Alcuni brani della Bibbia utilizzati nell’Ordinario della Messa (Tridentina)

Vedi pure alcuni brani utilizzati nella Messa nuova

Asperges me / Vidi aquam

Sl 50:9

[Asperges me hyssopo, et mundabor: lavabis me, et super nivem dealbabor. (…)]
[Tu mi aspergerai coll’issopo, e sarò mondato: mi laverai, e diverrò bianco più, che la neve. (..)]

Brani sull’aspersione dell’acqua benedetta


Segno della Croce

[In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.] [Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.]

cf. Mt 28:19

19 euntes ergo docete omnes gentes: baptizantes eos in nomine Patris, et Filii, et Spiritus sancti:
19 Andate adunque, istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito santo:



Introibo ad altare Dei

Sl 42:4

4a Et introibo ad altare Dei: ad Deum, qui laetificat iuventutem meam. 4 E mi accosterò all’altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza.

Ver. 4. E mi accostero all’altare di Dio, ec. L’altare terreno che era nel tabernacolo era figura della presenza divina, onde accostarsi all’altare di Dio vuol dire essere ammesso al cospetto della maestà del Signore. A Dio, che dà letizia alla mia giovinezza: a Dio, il quale in quella patria beata rinnova la gioventù degli eletti a somiglianza dell’aquila. Vedi Psal. CII. 6.



Iudica me

Sl 42

1 Psalmus David. Iudica me Deus, et discerne causam meam de gente non sancta, ab homine iniquo, et doloso erue me.
1 Salmo di Davidde. Fammi ragione, o Signore, e prendi in mano la causa mia: liberami da una nazione non santa, dall’uomo iniquo, e ingannatore.

Ver. 1. Liberami da una nazione non santa, ec. Nel senso letterale egli è Davidde, che chiede di non essere più lungamente costretto a vivere in mezzo a un popolo d’incirconcisi, di un popolo, che non conosce il vero Dio e non e stato segregato e consacrato da Dio al suo culto. Nel senso più nobile la chiesa domanda a Dio di essere liberata da’ suoi nemici, dagl’iniqui e crudeli suoi persecutori e dagli scandali e dalla contagione de’ cattivi, anche di quelli, i quali benché nati e allevati nel seno di lei, la contristano e la disonorano colla mala lor vita.

2 Quia tu es Deus fortitudo mea: quare me repulisti? et quare tristis incedo, dum affligit me inimicus?
2 Perocché tu sei, o Dio, la mia fortezza: perché mi hai tu rigettato, e perché son io contristato, mentre mi affligge il nimico?

Ver. 2. Perché mi hai tu rigettato? Per qual motivo mi tratti in guisa, che io sembri rigettato e negletto da te, mentre nell’afflizione mi lasci?

3 Emitte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa me deduxerunt, et adduxerunt in montem sanctum tuum, et in tabernacula tua.
3 Fa spuntare la tua luce, e la tua verità: elleno mi stradino, e mi conducano al tuo monte santo, e a’ tuoi tabernacoli.

Ver. 3. Fa’ spuntare la tua luce ec. Spunti per me la luce del tuo celeste favore, spunti e si manifesti la verità delle tue fedeli promesse: questa luce e questa verità mi conducano e mi guidino al tuo monte santo, al tuo tabernacolo. Nel senso letterale il monte santo è il monte di Sion, dove era il tabernacolo del Signore, e dove fu poi il tempio. Nell’altro senso s’intende il cielo e i tabernacoli eterni. Ho tradotto mi stradino e mi conducano: perocchè qui il passato e messo pol futuro secondo l’uso de’ profeti.

4a Et introibo ad altare Dei: ad Deum, qui laetificat iuventutem meam.
4 E mi accosterò all’altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza.

Ver. 4. [Vedi su, Introibo ad altare Dei]

4b Confitebor tibi in cithara Deus Deus meus:
5a quare tristis es anima mea? et quare conturbas me?
5 Te io loderò sulla cetra, Dio, Dio mio: e perché, o anima mia, se’ tu nella tristezza, e perché mi conturbi?
5b Spera in Deo, quoniam adhuc confitebor illi: salutare vultus mei, et Deus meus.
6 Spera in Dio; imperocché ancora canterò le lodi di lui, salute della mia faccia, e Dio mio.

