: Noi abbiam contrattato colla morte, e abbiam fatta una convenzione coll’inferno: quando venga il flagello, come torrente, non arriverà sopra di noi, perchè ci siamo affidati alla menzogna, e la menzogna ci protegge. Per questo dice il Signore Dio: Ecco, che io pongo ne’ fondamenti di Sion una pietra eletta, angolare, preziosa ec.
Ecco, che una vergine concepirà, e partorirà un figliuolo. I re di Siria e d’Israele hanno risoluto di distruggere il popol di Giuda, e di sperdere la casa di David, e di stabilire nel paese uno straniero. Non sarà così, dice Dio: la casa di Davidde sussisterà sino a tanto che di essa nasca il Messia, secondo quello che Dio stesso pro mise a Davidde; e dalla conservazione di questa famiglia si arguirà la conservazione eziandio del popolo di Giuda. Udite adunque, principi increduli, voi che vi pensate, che Dio non possa o non voglia trarvi fuora del pericolo grande, che a voi sovrasta; udite quello che Dio farà: Ecco che una vergine (e questa della famiglia di Davidde) concepirà e partorirà un figliuolo. In vano i Rabbini moderni cercano di oscurare almeno, se potessero, questa bella profezia, citata già, ed applicata a Cristo da s. Matteo II. 23. La voce Ebrea tradotta nel latino col la parola virgo fu intesa nel senso medesimo dai LXX Interpreti, che pur erano Ebrei, ed ancora dal Caldeo, e non mai in altro senso, fuori che di giovinetta vergine, si trova usata nelle Scritture, come notò s. Girolamo; e qual segno o prodigio sarebbe egli per la casa di David il parto di una giovine, ma non vergine, quale vorrebbon gli Ebrei che fosse quella, di cui si parla? Ma a far conoscere anche meglio la ignorante impudenza di questi nostri nemici non è da tacere, che questa promessa del profeta applicar vogliono al figliuolo di Achaz, ad Ezechia, il quale Ezechia era già nato prima che il padre salisse al trono; ovvero a qualche altro figliuolo di Achaz, di cui non possono a noi dar novella.
E il nome di lui sarà detto Emmanuel. Secondo la pretta significazione della frase Ebrea si può tradurre semplicissimamente: Egli sarà Emmanuel: Egli sarà Dio con noi. Egli sarà e in se stesso e per noi quale il dinota questo nome, che a lui si competerà; questo vuol dire, che il figliuolo della vergine egli è il Verbo, Dio fatto carne, che abiterà tragli uomini, come si dice Joan. I.