Sanctus

[Santo, santo, santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.]
[Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth.
Pleni sunt coeli et terra gloria tua.
Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini.
Hosanna in excelsis.]



Isa 6:1-3

1 Nell’anno, in cui si morì il re Ozia, io vidi il Signore sedente sopra un trono eccelso, ed elevato; e le estremità (della veste) di lui riempievano il tempio.
1 In anno, quo mortuus est rex Ozias, vidi Dominum sedentem super solium excelsum et elevatum: et ea, quae sub ipso erant, replebant templum:

Ver. 1. Nell’anno in cui si mori il re Ozia. Cioè l’anno cinquantadue del regno di questo principe, a cui succedette il figliuolo Joathan.
Vidi il Signore sedente ec. Isaia in ispirito è trasportato nel tempio, dove vede il Signore come un gran monarca assiso sul suo trono circondato da’ Serafini, e dalla stessa immensa sua maestà. Vedi Augustin. Cont. Adi mant. cap. 28. Questo trono era simile al propiziatorio sostenuto da due Cherubini, Exod. XXV.
E le estremità (della veste) ec. Ovvero: le frange del manto reale: queste frange sono simboli della potenza e della immensa gloria del Signore. S. Girolamo, e generalmente i Padri e gl’Interpreti, affermano, che quello che fu veduto da Isaia era il Figliuolo di Dio, e ciò evidentemente dimostrasi da quel che si legge Joan. XII. 41, dove son riferiti i due versetti 9. 10., come pronunziati da Isaia allorchè vide la gloria di Cristo. Vedi questo luogo di s. Giovanni, e le annotazioni.

2 Intorno al trono stavano i Serafini, ognuno di essi aveva sei ale: con due velavano la faccia di lui, e con due velavano i piedi di lui, e con due volavano. 2 Seraphim stabant super illud: sex alae uni, et sex alae alteri: duabus velabant faciem eius, et duabus velabant pedes eius, et duabus volabant.

Ver. 2. Stavano i Serafini ec. Il nome di Serafini significa, ardenti, infiammati, lo che si spiega dell’ardore di lor carità. Due di questi Serafini stavano presso al trono di Dio, e sembra, che stavano alzati in aria. Egli aveano sei ale.
 Con due velavano la faccia di lui, ec. Velavano con due delle loro ale la faccia di Dio, vale a dire la divinità di lui, e l’eternità, e gli altri suoi attributi; e con due velavano i piedi di lui, cioè la umanità santa del Verbo fatto carne, e la sua passione ec., dimostrando, come non solo la divinità del Figliuolo di Dio, ma anche i misteri di lui incarnato, agli stessi Serafini sono incomprensibili. Quindi colle stesse ale, colle quali velavano la faccia di Dio, velavano ancora la propria faccia in segno di somma riverenza, e con quelle, onde velavano i piedi di lui, velavano ancora i propri piedi per verecondia, non la sciando vedere la imperfezione del loro amore comparato alla infinita dignità del loro Signore, dice il Grisostomo, Serm. IV. Nell’Ebreo e ne’ LXX si legge: velavano la faccia, velavano i piedi; lo che ottimamente si spiega, come abbiam detto.
E con due volavano. Vale a dire stavano pronti per volare ad ogni cenno del Signore.

3 E ad alta voce cantavano alternativamente, e dicevano: Santo, santo, santo il Signore Dio degli eserciti; della gloria di lui è piena tutta la terra.
3 Et clamabant alter ad alterum, et dicebant: Sanctus, sanctus, sanctus, Dominus Deus exercituum, plena est omnis terra gloria eius.

Ver. 3. Cantavano alternativamente, e dicevano: Santo, ec. Cantavano alternativamente, dice s. Cirillo, non perchè si stancassero nel cantare, ma perchè si lasciavano l’uno all’altro l’onore di celebrare le lodi del Signore. E quel anche l’altro; onde s. Girolamo che diceva l’uno, lo diceva per questi due Serafini intese i due Testamenti, perocchè quello, che canta il vecchio Testamento, è ripetuto, e si dice nel nuovo; nulla è in essi discordante o diverso. Da quello, che Isaia vide e udi farsi da’ Sera fini, la Chiesa imparò a cantare le lodi di Dio alternativamente, e a doppio coro, come scrive il Damasceno. La repetizione fatta tre volte della stessa voce Santo indica il mistero delle tre divine Persone in una sola sostanza; onde questo inno de’ Serafini fu sempre nella bocca della Chiesa, da cui fu usato e si usa ogni di nel sacrifizio della messa, e ciò con tanto miglior ragione, perchè le ultime parole di esso (della gloria di lui è piena tutta la terra) specialmente riguardano il mistero della incarnazione del Verbo, il quale alla terra tutta fece conoscere la gloria di Dio conosciuto pell’avanti da’ soli Giudei. Questo grandissimo avvenimento è celebrato dagli Angeli santi con quelle parole, avendo essi nell’opera della incarnazione discoperti nuovi tesori della bontà, e sapienza, e potenza divina.



