Terza Domenica di Avvento (Ambrosiano A)

Lettura

Is 35:1-10

Così dice il Signore Dio:

1 Allegrerassi la regione deserta, e non battuta, e tripudierà la solitudine, e fiorirà come giglio.

Ver. 1. Allegrerassi la regione deserta ec. Deserto, solitudine, arida terra è detta la Gentilità abbandonata da Dio senza lume della vera religione, senza speranza di promessa (come dice l’Apostolo), e senza Dio in questo mondo. Ma questo deserto alla venuta del Cristo diverrà paese di delizie e di ogni bene, e non solo succederà alla gloria della Sinagoga, ma la sorpasserà grandemente. Tutti i Padri generalmente convengono, che questo grandissimo avvenimento è celebrato in questo luogo da Isaia, ed alcuni più precisamente fissano l’adempimento di questa profezia a quel tempo, in cui il Salvatore dalla Galilea andò al deserto del Giordano per essere battezzato dal Precursore. Questo deserto adunque sarà tutto in letizia, e la sua solitudine esulterà e fiorirà di meravigliosa e nuova amenità e vaghezza, quale è quella di bianco odoroso giglio.

2 Ella germoglierà grandemente, ed esulterà piena di contentezza, e canterà laude: a lei è data la gloria del Libano, la vaghezza del Carmelo, e di Saron; ei vedranno la gloria del Signore, e la grandezza del nostro Dio.

Ver. 2. Ella germoglierà grandemente, ec. La nuova chiesa produrrà in gran copia e fiori e frutti sia di nuovi fedeli, sia di nuove ed insigni virtù; ma da chi verrà a lei tanto bene? Da Dio, cui ella renderà perpetuo tributo di laude e di affettuosi ringraziamenti.
A lei e data la gloria del Libano, ec. Il Libano, il Carmelo, il Saron, sono qui nominati, come luoghi di grande amenità e fertilità. Tutti gli ornamenti, tutte le delizie e ogni bene, onde sono celebrati il Libano e il Carmelo e Saron, passeranno a nobilitare questo deserto.
Ei vedranno la gloria del Signore, ec. A queste parole del Profeta corrispondono quelle del Vangelo: Abbiam ceduto la gloria di lui, gloria come dello Unigenito del Padre, pieno di grazia, e di verità, Jo. 1. 14.

3 Fortificate le braccia languide, e le ginocchia deboli rinfrancate. 4 Dite ai pusillanimi: fatevi coraggio, e non temete: ecco che il vostro io menerà vendetta di uguaglianza; Dio verrà egli stesso, e vi salverà.

Ver. 3-4. Fortificate le braccia languide, ec. Si esortano i ministri del Signore, che incoraggiscano le anime deboli e timide de’ Gentili, e le accendano di fervore di spirito per andar incontro al loro Salvatore, e operare la lor salute. Dite a questa gente, che visse finora nelle tenebre della idolatria e nella depravazione de’ costumi, che non disperino di divenire figliuoli di Abramo e di entrare nella società del vero spirituale Israello; perocchè ecco che Dio, il quale non de’ soli Ebrei, ma di tutte le genti è Dio, come lor creatore, vien egli stesso in persona ad essere salvatore di tutte. Egli verrà e farà giusta vendetta di quel superbo tiranno, che vi dominava, e vi libererà e vi salverà. Dice vendetta di uguaglianza, perchè siccome il demonio si era soggettate tutte le genti, cosi Cristo non solo a sè soggettò lo stesso nimico, ma il rendette soggetto anche agli Apostoli e a tutti i Cristiani, i quali nel nome di Gesù Salvatore lo discacciarono così sovente da’ corpi degli uomini. Vedi s. Girolamo. È qui manifestamente dichiarata la divinità di Cristo contro i Giudei; perocchè Dio è quegli, che verrà a recar salute alle nazioni, e renderà a’ ciechi la vista ec.

5 Allora gli occhi de’ ciechi si apriranno, e si spalancheranno le orecchie de’ sordi. 6 Allora lo zoppo salterà come un cerbiatto, e sarà sciolta la lingua dei mutoli; perocché le acque sgorgano nel deserto, e i torrenti nella solitudine.

