Quinta Domenica di Avvento (Ambrosiano A)

Lettura

Mi 5:2

Così dice il Signore Dio:

2 Ma tu, Bethleem Ephrata, tu se’piccolina rispetto ai capi popoli di Giuda: da te verrammi colui, che dee essere dominatore in Israele, e la generazione di lui è da principio, dai giorni dell’eternità.

Ver. 2. Ma tu, Bethleem Ephrata, tu se’piccolina ec. Bet leem, ed Ephrata sono la stessa cosa. Gen. XXXV. 16. Michea è il solo Profeta, che ci abbia predetto il luogo, in cui dovea nascere il Cristo, e da lui lo impararono gli Scribi quando Erode ne domandò per darne notizia ai Magi, Matth. II. 6., e il Caldeo, e vari Rabbini anche tra’ moderni sono d’accordo in questo luogo co’ sentimenti degli Ebrei dei tempi di Gesù Cristo.
Tu se’ piccolina rispetto ai capipopoli di Giuda. Tu non se’ da annoverarsi tralle Chilarchie di Giuda, tralle città capitali: piccolina se’ tu riguardo alle città più popolate, piccolina se si considera l’ambito delle mura, le case, il numero de’ cittadini, la riputazione, le ricchezze; ma non piccola sei tu, ove si consideri, che tu desti al regno di Israele un Davidde, e darai di più anche il Cristo.
E la generazione di lui è da principio, dai giorni dell’eternità. Michea previene l’Evangelista s. Giovanni, che scrisse: Nel principio era il Verbo. Il Cristo nascerà in Bethleem, ma guardati perciò dal credere, ch’ei non sia se non un puro uomo, quale apparirà nel suo nascere in Bethleem; perocchè io ti dico, che egli da principio, ab eterno, fino dai giorni dell’eternità egli fu generato consustanziale al Padre, coeterno al Padre. L’eternità, e la divinità di Cristo è qui dimostrata evidentemente: Cristo ha due generazioni; secondo l’una egli nasce nella piccola Bethleem, secondo l’altra egli uscì dal seno del Padre fin da principio, fino dai giorni dell’eternità: egli è adunque figliuolo di Davidde secondo la carne, e perciò nasce in Bethleem, ed è figliuolo di Dio, e Dio come il Padre, perchè generato da lui ab eterno.

Mal 3:1-7

1 Ecco che io mando il mio Angelo, il quale preparerà la strada innanzi a me. E subito verrà al suo tempio il Dominatore cercato da voi, e l’Angelo del Testamento bramato da voi. Eccolo che viene, dice il Signore degli eserciti.

Ver. 1. Ecco, che io mando il mio Angelo, ec. Viene qui il Profeta a parlare del Cristo, perchè vuol cominciare a rispondere a quelle stolte querele degli Ebrei, che dicevano: Quel Dio, che fa giudizio, dov’è? Or egli ad essi dimostra questo Dio, che tra poco verrà, e farà giudizio, perchè egli è quel Messia, di cui si dirà: Ecco, che questi è posto per ruina, e per risurrezione di molti. Luc. 11, 34. Il Verbo adunque del Padre, il quale si farà uomo, egli stesso qui parla, e dice: ecco che io mando il mio Angelo, vale a dire il mio Precursore, il mio Ambasciadore, il mio Nunzio, il quale preparerà la strada alla mia venuta, preparando colla sua predicazione, e col suo battesimo gli uomini a ricevere la mia predicazione, e il mio battesimo.
E subito verrà al suo tempio il Dominatore ec. In cambio di dire: E subito verrò io, che sono il Dominatore ec. Ma tali mutazioni di persona sono usitate nelle Scritture, come si è veduto altre volte. Così questo testo medesimo è riferito nei santi Evangelisti (Matt. XI. 10. Marc. 1 2., Luc. VII. 27.), in tal guisa, che il Padre è quegli, che spediscè il Precursore di Cristo, perchè Giovanni fu mandato e dal Padre, e dal Figlio, e dallo Spirito santo. Venuto adunque il Precursore di Cristo, verrà al suo tempio di Gerusalemme il Cristo, ed ivi sarà presentato bambino, ed ivi dipoi predicherà, farà i suoi miracoli questo Signore di tutte le cose e di tutti gli uomini, e questo Angelo del testamento, cioè questo Mediatore della nuova alleanza, cui voi aspettate, e desiderate. Gli Ebrei, i quali sono d’accordo con noi nell’applicare al Cristo questa profezia (nè ad altri applicarla potrebbono) hanno qui dimostrata la divinità del Cristo dicendosi: Verrà al suo tempio il Dominatore ec.; ed è tanto certo, che il Cristo è Dio, quanto è certo, che a Dio era dedicato il loro tempio, che è qui detto tempio del Cristo, e del Dominatore; in secondo luogo hanno ancora, se voglion vederla, una nuova dimostrazione della venuta del Cristo, il quale dovea venire al suo tempio, al tempio ancor sussistente, a quel tempio, che più non è, e poco dopo la venuta del Cristo fini di essere.