Apoc 4:8

8 E i quattro animali avean ciascheduno sei ale: e all’intorno, e di dentro son pieni d’occhi: e di dì, e, di notte, senza darsi posa, dicono: santo, santo, santo, il Signore, il Dio onnipotente, il quale era, il quale è, e il quale verrà.
8 Et quattuor animalia, singula eorum habebant alas senas: et in circuitu, et intus plena sunt oculis: et requiem non habebant die ac nocte, dicentia: Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus omnipotens, qui erat, et qui est, et qui venturus est.

Ver. 8. Avean ciascheduno sei ale: e all’intorno, e di dentro son pieni d’occhi. Vedi Isaia VI.2. Il greco: Aveano sei ale all’intorno (viene a dire, dall’uno e dall’altro lato), e dentro son pieni d’occhi; la qual lezione è più chiara, e facilmente può essere stato da copisti intruso quell’et superfluo.
Le ale possono significare o la elevazione della mente dei sagri evangelisti all’intelligenza de misteri del Salvatore, ovvero la celerità dei progressi della predicazione evangelica. Gli occhi dinotano la luce celeste; onde questi santi scrittori furon da Dio illustrati a conoscere tutti i misteri e della vecchia, e della nuova alleanza; la qual cosa è significata dall’essere questi occhi posti e davanti, e di dietro. Nondimeno può tenersi la lezione della Volgata, la quale può significare: e fuori, e dentro son pieni d’occhi, anzi assolutamente mi sembra da preferir la Volgata, la quale aggiunge al vers. 6., perchè laddove ivi si dice, che questi animali son pieni d’occhi dinanzi, e di dietro, qui si aggiunge, che questi occhi non gli hanno solamente al di fuori, ma anche al di dentro; con che viene a significarsi la interiore assistenza dello Spirito, e la divinità, che dentro move i divini scrittori dell’Evangelio.
Santo, santo, santo ec. Colla trina ripetizione lodano la santissima Trinità, così pure in Isaia VI. 3.



Ps 117:25-27

25 Salvami, o Signore: o Signore concedi prosperità:
25 O Domine salvum me fac, o Domine bene prosperare:

Ver. 25. Salvami, o Signore, o Signore, concedi ec. La voce me non e ne’ LXX, ne nell’Ebreo, e manca nell’antica Volgata, e in tal guisa viene ad esser qui l’Hosanna che fu cantato a Cristo da’ fanciulli Ebrei, allorchè egli fece il suo ingresso in Gerusalemme Matth. XXI. 9., onde segue: Benedetto lui, che viene nel nome del Signore: parole cantate in lode di Cristo dagli stessi fanciulli. Così è una preghiera della Chiesa a Dio, che salvi la pietra angolare, e prosperi il Cristo, e faccia ch’ei sia bene detto e onorato e celebrato da tutti gli uomini, essendo egli quel Salvatore divino, che viene nel nome del Padre, mandato dal Padre, e colla possanza del Padre a vincere i nostri nemici, il peccato, e il demonio. Ritenendo il me, sara una preghiera della chiesa a Cristo Re, affinchè la salvi, la prosperi egli, che e il benedetto delle nazioni, e viene nel nome del padre per la salute della medesima chiesa.

26 benedetto lui, che viene nel nome del Signore.
Abbiam dato benedizioni a voi, che siete della casa del Signore:
26 benedictus qui venit in nomine Domini. Benediximus vobis de domo Domini:

Ver. 26. Abbiam dato benedizioni a voi. ec. Parla agli Apostoli e a’ discepoli di Cristo domestici suoi e famigliari. A questi dice: noi vi benediciamo, cioè diamo lode e desideriamo ogni bene a voi che, siete della famiglia del Signore, il qual Signore è Dio, e a noi si e fatto vedere sopra la terra. Ho voluto tradurre: è apparito: per ritenere una voce consacrata per così dire dall’Apostolo a significare la venuta di Cristo al mondo, e anche dalla chiesa, la quale chiama con il nome di Epifania cioè apparizione la la festa della manifestazione del Verbo incarnato Vedi Tit. II. 11.

27 il Signore è Dio, ed egli è a noi apparito.
Distinguete il giorno solenne co’ folti rami
sino al corno dell’altare.
27 Deus Dominus, et illuxit nobis. Constituite diem solemnem in condensis, usque ad cornu altaris.