Ver. 5-6. Allora gli occhi dei ciechi si apriranno, ec. I Gentili sinora ciechi e privi di ogni lume di verità, sordi alla parola di Dio, incapaci di camminare dirittamente nella via della virtù, senza favella per discorrere delle cose di Dio e dello spirito, ricupereranno la vista e l’udito e la fortezza delle gambe e la loquela; saranno illuminati mediante il dono della fede, ascolteranno la parola del Vangelo con docilità e amore, e correranno con fervore e alacrità nella via, che al cielo conduce; ragioneranno con sapienza ed eloquenza de’ misteri di Dio e di Cristo. A questi interiori spirituali miracoli fatti da Cristo allude principalmente il Profeta, come ad essi ancora allude va il Salvatore ripetendo queste stesse parole, Matt. XI. 5. Luc. VII. 21.; perocchè que’ miracoli corporalmente furono operati da Cristo e dagli Apostoli a favore di un de terminato numero di persone, spiritualmente poi a favore di tutti gli uomini, che in lui credettero, ed ebber salute.
Perocchè le acque sgorgano ec. Tutti questi spirituali prodigi si vedranno sopra la terra, perchè lo sterile orrrido deserto della Gentilità oggi giorno è irrigato da copiosa sorgente, anzi da gonfio torrente di acque, vale a dire di grazie e di doni celesti.

7 E la terra, che già fu arida, sarà uno stagno, e la terra sitibonda sarà ricca di sorgive. Dove prima erano covili di dragoni, nascerà la verzura della canna, e del giunco.

Ver. 7. Dove prima erano covili di dragoni, ec. In questo, che prima era deserto arido e infecondo, e covile di dragoni, nascerà la verde canna e il verde giunco, che non vengono se non in umidi terreni, perocchè tale diventerà il deserto inaffiato dalle acque dette di sopra. Le anime prima sterili di ogni buona opera, e nelle quali aveano stanza i vizi e il demonio, diverranno feconde di ogni bella virtù. Anche i saggi del Gentilesimo gli sfrenati appetiti rappresentavano come bestie feroci, donde la favola di Circe, che gli uomini trasformava in animali. Così dice adesso il Profeta, che i gentili abbandonati a tutti i pravi desideri del corrotto lor cuore erano covile di dragoni.

8 E vi sarà un sentiero, e una strada, e la via sarà detta santa: l’immondo per essa non passerà, e sarà questa per voi la dritta strada, talmente che gl’ignoranti non erreranno seguendola.

Ver. 8. E vi sarà un sentiero e una strada, ec. In questo già deserto, ed ora chiesa e adunanza religiosa e amata da Dio, si troverà la via diritta e santa, che al ciel conduce: l’immondo, cioè l’infedele, per essa non passerà; ed è questa via santa, perchè mediante la santità de’ costumi introduce gli uomini nel luogo santo, cioè nel cielo, ed è via facile e piana, talmente che i più semplici in seguendola cammineranno sicuri e giungeranno al suo termine e al porto della salute. Cristo è la vera via, secondo quello che ei disse: Io sono via, verità, e vita, Jo. XIV. 6.

9 Non saravvi lione, né la bestia feroce vi camminerà, né vi si troverà: ma vi cammineranno que’, che saran liberati.

Ver. 9. Non saravvi lione, ec. Cristo dalla sua Chiesa terrà lontani i demoni e tutte le insidie di questi maligni spiriti, i quali ancora la Chiesa avrà potestà di cacciare dai luoghi, ne’ quali Dio per giusto e occulto giudizio permetta talora ad essi di entrare.

10 E i redenti dal Signore ritorneranno, e verranno a Sionne cantando laude, coronati di eterna letizia: avran gaudio, e consolazione, e il dolore, ed il pianto da lor fuggirà.

Ver. 10. I redenti dal Signore ritorneranno, ec. Il popolo di Dio redento dalla infelice schiavitù del Demonio, e tolto alla primiera empietà, e divenuto adoratore del vero Dio, battendo la strada retta e santa dell’Evangelio, perverrà alla beata Sionne, dove canterà in eterno le laudi del suo celeste Liberatore, e sarà coronato di letizia e felicità sempiterna, la quale da nissun dolore ed affanno non sarà intorbidata giammai. Con quelle parole ritorneranno e verranno a Sionne, allude il Profeta alla liberazione dalla cattività di Babilonia, nella quale una migliore e più perfetta ed eterna redenzione veniva prefigurata.