2 E chi potrà pensare al giorno di sua venuta? E chi resister potrà a mirarlo? perocché egli sarà come un fuoco, che fonde, e come l’erba dei gualchierai:

Ver. 2. E chi potrà pensare al giorno di sua venuta? … Perocchè egli sarà ec. Chi potrà solamente pensare alla maestà, e allo splendore di lui vegnente? Come mai la debolezza degli uomini potrà reggere a tanta possanza, la lor cecità a tanta luce, la loro immondezza a tanta purità e santità? Perocchè egli sarà come il fuoco di una fornace ardentissima, col quale fondonsi i metalli, e come quell’erba (borith), di cui si servono i gualchierai per togliere ai panni l’untume: tanto sarà infuocata, ardente la sua dottrina, e la sua grazia a rompere, e sciogliere la durezza dei cuori degli uomini, e attissima a render monda, e candida la veste nuziale di quelli che alla cena dell’Agnello sono chiamati.

3 E siederà come a purgare, e mondare argento, e purificherà i figliuoli di Levi, e gli affinerà come l’oro, e come l’argento, ed eglino offeriranno al Signore sagrifizi di giustizia. 4 E piacerà al Signore il sacrifizio di Giuda, e di Gerusalemme come in antico, e come ne’ vecchi tempi.

Ver. 3-4. E siederà come a purgare ec. Abbiamo espressa la parola come, che sottintendesi nella nostra Volgata. Il Mediatore adunque della nuova alleanza sedendo, come fa un raffinatore d’argento al suo grogiuolo, monderà, e purificherà i figliuoli di Levi, e li raffinerà come si raffina col fuoco l’oro, e l’argento, affinchè sieno degni di offerire i lor sacrifizi al Signore nella vera, e perfetta giustizia, mondati non al di fuori solamente, come per le abluzioni legali, ma purgati, e rinnovellati i loro cuori per mezzo dello Spirito del Signore. Questi figliuoli di Levi, questi sacerdoti, e ministri del tabernacolo del Signore sono i sacerdoti della nuova legge, e della purificazione di questi parla piuttosto, che della purificazione del popolo, si perchè eminente purezza ricercasi in questi nuovi sacerdoti, che offeriscono non i tori, o i capretti, ma il corpo, e il sangue del Figliuolo di Dio, e del Mediatore dell’alleanza, e sì perchè i sacerdoti son quegli, a’ quali si appartiene di purificare lo stesso popolo. E allora i sacrifizi di Giuda, e di Gerusalemme, i sacrifizi della Chiesa Cristiana, della nuova Gerusalemme, e del nuovo Giuda, saranno accetti a Dio, come a lui furono accetti i sacrifizi degli antichi patriarchi, Abele, Noè, Melchisedech, e come quelli di Mosè, di Aronne ec. Notisi, che si paragona il sacrifizio Cristiano agli anti chi, non per riguardo al sacrifizio medesimo, ma rispetto ai sacerdoti, che lo offeriranno, i quali pella loro fede, e ardente carità saranno accetti a Dio non meno di que’ santissimi uomini, la fede e l’amore de’ quali fu celebrato da Dio medesimo nelle Scritture. Perocchè della santità, e purità de’ nuovi sacerdoti si parla, e non della dignità del nuovo sacrifizio, e la santità di questi si contrappone alle doglienze fatte di sopra contro i sacerdoti dell’ordine di Aronne.

