Consacrazione Eucaristica

Consacrazione del pane e del vino

Mc 14:22-24

22 E mentre quelli mangiavano, Gesù prese del pane: e benedettolo, lo spezzò, e lo dette loro, e disse: Prendete: questo o il mio Corpo.
22 Et manducantibus illis, accepit Iesus panem: et benedicens fregit, et dedit eis, et ait: Sumite, hoc est corpus meum.
23 E, preso il calice, rese le grazie, lo dette ad essi: e tutti ne bevvero.
23 Et accepto calice, gratias agens dedit eis: et biberunt ex illo omnes.
24 E disse loro: Questo è il Sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti.
24 Et ait illis: Hic est sanguis meus novi testamenti, qui pro multis effundetur.

Ver. 24. Questo è il Sangue mio ec. Non v’ha dubbio, che queste parole le disse Cristo nel dare agli Apostoli lo stesso calice, e che solamente per una specie d’anticipazione s. Marco dice nel verso precedente: Ne bevvero tutti. Vedi S. Matteo.



Mt 26:26-28

26 E mentre quelli cenavano, Gesù prese il pane, e lo benedisse, e lo spezzò, e lo dette a’ suoi discepoli, e disse: Prendete, e mangiate: questo è il mio corpo.
26 Coenantibus autem eis, accepit Iesus panem, et benedixit, ac fregit, deditque discipulis suis, et ait: Accipite, et comedite: hoc est corpus meum.

Ver. 26. E lo benedisse. Non si racconta, che Cristo benedicesse il pane, se non quando volle operare qualche insigne miracolo. La benedizione di Cristo opera adesso il massimo dei miracoli dell’amor suo, cangiando il pane nel corpo di lui, e il vino nel sangue di lui. Imperocchè che il calice ancora, o sia il vino del calice fosse pur benedetto da Cristo, lo attesta s. Paolo I. Cor. 10.
E lo dette a’ suoi discepoli. Dopo averne preso egli stesso, come notò s. Girolamo, Grisostomo, e altri. E intendesi, che diello ad essi nella mano, come per lunghissimo tempo fu usato di poi nella Chiesa.

27 E preso il calice, rendette le grazie, e lo diede loro, dicendo: Bevete di questo tutti.
27 Et accipiens calicem gratias egit: et dedit illis, dicens: Bibite ex hoc omnes.
28 Imperocché questo è il sangue mio del nuovo testamento, il quale sarà sparso per molti per la remissione de’ peccati.
28 Hic est enim sanguis meus novi testamenti, qui pro multis effundetur in remissionem peccatorum.

Ver. 28. Il sangue mio ec. Allude all’istituzione del vecchio testamento confermato col sangue del vitello sacrificato, Exod. XXIV. 8.; onde vale a dire, che il suo sangue servirà di conferma, e di sigillo della nuova alleanza tra Dio, e gli uomini. Vedi l’epistola agli Ebrei cap. 9.



Lc 22:17-20

17 E preso il calice, e rese le grazie, disse: Prendete, e distribuitelo fra voi:
17 Et accepto calice gratias egit, et dixit: Accipite, et dividite inter vos.
18 Imperocché vi dico, che io non berò il frutto della vite, sino a tanto che il regno di Dio da venuto.
18 dico enim vobis quod non bibam de generatione vitis, donec regnum Dei veniat.
19 E preso il pane, rendè le grazie, e lo spezzò, e lo diede loro, dicendo: Questo è il mio Corpo, il quale è dato per voi: fate questo in memoria di me.
19 Et accepto pane gratias egit, et fregit, et dedit eis, dicens: Hoc est corpus meum, quod pro vobis datur: hoc facite in meam commemorationem.
20 Similmente ancora il calice, finita che fu la cena, dicendo: Questo è il calice il nuovo testamento nel sangue mio, il quale per voi si spargerà.
20 Similiter et calicem, postquam coenavit, dicens: Hic est calix novum testamentum in sanguine meo, qui pro vobis fundetur.

Ver. 20. Questo è il calice, il nuovo testamento nel sangue mio, ec. Siccome in s. Matteo quelle parole questo è il sangue mio del nuovo testamento significano, che con quel sangue era confermato il nuovo testamento; così non altra cosa ha voluto significare s. Luca con queste parole, se non che questo calice ratifica e sigilla il nuovo testa mento di Cristo per mezzo del sangue, che in esso contiensi. Nella stessa guisa il vecchio testamento fu confermato col sangue delle vittime uccise, e sacrificate. Vedi Heb. IX. Sono ancor da notarsi in questo versetto quelle parole dopo che ebbe cenato ripetute anche da Paolo, I. Cor. XI. 25, colle quali e Luca, e Paolo hanno voluto sempre più farci intendere, che questo calice, e similmente questo pane non appartenevano a quella comune cena, la quale serviva al nudrimento del corpo.



