Prologo del Vangelo secondo Giovanni

Initium sancti Evangelii secundum Ioannem

Gio 1:1-14

1 In principio erat verbum, et verbum erat apud Deum, et Deus erat verbum.
1 Nel principio era il Verbo, e il Verbo era appresso Dio, e il Verbo era Dio.

Ver. 1. Nel principio. Vale a dire, nel principio del tempo, quando col mondo principiò ad essere il tempo, prima del quale fu non tempo, ma eternità. Molti Padri hanno intese queste parole in principio, come se volesser significare, che il Verbo divino era nel Padre, come in suo principio, e in sua origine. Ma la prima spiegazione è più semplice, e naturale, e viene illustrata da quel luogo de’ Proverbi, dove la Sapienza increata, il Verbo di Dio di se stesso dice: Il Signore mi ebbe con seco nel cominciamento del suo operare, prima che principiasse a far cosa alcuna, cap. VIII. 22.
Era. Vuol dire esisteva, sussisteva. E osservisi, come il Vangelista non disse: Da principio è, perchè nissuno s’immaginasse, che allora principiasse ad essere: nè disse: Da principio fu, perchè nissun forse credesse, che egli avesse di poi cessato di essere; ma disse: Era, col la qual voce stabilì l’eterna, e immutabile esistenza del Verbo.
Il Verbo. Questo è il nome del Figliuolo di Dio nel nuovo testamento, il qual nome però è fondato anche nel vecchio testamento. Del Verbo di Dio furon formati i cieli, dice Davidde, Ps. XXXIII. 6.; e Mosè stesso con quelle parole: Disse Dio: Sia la luce, e la luce fu, e la stessa formola Disse Dio tante volte ripetendo, questo stesso nome volle accennare, facendoci da per tutto vedere, la Parola, o sia il Verbo, dar l’essere a tutte le cose. Quindi è, che da Gregorio di Neocesarea nella sua sposizione della fede il Verbo è chiamato la virtù fattrice di tutte le creature.
Il Figliuolo di Dio è la parola della mente del Padre: imperocchè siccome havvi nell’uomo una parola interiore, e della mente, che è quella, che chiamasi l’idea della cosa che intendiamo, e l’altra esteriore, che è la manifestazione della stessa idea colle espressioni della lingua; cosi in Dio havvi una parola della mente, che è il Figliuolo generato da lui nell’intendere, e conoscere se stesso; parola manifestata poscia al di fuori, allorchè la stessa parola conceputa ab eterno nella mente del Padre, o sia il Verbo divino, si fece carne, e allorchè per mezzo della stessa parola, e dello stesso Figliuolo parlò agli uomini il Padre, il quale in molti modi avea prima parlato loro pe’ suoi profeti. Hebr. 1. I. 2.
Il Verbo era appresso Dio. Si può ancora tradurre era con Dio. Ha voluto con questo l’Evangelista darci ad intendere la stretta unione del Verbo col Padre, e dove egli risedesse da tutta la precedente eternità. Queste parole di più mostrano la distinzione della persona del Figliuolo dalla persona del Padre, e che egli era ab eter no, come il Padre.
Il Verbo era Dio. Riuniamo le tre altissime verità annunziate in questo solo primo versetto da s. Giovanni: I. il Verbo era ab eterno: 2. il Verbo era distinto da Dio (padre): 3. il Verbo era Dio.

2 Hoc erat in principio apud Deum.
2 Questo era nel principio appresso Dio.
3 Omnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est,
3 Per mezzo di lui furon fatte le cose tutte: e senza di lui nulla fu fatto di ciò, che è stato fatto.

Ver. 3. Per mezzo di lui furon fatte le cose tutte. Per lui come causa efficiente di tutto.
E senza di lui nulla fu fatto di ciò, ec. Tutte le cose sono fattura del Verbo eterno. Non si eccettua (dice s. Ireneo) nè pur una di tutte quante le cose; ma tutte per lui le fece il Padre, tanto le visibili, quanto le invisibili. Che questo sia il vero senso di queste parole, apparisce da s. Ignazio martire, dal Grisostomo, e da altri Padri, e dalle antichissime versioni Siriaca, e Arabica.

