Padre Nostro

Pater Noster

Mt 6:9-13

9 Voi adunque orate cosi: Padre nostro, che sei ne’ cieli, sia santiticato il tuo nome,
9 Sic ergo vos orabitis: Pater noster, qui es in caelis: sanctificetur nomen tuum.

Ver. 9. Orate cosi. Non è, che il Salvatore proibisca di valersi di altre parole nella orazione; ma egli ha voluto in segnarci, primo, quali siano le cose, che dobbiam chiedere: imperocchè (come dice s. Cipriano) in questa mirabilissima formola tutte quelle cose comprendonsi, che sono da domandarsi. Secondo, c’insegna l’ordine, con cui dobbiam domandarle; perchè, cominciando da quello, che aver dee il primo luogo nel nostro affetto, con bella gradazione scende alle cose inferiori.
Padre nostro: Dallo spirito, per cui siamo adottati in figliuoli, viene questa fidanza d’invocare Dio col nome di Padre: nome, che da sè solo parla per noi; nome, col quale ricordando a lui, e a noi stessi gl’infiniti benefizi, de’ quali siam debitori all’eterna sua carità, risvegliamo la sua pietà, e la gratitudine nostra, e la nostra speranza. E’ nostro diciamo, come notò s. Ambrogio, per rammentare a noi stessi la mutua fraterna carità: imperocchè un Cristiano, qualunque volta egli ora, ora come uno de’ membri della Chiesa, Vedi s. Cipr. Le parole che sei ne’ cieli ci rammentano la grandezza, e la possanza infinita di questo Padre, e la facilità, colla quale può esaudirci, e c’imprimono riverenza, e la mente nostra sollevata sopra tutte le cose sensibili fissano colassù, dov’egli risiede. Grisost.
Sia santificato il nome tuo. Il primo, il più giusto, il più dolce pensiero de’ veri figliuoli è quello della gloria del Padre. Il nome di questo Padre chieggiamo, che come santo sia rispettato, e onorato da tutti gli uomini non tanto colle parole, ma molto più coll’ubbidienza, che tutti prestino a’suoi comandamenti. Chieggiamo, ch’egli sia cono sciuto, e amato da tutte le genti, e che la gloria di lui sia celebrata per tutta quanta la terra.

10 Venga il tuo regno: sia fatta la tua volontà, come nel cielo, cosi anche in terra.
10 Adveniat regnum tuum. Fiat voluntas tua, sicut in caelo, et in terra.

Ver. 10. Venga il tuo regno. Intendesi quel regno, che sarà allora, quando domati tutti i ribelli, che sono, e saranno fino a quel tempo, liberati tutti gli eletti, sarà egli, come dice s. Paolo, il tutto in tutte le cose, I. Cor. XV.28. E, come buoni figliuoli, chiedendo la vittoria, e il pacifico regno del Padre, corriamo insieme (dice Tertull. de orat. cap. 2.) ad abbracciare la nostra speranza, come quelli, che a tal regno avrem parte.
Sia fatta la tua volontà, come ec. Sia fatta la tua volontà non solo da noi mediante la piena, e perfetta ubbidienza a’ tuoi comandamenti, ma anche in noi, mediante la pazienza, e la rassegnazione alle disposizioni della tua provvidenza: e con quell’amore, e perfezione sia fatta da noi in terra la tua volontà, come gli Angeli stessi la fanno nel cielo.

11 Dacci oggi il nostro pane per sostentamento.
11 Panem nostrum supersubstantialem da nobis hodie.

Ver. 11. Il nostro pane per sostentamento. Questo pane significa in primo luogo il pane corporale, e con esso le altre cose necessarie alla conservazione della vita. Questo pane noi lo aspettiamo non dalla terra, ma dal cielo; e non in perpetuo, ma giorno per giorno lo domandiamo. Questo pane chieggono i poveri per impetrarlo, i ricchi per conservarlo. August. In secondo luogo viene signifi cato il pane dell’anima, il pane celeste, il pane de’ figliuoli.

12 E rimettici i nostri debiti, come noi pure li rimettiamo a chi ci è debitore.
12 Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris.

Ver. 12. E rimettici i nostri debiti. I Padri da queste parole inferiscono contro de’ Pelagiani, che in questa vita nissun uomo è senza peccato.
Come noi pure ec. Colla parola come viene significata la condizione giustissima, e per così dire preparatoria della remissione de’ peccati, che perdoniamo noi, se vogliamo, che siaci perdonato. Cosi rammentiamo a noi stessi, che non dobbiamo aver ardimento di chiedere a Dio quello, che da noi si negasse a’ fratelli.

