Seconda Domenica di Avvento (Anno A)

Prima lettura

Is 11:1-10

In quel giorno:

1 E spunterà un pollone dalla radice di Jesse, e un fiore dalla radice di lui si alzerà;

Ver. 1. E spunterà un pollone dalla radice di Jesse, ec. Il grande albero e la selva grande dell’impero Assiro sarà estirpata dalle radici, come ha detto il Profeta alla fine del capo precedente; ma l’albero de’ Giudei e la pianta della stirpe reale, benchè offesa sovente da’ nemici col ferro e col fuoco, e spogliata in gran parte dell’onor de’ suoi rami e delle sue frondi, viverà nondimeno nel suo tronco e nella radice, da cui spunterà un pollone e un fiore, di cui la gloria sarà eterna. Questo pollone e questa verga ell’è la Vergine, il fiore egli è Cristo, la radice ell’è la famiglia di Davidde, radice quasi morta dopo la perdita del regno, e quasi nascosa nella moltitudine: questa radice quasi risuscitata produrrà la Vergine madre, e il Cristo figliuolo di lei e Re de Regi. Vedi s. Girolamo. E non solo tutti i Padri e tutti gl’Interpreti cristiani, ma anche gli antichi Ebrei, ed alcuni ancor de’ moderni convengono, che del Messia qui si parla, onde chiaramente tradusse il Caldeo: Il Re verrà da’figliuoli di Jesse, e il Cristo, (che viene) da’ figli de’ figli di lui, sarà unto. Siccome dove la nostra Volgata ha un fiore, l’Ebreo ha Netser, quindi secondo s. Girolamo e secondo molti altri venne a Cristo il nome di Nazareo, ovvero Nazareno. Vedi quello, che si è detto Matt. II. vers. ult. Con gran senso ancora il Profeta pone qui non la radice di Davidde, ma la radice di Jesse, accennando, che, siccome il regno di David ebbe cominciamento in una famiglia di poco nome, così lo stesso regno sarà rimesso in piede e glorificato da Cristo nascente della stessa famiglia ridotta alla oscurità della vita privata, e priva di ogni esterno splendore.

2 E sopra di lui riposerà lo spirito del Signore, spirito di sapienza, e d’intelligenza, spirito di consiglio, e di fortezza, spirito di scienza, e di pietà,

Ver. 2. E sopra di lui riposerà lo spirito ec. Riposerà, cioè abiterà stabilmente e pienamente, e come in luogo suo proprio lo Spirito del Signore sarà in Cristo, riposerà sopra di lui con tutti i suoi doni. Quindi allorchè egli fu battezzato da s. Giovanni si vide scendere dal cielo lo stesso Spirito sopra di lui in figura di colomba. Così questo Principe di pace ripieno de’ doni di questo Spirito sopra ogni misura, governerà il suo regno, cioè la sua Chiesa, con ispirito di sapienza, d’intelligenza, di consiglio ec. Lo spirito di sapienza è il dono, per cui le divine ed e terne cose si contemplano, e secondo queste di tutte le altre cose il giudizio si forma. Lo spirito di scienza distingue nelle temporali cose quello, che è utile e buon oper la eterna salute; lo spirito d’intelligenza penetra le oscure cose, che s’incontrano nelle Scritture; lo spirito di consiglio contiene il dono della cristiana prudenza, per cui tutte le azioni secondo l’onestà cristiana si ordinano e si dirigono; lo spirito di fortezza sostiene l’uomo nelle avversità e nei patimenti; lo spirito di pietà comprende tutta la giustizia cristiana, di cui la parte principale si è la religiosa venerazione, che a Dio si dee come padre nostro, per amore del quale la equità e la carità conserviamo verso de’ nostri fratelli: lo spirito di timor del Signore è come il complemento e la perfezione di tutti gli altri doni, dopo il timore figliale, che nasce dall’amore, od è piuttosto il perfetto amore. Vedi s. Ilario in Ps. 27. e s. Agost. in Ps. 18.

3 E riempierallo lo spirito del timor del Signore. Ei non giudicherà secondo quello, che cogli occhi si vede, né secondo quello, che cogli orecchi si ode condannerà; 4 Ma giudicherà con giustizia i poveri e prenderà giustamente la difesa degli umili della terra: e colla verga della sua bocca percuoterà la terra; e col fiato delle sue labbra darà morte all’empio.