Ver. 6. Salute della mia faccia. Vedi il salmo precedente vers. 6.

[Salmo 41, ver. 6 e 12. Spera in Dio, perocchè ancora ec. Consolati con si belle e dolci speranze, anima mia. Si certamente io canterò ancora le laudi del mio Dio, canterò la bontà e la carità di lui, che è quel mio Salvatore, a cui tengo sempre rivolto il mio sguardo, ed è il mio Dio. Salute della mia faccia vuol dire salute, o sia Salvatore, che sta sempre dinanzi alla mia faccia, dinanzi al mio cospetto, cioè dinanzi alla mia mente. Così Angelo della faccia è l’Angelo, che vede la faccia di Dio, e lo contempla; Pani della faccia dicevansi i pani della proposizione, che si mettevano sull’altare di Dio, al cospetto di Dio.]

[V. Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
R. Sicut erat in principio, et nunc, et semper, et in saecula saeculorum.
Amen.]
[V. Gloria al Padre, e al Figlio, e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio, e ora, e sempre, nei secoli dei secoli.
Amen.]

Sl 42:4

4a Et introibo ad altare Dei: ad Deum, qui laetificat iuventutem meam.
4 E mi accosterò all’altare di Dio, a Dio, il quale da letizia alla mia giovinezza.



Adiutorum nostrum in nomine Domini

Sl 123:8

7 Anima nostra sicut passer erepta est de laqueo venantium: Laqueus contritus est, et nos liberati sumus. 7 L’anima nostra è stata sciolta qual passere dal lacciuolo de’ cacciatori: Il laccio è stato spezzato, e noi siamo stati liberati.
8 Adiutorium nostrum in nomine Domini, qui fecit caelum et terram. 8 Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che fece il cielo, e la terra.

Ver. 7-8. L’anima nostra è stata sciolta ec. Laccio chiama le arti e le insidie, colle quali i nemici della chiesa tentano di prendere le anime, e ciò anche più specialmente s’intende de’ nemici invisibili, che de’ visibiii. Certamente i demoni colle loro suggestioni, e co’ replicati assalti la stessa cosa cercano, che cercavano i persecutori manifesti riguardo a’ martiri, vale a dire di separarli da Cristo. Contro quest’invisibili nemici dee armarsi il Cristiano dello scudo della fede e della speranza in Dio, che è assai potente, per renderlo vittorioso; perocchè egli è il Creatore del cielo e della terra, ed egli è la salute di quelli, che invocano il suo santo nome.



Deus, tu conversus vivificabis nos. (Post Confiteor)

Sl 84:7-8

7 Deus tu conversus vivificabis nos: et plebs tua laetabitur in te.
7 O Dio, tu volgendoti a noi ci renderai la vita: e il popol tuo in te si rallegrerà.

Ver. 7. O Dio, tu volgendati a noi ci renderai la vita. Quella vita, di cui parlava l’Apostolo, quando diceva: essendo noi morti per i peccati ci vivificò insieme con Cristo, per grazia del quale siete stati salvati, e insieme con lui ci risuscitò ec. Ephes. II. 5. 6.

8 Ostende nobis Domine misericordiam tuam: et salutare tuum da nobis.
8 Fa vedere a noi, o Signore, la tua misericordia, e da a noi la tua salute.

Ver. 8. E da’ a noi la tua salute. Quella salute, che viene da te: ovvero da’ a noi il nostro Salvatore.

Sl 101:2

2 Domine exaudi orationem meam: et clamor meus ad te veniat.
2 Signore, esaudisci la mia orazione, e a te giungano le mie grida.

Ver. 2. Signore, esaudisci la mia orazione, ec. Egli è Il Profeta, che parla a nome del popolo di Dio. Il nome di Signore, e di Dio in questo salmo indica la persona di Cristo, come c’insegna l’Apostolo, Heb. I .10.11.12.

Dominus vobiscum

[V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.]
[V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.]

cf. 2 Tim 4:22

22 Dominus Iesus Christus cum spiritu tuo. Gratia vobiscum. Amen. 22 Il Signor Gesù Cristo col tuo spirito. La grazia con voi. Cosi sia.



