Ventitreesima Domenica dopo Pentecoste (Tridentina)

Introito

Jer 29:11-12,14

11b Ego enim scio cogitationes, quas ego cogito super vos, ait [Dicit] Dominus, [Ego cogito] cogitationes pacis, et non afflictionis, ut dem vobis finem et patientiam. 11b Imperocché io so i disegni, che ho sopra di voi, dice il Signore, [io so] disegni di pace, e non di afflizione, per dare a voi la fine, e quello, che aspettate.

Ver. 11. Per dare a voi la fine, e quello che aspettate. Per darvi la fine de’ mali e la consolazione del ritorno a Gerusalemme, ritorno desiderato tanto e aspettato da voi.

12ac Et invocabitis me, et ibitis: et orabitis me, et ego exaudiam vos. 12ac E voi m’invocherete, e partirete; e mi pregherete, ed io vi esaudirò.
14bd Et inveniar a vobis, ait Dominus: et reducam captivitatem vestram, et congregabo vos de universis gentibus, et de cunctis locis, ad quae expuli vos, dicit Dominus: et reverti vos faciam de loco, ad quem transmigrare vos feci. 14bd E voi mi troverete, dice il Signore, ed io vi ricondurrò dalla schiavitù, e vi raunerò da tutte le regioni, e da tutti i luoghi, ne’ quali io vi ho di spersi, dice il Signore, e vi farò tornare dal luogo, dove vi feci andare raminghi.

Sl 84:2

2 Benedixisti Domine terram tuam: avertisti captivitatem Iacob. 2 Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, tu hai tolta la schiavitù di Giacobbe.

Ver. 2-4. Signore, tu hai voluto bene alla tua terra, ec. Voler bene in Dio è lo stesso, che far del bene: così vuol dire il Profeta: tu hai fatti dei gran benefizi alla tua terra. Vari interpreti però non solo Cristiani, ma anche Ebrei affermano, che il preferito è qui usato secondo l’uso profetico in cambio del futuro, e che la liberazione, di cui si parla, ella e la redenzione degli uomini per Gesù Cristo. Altri vogliono, che ne’ primi versetti si parli della schiavitudine d’Egitto, od anche di quella di Babilonia. Considerando attentamente tutta la serie del ragionamento si conoscerà, che la prima opinione e certamente da preferirsi. Ecco la sposizione de’ tre primi versetti: Signore io so, che tu vuoi bene alla terra, che è tua creatura, agli uomini che sono opera delle tue mani: io so, che tu libererai il popolo di Giacobbe, lo spirituale Israele dalla schiavitù del demonio: io so. che tu rimetterai a questo tuo popolo i loro peccati, li cuoprirai per non vederli mai più: hai calmato tutto il tuo sdegno, cambierai l’ira in misericordia.

[V. Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Jer 29:11-12,14

11b [Dicit] Dominus: [Ego cogito] cogitationes pacis, et non afflictionis. 12ac invocabitis me, et ego exaudiam vos. 14bd et reducam captivitatem vestram de cunctis locis. 11b dice il Signore, [io so] disegni di pace, e non di afflizione, 12ac voi m’invocherete, ed io vi esaudirò. 14bd ed io vi ricondurrò dalla schiavitù da tutti i luoghi.



Prima lettura

Filip 3:17-21

Fratres: (Fratelli:)

17 Imitatores mei estote fratres, et observate eos qui ita ambulant, sicut habetis formam nostram. 17 Siate miei imitatori, o fratelli, e ponete mente a quegli, che camminano secondo il modello, che avete in noi.
18 Multi enim ambulant, quos saepe dicebam vobis (nunc autem et flens dico) inimicos crucis Christi: 18 Imperocché molti, de’ quali spesse volte vi ho parlato (e ve ne parlo anche adesso con lagrime) si diportano da nemici della croce di Cristo:

Ver. 18. Nemici della croce di Cristo. Nemici della croce di Cristo erano coloro i quali insegnavano che non vi fosse salute senza la legge.

19 quorum finis interitus: quorum Deus venter est: et gloria in confusione ipsorum, qui terrena sapiunt. 19 La fine de’ quali è la perdizione: il Dio de’ quali è il ventre: i quali della propria confusione fan gloria, attaccati alle cose della terra.

Ver. 19. Della propria confusione fan gloria, ec. Si glorian di quello onde dovrebbero vergognarsi, nè di altro si dan pensiero, che della vita presente, de’ beni della terra e de’ piaceri e della gloria del secolo.

20 Nostra autem conversatio in caelis est: unde etiam Salvatorem expectamus Dominum nostrum Iesum Christum, 20 Ma noi siam cittadini del cielo: donde pur aspettiamo il Salvatore, il Signor nostro Gesù Cristo,

Ver. 20. Ma noi siam cittadini del cielo: ec. E perciò non alle cose terrene pensiamo, ma alle celesti: queste cerchiamo, queste di continuo abbiam nella mente, e nel cuore. Il cristianesimo è professione di vita celeste. Siamo quaggiù come ospiti, e pellegrini. La nostra patria è il cielo, donde aspettiamo colui, il quale verrà un giorno a trasformare il corpo nostro vile ed abbietto in un corpo incorruttibile, esente dalle miserie, ed infermità, alle quali siamo soggetti nella vita presente, in un corpo simile al suo proprio corpo glorioso; e ciò Cristo farà con quella stessa potenza, con cui soggetterà a sè tutte le cose, vale a dire, con la sua divina potenza.