5a E mi accosterò a voi per far giudizio, e sarò io pronto testimone contro i malefici, e gli adulteri, e gli spergiuri, e contro quelli, che fraudano la mercede degli operai, e opprimon le vedove, e i pupilli, e i forestieri senza aver timore di me, dice il Signore degli eserciti.

Ver. 5. E mi accosterò a voi per far giudizio, ec. Voi dite: quel Dio, che fa giudizio, dov’è? Ed eccomi, vi dico io, e voi vedrete com’io, mirando i peccati degli uomini, non tacerò, ma li accuserò, li condannerò e colle parole e coll’esempio della mia vita, e finalmente li punirò coi gastighi, che hanno meritati. Voi vedrete, come la severità della mia giustizia si farà sentire al popolo prevaricatore, nemico della verità, e immerso in ogni sorta di vizi, co’ quali si preparerà all’ultimo degli eccessi, che sarà di dar la morte allo stesso Mediatore dell’alleanza.

6 Perocché io sono il Signore, e sono immutabile. E voi figliuoli di Giacobbe non siete stati consunti.

Ver. 6. Io sono il Signore, e sono immutabile. E voi ec. Che se io differisco per qualche tempo di punire i malvagi, il fo io forse, perchè io abbia cangiata natura, e più non ami i buoni, com’io gli amava, e non abbia in odio i cattivi, come per lo passato? No certamente; perocchè io sono immutabile, e siccome non mi cambio riguardo all’odio ch’io porto al male, così non mi cambio riguardo alla misericordia, con cui sopporto i peccatori: e ne siete voi stessi un esempio, mentre essendo voi degni di essere sterminati pelle vostre iniquità, con tutto ciò non siete stati consunti, ma conservati, e salvati.

7ab Imperocché fin dal tempo de’ padri vostri voi vi ritiraste dalle mie leggi, e non le osservaste. Tornate a me, ed io tornerò a voi, dice il Signore degli eserciti. Ma voi dite: Come faremo a tornare?

Ver. 7-10. Voi dite: come faremo a tornare o Debb’egli un uomo ec. Voi dite: Che dobbiamo fare per tornare a te? E io vi dico: è egli giusto, che un uomo contristi, e trafigga il suo Dio? Or questa cosa sì irragionevole, e in giustissima l’avete fatta voi nelle decime, e nelle primizie non offerte al mio tempio, e a’ miei ministri secondo l’ordine della legge. E voi siete stati perciò gastigati colla maledizione della carestia, perchè tutti d’accordo mi avete trafitto col defraudare le decime, e le primizie, onde doveano sostentarsi i ministri del mio tempio. Pagate tutta la vostra decima e portatela alla dispensa del santuario, e vedrete, che se voi sarete giusti, e liberali con me, e co’ miei ministri, sarò io molto più liberale con voi.



Salmo

[R:] [Vieni, Signore, a salvarci.]

cf. Is 35:4

3 Fortificate le braccia languide, e le ginocchia deboli rinfrancate. 4d Dite ai pusillanimi: fatevi coraggio, e non temete: ecco che il vostro io menerà vendetta di uguaglianza; Dio verrà egli stesso, e vi salverà.