Introit

[nel Proprio del giorno]



Kyrie

[P: Kyrie eleison (Κύριε ἐλέησον)
R: Kyrie eleison
P: Kyrie eleison 

R: Christe eleison (Χριστέ ἐλέησον)
P: Christe eleison
R: Christe eleison

P: Kyrie eleison (Κύριε ἐλέησον)
R: Kyrie eleison
P: Kyrie eleison]

[P: Signore, pietà
R: Signore, pietà
P: Signore, pietà

R: Cristo, pietà
P: Cristo, pietà
R: Cristo, pietà

P: Signore, pietà
R: Signore, pietà
P: Signore, pietà]

Is 33:2

2 κύριε ἐλέησον ἡμᾶς ἐπὶ σοὶ γὰρ πεποίθαμεν ἐγενήθη τὸ σπέρμα τῶν ἀπειθούντων εἰς ἀπώλειαν ἡ δὲ σωτηρία ἡμῶν ἐν καιρῷ θλίψεως 2 Domine miserere nostri: te enim expectavimus: esto brachium nostrum in mane, et salus nostra in tempore tribulationis. 2 Signore abbi pietà di noi; perocché te noi abbiamo aspettato: sii tu nostra fortezza al mattino, e nostra salute al tempo della tribolazione.

Ver. 2. Te noi abbiamo aspettato. L’aiuto tuo e non degli uomini abbiamo noi desiderato e aspettato. Si tu nostra forza al mattino, cioè di buon’ora, senza ritardo, (ovvero come ha l’Ebreo) ogni mattina, cioè ogni giorno. Alcuni espongono nella prosperità; perocchè tanto (e forse più) è da temersi la superbia ne’ tempi felici, come la diffidenza e la disperazione nelle calamità; onde è sempre a noi necessario l’aiuto divino.

Sl 6:3

3 ἐλέησόν με κύριε ὅτι ἀσθενής εἰμι ἴασαί με κύριε ὅτι ἐταράχθη τὰ ὀστᾶ μου 3 Miserere mei Domine quoniam infirmus sum: sana me Domine quoniam conturbata sunt ossa mea.
3 Abbi pietà di me, perché io sono senza forze, sanami, o Signore, perché le ossa mie sono scommosse.

Ver. 3. Le ossa mio sono scommosse. Esprime con enfasi grande i terrori del peccatore, che treman alla vista de’ terribili giudizi divini, abbattuto dal peso de’ mali presenti, e dal terrore de’ futuri. Il mio corpo è spossato, le mie ossa sono tutte dissestate, e l’anima mia è piena di turbamento e di terrore.

Sl 122:3

3 ἐλέησον ἡμᾶς κύριε ἐλέησον ἡμᾶς ὅτι ἐπὶ πολὺ ἐπλήσθημεν ἐξουδενώσεως 3 Miserere nostri Domine, miserere nostri: quia multum repleti sumus despectione:
3 Abbi pietà di noi, o Signore, abbi di noi pietà; perocché siam satolli di disprezzo oìtre modo:

Ver. 3. Siam satolli di disprezzo oltre modo. I nemici della verità e della pietà non fanno altro continuamente, che caricarci di dispregi.

Mt 15:22

22 καὶ ἰδοὺ γυνὴ Χαναναία ἀπὸ τῶν ὁρίων ἐκείνων ἐξελθοῦσα ἔκραζεν λέγουσα: ἐλέησόν με, κύριε, υἱὸς Δαυίδ: ἡ θυγάτηρ μου κακῶς δαιμονίζεται. 22 Et ecce mulier Chananaea a finibus illis egressa clamavit, dicens ei: Miserere mei Domine fili David: filia mea male a daemonio vexatur.
22 Quand’ecco una donna Cananea uscita da que’ contorni alzò la voce, dicendogli: Abbi pietà di me, Signore, figliuolo di Davidde: la mia figliuola è malamente tormentata dal demonio.

Ver. 22. Una donna Cananea ec. Credesi, che il titolo di Cananea sia dato a questa donna, perchè ella fosse di una di quelle sette nazioni noverate nel Deuteron. VII. I., che portava specialmente il nome di Cananea. Questa gente era tenuta dagli Ebrei per la più empia di tutto il gentilesimo.
Figliuolo di Davidde. Si può credere, che la notizia del Messia aspettato in questo tempo da tutti gli Ebrei fosse divulgata anche tra’ popoli confinanti.

