Terza Domenica di Avvento (Tridentina)

Introito

Filip 4:4-6

4 Gaudete in Domino semper: iterum dico gaudete. 4 State allegri sempre nel Signore: Io dico per la seconda volta e state allegri.
5 Modestia vestra nota sit omnibus hominibus: Dominus [enim] prope est. 5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino.
6ac Nihil soliciti sitis: sed in omni oratione, et obsecratione, cum gratiarum actione petitiones vestrae innotescant apud Deum. 6ab Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa siano manifestate a Dio le vostre richieste per mezzo dell’orazione, e delle suppliche unite al rendimento di grazie.

Ver. 6. [cf. Prima lettura]

Sl 84:2

2 Benedixisti Domine terram tuam: avertisti captivitatem Iacob. 2 Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, tu hai tolta la schiavitù di Giacobbe.

Ver. 2. [cf. Offertorio]

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Filip 4:4-6

4 Gaudete in Domino semper: iterum dico gaudete. 5 Modestia vestra nota sit omnibus hominibus: Dominus [enim] prope est. 6ac Nihil soliciti sitis: sed in omni oratione, petitiones vestrae innotescant apud Deum. 4 State allegri sempre nel Signore: Io dico per la seconda volta e state allegri. 5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. 6ab Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa siano manifestate a Dio le vostre richieste per mezzo dell’orazione.



Prima lettura

Filip 4:4-7

Fratres: (Fratelli:)

4 Gaudete in Domino semper: iterum dico gaudete. 4 State allegri sempre nel Signore: Io dico per la seconda volta e state allegri.

Ver. 4. State allegri sempre nel Signore: ec. Ripete con grande affetto la stessa cosa detta già cap. III. I., perchè in grandi travagli si trovavano que’ cristiani.

5 Modestia vestra nota sit omnibus hominibus: Dominus prope est. 5 La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino.

Ver. 5. La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini: il Signore è vicino. Diportatevi con tutta moderazione, e dolcezza verso di tutti gli uomini anche Gentili, anche nemici della fede; il Signore, che è rimuneratore de’ buoni, sta per venire: non sarà lungo il tempo di soffrire, la ricompensa e vicina, ed ella è eterna.

6 Nihil soliciti sitis: sed in omni oratione, et obsecratione, cum gratiarum actione petitiones vestrae innotescant apud Deum. 6 Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa siano manifestate a Dio le vostre richieste per mezzo dell’orazione, e delle suppliche unite al rendimento di grazie.

Ver. 6. Non vi affannate per niente: ma in ogni cosa ec. Non vi prendete soverchia pena ed affanno per qualunque cosa, che vi accada, lo che sarebbe indizio di animo, che diffida della provvidenza divina, e delle promesse del Signore; ma in qualsisia negozio scabroso e difficile, all’orazione ricorrete, e in essa a Dio esponete i vostri desideri, e le vostre petizioni accompagnate dal rendi mento di grazie. All’orazione di domanda va unita sempre secondo l’Apostolo l’orazione di ringraziamento, quella pe’ benefizi futuri, questa per i passati. Vedi I. Cor. XIV. 16., Ephes. V. 4.

7 Et pax Dei, quae exuperat omnem sensum, custodiat corda vestra, et intelligentias vestras in Christo Iesu [Domino nostro]. 7 E la pace di Dio, la quale ogni intendimento sormonta, sia a guardia de’ vostri cuori, e delle vostre menti in Cristo Gesù [Signore nostro].

Ver. 7. E la pace di Dio, la quale ogni intendimento sormonta, ec. La pace di Dio ella è la tranquillità della coscienza nascente dalla viva speranza in Dio, cui siamo stati riconciliati per Cristo; e una tal pace è un bene incomprensibile ad uomo mortale. Questa, dice Paolo, sia a guardia de’ vostri cuori, perchè non si allontanino giammai dal bene, e sia a guardia delle vostre menti, perchè non abbandonino giammai il vero mediante la grazia di Gesù Cristo.



Graduale

Sl 79:2-3,2

2c Qui regis Israel, intende: qui deducis velut ovem Ioseph. Qui sedes[, Domine,] super cherubim, manifestare 2c Ascoltaci tu, pastor d’Israele, tu che conduci Giuseppe, come una pecorella. Tu, [Signore,] che se’ assiso sopra i Cherubini, fatti vedere
3b coram Ephraim, Beniamin, et Manasse. Excita potentiam tuam, et veni, ut salvos facias nos. 3c dinanzi ad Efraim, a Beniamin, e a Manasse. Sveglia la tua potenza, e vieni a salvarci.

