Terza Domenica di Avvento (Anno A)

Prima lettura

Is 35:1-6,10

1 Allegrerassi la regione deserta, e non battuta, e tripudierà la solitudine, e fiorirà come giglio.

Ver. 1. Allegrerassi la regione deserta ec. Deserto, solitudine, arida terra è detta la Gentilità abbandonata da Dio senza lume della vera religione, senza speranza di promessa (come dice l’Apostolo), e senza Dio in questo mondo. Ma questo deserto alla venuta del Cristo diverrà paese di delizie e di ogni bene, e non solo succederà alla gloria della Sinagoga, ma la sorpasserà grandemente. Tutti i Padri generalmente convengono, che questo grandissimo avvenimento è celebrato in questo luogo da Isaia, ed alcuni più precisamente fissano l’adempimento di questa profezia a quel tempo, in cui il Salvatore dalla Galilea andò al deserto del Giordano per essere battezzato dal Precursore. Questo deserto adunque sarà tutto in letizia, e la sua solitudine esulterà e fiorirà di meravigliosa e nuova amenità e vaghezza, quale è quella di bianco odoroso giglio.

2 Ella germoglierà grandemente, ed esulterà piena di contentezza, e canterà laude: a lei è data la gloria del Libano, la vaghezza del Carmelo, e di Saron; ei vedranno la gloria del Signore, e la grandezza del nostro Dio.

Ver. 2. Ella germoglierà grandemente, ec. La nuova chiesa produrrà in gran copia e fiori e frutti sia di nuovi fedeli, sia di nuove ed insigni virtù; ma da chi verrà a lei tanto bene? Da Dio, cui ella renderà perpetuo tributo di laude e di affettuosi ringraziamenti.
A lei e data la gloria del Libano, ec. Il Libano, il Carmelo, il Saron, sono qui nominati, come luoghi di grande amenità e fertilità. Tutti gli ornamenti, tutte le delizie e ogni bene, onde sono celebrati il Libano e il Carmelo e Saron, passeranno a nobilitare questo deserto.
Ei vedranno la gloria del Signore, ec. A queste parole del Profeta corrispondono quelle del Vangelo: Abbiam ceduto la gloria di lui, gloria come dello Unigenito del Padre, pieno di grazia, e di verità, Jo. 1. 14.

3 Fortificate le braccia languide, e le ginocchia deboli rinfrancate. 4 Dite ai pusillanimi: fatevi coraggio, e non temete: ecco che il vostro io menerà vendetta di uguaglianza; Dio verrà egli stesso, e vi salverà.

Ver. 3-4. Fortificate le braccia languide, ec. Si esortano i ministri del Signore, che incoraggiscano le anime deboli e timide de’ Gentili, e le accendano di fervore di spirito per andar incontro al loro Salvatore, e operare la lor salute. Dite a questa gente, che visse finora nelle tenebre della idolatria e nella depravazione de’ costumi, che non disperino di divenire figliuoli di Abramo e di entrare nella società del vero spirituale Israello; perocchè ecco che Dio, il quale non de’ soli Ebrei, ma di tutte le genti è Dio, come lor creatore, vien egli stesso in persona ad essere salvatore di tutte. Egli verrà e farà giusta vendetta di quel superbo tiranno, che vi dominava, e vi libererà e vi salverà. Dice vendetta di uguaglianza, perchè siccome il demonio si era soggettate tutte le genti, cosi Cristo non solo a sè soggettò lo stesso nimico, ma il rendette soggetto anche agli Apostoli e a tutti i Cristiani, i quali nel nome di Gesù Salvatore lo discacciarono così sovente da’ corpi degli uomini. Vedi s. Girolamo. È qui manifestamente dichiarata la divinità di Cristo contro i Giudei; perocchè Dio è quegli, che verrà a recar salute alle nazioni, e renderà a’ ciechi la vista ec.

5 Allora gli occhi de’ ciechi si apriranno, e si spalancheranno le orecchie de’ sordi. 6a Allora lo zoppo salterà come un cerbiatto, e sarà sciolta la lingua dei mutoli; perocché le acque sgorgano nel deserto, e i torrenti nella solitudine.