Mt 20:30

30 καὶ ἰδοὺ δύο τυφλοὶ καθήμενοι παρὰ τὴν ὁδόν, ἀκούσαντες ὅτι Ἰησοῦς παράγει, ἔκραξαν λέγοντες, ἐλέησον ἡμᾶς, κύριε υἱὸς Δαυίδ. 30 et ecce duo caeci sedentes secus viam, audierunt, quia Iesus transiret: et clamaverunt, dicentes: Domine miserere nostri, fili David.
30 Quand’ecco, che due ciechi, i quali stavan a sedere lungo la strada, avendo udito dire, che passava Gesù, alzaron la voce, dicendo: Signore, figliuolo di David, abbi pietà di noi.



Gloria

[Gloria in excelsis Deo. Et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laudamus te. Benedicimus te. (…)]
[Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo, (…)]

Lc 2:14

14 Gloria in altissimis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
14 Gloria a Dio nel più alto de’ cieli, e pace in terra agli uomini di buon volere.

Ver. 14. Gloria a Dio ec. In Isaia cap. XLIV. 23. XLIX. 13. erano invitati i cieli, cioè i cittadini celesti, a dar gloria a Dio per questa stessa opera della possanza, sapienza, e bontà di lui; e ciò eglino fanno adesso con queste parole, le quali sono da tanti secoli nella bocca della Chiesa il principio di quel mirabile cantico, col quale ella benedice, e ringrazia il Signore nella celebrazione de’ divini misteri.
Pace in terra. Col nome di pace intendesi nelle Scritture ogni sorta di bene: or dice l’Apostolo, che tutti i beni diede a noi Iddio, allorchè ci diede il suo Unigenito divenuto nostro fratello. Particolarmente però s’intende qui col nome di pace la riconciliazione nostra con Dio, della qual pace il mediatore fu Cristo.
Agli uomini del buon volere. Che questa lezione della Volgata sia da preferirsi alla odierna lezione Greca, sembra certissimo dalla maniera, onde è riportato questo luogo da molti antichi Padri e Greci, e Latini. Dove noi leggiamo del buon volere, il Greco ha una parola, la quale in altri luoghi si spiega dal nostro interprete Latino colla voce beneplacito, e a Dio solo suol riferirsi, e significa il buon volere di Dio verso degli uomini. Dice adunque pace in terra agli uomini del buon volere, pe’ quali cioè ha il Signore buona, e propensa volontà; e con ciò s’intende i predestinati, i quali soli fanno acquisto della pace por tata da Cristo a tutti gli uomini. Vedi s. Iren. l. 3. II. E come notò il Maldonato, s’insegna qui, che non pel merito degli uomini, ma per la sola misericordia, e liberalità di Dio è stabilita questa pace.



Prima lettura (Epistola), Graduale, Vangelo

[nel Proprio del giorno]



Lavabo

Sl 25:6-12

6 Lavabo inter innocentes manus meas: et circumdabo altare tuum Domine:
6 Laverò le mani mie tragli innocenti, e starò intorno al tuo altare, o Signore:
7 Ut audiam vocem laudis, et enarrem universa mirabilia tua.
7 Affin di udire le voci di laude, e raccontar tutte le tue meraviglie.

Ver. 6-7. Laverò le mani mie ec. Il senso di questi due versetti egli è tale. Viverò con gl’innocenti, e con essi, lavate le mie mani, starò attorno al tuo altare. I Giudei prima dell’orazione si lavavano le mani, lavanda instituita a figurare la mondezza e purità interiore necessaria per accostarsi a Dio, e alle cose sante, Hieron. Dice adunque, che laverà le sue mani co’ giusti e con cui si occosterà all’altare di Dio, all’altare sopra di cui faro offerire i suoi sacrifizi. Nel tempo, che si sacrificavan le vittime offerte dai laici, i sacerdoti e leviti con salmi e cantici spirituali lodavano Dio; quindi dice, che udirà le voci di laude e celebrerà unendosi co’ sacerdoti le meraviglie del Signore. Posta questa assai semplice sposizione sembrami, che non resti alcuno appiglio per ricavare da questo luogo (come alcuni han preteso) che il salmo si debba attribuire a qualche Levita, che lo scrivesse nel tempo della cattività di Babilonia; mentre a ciò il titolo ripugna.