Salmo

Sl 84:8,9-14

[R:] 8 Fa vedere a noi, o Signore, la tua misericordia, e da a noi la tua salute.

Ver. 8. E da’ a noi la tua salute. Quella salute, che viene da te: ovvero da’ a noi il nostro Salvatore.

9 Fa ch’io ascolti quello, che meco parlerà il Signore Dio, perocché egli parlerà di pace col popol suo, E co’ suoi santi, e con quelli, che al cuor loro ritornano.

Ver. 9. Fa’ ch’io ascolti quella che meco parlerà il Signore Dio, ec. Noterò primo, che in me è lo stesso, che mecum, come Zachar. 1. 7.; in secondo luogo Dio Signore, ovvero il Signore Dio in questo luogo è il Cristo. Fa’, o Signore, che io ascolti (dice il Profeta) le cose, che a me dirà il Messia, perché so che egli annunzierà la pace (la riconciliazione con Dio, e ogni felicità) al suo popolo, al popolo a lui consacrato, e la pace annunzierà ancora a tutti quelli, che tornati in se stessi, seriamente e di cuor si convertono. Dopo la vocazione degli Ebrei alla fede (ai quali Ebrei prima che ad ogn’altro popolo il Cristo annunzio la pace) è indicata la vocazione di tutti quelli, i quali di qualunque nazione faran penitenza, e crederanno al Vangelo. Cristo (come dice l’Apostolo) annunziò la buona novella della pace a quei, che eran vicini (agli Ebrei), e a quelli che eran lontani, vale a dire a tutte le genti. Vedi Ephes. II. 17.

10 Certamente la salute di lui è vicina a color, che lo temono: e abiterà nella nostra terra la gloria.

Ver. 10. Certamente la salute di lui ec. La salute del Signore, ovvero Cristo Salvatore e vicino, si fa presente a color, che lo temono: egli abitò tra di noi, e noi vedemmo la sua gloria come di unigenito, Joan. I. 14. Cristo è la gloria dei Padre; e perciò si dice: abiterà nella terra nostra la gloria.

11 La misericordia, e la verità si sono incontrate insieme: si son dato il bacio la giustizia, e la pace.

Ver. 11. La misericordia e la verità si sono incontrate insieme. Questo bellissimo sentimento e esposto divinamente da Paolo Rom. XV. 8. 9. Io dico, che Gesù Cristo fu Maestro di quelli della Circoncisione per riguardo alla veracità di Dio, affin di dare effetto alle promesse fatte a’ Padri: le genti poi lodino Dio per la misericordia, e come sta scritto: per questo io ti confesserò tralle genti, o Signore, e laude canterò al nome tuo ec. La Verità a dunque e la misericordia s’incontrarono nell’opera della redenzione del mondo per Cristo Gesù, mentre agli Ebrei fu dato Cristo per grazia, ma però secondo le promesse, e a’ Gentili fu dato per pura misericordia.
Si son dato il bacio la giustizia e la pace. La giustizia, cioè la giustificazione degli uomini, e la pace delle loro coscienze sono gli effetti (per così dire) simultanei della venuta del Cristo e della sua redenzione. Dio in un tempo stesso e giustifica l’uomo, e gli da la pace, la pace vera con Dio e con se medesimo.

12 La verità spuntò dalla terra, e dal cielo ci ha mirati la giustizia.

Ver. 12. La verità spuntò dalla terra; ec. Cristo, che e verità, spuntò dalla terra, cioè dal sen della Vergine; e lo stesso Cristo, che è giustizia, dal cielo venne a farci giusti. Vedi s. Agostino. Del rimanente gli Ebrei stessi convengono, che del Messia solo in questo luogo si parla.