21 qui reformabit corpus humilitatis nostrae, configuratum corpori claritatis suae, secundum operationem, qua etiam possit subiicere sibi omnia. 21 Il quale trasformerà il corpo di nostra vilezza, perché sia conforme al corpo della sua gloria, per quella potenza, con la quale può ancor soggettare a se tutte le cose.

Filip 4:1-3

1 Itaque fratres mei charissimi, et desideratissimi, gaudium meum, et corona mea: sic state in Domino, charissimi: 1 Per la qual cosa, fratelli, miei carissimi, e amatissimi, mio gaudio, e mia corona: per tal modo tenetevi saldi nel Signore, o carissimi.

Ver. 1. Mio gaudio, e mia corona: ec. Voi, mia dolce consolazione, e mia gloria per la fede, e carità, di cui date sì belli esempi, perseverate nel modo, che vi ho già detto, costanti nel servizio, e nell’amor del Signore.

2 Evodiam rogo, et Syntychen deprecor idipsum sapere in Domino. 2 Prego Evodia, e prego Sintiche, che abbiano gli stessi sentimenti nel Signore.

Ver. 2. Prego Evodia, e… Sintiche, che abbiano ec. Tra queste due donne principali di quella Chiesa qualche legger dissapore era nato probabilmente per motivi riguardanti la religione, e la pietà, come sembra insinuare l’Apostolo in quello che dice di esse nel versetto seguente. Le prega adunque di star unite di sentimenti nella carità di Cristo. Qualche Interprete moderno ha creduto, che il nome di Sintiche debba aversi per di uomo, e non di donna, nè può negarsi, che la voce greca abbia maggior rapporto al mascolino, che al femminino; ma siccome il Grisostomo, e Teodoreto, ed altri Greci lo hanno preso per nome di donna, per tale possiamo prenderlo anche noi col maggior numero degli Interpreti.

3 Etiam rogo et te germane compar, adiuva illas, quae mecum laboraverunt in Evangelio cum Clemente, et ceteris adiutoribus meis, quorum nomina sunt in libro vitae. 3 Prego anche te, compagno fedele, porgi la mano a queste, le quali hanno meco combattuto per il vangelo con Clemente, e con gli altri miei aiutanti i nomi de’ quali sono nel libro della vita.

Ver. 3. Prego anche te, compagno fedele, ec. Non sappiamo con certezza a chi egli parla con queste parole; elle sono indiritte a un uomo, che aveva molto operato in servigio della Chiesa di Filippi insieme con Paolo, e a lui Paolo raccomanda di adoperarsi a riunire gli animi di queste due donne. Di queste egli dice, che avevano insieme con lui combattuto per il Vangelo, vale a dire, avevano sostenuto afflizioni, e fatiche, e pericoli, servendo alla fede, particolarmente nel procurare la conversione delle altre donne e nell’istruire le convertite.
Con Clemente, e con gli altri miei aiuti, i nomi dei quali ec. Origene, s. Girolamo, Eusebio, Epifanio, ed altri credono, che questo Clemente sia lo stesso, che fu poi successore di Pietro dopo s. Lino, e s. Cleto, e la Chiesa latina ha dato peso a questa opinione col leggere all’altare nel giorno della festa di s. Clemente papa questo luogo dell’epistola a’ Filippesi. Gli altri, che egli non nomina, ma dice, che sono con lo stesso Clemente scritti nel libro della vita, si può credere, che fossero i sacerdoti ed altri ministri di quella Chiesa, alla fondazione della quale molto avevano contribuito come aiuti del nostro Apostolo.



Graduale

Sl 43:8-9

8 Salvasti enim nos de [Liberasti nos, Domine, ex] affligentibus nos: et odientes nos [eos, qui nos oderunt,] confudisti. 8 Imperocché tu[, Signore,] ci salvasti da coloro, che ci affliggevano, e svergognasti color, che ci odiavano.
[V:] 9 In Deo laudabimur tota die: et in nomine tuo confitebimur in saeculum [saecula]. [Alleluia, alleluia.] [V:] 9 In Dio ci glorieremo ogni di, e il nome tuo celebreremo pe’ secoli. [Alleluia, alleluia.]

Ver. 9. In Dio ci glorieremo ogni dì, ec. Ci glorieremo de’ prodigi fatti per noi in tutte l’eta precedenti, e di tutto daremo a te laude.