8 Domine dilexi decorem domus tuae, et locum habitationis gloriae tuae.
8 Signore, io ho amato lo splendore della tua casa, e il luogo dove abita la tua gloria.

Ver. 8. Signore, io ho amato lo splendore della tua casa. Quanto alla lettera Davidde ebbe una somma premura, perché tutto quello che riguardava il culto di Dio fosse fatto con bell’ordine, e con ogni splendidezza e decoro. Egli eresse nella città di David il tabernacolo, dove fece portare l’arca del Signore, ed ebbe anche gran desiderio di edificare a lui il tempio, ma Dio gliel proibì, riserbando questo onore al suo figliuolo Salomone, Vedi 2. Reg. VI. VII. Quanto al senso spirituale, la casa spirituale, il vero tempio, in cui Dio abita, ella è la Chiesa di Gesu Cristo. L’amare questa sposa dell’agnello, il bramare ardentemente e chiedere a Dio, che in essa conservi la purità della fede, la santità della morale, i buoni esempi e le virtù degna del nome Cristiano, tutto questo non viene al carattere di vero fedele.

9 Ne perdas cum impiis Deus animam meam, et cum viris sanguinum vitam meam:
9 Non isperdere, o Dio, cogli empi l’anima mia, nè con gli uomini sanguinari la vita mia.

Ver. 9. Non isperdere, o Dio, cogli empi ec. Salvami dalla sciagurata funesta morte di coloro, che sono empi verso di te, e crudeli verso de’ loro fratelli.

10 In quorum manibus iniquitates sunt: dextera eorum repleta est muneribus.
10 Nelle mani loro sta l’iniquità: la loro destra è ricolma di donativi.

Ver. 10. Nelle mani loro sia l’iniquità. Espressione di somma energia per significare un uomo malvagio, le opere del quale son tutte inique. La loro destra ec. Parla della corruzione de’ giudici, i quali per amore dei donativi, e del vile guadagno pervertono la giustizia, e opprimono il povero.

11 Ego autem in innocentia mea ingressus sum: redime me, et miserere mei.
11 Ma io ho camminato nella mia innocenza: salvami tu, ed abbi pietà di me.
12 Pes meus stetit in directo: in ecclesiis benedicam te Domine.
12 I miei passi furon sempre nella diritta strada: te io benedirò, o Signore, nelle adunanze.

Ver. 12. I miei passi furon sempre nella diritta strada: te io benedirò, o Signore, nelle adunanze. Rendimi a te, o mio Dio, pubbliche laudi nello adunanze dei tuoi fedeli. Il Caldeo: nelle adunanze de’ giusti. Ivi celebrerò co’ miei cantici i tuoi benefizi e la mia liberazione. Un Greco interprete osserva, che in queste parole sembra aversi una profezia di quello, che è avvenuto nella Chiesa Cristiana, la quale de’ salmi di Davidde si è servita, e si serve per benedire, e lodare Dio, e rendergli grazie delle sue misericordia.



Sursum corda

[V. Dominus vobiscum.
R. Et cum spiritu tuo.

V. Sursum corda.
R. Habemus ad Dominum.

V. Gratias agimus Domino Deo nostro.
R. Dignum et iustum est.]

[V. Il Signore sia con voi.
R. E con il tuo spirito.

V. In alto i nostri cuori.
R. Sono rivolti al Signore.

V. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
R. È cosa buona e giusta.]

cf. Lam 3:41

41 NUN. Levemus corda nostra cum manibus ad Dominum in caelos.
41 NUN. Alziamo al cielo insiem colle mani i cuori nostri al Signore.



Sanctus

[Sanctus, Sanctus, Sanctus Dominus Deus Sabaoth. Pleni sunt coeli et terra gloria tua. Hosanna in excelsis.
Benedictus qui venit in nomine Domini. Hosanna in excelsis.]
[Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.]