13 Perocché darà il Signore la sua benignità, e la nostra terra produrrà il suo frutto.

Ver. 13. Darà il Signore la sua benignità. Il Signore darà a noi la sua grazia, i suoi doni; e la nostra terra si sterile e arida pell’avanti darà frutti copiosi di buone opere, produrrà il frutto, per cui è stata rinnovata e ristorata da Cristo; perocchè gli abitatori della terra a questo fine furon creati e a questo fine rigenerati, vale a dire perché conoscano Dio, e conosciutolo, lo amino, e amandolo, lo servano, e dopo averlo servito, di lui si godano in cielo. In queste parole è dimostrata la necessità della grazia a Cristo per le buone opere, grazia, che precede ogni merito.

14 La giustizia camminerà dinanzi a lui, e porrà nella retta strada i suoi passi.

Ver. 14. La giustizia camminerà dinanzi a lui, ec. Gli uomini giustiticati per la grazia di Cristo, i giusti, i veri fedeli cammineranno dinanzi a lui, alla presenza di lui con perfezione e santità di vita: così eglino camminanono nella retta via per piacere a lui: camminare dinanzi a Dio vuol dire obbedirlo, fare la sua volontà, Gen. XVII.I. I giusti adunque saranno obbedienti a Cristo, e cammineranno per questa via dell’obbedienza, la quale egli ha ad essi insegnata, ed ha battuta fatto obbediente fino alla morte e fino alla croce.



Epistola

Rom 11:25-36

25 Imperocché non voglio, che siavi ignoto, o fratelli, questo mistero (affinchè dentro di voi non vi giudichiate sapienti), che l’induramento è avvenuto in una parte ad Israele, perfino a tanto che sia entrata la pienezza delle genti, 26 E cosi si salvi tutto Israele, conforme sta scritto: Verrà di Sion il liberatore, e scaccerà la empietà da Giacobbe. 27 E avranno essi da me questa alleanza, quando avrò tolti via i loro peccati.

Ver. 25-27. Non voglio, che siavi ignoto… (affinchè dentro di voi non vi giudichiate sapienti), ec. Or affinchè non vi lasciate trasportare alla presunzione, e giudicando gli altri secondo il corto vostro pensare, non vi leviate in superbia, io voglio per util vostro svelarvi un mistero; e questo mistero si è, che l’induramento, in cui non tutto il Giudaismo, ma una parte del Giudaismo è caduta, ha un termine prescritto ne’ divini consigli; e questo termine, oltre il quale non sarà prolungata la cecità degli Ebrei, si è, quando sarà entrato nella Chiesa il corpo, o sia il maggior numero di tutte le nazioni; dopo di che tutta la nazione d’Israele riceverà il Vangelo e la salute, conforme fu predetto da Isaia, allorchè disse: Verrà di Sion (dagli Ebrei, tra’ quali prenderà carne umana) il Liberatore, e scaccerà l’empietà da Giacobbe, e saranno ricevuti in questa (nuova) mia alleanza, quando avrò tolti via i loro peccati (i quali non erano stati tolti dalla prima alleanza). La qual profezia non è ancor adempiuta, perchè parla il Profeta di una liberazione, la quale a tutti si estenda i posteri di Giacobbe, vale a dire, si estenda a tutte le tribù, le quali abbracceranno generalmente la nuova alleanza. Sarà adunque adempiuta alla fine del mondo, come spiegano tutti i Padri.

28 Riguardo al Vangelo, nemici per cagione di voi: riguardo poi alla elezione, carissimi per cagione de’ padri.

Ver. 28. Riguardo al Vangelo, nemici per cagione di voi. Questi Ebrei se si considerino relativamente al Vangelo, al quale contraddicono ostinatamente, sono miei, e vostri nemici; e sono nemici per cagione di voi, vale a dire, perchè l’alienazione, che hanno dal Vangelo, nasce principalmente dal vedere, che a voi pure, benchè Gentili, la porta dello stesso Vangelo da noi è aperta. Queste parole per cagion di voi possono anche spiegarsi per util vostro, essendo stata la avversione, che gli Ebrei hanno al Vangelo, occasione a Dio di operar la salute delle nazioni.
Riguardo poi all’elezione, carissimi per cagione de’ padri. Per ragione poi della elezione alla salute fattane da Dio, la quale elezione avrà una volta il suo pieno effetto, non sono nemici, no, ma amici sommamente cari a cagione de’ santi loro padri, la fede de’ quali a Dio piacque tanto, che per amore di essi per suo popolo elesse la lor discendenza: Amò (Dio) i padri tuoi, ed elesse i loro posteri dopo di essi, Deuteron. V.