Ver. 5-6. Allora gli occhi dei ciechi si apriranno, ec. I Gentili sinora ciechi e privi di ogni lume di verità, sordi alla parola di Dio, incapaci di camminare dirittamente nella via della virtù, senza favella per discorrere delle cose di Dio e dello spirito, ricupereranno la vista e l’udito e la fortezza delle gambe e la loquela; saranno illuminati mediante il dono della fede, ascolteranno la parola del Vangelo con docilità e amore, e correranno con fervore e alacrità nella via, che al cielo conduce; ragioneranno con sapienza ed eloquenza de’ misteri di Dio e di Cristo. A questi interiori spirituali miracoli fatti da Cristo allude principalmente il Profeta, come ad essi ancora allude va il Salvatore ripetendo queste stesse parole, Matt. XI. 5. Luc. VII. 21.; perocchè que’ miracoli corporalmente furono operati da Cristo e dagli Apostoli a favore di un de terminato numero di persone, spiritualmente poi a favore di tutti gli uomini, che in lui credettero, ed ebber salute.
Perocchè le acque sgorgano ec. Tutti questi spirituali prodigi si vedranno sopra la terra, perchè lo sterile orrrido deserto della Gentilità oggi giorno è irrigato da copiosa sorgente, anzi da gonfio torrente di acque, vale a dire di grazie e di doni celesti.

10 E i redenti dal Signore ritorneranno, e verranno a Sionne cantando laude, coronati di eterna letizia: avran gaudio, e consolazione, e il dolore, ed il pianto da lor fuggirà.

Ver. 10. I redenti dal Signore ritorneranno, ec. Il popolo di Dio redento dalla infelice schiavitù del Demonio, e tolto alla primiera empietà, e divenuto adoratore del vero Dio, battendo la strada retta e santa dell’Evangelio, perverrà alla beata Sionne, dove canterà in eterno le laudi del suo celeste Liberatore, e sarà coronato di letizia e felicità sempiterna, la quale da nissun dolore ed affanno non sarà intorbidata giammai. Con quelle parole ritorneranno e verranno a Sionne, allude il Profeta alla liberazione dalla cattività di Babilonia, nella quale una migliore e più perfetta ed eterna redenzione veniva prefigurata.



Salmo Responsoriale

[R:] [Vieni, Signore, a salvarci.]
oppure:
[R:] [Alleluia.]

Is 35:4

4d Dite ai pusillanimi: fatevi coraggio, e non temete: ecco che il vostro io menerà vendetta di uguaglianza; Dio verrà egli stesso, e vi salverà.

Ver. 4. [cf. Prima lettura]

Sl 145:7-10

7 Egli, che mantiene la verità in eterno: fa giustizia a que’, che soffrono ingiuria: da cibo ai famelici. Il Signore scioglie gl’incatenati, 8 il Signore illumina i ciechi. Il Signore rialza i caduti, il Signore ama i giusti.

Ver. 7-8. Mantiene la verità in eterno. In secondo luogo egli è fedele in eterno nel mantenere ed eseguire le sue promesse: Fa giustizia a quei, che soffrono ingiuria. in terzo luogo egli è giusto, e non lascia opprimere i suoi amici: da cibo a’ famelici. Egli in quarto luogo è benefico e liberale de’ beni suoi con quelli, che li desiderano, e a lui li chiedono.
Scioglie gl’incatenati… illumina i Ciechi… rialza i caduti. Quinto egli è pieno di compassione pe’ bisogni, e pelle miserie e corporali e spirituali degli uomini; ma singolarmente egli è sempre pronto a liberargli da’ mali spirituali, che sono peggiori e più funesti; scioglie perciò le catene onde dalle proprie passioni, e dal demonio eran tenuti schiavi. Illumina gli occhi del loro cuore, e dalle loro cadute li rialza, affinché in esse non periscano, e il ravvedimento li conduce. Perocchè la loro conversione egli vuole, e la loro vita, e giusti li brama per farli felici; conciossiachè egli ma tutti quelli, i quali, odiando il male, e facendo il bene, del suo amore si rendono degni.

9 Il Signore è il custode de’ forestieri: difenderà il pupillo, e la vedova, e sperderà i disegni de’ peccatori.

Ver. 9. Il Signore è il custode de’ forestieri. Sesto, Dio è il difensore sicurissimo e amorosissimo di tutti quelli, che sono senza difesa, e senza patrocinio, che dalle ingiurie altrui li mette al coperto. Così egli custodisce il forestiere, il quale in paese estranio si trova sempre bisognoso d’aiuto, protegge la vedova e il pupillo esposti alle violenze del malvagi, i disegni de’ quali egli sventa.

10 Regnerà pe’ secoli il Signore: il tuo Dio, o Sionne, per tutte le generazioni.

Ver. 10. Regnerà pe secoli il Signore: ec. Settimo, finalmente il regno di Dio è eterno com’egli è eterno; e la sua possanza, la sua verità, la sua beneficenza, la sua giustizia, la sua misericordia durano eternamente. Beato adunque chi ha speranza nel Signore Dio suo.