13 E non ci indurre in tentazione. Ma liberaci dal male. Così sia.
13 Et ne nos inducas in tentationem. Sed libera nos a malo. Amen.

Ver. 13. E non ci indurre in tentazione. Vale a dire, o non permettere, che noi siamo vinti dalla tentazione, ovvero non permettere, che noi siamo tentati; perchè, conoscendo la nostra fiacchezza, ogni tentazione temiamo, che possa separarci da te. Questo secondo senso si ha cap. XXVI. 4. Vedi s. Cipr.
Ma liberaci dal male. Con queste parole comprendiamo tutto quello, che macchina contro di noi il nemico, s. Cipr. Per nome di male s. Agostino intese la concupiscenza, fonte, e origine di tutte le tentazioni e di tutti i peccati.



cf. Mt 6:14-15

14 Imperocché se voi perdonerete agli uomini i loro mancamenti: il vostro Padre celeste vi perdonerà similmente i vostri peccati.
14 Si enim dimiseritis hominibus peccata eorum: dimittet et vobis pater vester caelestis delicta vestra.
15 Ma se voi non perdonate agli uomini i loro mancamenti: né meno il Padre celeste perdonerà a voi i vostri.
15 Si autem non dimiseritis hominibus: nec pater vester dimittet vobis peccata vestra.



Lc 11:2-4

2 Ed egli disse loro: Quando farete orazione, dite: Padre, sia santificato il nome tuo. Venga il tuo regno.
2 Et ait illis: Cum oratis, dicite: Pater, sanctificetur nomen tuum. Adveniat regnum tuum.

Ver. 2. Padre, sia santificato ec. Questa divina formula di orazione fu chiamata da Tertulliano il ristretto di tutto il Vangelo, e da s. Cipriano il compendio della dottrina celeste. Nel testo Greco questa formula è la stessa in s. Luca, e in s. Matteo. Nella Volgata Latina questa di s. Luca è più ristretta, ed era così anche ai tempi di s. Agostino, il quale dice, che l’orazione di s. Luca più corta nelle parole, quanto al senso non contiene meno, che l’orazione di s. Matteo. Ed è molto probabile, che ne’ tempi seguenti fosse al Greco di s. Luca aggiunto quello, che in questa orazione ha di più s. Mal teo. Comunque sia, in due differenti tempi fu insegnato questo modo di orare da Cristo; onde nasce la differenza che è tra l’uno, e l’altro Evangelista; differenza, come si è detto, nelle parole, non già nel senso.

3 Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
3 Panem nostrum quotidianum da nobis hodie.
4 E rimettici i nostri debiti; mentre anche noi li rimettiamo a chiunque è a noi debitore. E non c’indurre in tentazione.
4 Et dimitte nobis peccata nostra, siquidem et ipsi dimittimus omni debenti nobis. Et ne nos inducas in tentationem.



cf. Mc 14:36

36 E disse: Abba, padre, tutto è possibile a te: allontana da me questo calice; ma non quello, che voglio io, ma quel, che vuoi tu.
36 et dixit: Abba pater, omnia tibi possibilia sunt, transfer calicem hunc a me, sed non quod ego volo, sed quod tu.



cf. Gal 4:6

6 Or siccome voi siete figliuoli, ha mandato Dio lo Spirito del Figliuol suo ne’ vostri cuori, il quale grida: Abba, Padre.
6 Quoniam autem estis filii, misit Deus Spiritum filii sui in corda vestra clamantem: Abba, Pater.

Ver. 6. Or siccome voi siete figliuoli, ec. Applicata a sè, ed agli Ebrei la proposta similitudine, si rivolge Paolo a’ Galati, i quali avrebber potuto dire: se i Giudei dalla servitù della legge sono passati alla adozione de’ figliuoli, dovremmo anche noi soggettarci alla legge per conseguire la grazia della adozione. Ma no, dice l’Apostolo, voi non avete bisogno della tutela della legge, perchè già siete figliuoli di Dio, e posti già nella libertà de’ figliuoli, e della vostra compiuta adozione pegno infallibile si è lo Spirito del Figliuolo mandato ne’ vostri cuori da Dio, dal quale Spirito la fiducia, e l’affetto in voi nasce, col quale a Dio rivolgendovi, con gran sentimento sclamate: Padre, Padre. L’Apostolo dice qui, che lo Spirito santo è Spirito del Figliuolo, o sia di Cristo, non tanto per indicare, che dal Figliuolo egli procede, come dal Padre, quanto per rammemorare, a chi della nostra adozione, e dello Spirito ricevuto siamo noi debitori. Vedi Rom. VIII. 15.16.