Brani sul Sanctus



Consacrazione dell’Eucaristia

Brani sulla Consacrazione dell’Eucaristia


Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo… (dalla Preghiera Eucaristica I)

[Supra quae propitio ac sereno vultu respicere digneris: et accepta habere, sicuti accepta habere dignatus es munera pueri tui iusti Abel, et sacrificium Patriarchae nostri Abrahae, et quod tibi obtulit summus sacerdos tuus Melchisedech, sanctum sacrificium, immaculatam hostiam.] [Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto, il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede, e l’oblazione pura e santa di Melchisedech, tuo sommo sacerdote.]

Gen 4:4

4 Abel quoque obtulit de primogenitis gregis sui, et de adipibus eorum: et respexit Dominus ad Abel, et ad munera eius.
4 Abele ancora offerse de’ primogeniti del suo gregge, e de’ più grassi tra essi: e il Signore volse lo sguardo ad Abele, e a’ suoi doni;

Ver. 4. Ed e’ più grassi tra essi. Il Siriaco, illustrando quello che è alquanto oscuro nell’Ebreo, tradusse: offerse i primogeniti de’ suoi montoni e i più grassi: sopra di che nota il Grisostomo, che Abele dell’Ottimo offerse il meglio. Gli Ebrei insegnano, che i sacrifizi di Abele erano tutti olocausti; mentre non era ancora permesso di cibarsi delle carni, né per conseguenza di offerire sacrifizio, in cui qualche parte dell’animale si riserbasse per l’uomo. Da molti autori profani impariamo, che l’uso di sacrificare gli stessi animali non fu il più antico e comune presso le nazioni, le quali da prima si contentavano di offerirne il latte a la lana: lo che sembra non possa avere origine altronde, se non dall’astenersi, che fecero i primi uomini, dalle carni delle bestie.
Il Signore colse lo sguardo su Abele e a’ suoi doni. La fede e la pietà sincera di Abele, fu quella, che rendette a Dio accetti i suoi doni. Hebr. XI. 4. Per la fede offerse a Dio ostia migliore Abele, che Caino, per la quale fu lodato come giusto, approvati da Dio i doni di lui. I Padri comunemente credono, che il segno dato da Dio del gradimento, con cui accettava l’offerta di Abele a differenza di quella di Caino, si fu il consumare con un fuoco mandato dal cielo il suo sacrifizio. Un’antica traduzione approvata da S. Girolamo dove noi abbiamo: Dio rivolse lo sguardo a doni ec. portava: Dio mise il fuoco ne’ doni, ec. Simil segno di approvazione vedesi altre volte ne’ nostri libri santi, come Levit. IX. 24. I. Paral. XIII 26.

cf. Gen 22:9-13

9 et venerunt ad locum quem ostenderat ei Deus, in quo aedificavit altare, et desuper ligna composuit: cumque alligasset Isaac filium suum, posuit eum in altare super struem lignorum.
9 E giunsero al luogo mostrato a lui da Dio, in cui egli edificò un altare, e sopra vi accomodò le legna: e avendo legato Isacco suo figlio, lo collocò sull’altare sopra il mucchio delle legna.

Ver. 9. E avendo legato Isacco ec. Isacco allora non avea meno di venticinque anni, e gli Ebrei gliene danno fino a trenta e anche trentasette. Se egli adunque fu legato dal padre, lo fu di suo pieno consentimento; perocchè, udito dal padre il comando di Dio, si soggettò volentieri alla morte; onde meritò di essere un vivo anticipato ritratto dell’altissima obbedienza, colla quale Gesù Cristo pone le mani e i piedi per essere confitto sopra la croce.

10 Extenditque manum, et arripuit gladium, ut immolaret filium suum.
10 E stese la mano, e diè di piglio al coltello per immolare il suo figliuolo.
11 Et ecce Angelus Domini de caelo clamavit, dicens: Abraham, Abraham. Qui respondit: Adsum.
11 Quand’ecco l’Angelo del Signore dal ciel gridò, dicendo: Abramo, Abramo. E quegli rispose: Eccomi.
12 Dixitque ei: Non extendas manum tuam super puerum, neque facias illi quidquam: nunc cognovi quod times Deum, et non pepercisti unigenito filio tuo propter me.
12 E quegli a lui disse: Non stendere la tua mano sopra il fanciullo, e non fare a lui male alcuno: adesso ho conosciuto, che tu temi Dio, e non hai perdonato al figliuol tuo unigenito per me.