Ver. 3-4. Ei non giudicherà secondo quello, che cogli occhi si vede, ec. Egli non giudicherà delle cose nè degli uomini secondo l’esterna apparenza, che spesso inganna, nè per quello, che altri dicano o sentano, ma secondo la pura e schietta verità delle cose, la quale egli intima mente conoscerà, perchè tutte sono nude e aperte a lui, onde alla falsa pietà torrà la sua maschera, e svelerà le imposture e gl’inganni della malizia. E con rettissimo giudizio farà ragione a’ poveri, i quali sovente oppressi son dai potenti e negletti da’ mali giudici della terra.
E colla verga della sua bocca percuoterà la terra, ec. Egli con giusta severità farà sentir le sue grida e le sue riprensioni alla terra, vale a dire a’ peccatori immersi e quasi sepolti nell’amor delle cose terrene.
E col fiato delle sue labbra darà morte all’empio. Le sue parole saran la morte della empietà, la quale discaccerà dalle anime degli uomini, discacciandone il demonio e la colpa. Ma per quest’empio forse meglio intenderemo l’Anticristo, mentre a queste parole pare, che alludesse l’Apostolo 2. Thess. II. 8. dove dice: Allora sarà manifestato quell’empio iniquo, cui il Signore ucciderà col fiato della sua bocca.

5 E il cingolo de’ suoi lombi sarà la giustizia; e la fede cintura de’ suoi fianchi.

Ver. 5. E il cingolo de’ suoi lombi sarà la giustizia: ec. La giustizia e la fede, cioè le veracità e fedeltà, saranno sempre con lui, non si staccheranno da lui giammai; egli l’una e l’altra terra per compagne molto care e indivisibili, come dall’uomo è tenuto sempre il cingolo attorno a’ suoi fianchi.

6 Abiterà il lupo insieme coll’agnello; e il pardo giacerà insieme col capretto: il vitello, il lione, e la pecorella staranno uniti, e un piccol fanciullo sarà loro pastore.

Ver. 6. Abiterà il lupo insieme coll’agnello, ec. Nazioni prima feroci, crudeli, bestiali come i lupi, i lioni ec., deposta la lor ferità e la depravazione orribile de’ loro costumi, si rivestiranno di umanità, di mansuetudine, d’innocenza, e si uniranno cogli umili e semplici fedeli in un solo gregge, gregge sì docile, che un piccol fanciullo e buono a guidarlo ed a governarlo. Questo piccolo fanciullo caratterizza ciascuno de’ Pastori evangelici, i quali sono posti alla cura del gregge, che appartiene a quel primo Pastore, il quale disse: Imparate da me, che sono mansueto ed umile di cuore; onde a imitazione di lui debbon essi diventar piccoli per la umiltà.

7 Il vitello, e l’orso anderanno a’ medesimi pascoli: i loro parti staranno insieme a giacere; e come il bue mangerà paglia il lione,

Ver. 7. I loro parti staranno insieme a giacere. La pace e la mansuetudine cristiana passerà dai padri ai figliuoli. E come il bue, mangerà paglia il lione. Gli uomini già superbi e gonfi per la carnale loro sapienza e per la secolare potenza, prenderanno mansueti e dolci costumi, viveranno insieme cogli umili e co’ mansueti vivendo del medesimo cibo ad una stessa mensa spirituale: questo cibo sono i rudimenti della fede, ed anche (come notò s. Girolamo) la lezione della Scrittura, nella quale i piccoli non potendo aggiungere alla sublimità de’ misteri (che è il grano delle Scritture), della semplice e nuda lettera, rassomigliata alle paglie, si pascono.

8 E scherzerà fanciullo di latte alla buca di un aspide: e appena divezzato metterà la mano nella tana del basilisco.

Ver. 8. E scherzerà fanciullo di latte alla buca di un aspide: ec. Con queste allegorie descrivesi la prodigiosa co stanza de’ Martiri, de’ quali molti in tenerissima età si burlarono de’ tiranni e di tutti i loro tormenti. La storia della Chiesa ci ha conservata la memoria di non pochi cristiani fanciulli, i quali intrepidamente vennero alle mani cogli idolatri e co’ tiranni, e davanti a loro con grandissimo coraggio e libertà professaron la fede, senza avere orror della spada e del fuoco, ma anzi bramando la morte e il martirio. Vedi tra gli altri Prudenzio. Oltre a ciò anche i semplici fedeli ebbero da Cristo potestà di cacciare i demoni da’ corpi degli uomini, e di calcare i serpenti e gli scorpioni e tutta la possanza del nemico, Luc. X. 19.