Ver. 27. Distinguete il giorno solenne ec. Si allude alla festa dei tabernacoli, nella qual testa i Giudei formavan delle capanne co’ rami di alberi, nell’atrio del tabernacolo, e sul monte santo e nelle piazze e ne’ cortili della città, e in tal festa si cantava l’Hosanna, donde viene, che anche ai dì nostri gli Ebrei danno il nome di Hosanna a’ rami, che soglion allora portare nelle lor mani. Distinguete il dì solenne coll’ornare di frondi la città, e il tabernacolo del Signore, e l’atrio de’ sacerdoti dov’ e l’altare degli olocausti, i corni del quale altare ornate anch’ essi di verzura. Or tutto questo fu fatto nell’ingresso di Cristo in Gerusalemme, come si è veduto, e spiegato, Matth. XXI. 8. Joan. XXII. 13. Intorno a’ corni dell’altare degli olocausti vedi Exod. XXVII. 2. XXIX. 12.



Mc 11:9-10

9 E quelli, che andavan innanzi, e que’, che venivano dietro, sciamavano, dicendo: Osanna: Benedetto colui, che viene nel nome del Signore:
9 Et qui praeibant, et qui sequebantur clamabant, dicentes: Hosanna: Benedictus, qui venit in nomine Domini:
10 benedetto il regno, che viene, del padre nostro Davidde: Osanna nel più alto de’ cieli.
10 benedictum quod venit regnum patris nostri David: Hosanna in excelsis.



Mt 21:9

9 E le turbe, che precedevano, e quelle, che andavangli dietro, gridavan dicendo: Osanna al Figliuolo di David: benedetto colui, che viene nel nome del Signore: Osanna nel più alto de’ cieli.
9 turbae autem, quae praecedebant, et quae sequebantur, clamabant, dicentes: Hosanna filio David: benedictus, qui venit in nomine Domini: hosanna in altissimis.

Ver. 9. Osanna. Voce di preghiera, che significa Salvaci, ed era ripetuta sovente dal popolo nella festa dei tabernacoli; per la qual festa significavasi Dio abitante tra gli uomini: al che alludendo s. Giovanni cap. 1.14. dice: Il verbo si fe’ carne, e si fe’ un tabernacolo (così il Greco) tra di noi. Non senza alto consiglio la providenza divina, la quale volle, che in questo giorno fosse riconosciuto, e acclamato Gesù, come quel Salvatore lungamente aspettato, e invocato, dispose, che il popolo con sì fatta acclamazione lo salutasse, e figliuolo di Davidde il chiamasse, e lo accompagnasse co’ rami in mano, i quali facevano parte anch’essi delle cerimonie usate nella festa de’ tabernacoli. Or ognun sa, che era allora imminente la Pasqua, dalla quale erano assai distanti i tabernacoli, che si celebrano in settembre. Notisi ancora, che la voce Osanna, e le parole, che seguono, benedetto colui, che viene nel nome del Signore, sono prese dal Salmo 117. vers. 25. 26., il qual Salmo appartiene al Messia, e de’ misteri di lui è pieno; ed essendo letto di continuo nella Sinagoga, e notissimo al popolo, colle parole perciò dello stesso Salmo vollero le turbe riconoscere Gesù per vero Messia, movendo Dio i cuori di quella gente a rendere a lui questa pubblica solenne testimonianza. Osanna nel più alto de’ cieli. Si alzino le nostre voci di preghiera, e di laude sino al sommo cielo.



Lc 19:38

38 Dicendo: Benedetto il Re, che viene nel nome del Signore, pace in cielo, e gloria nel più alto de’ cieli.
38 dicentes: Benedictus, qui venit rex in nomine Domini, pax in caelo, et gloria in excelsis.

Ver. 38. Pace in cielo, ec. Lo Spirito santo, il quale suggeriva alla turba queste acclamazioni, volle significar con queste parole, che Cristo avrebbe rappacificato il cielo colla terra, togliendo le inimicizie, come dice l’Apostolo.
Gloria nel più alto de’ cieli. Dichiarò, come per la riconciliazione del genere umano sarebbe stato lodato Dio da tutti gli Angeli, i quali in questa riconciliazione, e nel modo principalmente, ond’ella doveva effettuarsi, nuovi tesori avrebbero discoperti della sapienza, e bonta dell’Altissimo.



Giov 12:13

13 Preser de’ rami di palme, e uscirongli incontro, e gridavano: Osanna, benedetto colui, che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele.
13 acceperunt ramos palmarum, et processerunt obviam ei, et clamabant: Hosanna, benedictus, qui venit in nomine Domini, Rex Israel.

Ver. 13. Re d’Israele. Quel Messia tanto aspettato, e desiderato. In tal guisa volle Cristo prima della sua morte essere riconosciuto pubblicamente, e solennemente per re; e diede nello stesso tempo a conoscere, qual sorta di regno fosse il suo, movendo con la unzione della sua grazia i cuori di tutta quella gran moltitudine, e particolar mente de’ teneri fanciulli (come è notato da s. Matteo XXI.15) a onorarlo, e adorarlo.