Ver. 12. Adesso ho conosciuto, che tu temi Dio, ec. Adesso con questo gran fatto è dato a conoscere e tutti, come tu temi Dio, e come lo ami fino a preferirlo al tuo unico figliuolo: ovvero, adesso ho di te una vera e certa prova, che tu temi Dio, ec.
Non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per me. Queste parole da un altro lato spiegano fortemente l’amore del Padre: il quale diede il proprio figliuolo alla morte per l’uom peccatore, onde ognuno di noi può dirgli: non hai perdonato al figliuolo tuo unigenito per me: come del figliuolo può dire con le parole di Paolo: egli mi amò, e per me diede se stesso.

13 Levavit Abraham oculos suos, viditque post tergum arietem inter vepres haerentem cornibus, quem assumens obtulit holocaustum pro filio.
13 Alzò gli occhi Abramo, e vide dietro a sé un ariete preso per le corna tra’ pruni, e se lo tolse, e in olocausto lo offerse in vece del figlio.

Ver. 13. Vide un ariete preso per le corna tra’ pruni. La Provvidenza somministra ad Abrahamo la vittima pel sacrifizio invece di Isacco; ma questa nuova vittima e una nuova figura di Cristo coronato di spine e offerto sulla croce. Così noi ci svvezziamo a riconoscere in tutte le vittime e in tutti i sacrifizi avanti e dopo la legge, a riconoscer dico, quell’unica vittima, e quell’unico sacrifizio, da cui tutti i precedenti sacrifizi trassero il loro merito, quando furono a Dio accetti; quell’unica vittima e quell’unico sacrifizio, il quale servì in santificazione di tutti gli eletti di tutti i secoli precedenti, come di tutti i futuri.

cf. Gen 14:18

18 At vero Melchisedech rex Salem, proferens panem et vinum, erat enim Sacerdos Dei altissimi,
18 Ma Melchisedec re di Salem, messo fuora del pane e del vino: perocché egli era sacerdote di Dio Altissimo:

Ver. 18. Ma Melchisedech re di Salem, ec. Salem è Gerusalemme per comun parere del Padri e degl’interpreti.
Messo fuora del pane e del vino perocchè era sacerdote ec. Questa giunta, che Melchisedech era sacerdote, non essendo certamente messa a caso, dimostra assai chiaramente contro gli eretici, che il pane e il vino portato e messo furon da Melchisedech dovea servire al sacrifizio pacifico, che egli offerse in rendimento di grazie a Dio pella vittoria di Abramo; ed e stato anche da altri osservato, che vari antichi Ebrei, invece di quelle parole messe fuora del pane e del vino traducono l’Ebreo: offerse del pane e del vino; E Filone Ebreo dice, che Melchisedech offerse sacrifizio per la vittoria. Ma tutto il mistero di questo re sacerdote, ammirabil figura di Cristo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedech e re di pace, e spiegato divinamente da Paolo, Hebr. VII; onde è da vedersi quello, che ivi si è detto. Aggiungerò solamente, che vari antichissimi Padri, e dietro a questi Teodoreto, ed Eusebio credono, che Melchisedech fosse un regolo della Chananea, il quale per un miracolo della grazia si mantenne santo e giusto tra gli empi.



Padre Nostro (Pater Noster)

Brani sulla Preghiera del Signore



Agnus Dei

[Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: miserere nobis.
Agnus Dei, qui tollis peccata mundi: dona nobis pacem.]
[Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.]

cf. Giov 1:29

29b Altera die vidit Ioannes Iesum venientem ad se, et ait: Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccatum [peccata] mundi.
29b Il giorno dopo Giovanni vide Gesù, che venivagli incontro, e disse: Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui, che toglie i peccati del mondo.

