Ventiquattresima e ultima Domenica dopo Pentecoste (Tridentina)

Introito

Jer 29:11-12,14

11b Ego enim scio cogitationes, quas ego cogito super vos, ait [Dicit] Dominus, [Ego cogito] cogitationes pacis, et non afflictionis, ut dem vobis finem et patientiam. 11b Imperocché io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, [io so] disegni di pace, e non di afflizione, per dare a voi la fine, e quello, che aspettate.

Ver. 11. Per dare a voi la fine, e quello che aspettate. Per darvi la fine de’ mali e la consolazione del ritorno a Gerusalemme, ritorno desiderato tanto e aspettato da voi.

12ac Et invocabitis me, et ibitis: et orabitis me, et ego exaudiam vos. 12ac E voi m’invocherete, e partirete; e mi pregherete, ed io vi esaudirò.
14bd Et inveniar a vobis, ait Dominus: et reducam captivitatem vestram, et congregabo vos de universis gentibus, et de cunctis locis, ad quae expuli vos, dicit Dominus: et reverti vos faciam de loco, ad quem transmigrare vos feci. 14bd E voi mi troverete, dice il Signore, ed io vi ricondurrò dalla schiavitù, e vi raunerò da tutte le regioni, e da tutti i luoghi, ne’ quali io vi ho di spersi, dice il Signore, e vi farò tornare dal luogo, dove vi feci andare raminghi.

Sl 84:2

2 Benedixisti Domine terram tuam: avertisti captivitatem Iacob. 2 Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, tu hai tolta la schiavitù di Giacobbe.

Ver. 2-4. Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, ec. Voler bene in Dio è lo stesso, che far del bene: così vuol dire il Profeta: tu hai fatti dei gran benefizi alla tua terra. Vari interpreti però non solo Cristiani, ma anche Ebrei affermano, che il preferito è qui usato secondo l’uso profetico in cambio del futuro, e che la liberazione, di cui si parla, ella e la redenzione degli uomini per Gesù Cristo. Altri vogliono, che ne’ primi versetti si parli della schiavitudine d’Egitto, od anche di quella di Babilonia. Considerando attentamente tutta la serie del ragionamento si conoscerà, che la prima opinione e certamente da preferirsi. Ecco la sposizione de’ tre primi versetti: Signore io so, che tu vuoi bene alla terra, che è tua creatura, agli uomini che sono opera delle tue mani: io so, che tu libererai il popolo di Giacobbe, lo spirituale Israele dalla schiavitù del demonio: io so. che tu rimetterai a questo tuo popolo i loro peccati, li cuoprirai per non vederli mai più: hai calmato tutto il tuo sdegno, cambierai l’ira in misericordia.

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Jer 29:11-12,14

11b [Dicit] Dominus: [Ego cogito] cogitationes pacis, et non afflictionis. 12ac invocabitis me, et ego exaudiam vos. 14bd et reducam captivitatem vestram de cunctis locis. 11b dice il Signore, [io so] disegni di pace, e non di afflizione, 12ac voi m’invocherete, ed io vi esaudirò. 14bd ed io vi ricondurrò dalla schiavitù da tutti i luoghi.



Prima lettura

Col 1:9-14

Fratres: (Fratelli:)

9b ideo et nos ex qua die audivimus, non cessamus pro vobis orantes, et postulantes ut impleamini agnitione voluntatis eius, in omni sapientia et intellectu spiritali: 9b Per questo anche noi dal giorno, che (ciò) udimmo, non cessiamo di orare per voi, e di domandare, che siate ripieni di cognizione della volontà di lui con ogni sapienza, e intelligenza spirituale:

Ver. 9. Dal giorno, che (ciò) udimmo ec. Da quel punto, in cui fummo la prima volta informati della vostra conversione alla fede.
Che siate ripieni di cognizione della volontà di lui ec. Questa cognizione della volontà di Dio abbraccia non solo tutto quello che dee credersi, ma quello ancora, che dee farsi per la salute; e perciò aggiugne la sapienza, per cui s’intende la rivelazione de’ ministeri, e l’intelligenza spirituale, per cui la cognizione degli stessi misteri si applica alle azioni, e alla condotta della vita.