Seconda lettura

Giac 5:7-10

7 Siate adunque pazienti, o fratelli, fino alla venuta del Signore. Mirate, come l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra, soffrendo con pazienza, fino a tanto che riceva (il frutto) primaticcio, e il serotino.

Ver. 7. Siate adunque pazienti, o fratelli, ec. Ritorna a parlar cogli Ebrei convertiti, i quali egli esorta a conservar la pazienza fino a quel giorno, in cui da Cristo giudice tutti riceveranno la loro retribuzione, e i buoni, e i cattivi ed a questa pazienza gli anima coll’esempio del buon agricoltore, il quale tanto soffre e si affatica, vivendo nella speranza di aver parte ai frutti preziosi, che la terra produce.

8 Siate adunque pazienti anche voi, e rinfrancate i vostri cuori: perché la venuta del Signore è vicina.

Ver. 8. La venuta del Signore è vicina. La venuta di Cristo si avvicina ogni giorno, ed è contata per brevissima la durazione del secolo presente paragonata coll’eternità. Similo argomento di esortazione usa s. Paolo Rom. XIII. 11.: E’ ora, che noi ci alziamo dal sonno, perchè più vicina è la nostra salute, che allora quando noi credemmo.

9 Non vogliate, o fratelli, borbottare gli uni contro gli altri, affin di non essere condannati. Ecco, che il giudice sta alla porta.

Ver. 9. Non vogliace… borbottare ec. Dopo di avergli esortati a tollerar con pazienza le ingiurie de’ cattivi, gli esorta ancora a non impazientarsi per le debolezze de’ fratelli, e pe’ disgusti, che lor paresse di ricever da’ questi. Se voi vi lamentate, Dio vi condanna, sì a motivo della vostra impazienza, e sì ancora, perocchè con poca carità giudicate il fratello, il quale sovente o non vi ha veramente offesi, o non vi ha offesi, quanto a voi sembra. Abbiate di continuo davanti agli occhi della mente il vostro giudice Gesù Cristo, che è alla porta.

10 Prendete, o fratelli, per modello a sopportare i mali, e i disastri, e alla pazienza, i profeti, che hanno parlato nel nome del Signore. 11 Ecco, che beati chiamiamo lor, che patirono. Avete udito la sofferenza di Giobbe, e avete veduta la fine del Signore, dappoiché misericordioso egli il Signore, e usa misericordia.

Ver. 10-11. Prendete, o fratelli, per modello a sopportare i mali, ec. Mirate quello, che ebbero da soffrire i profeti, uomini così santi, e spediti con autorità superiore al popolo a dichiarargli la volontà del Signore. Noi gli chiamiamo beati, perchè patirono: imitiamogli adunque affini di esser beati, come essi sono.
Avete udito la sofferenza di Giobbe, e avere veduta la fine del Signore. Porta due esempi di altissima, e miracolosa pazienza, de’ quali il primo era figura del secondo, Giobbe figura di Cristo. Vedi s. Agostino de Symbolo etc. lib. 1. 5., e ep. 12.
Misericordioso egli è il Signore, ec. Non manca dunque a voi (come non mancò ai profeti, e a Giobbe) un liberatore, ed un rimuneratore, il quale con una gloria eterna compensi la momentanea tribolazione sopportata da voi in questa vita.



Vangelo

Mt 11:2-11

In quel tempo:

2 Ma avendo Giovanni udito nella prigione le opere di Gesù Cristo, mandò due de’ suoi discepoli,

Ver. 2. Mandò due de’ suoi discepoli, ec. Li mandò, non perchè avesse egli bisogno di assicurarsi, che Cristo fosse il Messia; ma perchè ne avevan bisogno i suoi discepoli, i quali di soverchio affezionati al loro maestro, di mal occhio vedevano l’autorità, che Gesù si andava acquistando. S. Giovanni accomodandosi alla loro debolezza mostra quasi di essere in dubbio egli stesso per dar loro occasione d’imparare la verità. Ilar., Crisost.

3 A dirgli: Se’ tu quegli, che se’ per venire, ovvero si ha da aspettare un altro? 4 E Gesù rispose loro: Andate, e riferite a Giovanni quel, che avete udito, e veduto. 5 I ciechi veggono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, si annuncia a’ poveri il Vangelo.