Ver. 3-4. Fortificate le braccia languide, ec. Si esortano i ministri del Signore, che incoraggiscano le anime deboli e timide de’ Gentili, e le accendano di fervore di spirito per andar incontro al loro Salvatore, e operare la lor salute. Dite a questa gente, che visse finora nelle tenebre della idolatria e nella depravazione de’ costumi, che non disperino di divenire figliuoli di Abramo e di entrare nella società del vero spirituale Israello; perocchè ecco che Dio, il quale non de’ soli Ebrei, ma di tutte le genti è Dio, come lor creatore, vien egli stesso in persona ad essere salvatore di tutte. Egli verrà e farà giusta vendetta di quel superbo tiranno, che vi dominava, e vi libererà e vi salverà. Dice vendetta di uguaglianza, perchè siccome il demonio si era soggettate tutte le genti, cosi Cristo non solo a sè soggettò lo stesso nimico, ma il rendette soggetto anche agli Apostoli e a tutti i Cristiani, i quali nel nome di Gesù Salvatore lo discacciarono così sovente da’ corpi degli uomini. Vedi s. Girolamo. È qui manifestamente dichiarata la divinità di Cristo contro i Giudei; perocchè Dio è quegli, che verrà a recar salute alle nazioni, e renderà a’ ciechi la vista ec.

Sl 145:7-10

7 Egli, che [Il Signore] mantiene la verità in eterno: fa giustizia a que’, che soffrono ingiuria: da cibo ai famelici. Il Signore scioglie gl’incatenati,
8 il Signore illumina i ciechi. Il Signore rialza i caduti, il Signore ama i giusti.

Ver. 7-8. Mantiene la verità in eterno. In secondo luogo egli è fedele in eterno nel mantenere ed eseguire le sue promesse: Fa giustizia a quei, che soffrono ingiuria. in terzo luogo egli è giusto, e non lascia opprimere i suoi amici: da cibo a’ famelici. Egli in quarto luogo è benefico e liberale de’ beni suoi con quelli, che li desiderano, e a lui li chiedono.
Scioglie gl’incatenati… illumina i ciechi… rialza i caduti. Quinto egli è pieno di compassione pe’ bisogni, e pelle miserie e corporali e spirituali degli uomini; ma singolarmente egli è sempre pronto a liberargli da’ mali spirituali, che sono peggiori e più funesti; scioglie perciò le catene onde dalle proprie passioni, e dal demonio eran tenuti schiavi. Illumina gli occhi del loro cuore, e dalle loro cadute li rialza, affinché in esse non periscano, e il ravvedimento li conduce. Perocchè la loro conversione egli vuole, e la loro vita, e giusti li brama per farli felici; conciossiachè egli ma tutti quelli, i quali, odiando il male, e facendo il bene, del suo amore si rendono degni.

9 Il Signore è il custode de’ forestieri: difenderà il pupillo, e la vedova, e sperderà i disegni de’ peccatori.

Ver. 9. Il Signore è il custode de’ forestieri. Sesto, Dio è il difensore sicurissimo e amorosissimo di tutti quelli, che sono senza difesa, e senza patrocinio, che dalle ingiurie altrui li mette al coperto. Così egli custodisce il forestiere, il quale in paese estranio si trova sempre bisognoso d’aiuto, protegge la vedova e il pupillo esposti alle violenze del malvagi, i disegni de’ quali egli sventa.

10 Regnerà pe’ secoli il Signore: il tuo Dio, o Sionne, per tutte le generazioni.

Ver. 10. Regnerà pe secoli il Signore: ec. Settimo, finalmente il regno di Dio è eterno com’egli è eterno; e la sua possanza, la sua verità, la sua beneficenza, la sua giustizia, la sua misericordia durano eternamente. Beato adunque chi ha speranza nel Signore Dio suo.