29 Conciossiaché i doni, e la vocazione di Dio non soggiacciono a pentimento.

Ver. 29. I doni, e la vocazione di Dio non soggiacciono ec. Ma dirà alcuno: i Giudei cari a Dio una volta, ma nemici adesso della fede, e del Vangelo, saranno esclusi dalla salute. Mai no, dice l’Apostolo: imperocchè il dono della vocazione divina è immutabile. Parla qui l’Apostolo delle promesse, e della vocazione, che nasce dalla eterna elezione di Dio. Quelli adunque, che Dio determinò di chiamare e di arricchirli de’ suoi doni, non gli abbandonerà giammai. Non muterà adunque Dio per la incredulità di un numero di Ebrei, ancorchè grande, quello, che stabilì ab eterno di fare una volta per questo popolo già suo, e anche in questo tempo per molti del medesimo popolo.

30 Imperocché siccome anche vói una volta non credeste a Dio, e ora con seguito avete misericordia per la loro incredulità:

Ver. 30. Siccome anche voi ec. Dico, che tutto Israele sarà salvo un giorno, benchè sia adesso nemico della salute, appunto come voi, che eravate una volta senza fede, e senza Dio, avete adesso ottenuto misericordia, e la stessa loro incredulità è stata occasione di salute per voi.

31 Cosi anch’essi adesso non han creduto, affinché per la misericordia fatta a voi conseguivano anch’essi misericordia.

Ver. 31. Cosi anch’essi adesso non han creduto, affinchè ec. Per simil maniera i Giudei non hanno adesso creduto, affinchè apertasi quindi per voi la strada alla salute, per la misericordia a voi fatta, provocati fossero a cercare, e abbracciare anch’essi la stessa misericordia. Mi è paruto questo il vero senso dell’Apostolo, e credo, che tale parrà a chiunque vorrà riflettervi alcun poco, e confrontare il Greco con la Volgata, l’oscurità della quale viene dall’avere ritenuto la pretta costruzione Greca. Lo scopo delle parole dell’Apostolo si è di persuadere e agli Ebrei, e a’ Gentili convertiti di non rimproverarsi reciprocamente il precedente loro stato; ma che e gli uni, e gli altri conoscendosi debitori alla stessa misericordia della nuova sorte, lodino con un sol cuore l’autore della salute.

32 Imperocché restrinse Dio tutti nella incredulità, affla di usare a tutti misericordia.

Ver. 32. Restrinse Dio tutti nella incredulità, affin di usare a tutti misericordia. Permise Dio, che tutto il genere umano (benchè non tutti gli individui di esso), e Giudei, e Gentili chiusi fossero dalla incredulità quasi in carcere oscuro, da cui nè per le proprie forze, nè pe’ propri meriti uscir potevano senza il soccorso della grazia, affinchè in tutti gli uomini risplendesse la grandezza della divina misericordia. Così ritorna l’Apostolo a quello, che fin dal principio di questa ammirabile epistola imprese a dimostrare, vale a dire, che tutti gli uomini e Greci, e Giudei son peccatori, nè hanno onde gloriarsi, e hanno tutti bisogno di essere per pura e gratuita misericordia giustificati da Dio mediante la fede, per la quale aperto il carcere di infedeltà, in cui stavano miseramente rinchiusi, celebrino, e ammirino la misericordia, da cui furono liberati.

33 O profondità delle ricchezze della sapienza, e della scienza di Dio: quanto incomprensibili sono i suoi giudizi, e imperscrutabili le sue vie!