Ver. 5. Si annunzia ai poveri il Vangelo. Uno de’ caratteri del Messia: Il Signore mi unse, e mandommi ad evangelizzare a’ poveri, Isai. LXI. 1. Ed era certamente cosa degna della bontà del Maestro celeste il fare suo parti colar impegno d’istruire questa porzione grande del genere umano, per cui non aprì scuola giammai nessuno de’ pretesi sapienti del Paganesimo.

6 Ed è beato chi non prenderà in me motivo di scandalo.

Ver. 6. Ed è beato, chi non prenderà ec. Di Gesù era stato detto ch’ei sarebbe pietra d’inciampo per molti. S. Girolamo crede, che con queste parole venga a rimproverarsi ai discepoli di Giovanni la loro incredulità. Ma questa general sentenza di Cristo ferisce ogni maniera d’increduli: imperocchè in molte maniere possono gli uomini trovar materia di scandalo in Cristo. Ad alcuni parrà stoltezza l’ignominia della sua croce; altri diranno insopportabile la severità della sua dottrina; altri perfino opporranno alla parola di lui i falsi principi della mondana politica. Ma beato chi da quello, che è fondamento, e principio d’ogni bene, argomento non prende di perdizione, e di morte.

7 Ma quando quegli furono partiti, cominciò Gesù a parlare di Giovanni alle turbe: Cosa siete voi andati a vedere nel deserto? una canna sbattuta dal vento?

Ver. 7. Cosa siete voi andati a vedere ec. Quelli, che si trovarono a udire l’imbasciata di Giovanni avrebber potuto sospettare, ch’egli si fosse mutato di parere riguardo a Gesù; per questo il Salvatore commenda altamente la fede, e la costanza del suo Precursore. Credete voi (dic’egli) che Giovanni sia tale, che si lasci scuotere e volgere da ogni banda secondo i venti?

8 Ma pure, che siete voi andati a vedere? Un uomo vestilo delicatamente? Ecco, che coloro, che vestono delicatamente, stanno nei palazzi dei re.

Ver. 8. Un uomo vestito delicatamente? Siete voi andati a vedere un uomo, il quale vivendo nel lusso, e nella mollezza, e snervato di cuore sia capace di adulare, e di palpare gli altrui peccati? Uomini tali non abitano pe’ deserti.

9 Ma pure, cosa siete andati a vedere? Un profeta? sì, vi dico io, anche più che profeta.

Ver. 9. Più che profeta. Perchè non solo predisse, ma mostrò a dito il Messia; perchè gli altri furono mandati agli uomini, egli anche a Cristo; e qual Angelo del Signore precedette lo stesso Cristo. I miracoli avvenuti nel concepimento, e nella nascita del Batista, e l’ammirabile sua vita (dice un antico interprete) lo fecer parere non solo eguale, ma quasi superiore a un Angelo: e di fatto molti Ebrei il credettero vero Angelo, Eus., Dem. IV. 5.

10 Imperocché questi è colui, del quale sta scritto: Ecco, che io spedisco innanzi a te il mio Angelo, il quale preparerà la tua strada davanti a te.

Ver. 10. Il mio Angelo. Uomo per natura; Angelo pel ministero di annunziare il Cristo.

11 In verità io vi dico: Tra i nati di donna non venne al mondo chi sia maggiore di Giovanni Batista: ma quegli, che è minore nel regno de’ cieli, o maggiore di lui.

Ver. 11. Tra i nati di donna non venne al mondo ec. È paragonato qui il Batista ai Santi del vecchio Testamento: onde tra questi nati di donna non è compreso nè Cristo, nè la Vergine, nè gli Apostoli, che al nuovo Testamento appartengono, Hier. E s. Agostino osservò, che dicendo Cristo nissun Santo essere stato nel vecchio Testamento maggior di Giovanni, lascia luogo di credere, che siavi stato chi l’uguagliasse. Contra Adv. leg. ec. 1. 5 Hier.
Ma quegli, che è minore ec. Ma dello stesso Giovanni è maggiore nel regno de’ cieli (nella chiesa di Dio, sia la trionfante, sia la militante) colui, il quale e per età, e secondo la vostra opinione, è minore di Giovanni. Così parla di sè Gesù Cristo, e così conferma la testimonianza rendutagli da Giovanni cap. 3. l I. Gesù è maggiore (dice s. Agostino) per virtù, per potere, per divinità, per maestà, per gloria, Tract. 13. in Joan. S. Girolamo, e altri interpretano in quest’altro modo: il più piccolo od uomo, o Angelo, che è in cielo con Dio, è maggiore di Giovanni, il quale vive in un corpo di morte; imperocchè altra cosa ella è il posseder la corona, altra il combattere tutt’ora nella battaglia, Hieron.