Ver. 2-3. Pastor d’Israele. Tu, che quel buon pastore governi soavemente e con amore il popolo d’Israele. Questo pastore egli è Cristo, a cui questo titolo singolarmente conviene, e a lui fu dato sovente dai profeti, ed egli se lo applicò nel Vangelo Jo. X. Che conduci Giuseppe, ec. Giuseppe come sostituito a Ruben nella primogenitura da il nome a tutta la gran famiglia de’ discendenti di Giacobbe, onde col nome di lui è qui indicata tutta la nazione Ebrei.
Tu, che se’ assiso sopra i Cherubini. Tu, che nel cielo hai per tuo trono quegli Angeli primari, che chiamansi Cherubini: vale o dire hai nel cielo per tuoi servi i più distinti e nobili spiriti beati, a’ quali se’ infinitamente superiore di dignità e di gloria.
Fatti vedere dinanzi ad Ephraim, ec. Manifesta te stesso a tutto il tuo popolo, a tutta la tua Chiesa. Per queste tre tribù e certamente dinotata tutta la sinagoga, o chiesa Giudaica come figura della Chiesa Cristiana. E molto propriamente nomina queste tre tribù, perché pregava Dio di far vedere la sua faccia benigna e propizia alla Chiesa: conciossiachè quando pel deserto camminava la moltitudine d’Israele verso la terra di Chanaan, queste tribù andavano, e stavano immediatamente dietro all’arca e al propiziatorio; onde e l’arca stessa e’l propiziatorio (sul quale Dio risedeva) aveano sempre in faccia. Vedi Num. II. 18. Così viene a dire: scendi, e fatti vedere sul propiziatorio a vista di Ephraim, di Beniamin e di Manasse.

[V:] 2a Qui regis Israel, intende: qui deducis velut ovem Ioseph. [Alleluia, alleluia.] Qui sedes super cherubim, manifestare [V:] 2a Ascoltaci tu, pastor d’Israele, tu che conduci Giuseppe, come una pecorella. [Alleluia, alleluia.] Tu, che se’ assiso sopra i Cherubini, fatti vedere

Sl 79:3

[V:] 3b Excita[, Domine,] potentiam tuam, et veni, ut salvos facias nos. [Alleluia.] [V:] 3b Sveglia la tua potenza, [Signore,] e vieni a salvarci. [Alleluia.]



Vangelo

Giov 1:19-28

In illo tempore: (In quel tempo:)

19b Et hoc est testimonium Ioannis, quando miserunt Iudaei ab Ierosolymis sacerdotes et Levitas ad eum [Ioannem] ut interrogarent eum: Tu quis es? 19b Ed ecco la testimonianza, che rendè Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme i sacerdoti, e i Leviti a lui [Giovanni] per dimandargli: Chi se’ tu?

Ver. 19. Quando i Giudei mandarono ec. Intorno a questa deputazione fatta dalla Sinagoga a Giovanni per sapere da lui, chi egli si fosse, vuolsi osservare: primo, come la nazione Ebrea era allora persuasa, che quello era il tempo della venuta del Messia: la qual cosa non altronde potevano avere appresa, che dalle Scritture; e di questa espettazione de’ Giudei ne abbiamo testimonianza anche presso autori profani. Secondo, che era tradizione ricevuta tra gli stessi Ebrei, che al Messia riserbato fosse un battesimo, come speciale carattere della sua missione; tradizione fondata anch’essa nelle Scritture. Terzo, che fu altissima disposizione della Providenza, che il gran Sinedrio residente in Gerusalemme mosso da quel che udito avea della nascita, della vita, e della santità di Giovanni, a lui ricorresse pronto a riconoscerlo per Messia, e da lui stesso apprendesse, chi fosse il Messia.

20 Et confessus est, et non negavit: et confessus est: Quia non sum ego Christus. 20 Ed ei confessò, e non negò: e confessò: Non son io il Cristo.

Ver. 20. Ed ei confessò, e non negò: e confessò. Questa repetizione dello stesso sentimento serve a mostrare, che il santo, e umile Precursore non una, ma due, e tre volte dichiarò (opponendosi al pregiudizio dei deputati) com’egli non era il Cristo.

21 Et interrogaverunt eum: Quid ergo? Elias es tu? Et dixit: Non sum. Propheta es tu? Et respondit: Non. 21 Ed essi gli dimandarono: E che adunque? Se’ tu Elia? Ed ei rispose: Nol sono. Se’ tu il profeta? Ed, ei rispose: No.

Ver. 21. Se’tu il profeta? S. Giovanni Grisostomo, s. Cirillo, e Teofilatto riferiscono, essere stata in voga tra gli Ebrei la falsa credenza (derivante da una falsa interpretazione di un passo di Malachia, cap. IV. 5.), che non solamente Elia dovesse tornare al mondo alla venuta del Messia, ma dovesse nascer tra loro anche un Profeta simile a Mosè, cui applicavano le parole del Deuteronomio, cap. XVIII. 15., le quali di Gesù Cristo stesso debbono intendersi. Che in tale errore fossero gli Ebrei, pare, che possa ricavarsi anche dal seguente capo VII. 40. 41., e capo VI. 14.
Dicono adunque questi deputati a Giovanni: Sei tu forse quel Profeta, che dee precedere il Messia?