10 ut ambuletis digne Deo per omnia placentes: in omni opere bono fructificantes, et crescentes in scientia Dei: 10 Onde camminiate in maniera degna di Dio, piacendo (a lui) in tutte le cose, producendo frutti di ogni buona opera, e crescendo nella scienza di Dio:

Ver. 10. In maniera degna di Dio. Altrove, dice: in maniera degna della vocazione cristiana, Ephes. IV. I.; altrove, in maniera degna dell’evangelio, Philipp. 1. 27. Crescendo nella scienza di Dio. Predica l’Apostolo in tutte le sue lettere, oltre l’obbligo di avanzarsi nel bene, quello senza di cui questo primo non può adempirsi, che è di avanzarsi nella cognizione delle cose celesti, de’ misteri della fede, delle verità essenziali del cristianesimo, per mezzo della meditazione della parola di Dio.

11 in omni virtute confortati secundum potentiam claritatis eius in omni patientia, et longanimitate cum gaudio 11 Corroborati con ogni specie di fortezza per la gloriosa potenza di lui nella perfetta pazienza, e longanimità, con gaudio,

Ver. 11. Corroborati con ogni specie di fortezza ec. Desidera, oltre le cose predette, ogni specie di fortezza per resistere ad ogni specie di tentazioni, ma una tal fortezza è effetto della potenza di Dio in noi, la quale sola può ispirarci una costante pazienza, e longanimità per soffrire non solo con rassegnazione, ma anche con gaudio i mali della vita presente; carattere proprio del cristianesimo, come apparisce da innumerabili luoghi del nuovo testamento, e dalla stessa sperienza de’ santi.

12 gratias agentes Deo Patri, qui dignos nos fecit in partem sortis sanctorum in lumine: 12 Grazie rendendo a Dio Padre, il quale ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce:
13 qui eripuit nos de potestate tenebrarum, et transtulit in regnum filii dilectionis suae, 13 Il quale ci ha tratti dalla podestà, delle tenebre, e ci ha trasportati nel regno del Figliuolo dell’amor suo,

Ver. 12-13. Ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce: ec. Si è degnato di ammetterci ad aver parte all’eredità destinata ai santi, ai veri Israeliti nel regno di Dio, che è regno di luce, cioè di gloria immortale. 1. Tim. VI. 16. A questa eredità siamo stati chiamati per mezzo del Vangelo, e siamo stati chiamati mentre eravamo sotto la potestà delle tenebre, cioè del demonio principe delle tenebre, dalle quali Dio misericordiosamente ci trasse per trasportarci nella Chiesa, che è il regno del suo diletto Figliuolo. Vedi Apocal. v. 10.

14 in quo habemus redemptionem per sanguinem eius, remissionem peccatorum: 14 In cui abbiamo la redenzione mediante il sangue di lui, la remissione de’ peccati:

Ver. 14. In cui abbiamo la redenzione ec. Ecco in qual modo fummo noi trasportati dal regno delle tenebre al regno di Cristo. Cristo fatto uomo per noi, offerendosi in sacrificio per nostro riscatto ci liberò dalla servitù del demonio col sangue suo, col quale a noi meritò la remissione de’ peccati, e la riconciliazione con Dio.



Graduale

Sl 43:8-9

8 Salvasti enim nos de [Liberasti nos, Domine, ex] affligentibus nos: et odientes nos [eos, qui nos oderunt,] confudisti. 8 Imperocché tu[, Signore,] ci salvasti da coloro, che ci affliggevano, e svergognasti color, che ci odiavano.
[V:] 9 In Deo laudabimur tota die: et in nomine tuo confitebimur in saeculum [saecula]. [Alleluia, alleluia.] [V:] 9 In Dio ci glorieremo ogni di, e il nome tuo celebreremo pe’ secoli. [Alleluia, alleluia.]

Ver. 9. In Dio ci glorieremo ogni dì, ec. Ci glorieremo de’ prodigi fatti per noi in tutte l’eta precedenti, e di tutto daremo a te laude.

Sl 129:1-2

[V:] 1 Canticum graduum. De profundis clamavi ad te Domine: [V:] 1 Cantico dei gradi. Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore:
2a Domine exaudi vocem [orationem] meam: [Alleluia.] Fiant aures tuae intendentes, in vocem deprecationis meae. 2a esaudisci, o Signore, la mia voce [preghiera]. [Alleluia.] Siano intente le tue orecchie alla voce di mia preghiera.