4 in ipso vita erat, et vita erat lux hominum:
4 In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini:

Ver. 4. In lui era la vita. In lui come in principio, e in fonte risedeva la vita, tanto la naturale, che egli comunica agli esseri animati, come la spirituale, che egli dona con la sua grazia alle creature intelligenti, e anche la vita eterna, che egli dà a’giusti. Principalmente però con queste parole il s. Evangelista principia a toccare la massima delle opere del Verbo, il discender che fece dal seno del Padre a render la vita dell’anima agli uomini giacenti nelle tenebre, e nell’ombra della morte, a mostrare ad essi la via della vita, e preparare i mezzi della loro eterna salute. Dimostra egli, secondo la riflessio ne di s. Ireneo, come per quel Verbo, per cui il Padre esegui la creazione dell’universo, per lui medesimo apportò vita, e salute agli uomini da lui stesso creati.
E la vita era la luce degli uomini. Il Verbo vivificante era luce degli uomini, le menti de’ quali illustra con la superior cognizione delle cose celesti: luce celestiale, e divina, alla quale indirizzino con sicurezza i loro passi. Tacitamente si fa comparazione della luce tanto maggiore portata dal Vangelo con quella, che fu comunicata per mezzo della legge, e si oppone la illuminazione di tutti gli uomini per mezzo del Verbo alla vocazione di un solo popolo chiamato alla cognizione, e al culto del vero Dio per mezzo della legge.

5 et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt.
5 E la luce splende tra le tenebre, e le tenebre non la hanno ammessa.

Ver. 5. E’ la luce splende tra le tenebre, ec. Vuolsi intendere tra le tenebre della cecità, e della ignoranza prodotta dal peccato del primo uomo. ln mezzo a queste densissime tenebre il Verbo era la luce degli uomini, la sola luce, e la sola speranza, a cui rivolger potessero i miseri gli affannosi loro pensieri. Egli, che fu tante volte promesso, e in tante guise profetizzato nel vecchiotestamento, non lasciò fin dal principio del mondo di offerire agli uomini la cognizione di Dio sì con la interiore inspirazione, e sì ancora per mezzo de’ patriarchi, e de’ profeti, e venne finalmente egli stesso in persona a far l’ufficio di luce del mondo.
E le tenebre non l’hanno ammessa. Una gran parte degli uomini accecati dalle loro concupiscenze non vollero prevalersi di questa luce; ma chiusero ad essa gli occhi, amaron di restar ciechi piuttosto, che abbandonare i vizi, ne’ quali erano immersi. La voce tenebre è presa qui da s. Giovanni nello stesso senso, in cui fu usata dall’Apostolo laddove dice ai nuovi cristiani: Foste una volta tenebre, ma ora poi luce nel Signore.

6 Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioannes.
6 Vi fu un uomo mandato da Dio, che chiamavasi Giovanni.

Ver. 6. Fu un uomo mandato da Dio. La missione di Giovanni fu autorizzata da Dio co’ miracoli della sua nascita, e con la sua vita ammirabile, e con la santità della dottrina.

7 Hic venit in testimonium ut testimonium perhiberet de lumine, ut omnes crederent per illum.
7 Questi venne qual testimone, affin di render testimonianza alla luce, onde per mezzo di lui tutti credessero:

Ver. 7. Affin di render testimonianza alla luce: ovvero a quella luce. Per annunziare agli uomini, esser già venuto al mondo colui, che è splendor della gloria, e immagine della sostanza del Padre, e luce del mondo.
Onde per mezzo di lui. Per mezzo del suo ministero, e della sua predicazione. Il Greco può anche tradursi affinchè per lei; vale a dire, mediante quella luce, cui rendeva Giovanni testimonianza, tutti abbracciasser la fede.

8 non erat ille lux, sed ut testimonium perhiberet de lumine.
8 Ei non era la luce; ma era per rendere testimonianza alla luce.

Ver. 8. Ei non era la luce. Non era quella luce increata, eterna, immensa promessa per i profeti, ma testimone, e predicatore della luce.

9 Erat lux vera, quae illuminat omnem hominem venientem in hunc mundum.
9 Quegli era la luce vera, che illumina ogni uomo, che viene in questo mondo.

Ver. 9. Quegli era la luce vera, ec. Chiama il Verbo luce vera, perchè quello, che la luce corporale è per li corpi, lo è egli più veracemente, e perfettamente per le anime.
Illumina ogni uomo, che viene ec. Illumina tutti gli uomini, ai quali tutti questa luce divina è pronta a far di sè copia, e de’ quali nissuno può essere senza di lei illuminato. Imperocchè e il lume naturale, o sia della ragione, e il lume della fede, e della grazia tutti lo ricevon dal Verbo.

10 in mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognovit.
10 Egli era nel mondo, e il mondo per lui fu fatto, e il mondo nol conobbe.