9 Eglino non faran male, né uccideranno in tutto il mio monte santo; perchè la scienza del Signore riempie la terra, come le acque riempiono il mare.

Ver. 9. Non faranno male, nè uccideranno ec. I più furiosi idolatri, i sacerdoti degl’idoli, i persecutori più ostinati, convertiti al Signore e abbracciata la fede di Cristo e fatti cittadini del monte santo di Dio, cioè della Chiesa, non offenderanno più alcuno, non uccideranno, nè faranno male ai loro fratelli, perchè la terra tutta sarà illuminata per ogni parte dalla luce della celeste dottrina, la quale ammansisce gli animi, e gli rende molli e pieghevoli al bene e capaci di ogni virtù: paragona alla copia e immensità delle acque, onde il mare è ripieno, paragona, dico, a questa copia la propagazione della dottrina di salute, la quale con somma celerità si diffuse da un polo all’altro e diede agli uomini una cognizione grande delle cose divine, cognizione superiore d’assai a quella, che erasi avuta fino allora nel popol di Dio, onde i semplici Cristiani furon ripieni di ogni scienza, come è detto più volte da Paolo. E di tutto questo siam debitori a Gesù Cristo.

10 In quel giorno il germe della radice di Jesse, il quale è posto qual segno alle nazioni, lui le nazioni invocheranno, e il sepolcro di lui sarà glorioso.

Ver. 10. In quel giorno il germe della radice di Jesse, ec. Allora quel germe della radice di Jesse, il Cristo, innalzato sopra la croce, come segno, a cui debbon concorrere le genti, sarà da queste genti invocato e adorato come vero Dio e Principe della salute. L’Emmanuele adunque, il Messia, qual condottiere degli uomini inalbera lo stendardo, a cui corrono in folla tutte le genti sperando in lui e in lui credendo, e l’aiuto di lui invocando per vincere sotto la condotta di lui i loro nemici, il demonio, il peccato, la carne, il mondo. Questo concorso delle Genti ad adorare la sua croce fu predetto dal medesimo Cristo, Jo. XII. 31. E il sepolcro di lui sarà glorioso. La sepoltura di Cristo fu onorata colla risurrezione de’ Santi, Matt. XXVII. 5, ed il luogo stesso della sepoltura fu sempre in vene razione somma non solo presso i Cristiani, che da tutti i paesi del mondo vi concorrono, ma fu rispettato ancora dagl’infedeli e da’ Maomettani, e fu illustrato in ogni tempo da molti miracoli, come de’ suoi tempi racconta s. Agostino, de Civ. XXII. 8., e particolarmente colla conversione de’ peccatori, fra’ quali la celebre s. Maria Egiziaca, la quale al sepolcro di Cristo ottenne il mirabile spirito di penitenza, che la condusse nella solitudine dove per quarantasette anni visse nelle lacrime e nei patimenti. L’avveramento pienissimo di questa profezia è dimostrato con grande erudizione in un bel libro di scrittor Francese, che ha per titolo: Il sepolcro di Gesù Cristo.



Salmo Responsoriale

Sl 71:7,2,7-8,12-13,17

[R:] 7a Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, e abbondanza di pace [in eterno.]

2 Da, o Dio, la potestà di giudicare al re, e l’amministrazione di tua giustizia al figliuolo del re: Affinchè egli giudichi con giustizia il tuo popolo, e i tuoi poveri in equità.

Ver. 2. Da’, o Dio, la potestà di giudicare ec. È una preghiera del Profeta, ovver della Chiesa a Dio, affinchè mandi il Messia a governare la terra involta in immensi mali e disordini per la universale corruzione dei costumi, e per la regnante idolatria; e siccome l’amministrazione della giustizia è la principale delle funzioni dei re; così il regno di Cristo con esse descrive. Da’ o Dio il tuo trono sopra la terra a quel tuo Figliuolo, il quale sarà re di tutti gli uomini, ed è Figliuolo di un altro re Secondo la carne, cioè di Davidde. L’espressioni stesse del Profeta son ripetute riguardo a Cristo ne’ profeti, e nello stesso Vangelo: io susciterò a Davidde un germe giusto, e regnerà come re, e sarà sapiente, e renderà ragione, e farà giustizia sopra la terra: Jerem. XXIII. 5. Il padre diede al Figliuolo la potestà di far giudizio, Joan. v. 22. ec.
E i tuoi poveri ec. Questo è un epiteto dei giusti, come si è veduto molte volte. Del rimanente questo secondo versetto espone il primo.