Ver. 33. O profondità delle ricchezze della sapienza, e della scienza di Dio. Dopo che ha procurato l’Apostolo di portare alcune ragioni per far intendere in qualche modo i misteri della elezione, e della riprovazione, si riconosce e confessa adesso come incapace a investigare cose sì grandi, e perciò esclama: O profondità ammirando la infinita eccellenza della sapienza divina, che quasi abisso di immensa profondità non può essere penetrata da mente umana. Alcuni credono, che significhi lo stesso il tesoro della sapienza, e il tesoro della scienza di Dio. S. Tommaso però la sapienza crede dirsi delle cose di Dio stesso, de’ suoi divini attributi, del suo intimo essere, ec., e che per la scienza intendasi la cognizione di tutto ciò, che riguarda le cose create.
Quanto incomprensibili sono i suoi giudizi! Quanto sono incomprensibili all’uomo le ragioni dei giudizi di Dio, le quali ragioni nella infinita sapienza di Dio sono ascose? E imperscrutabili le sue vie. E quanto astruse, e fuori della sfera delle umane ricerche son le maniere, onde opera Dio nelle sue creature!

34 Imperocché chi ha conosciuto la mente del Signore? O chi a lui die consiglio?

Ver. 34. Chi a lui diè consiglio? V’ha egli, chi intervenuto sia ne’ consigli di Dio a proporre, e suggerire le maniere di eseguire ciò, che Dio avea determinato? Di tali consiglieri han di mestieri i Re della terra, ma Dio nissun uomo ammette a’ suoi consigli. Questo versetto è preso da Isaia XL. 13. 14. secondo la versione dei LXX.

35 Ovvero chi è stato il primo a dare a lui, e saragli restituito?

Ver. 35. Chi è stato il primo a dare a lui, e saragli restituito? Vedi Job, XLI. 2. V’ha egli alcuno, che dichiarar si possa creditore di Dio per avergli dato qualche cosa del suo, onde obbligato sia Dio stesso a restituzione e a gratitudine? No, Dio non dee nulla ad alcuno, perchè niente può dar l’uomo a Dio, che prima non lo abbia egli da Dio ricevuto. Verità, che si prova anche nel versetto seguente.

36 Conciossiachè da lui, e per lui, e a lui sono tutte le cose: a lui gloria pe’ secoli. Così sia.

Ver. 36. Da lui, e per lui, e a lui sono tutte le cose. Tutte quante le cose, sono, 1. da lui, come causa, che ha lor dato l’essere; 2. sono per lui, come conservatore, e custode; 3. sono a lui, come ad ultimo fine, essendo tutte fatte a gloria di lui. Con queste tre diverse maniere, onde a Dio appartengono le creature, ha voluto l’Apostolo non solo porre in vista i molti, e diversi benefizi, che riceviamo da Dio, ma eziandio adombrare la Trinità delle persone in un solo Dio: imperocchè da lui significa il Padre, per lui dimostra il Figliuolo, a lui accenna lo Spirito santo. Il Padre è principio senza principio; il Figliuolo è la persona di mezzo, per la quale l’operazione ricevuta dal Padre trasmettesi allo Spirito santo, il quale nella Trinità è come fine, perchè non si va più avanti ad alcun’altra persona.
A lui gloria. Indica adesso, che le tre divine persone sono un solo Dio. A lui, dice l’Apostolo, è dovuto onore, e gloria da tutte le creature; niuna ha diritto di giudicare de’ suoi consigli; niuna di domandargli ragione di ciò, che egli fa; niuna di dolersi, come se egli fosse ingiusto; ma tutte debbono onorarlo, e glorificarlo per tutti i secoli de’ secoli, o sia pel tempo, e nell’eternità. E a gran ragione finisce l’Apostolo il suo epifonema con porre in bocca a tutte le creature l’approvazione di sì giusta sentenza, dicendo: così sia.



Vangelo

Mt 11:2-15

In quel tempo:

2 Ma avendo Giovanni udito nella prigione le opere di Gesù Cristo, mandò due de’ suoi discepoli,

Ver. 2. Mandò due de’ suoi discepoli, ec. Li mandò, non perchè avesse egli bisogno di assicurarsi, che Cristo fosse il Messia; ma perchè ne avevan bisogno i suoi discepoli, i quali di soverchio affezionati al loro maestro, di mal occhio vedevano l’autorità, che Gesù si andava acquistando. S. Giovanni accomodandosi alla loro debolezza mostra quasi di essere in dubbio egli stesso per dar loro occasione d’imparare la verità. Ilar., Crisost.