22 Dixerunt ergo ei: Quis es ut responsum demus his, qui miserunt nos? quid dicis de teipso? 22 Gli disser pertanto: Chi se’ tu, affinchè possiam render risposta a chi ci ha mandato? Che dici di te stesso?
23 Ait: Ego vox clamantis in deserto: Dirigite viam Domini, sicut dixit Isaias propheta. 23 Io son, disse, la voce di colui, che grida nel deserto: Raddirizzate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia.
24 Et qui missi fuerant, erant ex Pharisaeis. 24 E questi messi erano della setta de’ Farisei.

Ver. 24. Erano della setta de’ Farisei. La massima parte del Sinedrio era di tal setta.

25 Et interrogaverunt eum, et dixerunt ei: Quid ergo baptizas, si tu non es Christus, neque Elias, neque Propheta? 25 E lo interrogarono, dicendogli: Come adunque battezzi tu, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?
26 Respondit eis Ioannes, dicens: Ego baptizo in aqua: medius autem vestrum stetit, quem vos nescitis. 26 Giovanni rispose loro, e disse: Io battezzo nell’acqua: ma v’ha in mezzo a voi uno, che voi non conoscete:

Ver. 26. Io battezzo nell’acqua. Colla sola acqua non accompagnata dall’effusione dello Spirito santo, il quale sarà dato da colui, del quale io sono Precursore, e ministro.

27 Ipse est, qui post me venturus est, qui ante me factus est: cuius ego non sum dignus ut solvam eius corigiam calceamenti. 27 Questi è quegli, che verrà dopo di me, il quale è da più di me: a cui io non son degno di sciogliere i legaccioli delle scarpe.
28 Haec in Bethania facta sunt trans Iordanem, ubi erat Ioannes baptizans. 28 Queste cose successero a Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando.



Offertorio

Sl 84:2-3

2 Benedixisti Domine terram tuam: avertisti captivitatem Iacob. 2 Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, tu hai tolta la schiavitù di Giacobbe.
3a Remisisti iniquitatem plebis tuae: operuisti omnia peccata eorum. 3a Tu hai rimessi i peccati del popol tuo: hai ricoperti tutti i loro peccati.
4 Mitigasti omnem iram tuam: avertisti ab ira indignationis tuae. 4 Hai raddolcito tutto il tuo sdegno: hai sedato il furore di tua indignazione.

Ver. 2-4. Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, ec. Voler bene in Dio è lo stesso, che far del bene: così vuol dire il Profeta: tu hai fatti dei gran benefizi alla tua terra. Vari interpreti però non solo Cristiani, ma anche Ebrei affermano, che il preferito è qui usato secondo l’uso profetico in cambio del futuro, e che la liberazione, di cui si parla, ella e la redenzione degli uomini per Gesù Cristo. Altri vogliono, che ne’ primi versetti si parli della schiavitudine d’Egitto, od anche di quella di Babilonia. Considerando attentamente tutta la serie del ragionamento si conoscerà, che la prima opinione e certamente da preferirsi. Ecco la sposizione de’ tre primi versetti: Signore io so, che tu vuoi bene alla terra, che è tua creatura, agli uomini che sono opera delle tue mani: io so, che tu libererai il popolo di Giacobbe, lo spirituale Israele dalla schiavitù del demonio: io so. che tu rimetterai a questo tuo popolo i loro peccati, li cuoprirai per non vederli mai più: hai calmato tutto il tuo sdegno, cambierai l’ira in misericordia.


Comunione

Is 35:4

3 Confortate manus dissolutas, et genua debilia roborate. 3 Fortificate le braccia languide, e le ginocchia deboli rinfrancate.
4ac Dicite pusillanimis: Confortamini, et nolite timere: ecce Deus vester ultionem adducet retributionis: Deus ipse [noster] veniet, et salvabit vos [nos]. 4ac Dite ai pusillanimi: fatevi coraggio, e non temete: ecco che il vostro Dio menerà vendetta di uguaglianza; [il nostro] Dio verrà egli stesso, e vi [ci] salverà.

Ver. 3-4. Fortificate le braccia languide, ec. Si esortano i ministri del Signore, che incoraggiscano le anime deboli e timide de’ Gentili, e le accendano di fervore di spirito per andar incontro al loro Salvatore, e operare la lor salute. Dite a questa gente, che visse finora nelle tenebre della idolatria e nella depravazione de’ costumi, che non disperino di divenire figliuoli di Abramo e di entrare nella società del vero spirituale Israello; perocchè ecco che Dio, il quale non de’ soli Ebrei, ma di tutte le genti è Dio, come lor creatore, vien egli stesso in persona ad essere salvatore di tutte. Egli verrà e farà giusta vendetta di quel superbo tiranno, che vi dominava, e vi libererà e vi salverà. Dice vendetta di uguaglianza, perchè siccome il demonio si era soggettate tutte le genti, cosi Cristo non solo a sè soggettò lo stesso nimico, ma il rendette soggetto anche agli Apostoli e a tutti i Cristiani, i quali nel nome di Gesù Salvatore lo discacciarono così sovente da’ corpi degli uomini. Vedi s. Girolamo. È qui manifestamente dichiarata la divinità di Cristo contro i Giudei; perocchè Dio è quegli, che verrà a recar salute alle nazioni, e renderà a’ ciechi la vista ec.