7 Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, e abbondanza di pace, fino a tanto che non sia più la luna.

Ver. 7. Spunterà ne’ giorni di lui giustizia, ec. Ovvero come ha l’Ebreo: fiorirà ne’giorni ec.
E l’abbondanza di pace.
Gli Angeli nella nascita di Cristo annunziarono questa pace, la pace non del mondo, ma di Dio quella pace, che ogni sentimento sorpassa. Luc. II. 14. E questa pace suppone la riconciliazione degli uomini con Dio, suppone, che gli uomini saranno in virtù del sacrifizio di Cristo, rivestiti di quella giustizia, per cui possano piacere a Dio, di quella giustizia, che viene dal medesimo Dio, giustizia della fede. Della vera pace, che Cristo dovea portare sopra la terra fu simbolo la pace universale, che godea tutto il Romano Impero nella nascita di Cristo. Ma la spirituale pace di Cristo a differenza della terrena pace sarà pace durevole, e sussisterà nel suo principio fino che sia al mondo la luna, cioè sino alla fine de’ secoli, perché la riconciliazione degli uomini con Dio ha per fondamento i meriti di questo Salvatore divino, che sono infiniti a benefizio e riconciliazione di tutti i peccatori, e di più questa giustizia e questa pace sarà nella Chiesa, finché durerà la Chiesa stessa.

8 Ed ei signoreggerà da un mare sino all’altro mare, e dal fiume sino alle estremità del mondo.

Ver. 8. Da un mare sino all’altro mare, e dal fiume ec. Il regno di Cristo si stenderà per tutto quanta la terra dal mar d’Oriente fino al mare di Occidente, e la gloria e il dominio del Salvatore passera i termini del regno Davidico, che avea per suo confine da oriente il fiume, cioè l’Eufrate.

12 Imperocché egli libererà il povero dal possente, e tal povero, che non aveva chi lo aiutasse.

Ver. 12-14. Libererà il povero dal possente, ec. I poveri, gli umili, i giusti afflitti saranno l’oggetto particolare di questo Re: ei li protegge singolarmente nel tempo di questa vita, ma la sua carità verso di loro apparirà grandiosamente nel dì del giudizio, quando questi poveri mendichi, angustiuti, afflitti sopra la terra saran collocati da lui alla sua destra. Ei gli libera dal potente, dal demonio: gli custodisce dalle vessazioni e dall’odio e dalle frodi di lui: ciò e indicato con quelle parole: libererà…, dalle usure e dalla ingiustizia: perché questi sono i mali, che sovente nel mondo soffrono i poveri dai potenti del secolo. Ma quanto dolce consolazione debbon recare a questi poveri, ai poveri di spirito quelle parole: il nome loro sarà in onore dinanzi a lui: come se dir volesse: mirate quanto dai giudizi del mondo i giudizi di Dio sieno diversi. I poveri sono ordinariamente il rifiuto e il ludibrio dei mondo: e Dio stima, e tiene in onore gli stessi poveri.

13 Avrà pietà del povero, e del bisognoso, e le anime de’ poveri farà salve.
17 Sia benedetto pei secoli il di lui nome: il nome di lui fu prima che fosse il sole. E in lui riceverai benedizione tutte le tribù della terra: le genti tutte lo glorificheranno.

Ver. 17. Il nome di lui fu prima ec. Egli chiamasi Dio, ed era prima che fosse il sole, il quale per lui fu fatto come tutte le altre cose create.
Tutte le tribù della terra. Vedi Gen. XXII. 18. Il Caldeo: pel merito di lui tutti i popoli saran benedetti.



Seconda lettura

Rom 15:4-9

Fratelli:

4 Imperocché tutte le cose, che sono state scritte, per nostro ammaestramento furono scritte: affinchè mediante la pazienza, e la consolazione delle scritture abbiamo speranza.