Ver. 10. Era nel mondo. Fu agli uomini fin da principio presente per la sua divinità, dipoi ancora nella sua, umanità.

11 In propria venit, et sui eum non receperunt.
11 Venne nella sua propria casa, e i suoi nol ricevettero.

Ver. 11. Venne nella sua propria casa. Nella chiesa Giudaica, nella casa d’Israele, chiamata tante volte nelle Scritture eredità di Dio, possessione di Dio, popolo di Dio.

12 quotquot autem receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri, his, qui credunt in nomine eius:
12 Ma a tutti que’, che lo ricevettero, die potere di diventar figliuoli di Dio, a quelli che credono nel suo nome:

Ver. 12. Diè potere di diventar figliuoli ec. Diede loro la prerogativa di essere figliuoli di Dio, come fratelli di Gesù Cristo, e per tal filiazione il diritto alla eterna felicità.

13 qui non ex sanguinibus, neque ex voluntate carnis, neque ex voluntate viri, sed ex Deo nati sunt.
13 I quali non per via di sangue, nè per volontà della carne, nè per volontà d’uomo, ma da Dio sono nati.

Ver. 13. I quali non per via di sangue, ec. Significa, che la fede non ha origine dalla generazione naturale, o carnale, ma bensì dalla rigenerazione spirituale, la quale è effetto dello Spirito di Dio, per mezzo del quale e le prave inclinazioni correggonsi, e le tenebre della mente si discacciano, e il cuore si purifica, e avvivasi col santo amore. Dice adunque, che l’adozione de’ figliuoli di Dio non ha per fondamento nè l’origine da Abramo secondo il sangue, nè le forze della natura, o del libero arbitrio, ma la buona volontà di Dio, da cui il principio della nuova vita ricevono i figliuoli dell’adozione.

14 Et verbum caro factum est, et habitavit in nobis: et vidimus gloriam eius, gloriam quasi unigeniti a patre plenum gratiae et veritatis.
14 E il Verbo si è fatto carne, e abitò tra noi: e abbiamo veduto la sua gloria, gloria come dell’Unigenito del Padre, pieno di grazia, e di verità,

Ver. 14. E il Verbo si è fatto carne. Per varie ragioni non disse il Verbo si è fatto uomo; ma piuttosto il Verbo si e fatto carne: primo: per istabilire più chiaramente la distinzione delle nature in Gesù Cristo: imperocchè nel linguaggio degli Ebrei carne, e sangue si dice per opposizione a Dio (Vedi s. Matth. XVI. 17.): in secondo luogo, per maggiormente esaltare la bontà, e la carità di Dio, il quale non ebbe a schifo di assumere anche la porzione più vile, e abietta dell’uomo: in terzo luogo, per dimostrare, come il Verbo si rivestì di questa porzione dell’uomo, la quale era stata viziata, e depravata in Adamo per la colpa, affine di sanarla, perchè alla malattia fosse corrispondente la medicina, come dice il gran martire s. Giustino.
Si è fatto carne, non mutando il suo essere, nè cangiandosi il Verbo in carne, ma assumendo la natura umana, e congiungendola colla divina in tal modo, che questa umana natura nella persona del Verbo sussiste; onde una sola è la persona dell’uomo Dio, intera restando l’essenza, e le proprietà dell’una, e dell’altra natura.
Abitò tra di noi. Visse, e conversò tra di noi, come uno di noi. Fu veduto sopra la terra, e conversò con gli uomini, dice il Profeta.
E abbiamo veduto ec. Abbiam veduti i segni, e gli effetti della maestà divina, la quale in lui risiedeva: e si diede a conoscere in molti modi sì per mezzo de’ miracoli, e sì ancora nel saggio, che ne comunicò un giorno a tre de’ suoi discepoli (de’ quali uno fu il nostro Evangelista); e finalmente negl’ infiniti tratti di sapienza, di potere, e di carità infinita, che in lui si videro in tutto il corso della sua vita mortale.
Gloria come dell’Unigenito. Vale a dire, gloria, quale all’Unigenito del Padre si conveniva; e perciò non terrena, e caduca, ma gloria di santità, di giustizia, e di verità.
Pieno di grazia, e di verità. Dicesi il Verbo pieno di grazia, perchè e noi liberò dalla maledizione della legge, e la grazia, e la riconciliazione con Dio ci meritò con la sua morte. Pieno di verità, non tanto perchè egli è la verità medesima, ma molto più strettamente in questo luogo, perchè le ombre, e le figure della legge adempì col suo sagrifizio.