Ver. 1-2. Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore: esaudisci, o Signore, la mia voce. Dall’abisso dei mali t’invocai o Signore. La grandezza delle miserie e corporali e spirituali e sovente espressa nelle Scritture col paragone di un abisso, ovver mare profondo. Così Psal. LXVIII. Venni in alto mare, e la tempesta mi ha sommerso. Tutta la serie di questo bellissimo e tenerissimo salmo ci induce a credere, che queste sieno parole, di un’anima, la quale col lume della divina grazia, comprende l’abisso di mali, nel quale si è precipitata peccando, e a Dio ricorre per impetrare misericordia e perdono. La chiesa è usa di recitarlo sovente in persona delle anime de’ defunti, che sono in purgatorio, perchè questo è luogo profondo, ed è luogo di esilio per le anime, le quali benchè passate all’altra vita nella carità, avendo de’ debiti da soddisfare sono ivi ritenute fino a tanto, che abbiano pagato (come dice Cristo) fino all’ultimo picciolo, prive del cospetto di Dio, e soffrendo molti e gravi tormenti.



Vangelo

Mt 24:15-35

In illo tempore, dixit Iesus discipulis suis: (In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:)

15 Cum ergo videritis abominationem desolationis, quae dicta est a Daniele propheta, stantem in loco sancto, qui legit, intelligat: 15 Quando adunque vedrete l’abbominazione della desolazione predetta dal profeta Daniele posta nel luogo santo (chi legge, comprenda):

Ver. 15. Quando adunque vedrete ec. Parla ora apertamente Cristo del tempo, in cui sara atterrata Gerusalemme; il qual tempo è segnato nelle seguenti parole.
L’abbominazione della desolazione… posta nel luogo santo. Questo forse fu allora quando una turba di scellerati, detti gli zelatori, entrò con armata mano nel tempio, e per tre anni e mezzo continui vi dimorò, come in un baloardo, dal quale uscivano di e notte a commettere rapine e stragi nella città. La profanazione del luogo santo contaminato da quegli uomini infami con ogni sorta di scelleraggini, con ragione credesi significata da Cristo con queste parole. Dice egli adunque, che quando ciò accaderà, allora siano certi, che è già adempiuta la profezia di Daniele, e che Gerusalemme, e il tempio anderanno in rovina, nè risorgeranno mai più. Il primo avveramento della predizione di Daniele, e di Cristo è una invitta dimostrazione della verità della cristiana religione. Gerusalemme era stata presa altre volte, ed era stato disperso il suo popolo; ma ella si era rialzata dalle sue rovine, riuniti i suoi cittadini, ristorato il suo tempio. Ma dopo la sentenza di Cristo, questo popolo (il quale disperso, ed errante dee sempre sussistere, affinchè non solamente col deposito delle Scritture, ch’ei venera, e custodisce, ma anche collo stesso presente suo stato renda testimonianza alla fede ) questo popolo rimane, e rimarrà senza re, senza sacerdozio, senza tempio, senza speranza.

16 tunc qui in Iudaea sunt, fugiant ad montes: 16 Allora coloro, che sii troveranno nella Giudea, fuggano ai monti:

Ver. 16. Fuggano ai monti. Questo avvertimento di Cristo, rinnovato con particolare rivelazione, fu posto in pratica da’ Cristiani, i quali lasciata Gerusalemme, e i luoghi vicini, si ritirarono a Pella sulle montagne vicino al deserto verso la Siria. Eus. hist. 3. 5.

17 et qui in tecto, non descendat tollere aliquid de domo sua: 17 E chi si troverà sopra il solaio, non iscenda per prendere qualche cosa di casa sua:
18 et qui in agro, non revertatur tollere tunicam suam. 18 E chi sarà al campo, non ritorni a pigliar la sua veste.

Ver. 17-18. Chi si troverà sopra il solaio, ec. Tutte queste cose dinotano la necessità di fuggire senza perdere niente di tempo.