Sl 129:1-2

[V:] 1 Canticum graduum. De profundis clamavi ad te Domine: [V:] 1 Cantico dei gradi. Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore:
2a Domine exaudi vocem [orationem] meam: [Alleluia.] Fiant aures tuae intendentes, in vocem deprecationis meae. 2a esaudisci, o Signore, la mia voce [preghiera]. [Alleluia.] Siano intente le tue orecchie alla voce di mia preghiera.

Ver. 1-2. Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore: esaudisci, o Signore, la mia voce. Dall’abisso dei mali t’invocai o Signore. La grandezza delle miserie e corporali e spirituali e sovente espressa nelle Scritture col paragone di un abisso, ovver mare profondo. Così Psal. LXVIII. Venni in alto mare, e la tempesta mi ha sommerso. Tutta la serie di questo bellissimo e tenerissimo salmo ci induce a credere, che queste sieno parole, di un’anima, la quale col lume della divina grazia, comprende l’abisso di mali, nel quale si è precipitata peccando, e a Dio ricorre per impetrare misericordia e perdono. La chiesa è usa di recitarlo sovente in persona delle anime de’ defunti, che sono in purgatorio, perchè questo è luogo profondo, ed è luogo di esilio per le anime, le quali benchè passate all’altra vita nella carità, avendo de’ debiti da soddisfare sono ivi ritenute fino a tanto, che abbiano pagato (come dice Cristo) fino all’ultimo picciolo, prive del cospetto di Dio, e soffrendo molti e gravi tormenti.



Vangelo

Mt 9:18-26

In illo tempore: (In quel tempo:)

18 Haec illo loquente [Iesu] ad eos [turbas], ecce princeps unus accessit, et adorabat eum, dicens: Domine, filia mea modo defuncta est: sed veni, impone manum tuam super eam, et vivet. 18 In quello, che gli diceva loro queste cose [Mentre Gesù parlava alle turbe], ecco che uno dei principali se gli accostò, e lo adorava, dicendo: Signore, or ora la mia figliuola è morta; ma vieni, imponi la tua mano sopra di essa, e viverà.
19 Et surgens Iesus, sequebatur eum, et discipuli eius. 19 E Gesù alzatosi gli andò dietro co’ suoi discepoli.
20 Et ecce mulier, quae sanguinis fluxum patiebatur duodecim annis, accessit retro, et tetigit fimbriam vestimenti eius. 20 Quand’ecco una donna, la quale da dodici anni pativa una perdita di sangue, se gli accostò per di dietro, e toccò il lembo della sua veste.

Ver. 20. Una donna, la quale… pativa ec. Questa, a cui dalla sua malattia venne il nome di Emorroissa, secondo Eusebio ( 7. hist. cap. 14. ) era di Cesarea di Filippo: e la memoria del miracolo operato in lei da Gesù Cristo si conservava in due statue di bronzo, che si vedevano in quella città a’ tempi del medesimo Eusebio.

21 Dicebat enim intra se: Si tetigero tantum vestimentum eius: salva ero. 21 Imperocché diceva dentro di se: Soltanto che io tocchi la sua veste, sarò guarita.
22 At Iesus conversus, et videns eam, dixit: Confide filia, fides tua te salvam fecit. Et salva facta est mulier ex illa hora. 22 Ma Gesù rivoltosi, e miratala le disse: Sta’ di buon animo, o figlia, la tua fede ti ha salvata, e da quel punto la donna fu liberata.
23 Et cum venisset Iesus in domum principis, et vidisset tibicines et turbam tumultuantem, dicebat: 23 Ed essendo Gesù arrivato alla casa di quel principale, e avendo veduto i trombetti, e una turba di gente, che faceva molto strepito, diceva:
24 Recedite: non est enim mortua puella, sed dormit. Et deridebant eum. 24 Ritiratevi: perché la fanciulla non è morta, ma dorme. Ed essi si burlavano di lui.

Ver. 24. Ma dorme. Atteso quello, ch’ei volea fare, era vero, che la morte della fanciulla non altro era, che un breve sonno.

25 Et cum eiecta esset turba, intravit: et tenuit manum eius. Et surrexit puella. 25 Quando poi fu messa fuori la gente, egli entrò, e la prese per mano: e la fanciulla si alzò.

Ver. 25. La prese per mano. Come suol farsi, quando si vuole svegliare uno, che dorme: lo che dimostrava quanto facile fosse a lui di fare tali miracoli.

26 Et exiit fama haec in universam terram illam. 26 E se ne divolgò la fama per tutto quel paese.



Offertorio

Sl 129:1-2,1

1 De profundis clamavi ad te Domine: 2a Domine exaudi [orationem] meam: 1 De profundis clamavi ad te Domine: 1 Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore: 2a esaudisci, o Signore, la mia [preghiera]. 1 Dal profondo alzai le mie grida a te, o Signore:

Ver. 1-2. [cf. Graduale]



Comunione

Mc 11:24

24 Propterea [Amen] dico vobis, omnia quaecumque [quidquid] orantes petitis, credite quia accipietis, et evenient [fiet] vobis. 24 Per questo [In verità] vi dico: Qualunque cosa domandiate nell’orazione, abbiate fede di conseguirla, e l’otterrete.