Epistola

Gal 3:23-28

Fratelli:

23 Ma avanti che venisse la fede eravamo custoditi sotto la legge, chiusi in aspettazione di quella fede, che doveva essere rivelata. 24 Fu adunque la legge il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinchè fossimo giustificati per la fede.

Ver. 23-24. Ma avanti che venisse la fede eravamo custoditi sotto la legge, chiusi ec. Continua a dimostrare, in qual modo la legge per ammirabile provvidenza di Dio servisse a preparare gli uomini a Cristo. Prima, che venisse la fede (o sia la dottrina evangelica predicante la fede), noi Giudei eravamo custoditi quai servi sotto l’impero della legge, chiusi dentro i confini di essa dal timor delle pene, affinchè non prorompessimo e nella idolatria, e nelle più orribili scelleratezze; ma in tale stretta custodia angustiati dalla cognizione de’ nostri mali, e dal timor de’ gastighi aspirassimo alla libertà de’ figliuoli, e ci preparassimo a Cristo, ed a quella fede, la quale sotto molti segni, e figure ascosa nel tempo della legge, dovea rivelarsi nel tempo di grazia. Così la legge per noi deboli ancora, e fanciulli nella scienza di Dio, e proclivi al male fece l’uffizio di pedagogo, e a Cristo ci condusse vero maestro della giustizia, onde da lui la giustizia medesima ricevessimo non per la legge, o per le opere della legge, ma per la fede.

25 Ma venuta la fede, non siamo già più sotto pedagogo. 26 Imperocché tutti siete figliuoli di Dio per la fede in Cristo Gesù.

Ver. 25-26. Ma venuta la fede, non siamo ec. Venuto il Vangelo, non siamo più sotto pedagogo, abbiam cangiato di stato, e di condizione; non siam più trattati da servi, ma da liberi, e da figliuoli; e figliuoli siete tutti voi, che avete abbracciato la fede, venuti o dal giudaismo, che vi custodì per Cristo sino al tempo della fede, o dal gentilesimo, donde senza bisogno di pedagogo siete stati trasportati nel regno di Dio.

27 Conciossiaché tutti voi, che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.

Ver. 27. Tutti voi, che siete stati battezzati in Cristo, ec. Battezzati nel nome, e nella professione di Cristo, spogliato l’uomo vecchio rivestiti vi siete del nuovo, che è Cristo, a cui siete ancor divenuti conformi per la imitazione delle sue stesse virtù. Vedi Rom. VI. 3. 4.

28 Non v’ha Giudeo, né Greco, né’ servo, né libero, non v’ha maschio, né’ femmina. Imperocché tutti voi siete uno solo in Cristo Gesù.

Ver. 28. Non v’ha Giudeo, nè Greco, ec. In Cristo non v’ha differenza nè di nazione, nè di condizione personale, nè di sesso. E affinchè niuno si pensasse, che qualche cosa almeno conseguisser di più coloro, i quali dalla disciplina della legge passavano alla fede di Cristo, dice perciò in primo luogo, che non v’ha più distinzione alcuna tra Giudeo, e Gentile. Tutti i cristiani sono come un sol uomo, divenuti tutti, nel battesimo un sol corpo, di cui Cristo è il capo. Vedi Rom. XII.



Vangelo

Giov 1:6-8,15-18

In quel tempo:

6 Vi fu un uomo mandato da Dio, che chiamavasi Giovanni.

Ver. 6. Fu un uomo mandato da Dio. La missione di Giovanni fu autorizzata da Dio co’ miracoli della sua nascita, e con la sua vita ammirabile, e con la santità della dottrina.

7 Questi venne qual testimone, affin di render testimonianza alla luce, onde per mezzo di lui tutti credessero:

Ver. 7. Affin di render testimonianza alla luce: ovvero a quella luce. Per annunziare agli uomini, esser già venuto al mondo colui, che è splendor della gloria, e immagine della sostanza del Padre, e luce del mondo.
Onde per mezzo di lui. Per mezzo del suo ministero, e della sua predicazione. Il Greco può anche tradursi affinchè per lei; vale a dire, mediante quella luce, cui rendeva Giovanni testimonianza, tutti abbracciasser la fede.