19 Vae autem praegnantibus, et nutrientibus in illis diebus. 19 Ma guai alle donne gravide, oche avranno bambini al petto in que’ giorni.
20 Orate autem ut non fiat fuga vestra in hieme, vel sabbato. 20 Pregate perciò, che non abbiate a fuggire di verno, o in giorno di sabato:

Ver. 20. Che non abbiate a fuggire di verno, ec. Sarebbe assai penoso l’avere a fuggire d’inverno; e nel sabato era proibito di fare più d’un miglio di strada. E quantunque questa legge non obbligasse così strettamente in tempo di urgente necessità; contuttociò per un certo rispetto al giorno di sabato i Cristiani convertiti dal Giudaismo non avrebbero ardito di trasgredirla. La presa di Gerusalem me fu nell’estate dell’anno LXX di Cristo.

21 erit enim tunc tribulatio magna, qualis non fuit ab initio mundi usque modo, neque fiet. 21 Imperocché grande sarà allora la tribolazione, quale non fu dal principio del mondo sino a quest’oggi, né mai sarà.

Ver. 21. Tribolazione, quale non fu dal principio. Giuseppe lib. 6. 21: Nè io credo, che alcun’altra città soffrisse giammai calamità cosi grandi, nè che alcuna nazione, da che mondo è mondo, fosse mai più feroce nella malizia.

22 Et nisi breviati fuissent dies illi, non fieret salva omnis caro: sed propter electos breviabuntur dies illi. 22 E se non fossero accorciati que’ giorni, non sarebbe uomo restato salvo: ma saranno accorciati que’ giorni in grazia degli eletti.

Ver. 22. Se non fossero accorciati que’ giorni, ec. I Giudei rinchiusi in Gerusalemme erano più crudelmente trattati dalla loro gente, che dai nemici. Quelli, che comandavano nella città, si diportavano in guisa, che pareva quasi rimproverassero a Dio il ritardo del meritato gastigo, dice Giuseppe; e se i Romani avesser voluto starsene tranquilli spettatori delle violenze, e delle stragi, che dentro si commettevano, la città, e la nazione si distruggeva, e si annichilava da se medesima. Ma Dio tra tanti perversi si era riserbato un numero di anime, che o già credevano in Cristo, o le quali volea egli condurre alla fede, e per amore di questi fece accelerare, e stringer l’assedio per sottrargli alla morte, da cui non si sarebbero salvati, se continuato avessero a dominare i tiranni, i quali, dice Giuseppe, sempre in discordia tra di loro, in questo solo andavano uniti di ammazzare quanti vi erano degni di salute, e bramosi di pace.

23 Tunc si quis vobis dixerit: Ecce hic est Christus, aut illic: nolite credere. 23 Allora se alcuno vi dirà: Ecco qui, o ecco là il Cristo: non date retta.

Ver. 23. Allora se alcuno vi dirà: ec. Dalla descrizione della rovina di Gerusalemme fa nuovamente passaggio all’ultima venuta di Cristo, e alla fine del mondo, di cui sono predetti i segni, essendo, come abbiamo detto, la distruzione di Gerusalemme una figura della fine del mondo. Questa parola allora riguarda tutto quanto il tempo, dall’eccidio di quella città fino al tempo dell’Anticristo: imperocchè, siccome prima di quell’eccidio uscivan fuori de’ falsi cristi e de’ falsi profeti; così ne sono usciti di poi, e ne usciranno sino alla fine, quando per ultimo verrà l’Anticristo. Vedi 2. Thessal. cap. 2.

24 Surgent enim pseudochristi, et pseudoprophetae: et dabunt signa magna, et prodigia, ita ut in errorem inducantur (si fieri potest) etiam electi. 24 Imperocché usciranno fuora de’ falsi cristi, e de’ falsi profeti, e faranno miracoli grandi, e prodigi, da fare che siano ingannati (se è possibile) gli stessi eletti.
25 Ecce praedixi vobis. 25 Ecco che io ve l’ho predetto.
26 Si ergo dixerint vobis, Ecce in deserto est, nolite exire: ecce in penetralibus, nolite credere. 26 Se adunque vi diranno: Ecco che egli è nel deserto, non vogliate muovervi; eccolo in fondo della casa, non date retta.
27 Sicut enim fulgur exit ab Oriente, et paret usque in Occidentem: ita erit et adventus Filii hominis. 27 Imperocché siccome il lampo si parte dall’oriente, e si fa vedere sino all’occidente; cosi la venuta del figliuolo dell’uomo.