1 Cor 11:23-25

23 Imperocché io ho appreso dal Signore quello, che ho anche insegnato a voi, che il Signore Gesù in quella notte, in cui era tradito, prese il pane,
23 Ego enim accepi a Domino quod et tradidi vobis, quoniam Dominus Iesus in qua nocte tradebatur, accepit panem,

Ver. 23. Io ho appreso dal Signore quello, che ho anche insegnato a voi, ec. Riporta l’istituzione della Eucaristia per rimetter dinanzi agli occhi de’ Corinti la grandezza, e dignità di questo sagramento: onde far conoscere, quanto grave ed enorme fosse il peccato di coloro, i quali alla partecipazione del medesimo si accostavano indegnamente come dispregiatori de’ poverelli, e della Chiesa di Dio. Dice adunque l’Apostolo, che dal Signore stesso egli aveva imparato quello, che predicava riguardo al mistero, di cui si tratta. E questa maniera di parlare indica, che per immediata rivelazione divina era stato spiegato a lui lo stesso mistero, e ciò forse avvenne in quel suo ratto descritto nella seconda a’ Corinti, cap. XII.I,2.
In quella notte, in cui era tradito. Rammemora il tempo della istituzione dell’Eucaristia sì per celebrare la carità del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nel tempo, in cui preparavasi a soffrire dagli uomini ingiurie, e strazii tanto crudeli, in quel tempo stesso volle lasciare ad essi un tal pegno dell’amor suo, e sì ancora, perchè s’intenda, quale debba essere la riverenza de’ cristiani verso un tal sagramento, che Cristo quasi in andando a morire per noi volle in sua memoria lasciarci.

24 E rendute le grazie, lo spezzò, e disse: prendete, e mangiate: questo è il corpo mio, il quale sarà dato (a morte) per voi: fate questo in memoria di me.
24 et gratias agens fregit, et dixit: Accipite, et manducate: hoc est corpus meum, quod pro vobis tradetur: hoc facite in meam commemorationem.
25 Similmente anche il calice, dopo di aver cenato, dicendo: questo calice è il nuovo testamento nel sangue mio: fate questo tutte le volte, che lo berete, in memoria di me.
25 Similiter et calicem, postquam coenavit, dicens: Hic calix novum testamentum est in meo sanguine. hoc facite quotiescumque bibetis, in meam commemorationem.

cf. 1 Cor 11:27-30

27 Per la qual cosa chiunque mangerà questo pane, o berà il calice del Signore indegnamente: sarà reo del corpo, e del sangue del Signore.
27 Itaque quicumque manducaverit panem hunc, vel biberit calicem Domini indigne: reus erit corporis, et sanguinis Domini.

Ver. 27. Per la qual cosa chiunque mangerà questo pane, ec. Si noti attentamente questo ragionamento dell’Apostolo, il quale quanto è forte, e stringente secondo la dottrina della cattolica Chiesa, la quale sotto le specie del pane consagrato riconosce, e adora il vero corpo di Cristo, e sotto le specie del vino il vero sangue di Cristo, altrettanto sarebbe debole, ed anche falso secondo la dottrina di coloro, i quali a una semplice figura, o segno riducono il sagramento dell’Eucaristia. Ecco il ragionamento di Paolo: Gesù Cristo preso il pane disse: questo è il mio corpo: e preso il calice disse: questo è il mio sangue: adunque chiunque mangerà il pane, e berà il calice del Signore indegnamente, sarà reo di aver disprezzato, e violato, e conculcato il corpo, e il sangue del Signore: il pane adunque non è più pane dopo la consagrazione, ma è il corpo di Cristo; e il calice, o sia il vino, ch’era nel calice, non è più vino, ma il vero sangue di Cristo. Ecco quello, che Paolo dallo stesso Cristo immediatamente apparò, ecco quello, che insegnò a’ Corinti, e a tutta la Chiesa, ed ecco quello, che la Chiesa ha insegnato a noi.

28 Provi perciò l’uomo se stesso: e cosi mangi di quel pane, e beva di quel calice.
28 Probet autem seipsum homo: et sic de pane illo edat, et de calice bibat.

Ver. 28. Provi perciò l’uomo se stesso, e cosi ec. Dice quello che debbano fare per non farsi rei della profanazione del corpo, e del sangue di Cristo. Chiami ogni uomo a sindacato la propria coscienza, affin di vedere, se tale egli sia, quale esser dee, chi di tal mensa partecipa: imperocchè l’Eucaristia è il pane de’ figliuoli, non già de’ cani, pane di vita, che non si dà a coloro, che spiritual niente non vivono.

29 Imperocché chi mangia, e beve indegnamente, si mangia, e beve la condannazione: non distinguendo il corpo del Signore.
29 Qui enim manducat, et bibit indigne, iudicium sibi manducat, et bibit: non diiudicans corpus Domini.

Ver. 29. Chi mangia, e beve indegnamente, si mangia, e beve la condannazione: ec. Si converte per lui in veleno il cibo di salute, il corpo del Signore, cui egli non distingue da’ cibi corporali; e contro di lui sta scritto ogni uomo, che si accosterà alle cose consagrate essendo immondo, perirà davanti al Signore, Levit. XXII.

30 Per questo molti tra voi sono infermi, e senza forze, e molti dormono.
30 Ideo inter vos multi infirmi et imbecilles, et dormiunt multi.

Ver. 30. Per questo molti tra voi sono infermi, ec. S. Tommaso, e molti altri spiegano questo versetto delle infermità corporali, e delle morti immature, con le quali sovente era punito da Dio il sacrilegio di coloro, che indegnamente accostavansi a questo sagramento. E vari esempi di gastighi sonori mandati da Dio per simil cagione son raccontati da s. Cipriano, e dal Grisostomo.