8 Ei non era la luce; ma era per rendere testimonianza alla luce.

Ver. 8. Ei non era la luce. Non era quella luce increata, eterna, immensa promessa per i profeti, ma testimone, e predicatore della luce.

15 Giovanni rende testimonianza di lui, e grida, dicendo: Questi è colui, del quale io diceva: Quegli, che verrà dopo di me, è da più di me; perchè era prima di me.

Ver. 15. Giovanni rende testimonianza di lui, e grida. Giovanni attestò, come il Verbo si fe’ carne, abitò tra noi pieno di grazia, ec. La voce grida non è qui posta a caso, alludendosi con essa a quel bellissimo passo di Isaia, dove dello stesso Batista si dice: Voce di un, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore.
Del quale io diceva. Anche prima che egli venisse da me per essere battezzato.

16 E della pienezza di lui noi tutti abbiam ricevuto, e una grazia in cambio di un’altra:

Ver. 16. E della pienezza di lui ec. Da lui pienissimo di grazia, di verità, e di tutti i doni spirituali (de’ quali fu Cristo ricolmo in quanto uomo, affinchè ne facesse parte a’ suoi fedeli ), da lui abbiam tutti ricevuto i doni dello Spirito secondo la misura, che a lui piacque di compartircene.
E una grazia in cambio di un’altra. In luogo della grazia della legge, la quale passò, ricevuto abbiamo la grazia permanente dell’Evangelio; e in luogo delle ombre, e delle immagini del vecchio testamento, la grazia, e la verità è stata fatta per Gesù Cristo; così spiega s. Agostino, ep. II., e s. Girolamo in cap. IV. Zachar.

17 Perché da Mosè fu data la legge: la grazia, e la venuta per Gesù Cristo fu fatta.

Ver. 17. La grazia, e la verità per Gesù Cristo fu fatta. Sopra queste parole s. Agostino tract. 3. in Joan. dice: Per mezzo di un servo fu data la legge, e fece de’ rei; dal supremo Imperante fu data la remissione, e i rei prosciolse. La legge fu data da Mosè; non si attribuisca nulla di più il servo, eletto a un gran ministero come fedele nella casa del padrone, ma però servo: può agire secondo la legge; ma non può sciogliere dal reato della legge. La legge adunque fu data da Mosè; ma la grazia, e la verità fu fatta per Gesù Cristo. Dunque la grazia in questo luogo significa il gratuito favore, e la benignità di Dio verso degli uomini: la verità dinota la costanza, e fedeltà di Dio nell’adempiere le sue promesse; e l’uno, e l’altro di questi beni dobbiamo a Gesù Cristo, che è il fonte della grazia, e nel quale (come dice l’Apostolo, 2. Cor. I. 20.) le promesse di Dio sono Si, e Amen.

18 Nissuno ha mai veduto Dio: l’unigenito Figliuolo, che è nel seno dei Padre, egli ce lo ha rivelato.

Ver. 18. Nissuno ha mai veduto Dio. Sembra, che l’Evangelista voglia adesso farci intendere, a chi egli fosse debitore delle grandi cose dette da lui intorno al Verbo. Nissun uomo mortale, nè men lo stesso Mosè, potè colle proprie forze conoscere l’esser di Dio, e particolarmente il più sublime de’ suoi misteri, la Trinità delle persone divine. L’Unigenito del Padre, che è nel seno del Padre, cioè intimo al Padre, e partecipe di tutti gli arcani del Padre, manifestò agli uomini, e nella sua stessa persona rappresentò i caratteri della essenza divina, e di nuova insolita luce ci arricchì intorno alle cose divine.