3 A dirgli: Se’ tu quegli, che se’ per venire, ovvero si ha da aspettare un altro? 4 E Gesù rispose loro: Andate, e riferite a Giovanni quel, che avete udito, e veduto. 5 I ciechi veggono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, si annuncia a’ poveri il Vangelo.

Ver. 5. Si annunzia ai poveri il Vangelo. Uno de’ caratteri del Messia: Il Signore mi unse, e mandommi ad evangelizzare a’ poveri, Isai. LXI. 1. Ed era certamente cosa degna della bontà del Maestro celeste il fare suo parti colar impegno d’istruire questa porzione grande del genere umano, per cui non aprì scuola giammai nessuno de’ pretesi sapienti del Paganesimo.

6 Ed è beato chi non prenderà in me motivo di scandalo.

Ver. 6. Ed è beato, chi non prenderà ec. Di Gesù era stato detto ch’ei sarebbe pietra d’inciampo per molti. S. Girolamo crede, che con queste parole venga a rimproverarsi ai discepoli di Giovanni la loro incredulità. Ma questa general sentenza di Cristo ferisce ogni maniera d’increduli: imperocchè in molte maniere possono gli uomini trovar materia di scandalo in Cristo. Ad alcuni parrà stoltezza l’ignominia della sua croce; altri diranno insopportabile la severità della sua dottrina; altri perfino opporranno alla parola di lui i falsi principi della mondana politica. Ma beato chi da quello, che è fondamento, e principio d’ogni bene, argomento non prende di perdizione, e di morte.

7 Ma quando quegli furono partiti, cominciò Gesù a parlare di Giovanni alle turbe: Cosa siete voi andati a vedere nel deserto? una canna sbattuta dal vento?

Ver. 7. Cosa siete voi andati a vedere ec. Quelli, che si trovarono a udire l’imbasciata di Giovanni avrebber potuto sospettare, ch’egli si fosse mutato di parere riguardo a Gesù; per questo il Salvatore commenda altamente la fede, e la costanza del suo Precursore. Credete voi (dic’egli) che Giovanni sia tale, che si lasci scuotere e volgere da ogni banda secondo i venti?

8 Ma pure, che siete voi andati a vedere? Un uomo vestilo delicatamente? Ecco, che coloro, che vestono delicatamente, stanno nei palazzi dei re.

Ver. 8. Un uomo vestito delicatamente? Siete voi andati a vedere un uomo, il quale vivendo nel lusso, e nella mollezza, e snervato di cuore sia capace di adulare, e di palpare gli altrui peccati? Uomini tali non abitano pe’ deserti.

9 Ma pure, cosa siete andati a vedere? Un profeta? sì, vi dico io, anche più che profeta.

Ver. 9. Più che profeta. Perchè non solo predisse, ma mostrò a dito il Messia; perchè gli altri furono mandati agli uomini, egli anche a Cristo; e qual Angelo del Signore precedette lo stesso Cristo. I miracoli avvenuti nel concepimento, e nella nascita del Batista, e l’ammirabile sua vita (dice un antico interprete) lo fecer parere non solo eguale, ma quasi superiore a un Angelo: e di fatto molti Ebrei il credettero vero Angelo, Eus., Dem. IV. 5.

10 Imperocché questi è colui, del quale sta scritto: Ecco, che io spedisco innanzi a te il mio Angelo, il quale preparerà la tua strada davanti a te.

Ver. 10. Il mio Angelo. Uomo per natura; Angelo pel ministero di annunziare il Cristo.

11 In verità io vi dico: Tra i nati di donna non venne al mondo chi sia maggiore di Giovanni Batista: ma quegli, che è minore nel regno de’ cieli, o maggiore di lui.