Ver. 27. Siccome il lampo. La venuta di Cristo sarà improvvisa, come il lampo, che non può prevedersi: e siccome questo spande in un attimo la sua luce da un polo all’altro; così il Figliuolo dell’uomo si farà repentinamente visibile al mondo tutto.

28 Ubicumque fuerit corpus, illic congregabuntur et aquilae. 28 Dovunque sarà il corpo, quivi si raduneranno le aquile.

Ver. 28. Dovunque sarà il corpo, ec. Dicesi, che le aquile in grandissima lontananza sentono l’odore dei cadaveri, e volano a pascersene: quindi venne questo proverbio, col quale Cristo vuol significare, che venendo sopra le nubi al giudizio, trarrà a sè da tutte le parti della terra gli eletti, i quali voleranno a lui, come le aquile al loro cibo.

29 Statim autem post tribulationem dierum illorum sol obscurabitur, et luna non dabit lumen suum, et stellae cadent de caelo, et virtutes caelorum commovebuntur: 29 Immediatamente poi dopo la tribolazione di que’ giorni si oscurerà il sole, e la luna non darà più la sua luce, e cadranno dal cielo le stelle, e le potestà ne’ cieli saranno sommosse.

Ver. 29. E le potestà de’ cieli ec. Espressione simile a quella di Giobbe, XXVI. II.: Tremeranno le colonne de’ cieli; onde generalmente vuol dirsi, che il cielo tutto sarà in disordine, e in iscompiglio.

30 et tunc parebit signum Filii hominis in caelo: et tunc plangent omnes tribus terrae: et videbunt Filium hominis venientem in nubibus caeli cum virtute multa, et maiestate. 30 Allora il segno del Figliuolo dell’uomo comparirà nel cielo: e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figliuol dell’uomo scendere sulle nubi del cielo con potestà, e maestà grande.

Ver. 30. Il segno del Figliuolo dell’uomo. La croce, come spongono i Padri.
Si batteranno il petto tutte le tribù ec. Vale a dire tutti quelli di tutte le nazioni, i quali o lo crocifissero, o crocifisso lo disprezzarono, e non ubbidirono a lui.

31 Et mittet angelos suos cum tuba, et voce magna: et congregabunt electos eius a quattuor ventis, a summis caelorum usque ad terminos eorum. 31 E manderà i suoi Angeli, i quali con tromba, e voce sonora raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un’estremità de’ cieli all’altra.
32 Ab arbore autem fici discite parabolam: cum iam ramus eius tener fuerit, et folia nata, scitis quia prope est aestas: 32 Dalla pianta del fico imparate questa similitudine. Quando il ramo di essa intenerisce, e spuntano le foglie, voi sapete, che la state è vicina:
33 ita et vos cum videritis haec omnia, scitote quia prope est in ianuis. 33 Così ancora, quando voi vedrete tutte queste cose, sappiate, che egli è vicino alla porta.
34 Amen dico vobis, quia non praeteribit generatio haec, donec omnia haec fiant. 34 In verità vi dico, non passerà questa generazione, che adempite non siano tutte queste cose.

Ver. 34. Non passerà questa generazione, ec. Non finirà la generazione degli uomini, non finirà il mondo prima, che tutte quante le cose da me predette abbiano il loro adempimento.

35 Caelum, et terra transibunt, verba autem mea non praeteribunt. 35 Il cielo, e la terra passeranno; ma le mie parole non passeranno.



Offertorio

Sl 129:1-2,1

1 De profundis clamavi ad te Domine: 2a Domine exaudi [orationem] meam: 1 De profundis clamavi ad te Domine: 1 Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore: 2a esaudisci, o Signore, la mia [preghiera]. 1 Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore:

Ver. 1-2. [cf. Graduale]



Comunione

Mc 11:24

24 Propterea [Amen] dico vobis, omnia quaecumque [quidquid] orantes petitis, credite quia accipietis, et evenient [fiet] vobis. 24 Per questo [In verità] vi dico: Qualunque cosa domandiate nell’orazione, abbiate fede di conseguirla, e l’otterrete.