Ver. 4. Imperocchè tutte le cose, che sono state scritte, per nostro ammaestramento furono scritte; affinchè mediante ec. Questo è l’esempio, che il cristiano debbe imitare; conciossiachè questo, e tutto quello che è stato scritto nelle Scritture, per noi, e per nostra regola, e istruzione si trova scritto. Or dopo quello, che è fine, e termine, e complemento di tutta la legge, quale è l’oggetto per cosi dir principale delle divine Scritture? La pazienza dei giusti; la consolazione de’ giusti; la pazienza con la quale sostennero i mali, e le tribolazioni della vita presente; la consolazione, con cui Dio gli sostenne; e l’una, e l’altra cosa è per noi, che in istato simile al loro ci ritroviamo, e dal loro esempio appariam la costanza, e della loro stessa consolazione restiamo consolati, e finalmente mediante questa pazienza, e questa consolazione, ferma serbiamo, e vivace la speranza de’ beni eterni, a’ quali quelli pervennero, e noi pure per la stessa via perverremo.

5 Il Dio poi della pazienza, e della consolazione dia a voi di avere uno stesso animo gli uni per gli altri secondo Gesù Cristo:

Ver. 5. Il Dio poi della pazienza, e della consolazione ec. Ma un tal bene, un tanto bene, qual’è l’imitazione della stessa carità di Gesù Cristo, non è da sperarsi dalle sole forze dell’uomo. Ricorre perciò l’Apostolo a Dio, da cui e la pazienza viene, e la consolazione; e lo prega, che tolte le dissensioni, e le dispute riunisca tutti i fedeli di Roma nei medesimi sentimenti; onde tutti lo stesso pensino secondo Gesù Cristo, vale a dire secondo la dottrina di Cristo, secondo il Vangelo; e con questo dimostra l’Apostolo, che avendo sommamente a cuore gli interessi della carità, non si dimentica però di quelli della verità, bramando, e chiedendo a Dio, che tutti siano d’accordo; non però in una falsa dottrina, ma in quella, che è secondo Gesù Cristo, cioè secondo la verità.

6 Onde d’uno stesso animo con una sola bocca glorifichiate Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo.

Ver. 6. Onde di uno stesso animo con una sola bocca ec. Affinchè divenuti tutti un solo spirito per l’unione nella fede, e nella carità, da una sola bocca si parta il sagrifizio di lode, che offerite a Dio Padre di Gesù Cristo, per cui siamo tutti un solo corpo. L’unione adunque de’ sentimenti in ciò, che riguarda la fede, e molto più l’unione di carità è necessaria, affin di poter con frutto offerire a Dio le orazioni nostre, e i rendimenti di grazie pe’ suoi benefizi.

7 Per la qual cosa accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo accolse voi per gloria di Dio.

Ver. 7. Accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo ec. Abbracciatevi adunque gli uni gli altri, sopportatevi, aiutatevi scambievolmente: imperocchè così fece Cristo, il quale per gloria di Dio voi tutti accolse; e voi pure la stessa carità imitate, affinchè Dio siane glorificato.

8 Imperocché io dico, che Gesù Cristo fu ministro di quelli della circoncisione per riguardo della veracità di Dio, affine di dar effetto alle promesse fatte ai padri.

Ver. 8. Imperocchè io dico, che Cristo Gesù ec. Avendo detto l’Apostolo a’ Romani, che Cristo gli avea accolti tutti per gloria di Dio e Giudei, e Gentili, spiega adesso in qual modo. E primieramente quanto ai Giudei dice, che Gesù Cristo fu predicatore, o (come egli dice ) ministro de’ circoncisi, e a questi soli predicò, essendo stato mandato solamente per le pecorelle disperse della casa di Israele, ed essendo stato a queste mandato per riguardo della veracità di Dio, cioè affin dimostrare, come Dio è verace, e fedelmente eseguisce quel che promette; e avendo promesso a’ Patriarchi di quella nazione di inviare a lei il Messia, a lei lo mandò. Mostra l’Apostolo la prerogativa degli Ebrei, a’ quali era stato promesso il Cristo, e a’ quali venne egli a predicare il Vangelo in virtù di questa promessa: e ciò egli fa, affin di attutire i Gentili convertiti, onde non faccian sì poco conto degli Ebrei.

9 Le genti poi elle rendano gloria a Dio per la misericordia come sta scritto: Per questo io ti confesserò tralle genti, o Signore, e laude canterò al nome tuo.