Ver. 29. L’Agnello di Dio. Vale a dire, gratissimo a Dio, degno per la sua innocenza di essere offerto a Dio per la propiziazione de’ peccati del mondo. Alludesi e all’agnello pasquale, e a quello del sagrifizio perenne, il quale offe rivasi ogni dì, mattina e sera, due figure di Gesù Cristo. Avrebbe potuto dire il Batista: Ecco il Messia, ecco il Re d’Israele; ma avendo abbastanza ciò significato col precedente discorso, vuole adesso con queste parole levar dalla mente degli Ebrei l’errore nel quale vivevano, e il quale potea ritenerli dal riconoscere il Cristo nell’umile, e abietto stato, in cui compariva tra loro. Imperocchè un Messia aspettavano, che venisse con potere, e magnificenza da re. Da tali idee tutte carnali li rappella il Precursore a considerare nel Messia per suo primo carattere l’essere quell’Agnello immacolato, destinato ad essere sacrificato, e svenato per li peccati del mondo, per la salute del quale doveva morire prima di stabilire il suo regno.
Che toglie i peccati. Li toglie quasi peso grave, e insopportabile dagli omeri degli uomini, prendendolo sopra se stesso.



Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli

[Domine Iesu Christe, qui dixisti Apostolis tuis: Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis: ne respicias peccata mea, sed fidem Ecclesiae tuae: eamque secundum voluntatem tuam pacificare et coadunare digneris: Qui vivis et regnas Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.] [Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa, e donale unita e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.]

Giov 14:27

27a Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis: non quomodo mundus dat, ego do vobis. Non turbetur cor vestrum, neque formidet.
27a La pace lascio a voi, la pace mia do a voi: ve la do io non in quel modo, che la da il mondo. Non si turbi il cuor vostro, né s’impaurisca.

Ver. 27. La pace lascio a voi: ec. Gli Ebrei col nome di pace intendono la salute, e ogni bene. Non in quel modo, che la dà il mondo. Non con sole nude, e inefficaci parole, ma in realtà, facendo con la virtù mia onnipotente quello che vi annunzio. Ovvero, vi annunzio non la pace del mondo, breve, instabile, talor anche falsa; ma la pace vera, spirituale, eterna.



Rito di communione

Giov 1:29

29b Altera die vidit Ioannes Iesum venientem ad se, et ait: Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccatum [peccata] mundi. 29 Il giorno dopo Giovanni vide Gesù, che venivagli incontro, e disse: Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui, che toglie i peccati del mondo.

Ver. 29. [Vedi su, Agnus Dei]

Mt 8:8

8 Et respondens Centurio, ait: Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur puer meus [anima mea]. [3x]
8 Ma il centurione rispondendo disse: Signore, io non son degno, che tu entri sotto il mio tetto: ma di solamente una parola, e il mio servo sarà guarito [la mia anima sarà guarita]. [3x]



Quid retribuam

Sl 115:3-4

3 Quid retribuam Domino, pro omnibus, quae retribuit mihi?
3 Che renderò io al Signore per tutte le cose ch’egli ha date a me?

Ver. 3. Che renderò io al Signore ec. A Dio solo io debbo la mia liberazione. Ma che renderò io a lui per tanto benefizio, e favore? Qual’offerta potrò io fargli, che degna sia del suo amore e della misericordia, che ha usata verso di me?

4 Calicem salutaris accipiam: et nomen Domini invocabo.
4 Prenderò il calice di salute, e invocherò il nome del Signore.

Ver. 4. Prenderò il calice di salute, ec. il calice di salute secondo alcuni è il calice di ringraziamento, il quale usano tuttora gli Ebrei nei solenni conviti in occasione di feste sacre e di nozze, e nel circoncidere i loro figliuoli, calice, ch’essi benedicono, e mandano attorno a’ convitati. I Padri però generalmente l’intendono del calice de’ patimenti, nel qual senso è usata questa parola Luc.XXI. 42., Matt. XX. 42.. XXVI.22. Così s. Cipriano, s. Basilio, Agostino, Teodoreto ec. Onde dice il Profeta: Noi la speranza de’ beni eterni io accetterò volentieri, e berò il calice della passione e del martirio, calice di salute, perchè le anime conduce al cielo.

Sl 17:4

4 Laudans invocabo Dominum: et ab inimicis meis salvus ero.
4 Loderò, e invocherò il Signore, e sarò liberato da’ miei nemici.



Initium sancti Evangelii secundum Ioannem

Commenti all’Ultimo Vangelo (Giovanni 1:1-14)