Ver. 11. Tra i nati di donna non venne al mondo ec. È paragonato qui il Batista ai Santi del vecchio Testamento: onde tra questi nati di donna non è compreso nè Cristo, nè la Vergine, nè gli Apostoli, che al nuovo Testamento appartengono, Hier. E s. Agostino osservò, che dicendo Cristo nissun Santo essere stato nel vecchio Testamento maggior di Giovanni, lascia luogo di credere, che siavi stato chi l’uguagliasse. Contra Adv. leg. ec. 1.5 Hier.
Ma quegli, che è minore ec. Ma dello stesso Giovanni è maggiore nel regno de’ cieli (nella chiesa di Dio, sia la trionfante, sia la militante) colui, il quale e per età, e secondo la vostra opinione, è minore di Giovanni. Così parla di sè Gesù Cristo, e così conferma la testimonianza rendutagli da Giovanni cap. 3. l I. Gesù è maggiore (dice s. Agostino) per virtù, per potere, per divinità, per maestà, per gloria, Tract. 13. in Joan. S. Girolamo, e altri interpretano in quest’altro modo: il più piccolo od uomo, o Angelo, che è in cielo con Dio, è maggiore di Giovanni, il quale vive in un corpo di morte; imperocchè altra cosa ella è il posseder la corona, altra il combattere tutt’ora nella battaglia, Hieron.

12 Or dal tempo di Giovanni Batista insin adesso il regno de’ cieli si acquista colla forza, ed è preda di coloro, che usano violenza.

Ver. 12. Dal tempo di Giovanni ec. Dal punto, in cui Giovanni cominciò a predicare, fino a questo tempo, nel regno de’ cieli (nella chiesa di Dio) non si entra per diritto di discendenza, come quando questo regno era ristretto al solo popolo Ebreo. Adesso egli è aperto per tutti gli uomini: e chiunque vorrà farne conquista, potrà farla, Giudeo, o Gentile, che egli sia, greco, o barbaro, servo, o libero. E molti verranno dall’oriente, e dall’occidente, e saranno assisi con Isacco, e Giacobbe, Matth. IV. II. Così rapì il regno de’ cieli, ed ebbe luogo tra’ figliuoli adottivi il centurione pell’ardore della sua fede; così la cananea, ec., i quali essendo gentili rapirono in certo modo dalle mani de’ discendenti di Abramo il regno, di cui questi si rendettero indegni per la loro incredulità. Vedi Ilar., Ambr., ec.

13 Imperocché tutti i profeti, e la legge hanno profetato fino a Giovanni.

Ver. 13. Hanno profetato fino a Giovanni. Da Giovanni in poi il regno de’ cieli per tutti è aperto, perchè quel Cristo, speranza di tutti gli uomini, il quale dalla legge, e dai profeti era predicato come futuro, si predica adesso come venuto per testimonianza dello stesso Giovanni; e i misteri dello stesso Cristo sotto la scorza della legge coperti si propalano, e si espongono a tutti. E non vuol dire qui Cristo, che subito dopo la predicazione di Giovanni avesse fine la legge vecchia; ma sì che allora cominciò a finire.

14 E se voi volete capirla, egli è quell’Elia, che doveva venire.

Ver. 14. E se voi volete capirla, egli è ec. Non crediate, che il regno del Messia sia tutt’ora lontano, perchè non è ancora venuto quell’Elia, il quale dee precedere la venuta del Cristo secondo la predizione di Malachia. Giovanni stesso egli è quanto allo spirito, e all’ufficio quel l’Elia, che voi aspettate. La profezia di Malachia riguarda certamente la seconda venuta di Gesù Cristo; ma i dottori Ebrei la intendevano della prima venuta: nè Cristo si ferma a riprendere questa interpretazione; ma ne fa uso contro di essi, dimostrando chi fosse quell’Elia, che doveva precedere la sua prima venuta. Quelle parole se volete capirla, possono esporsi col Grisostomo, se volete considerare la somiglianza tra Elia, e Giovanni.

15 Chi ha orecchio da intendere, intenda.

Ver. 15. Chi ha orecchio da intendere, intenda. Maniera di parlare, colla quale fa capire, che quello, che egli dice, è di grande importanza, e merita molta riflessione per essere ben inteso. Ed era certo cosa molto importante pe’ Giudei l’intendere, come la legge terminava a Giovanni, e che d’allora in poi il regno de’ cieli sarebbe stato di chiunque avesse fatto forza per entrarvi; e che perciò non vi sarebbe stata salute per essi, se affidati alla legge rigettato avessero la testimonianza di Giovanni e il Cristo annunziato da lui.