Ver. 9. Le genti poi elle rendano gloria a Dio per la misericordia. Dio doveva mandare il Cristo agli Ebrei per dimostrare la sua veracità, avendolo misericordiosamente promesso ai lor Patriarchi. Ma le genti ebber forse alcuna sorta di ragione a sì gran bene per qualche simil promessa? Mai no: rendano adunque gloria a Dio per la misericordia, in virtù della quale sono state fatte partecipi della grazia di Gesù Cristo; per la misericordia, dalla quale sola debbono riconoscere il felice passaggio, che han fatto dall’errore, e dalle tenebre all’ammirabil luce di Cristo. Ecco in qual modo e Giudei, e Gentili sono stati tutti accolti da Gesù Cristo.
Come sta scritto: Per questo io ti confesserò tralle genti … e laude canterò al nome tuo. In queste parole contiensi un rendimento di grazie fatto da Cristo al Padre per la conversione de’ Gentili, ed elle son prese dal Salmo 17., il quale appartiene a Cristo, come qui ci insegna l’Apostolo, e come la cosa stessa il dimostra; conciossiachè certamente Davidde non ebbe giammai speranza di vedere seco unite le genti nel celebrare il nome di Dio. Dice adunque il vero Davidde, cioè Cristo al Padre: renderò grazie a te per la vocazione, e conversion delle genti eseguita da me, e celebrerò il nome tuo per la misericordia usata con esse.



Vangelo

Mt 3:1-12

1 In questo tempo venne Giovanni il Batista a predicare nel deserto della Giudea;

Ver. 1. In questo tempo ec. Mentre Gesu dimorava tutt’ora in Nazaret, dove passò la sua vita dal ritorno di Egitto fino al tempo del suo pubblico ministero.
Il Batista. questo nome fu dato al Precursore per ragion del battesimo, di cui era ministro, o più particolarmente per l’onore, che fecegli Cristo di voler essere da lui battezzato, essendo lo stesso batista che battezzatore.

2 Dicendo: Fate penitenza: perché il regno de’ cieli è vicino.

Ver. 2. Il regno de’ cieli. Significa il regno del Messia sopra le anime tanto pel tempo presente, in cui la grazia del Salvatore distrugge in queste l’impero del Demonio, e del peccato, quanto anche pel tempo avvenire, in cui regnerà assolutamente il Signore sopra di esse; e dando Giovanni a questo regno il titolo di celeste, corregge la storta opinione degli Ebrei, i quali dal Messia aspettavano lo stabilimento di un regno terreno.

3 Imperocché questi è l’uomo, di cui parlò Isaia profeta, che disse: La voce di colui, che grida nel deserto: Preparate la via del Signore: addirizzate i suoi sentieri.

Ver. 3. La voce di colui, ec. Dimostra con queste parole Isaia già vicino il tempo della consolazione di Israele; perchè ode la voce di quel banditore, il qual dee precedere la venuta del Re: il qual banditore intima agli uomini di prepararsi ad accogliere questo Re col rinunziare ai peccati, e col fare frutti degni di penitenza.

4 Or lo stesso Giovanni aveva una veste di peli di camelo, e una cintola di cuoio ai fianchi, e suo cibo erano locuste, e miele salvatico.

Ver. 4. Locuste. Erano del numero de’ cibi puri, che poteano mangiarsi dagli Ebrei. Levit. XI. 21. 22.

5 Allora andava a lui Gerusalemme, e tutta la Giudea, e tutto il paese d’intorno al Giordano. 6 Ed erano battezzati da lui nel Giordano, confessando i loro peccati.

Ver. 6. Erano battezzati ec. Con questo battesimo venivano a disporsi per mezzo della penitenza a ricevere il battesimo del Salvatore, in cui dovevano ricevere la remissione de’ peccati.

7 Ma avendo egli veduto molti Farisei, e Sadducei, che venivano al sua battesimo, disse loro: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire dall’ira futura!

Ver. 7. Farisei, e Sadducei, ec. Fariseo secondo la più probabil sentenza significa separato, segregato a motivo, che costoro si piccavano di osservare più strettamente, ed esattamente la legge. Sadduceo si interpreta giusto. I primi erano ipocriti, e dominati dall’ambizione; i secondi non pensavano se non al piacere, e alla vita presente. Ad ambedue queste sette, che erano potentissime nella repubblica, dichiarò Gesù Cristo la guerra: e s. Giovanni li chiama razza di vipere per far loro intendere, che in cambio di gloriarsi d’essere discesi da Abramo, e dagli altri santi Patriarchi avrebbero dovuto confondersi di avere malamente degenerato da’ costumi di quelli. Dice perciò: è egli possibile, che con buona intenzione veniate a ricevere il mio battesimo, e che siate veramente disposti ad abbracciare la penitenza per fuggire i gastighi di Dio, de’ quali finora non vi siete mai messi in pensiero?

8 Fate adunque frutti degni di penitenza. 9 E non vogliate dire drento di voi: Abbiamo Abramo per padre: imperocché io vi dico, che può Dio da queste pietre suscitar de’ figliuoli ad Abramo.

Ver. 9. Abbiamo Abramo per padre. E perciò le promesse a lui fatte da Dio sono anche per noi. Questa falsa fi danza ingannò mai sempre, e inganna tutt’ora gli Ebrei. I veri figliuoli d’Abramo sono gl’imitatori della fede di Abramo.
Può Dio da queste pietre. Come creò Adamo di terra, Eva di Adamo, Isacco da genitori sterili. Vedi la lettera a’Romani IX. 7. 8. ec. Queste pietre figuravano particolarmente i Gentili accecati dall’idolatria, indurati ne’ pravi costumi, senza legge, e senza Dio in questo mondo. Di queste pietre ne formò Dio innumerabil numero di figliuoli d’Abramo, mediante la fede, e la grazia del Salvatore.

10 Imperocché la scure sta già alla radice degli alberi. Qualunque albero adunque, che non fa buon frutto, sarà tagliato, e gettato nel fuoco.

Ver. 10. La scure sta già alla radice. Con questa forte e spressione minaccia loro i terribili imminenti gastighi. Questa pianta infelice feconda solo di amari frutti, e mortiferi, sarà troncata, e gettata nel fuoco. Il popolo Ebreo separato da Dio dopo il rifiuto del suo Cristo sarà percosso con ogni maniera di flagelli, sarà sterminato. Ma notisi, come non alla nazione in generale, ma a ciascheduno de’ cittadini di lei è indiritta la minaccia: la scure sta già alla radice degli alberi. Così con enfasi grande stimola ognuno de’ suoi uditori a pensare, e provvedere al proprio caso.

11 Quanto a me io vi battezzo con acqua per la penitenza: ma quegli, che verrà dopo di me, è più potente di me; di cui non son io degno di portare i sandali: egli vi battezzerà collo Spirito santo, è col fuoco.

Ver. 11. Io vi battezzo con acqua per la penitenza: ec. La lavanda, di cui io son ministro, non è una lavanda ordinaria, e profana: imperocchè ella indica in chi la riceve, il pentimento, ch’egli ha de’ suoi falli, e il desiderio d’esser mondato; ma ella non è tal lavanda, per cui si conseguisca la remission dei peccati. Lavanda infinitamente migliore della mia è riserbata a colui, il quale dopo di me darà principio al suo ministero: e il quale essendo superiore a me di virtù, e di potestà, anzi essendo tale, che non son io degno di rendere a lui i piu abbietti servigi, vi battezzerà, e vi laverà con battesimo non di pura acqua, ma di Spirito santo. Il quale Spirito (simile al fuoco nella sua attività ed efficacia ) diffuso ne’ cuori dei credenti consumerà i peccati, illuminerà le menti, accenderà in esse la carità, e le solleverà fino al cielo.

12 Egli ha la sua pala nella sua mano: e purgherà all’atto la sua aia, e radunerà il suo frumento nel granaio; ma brugerà le paglie con fuoco inestinguibile.

Ver. 12. Egli ha la sua pala. Il significato della voce Latina ventilabrum, come anche della Greca, è quello, che abbiamo espresso. E di fatto s. Agostino in Ps. 92. in vece di ventilabrum lesse palam. Siccome per invitare gli Ebrei a Cristo espose nel precedente verso la somma e divina grandezza di lui, e l’infinito bene, ch’egli recar dovea a’ credenti col suo battesimo nella prima venuta; così procura adesso di scuotere gli stessi Ebrei, ponendo loro davanti gli occhi quello, che il medesimo Cristo farà nella seconda venuta, allorchè comparirà giudice de’ vivi, e de’ morti, e separerà i buoni da’ cattivi, il grano dalla paglia; e nel suo regno congregherà i buoni, e i cattivi manderà ad ardere nel fuoco eterno. Notisi con s. Basilio (Reg. brev. 253.) che le paglie, le quali per loro stesse a nulla son buone, sono però utili al grano: quindi per esse son significati i cattivi, i quali, come tutte le altre cose, per disposizione divina al bene servono degli eletti.